fuori o dentro al gregge


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Non intendo negare che esista la ‘casualità’ nel quotidiano tran tran ma mi convinco sempre più che esiste parimenti una manipolazione sempre più aggressiva che comporta una ‘non casualità’ travestita da ‘casualità’ :
voglio dire che tante cose apparentemente casuali sono invece assolutamente programmate per ‘succedere’ !

Quello che diciamo spesso sull’informazione manipolata non fa che corroborare questa ipotesi, noi non viviamo nel ‘miglior’ mondo possibile per noi (anche se ce lo vogliono far credere) ma nel migliore ‘per LORO’ [le Elites, ma fino a quando ‘durerà’ (il mondo, intendo) ???] …
ci hanno inculcato che dobbiamo seguire certi ‘percorsi’ anche interiori e tutti tendono appunto ad uniformarsi … poi ci chiediamo perché sempre più spesso si parla di ‘gregge’ riferendosi ai cittadini ?
Tutti (o quasi) uguali che fanno cose uguali, pensano (?) in maniera uniforme, ogni giorno sempre più uguali e sempre più schiavi;

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Da   AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE   di Arthur Schopenhauer leggiamo questo passo :

“Nessun carattere è tale da potersi abbandonare a se stesso e lasciarsi andare, ma ognuno ha bisogno di essere orientato con principi e massime.
Se però si vuol procedere in questo senso a formare un carattere non derivato dalla nostra natura congenita bensì ottenuto artificialmente dalla sola riflessione razionale, si troverà ben presto confermata la massima di Orazio:

*Naturam expelles furca,
tamen usque recurret*
Epistole I,10,24 –
(Puoi cacciare via la natura col forcone,
quella continuerà a ripresentarsi).

Infatti si può riconoscere benissimo la validità di una norma che regola il nostro comportamento verso gli altri, la si può addirittura escogitare e formulare in modo efficace, e subito dopo, nella pratica, trasgredirla.
Tuttavia non dobbiamo lasciarci scoraggiare da questo e credere che a questo mondo sia impossibile orientare il proprio comportamento secondo regole astratte e massime, e che quindi sia meglio lasciarsi andare.
Avviene qui come con tutte le prescrizioni teoriche da tradurre nella pratica: per prima cosa si deve comprendere la regola, e quindi imparare ad applicarla.
La regola si acquisisce immediatamente con la ragione, l’applicazione a poco a poco con l’esercizio.
Se si indica all’allievo la diteggiatura sullo strumento, oppure i colpi e le parate col fioretto, quello subito, pur con tutta la buona volontà, sbaglia, e pensa che sia assolutamente impossibile osservare quelle regole nella rapida lettura delle note e nel fervore della competizione.
Tuttavia a poco a poco, con l’esercizio, incespicando, cadendo e rialzandosi, impara.
Accade lo stesso con le regole della grammatica per chi voglia imparare a scrivere e a parlare in latino.
E così noi vediamo l’uomo goffo e impacciato diventare un disinvolto cortigiano, il facinoroso che si trasforma in compito gentiluomo, la persona estroversa che diventa riservata, il passionale e generoso che acquista il distacco dell’ironia.
Nondimeno una simile autoeducazione, ottenuta con una lunga consuetudine, opererà sempre come una costrizione esterna alla quale la natura non cesserà mai del tutto i opporsi, arrivando talvolta inaspettatamente a infrangerla.
Perché l’agire secondo massime astratte sta all’agire per inclinazione spontanea e innata come un’opera fabbricata dall’uomo, sta nell’organismo vivente, nel quale forma e materia sono reciprocamente compenetrate, formando una cosa sola.
Di tale rapporto tra l’acquisito e l’innato trova conferma una massima dell’imperatore Napoleone:

*Tout ce qui n’est pas naturel est imperfait*
(tutto quello che non è naturale, è imperfetto)

una regola , questa, valida per ogni fatto, sia fisico sia morale.
[…]
A questo proposito ci si deve guardare da ogni forma di ‘affettazione’, che suscita sempre disprezzo: in primo luogo perché è un inganno, e in quanto tale è vile perché è basato sulla paura; e poi perché rappresenta un verdetto di condanna contro se stessi, in quanto si vuol apparire quello che non si è e che si considera migliore.
L’affettazione di talune qualità, il gloriarsene, equivale a confessare a se stessi che non si possiedono.
Si tratti di coraggio o di cultura, di intelligenza o di arguzia, di fortuna con le donne, di ricchezza, di posizione sociale o di qualunque altra prerogativa: sicché si può concludere che a quel tale difettano proprio le qualità che simula: perché a chi possiede appieno una qualità, non viene in mente di tirarla fuori ed esibirla, ma se ne sta perfettamente tranquillo a tal riguardo.
Questo è il significato del proverbio spagnolo:

‘Herradura que chacolotea clavo la falta’
(Al ferro di cavallo che sbatte manca un chiodo).

[…]
L’uomo di qualità superiore crede, in gioventù, che i rapporti essenziali e decisivi tra le persone, e i legami che ne nascono sono quelli ‘ideali’ (non ideologici !!! ndr), vale a dire quelli basati sull’affinità dei sentimenti, della mentalità, del gusto, del livello intellettuale, ecc.: ma più tardi prenderà atto che essenziali e decisivi sono invece i rapporti ‘reali’, ossia quelli che si basano su un qualche interesse materiale.
E sono questo il fondamento di quasi tutti i legami, anzi la maggior parte degli uomini non concepisce un altro genere di relazioni.
Pertanto ognuno viene considerato in base alla carica che ricopre, all’attività che svolge, alla nazionalità, alla famiglia, quindi in generale secondo la posizione e il ruolo che le convenzioni gli assegnano: e in base a tali convenzioni egli è classificato e trattato come merce di serie.
Invece quello che egli è in sé e per sé, ossia come essere umano, in virtù delle sue qualità personali, viene preso in considerazione solo occasionalmente, quindi in casi eccezionali, e sarà da ognuno messo da parte e ignorato ogni volta che fa comodo, vale a dire quasi sempre.
Quanto più dunque un uomo è ricco di qualità personali tanto meno si adatterà a un sistema del genere, e perciò cercherà di sottrarvisi.
[…]
Come la carta moneta al posto dell’argento, così nel mondo, invece della vera stima e della vera amicizia, circolano gli attestati esterni e o gesto che mimano con la maggior naturalezza possibile quei sentimenti.
Del resto ci si può anche chiedere se ci sia gente che meriti davvero amicizia e stima.
Comunque, per me, vale più lo scondinzolamento di un cane sincero che centinai di attestati e gesti simili.”

§

La morale ?
Essere ‘autentici’ e non vergognarsi di essere così come si è, tanto o poco che sia.
Qualcuno che ‘comprenderà’ la spontaneità e l’autenticità, lo si troverà, nella marea montante di ‘repliche’ false come monete da tre €uro … o se preferite come banconote da 80 €uro …

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