Beppe Grillo, il “tirchio”: spende 130 euro a notte per l’hotel ma beve solo acqua del rubinetto


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Eccezionale scoop di Libero!

Beppe Grillo, ospite (a spese sue) in un albergo da 130 euro a notte, beve l’acqua del rubinetto.
Per tirchieria.
Mica per coerenza con quanto afferma da anni, ossia che l’acqua in bottiglia resta per settimane nei container a bollire sotto il sole ed è meno sicura di quella del lavandino.
E nemmeno perché trova immorale l’imbottigliamento e la vendita di un prodotto naturale che, come l’aria, dovrebbe essere gratis per tutti.
No.
Per tirchieria.

Reiyel Rhode

 

Aggiungo io : questo è il ‘livello’ della pseudo informazione italiana !!!

Penso che abbia ragione …


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Quando A apprende che i pensieri di B sul medesimo oggetto differiscono dai propri, egli non rivede anzitutto il proprio pensiero per trovare l’errore, ma presuppone quest’ultimo nel pensiero dell’altro: l’uomo, cioè, per natura pretende di aver sempre ragione.
[…]
Da cosa deriva questo?
Dalla naturale malvagità dell’essere umano.
Se questa non ci fosse, se noi fossimo fondamentalmente onesti, in ogni dibattito tenderemmo semplicemente a portare alla luce la verità, senza curarci che questa risulti conforme alla nostra opinione annunciata in precedenza o a quella dell’altro: ciò sarebbe indifferente o perlomeno una questione del tutto marginale.
Ma ecco la questione principale: la vanità innata, che è particolarmente eccitabile riguardo alle forze della ragione, non vuole accettare che ciò che noi abbiamo enunciato in precedenza risulti falso, e ciò che ha detto l’avversario, giusto.
Di conseguenza, ciascuno dovrebbe semplicemente impegnarsi a giudicare rettamente; e per farlo, dovrebbe prima pensare e poi parlare.
All’innata vanità, però, si accompagnano nei più il cicaleccio e l’innata disonestà.
Essi parlano prima di aver pensato, e anche se poi si rendono conto che la loro affermazione è falsa, deve tuttavia sembrare che sia il contrario.
L’interesse per la verità, che è certamente l’unico movente della enunciazione della proposizione ritenuta vera, cede ora del tutto all’interesse per la vanità: il vero deve apparire falso, e il falso vero.

Arthur Schopenhauer

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Ma come faceva Arthur a conoscere già i politici, i giornalisti, gli opinionisti e gli ‘Anchorman’ (ed ‘Anchorwoman’) italiani dell’ultimo mezzo secolo ???

Preveggente !!!

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Eudemonologia


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Da parecchio vado dicendo che il Mondo è malato;
nel suo complesso, quindi sia l’Uomo che il Pianeta (a causa dell’Uomo) e di riflesso gli altri ‘suoi’ abitanti (e guarda caso sempre a causa dell’Uomo);
l’Uomo è la causa di tanti mali e, la cosa è tragicomica, è anche la principale sua stessa vittima !
Mi domando spesso come faccia la gente a ‘sopportare’ un immane carico di tensioni e angosce che il quotidiano procura per l’incapacità o peggio la mancanza di volontà di ‘organizzare’ il mondo a misura d’Uomo, dando a tutti la possibilità di vivere la propria vita in un clima sereno, nel quale ognuno possa decidere il suo percorso, le sue tappe ed i suoi traguardi !
La seconda domanda che viene istintivamente subito dopo è perché ben in pochi si pongano la ‘prima’ …

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Nell’introduzione all’opera (a cura dello stesso autore) AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE (da cui sono nati alcuni miei post precedenti) si possono trovare spunti interessanti per comprendere i presupposti che lo hanno ‘spinto’ a scrivere questo libro.
Trattandosi di persona molto colta, è fondamentale comprendere e capire l’uso di certe parole, oggi desuete o, peggio, dimenticate e sconosciute.
come il termine ‘eudemonologia’ e sul suo significato che è il seguente (a grandi linee eh): *discorso, ragionamento intorno alla felicità; stato d’animo, naturale e spirituale, che rende sereno chi lo prova*.

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Da:   AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE

INTRODUZIONE

Le bonheur n’est pas chose aisée:
il est tres difficile de le trouver en nous,
et impossible de le trouver ailleurs

(La felicità non è una cosa facile,
è molto difficile trovarla in noi,
ed è impossibile trovarla altrove).
Nicolas de Chamfort

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“Il concetto di saggezza del vivere è da me assunto in questa sede in senso del tutto immanente, vale a dire come l’arte di condurre un’esistenza il più possibile piacevole e felice; l’avviamento a quest’arte si potrebbe chiamare anche ‘eudemonologia’, o guida all’esistenza felice.
Questa a sua volta potrebbe definirsi come qualcosa che in termini puramente obiettivi, o piuttosto (giacché qui è il giudizio soggettivo che conta) secondo una fredda e ponderata disamina, sarebbe decisamente da preferire alla non esistenza.
Da tale concezione della vita consegue che noi dovremmo esserle attaccati per se stessa, non per semplice timore della morte; e anche che la desidereremmo di durata infinita.

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Ora, se la vita umana corrisponda o abbia la possibilità di corrispondere al concetto di esistenza felice è una questione a cui la mia filosofia, com’è noto, risponde negativamente; mentre l’eudemonologia presuppone una risposta affermativa. […]
Per poter in ogni caso elaborare una visione eudemonologica io ho dovuto allontanarmi dal tutto dalla più elevata posizione etico-metafisica a cui conduce la la mia più autentica filosofia.
Pertanto tutta la presente trattazione si basa in certo qual modo su un adattamento.
Essa resta a un livello comunemente empirico e ne conserva il suo margine di erroneità.
Anche il suo valore dunque può essere solo limitato, perché lo stesso termine ‘eudemonologia’ non è che un eufemismo.

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Del resto questa trattazione non ha alcuna pretesa di compiutezza, sia perché, altrimenti, avrei dovuto ripetere cose dette da altri.
Di scritti concepiti con propositi analoghi a quello dei presenti ‘Aforismi’ mi viene in mente solo l’assai meritevole libro di Fazio Cardano: ‘De utilitate ex adversis capienda’, grazie al quale si può completare quanto qui viene esposto.
Certo, anche Aristotele ha inserito nel quinto capitolo della su ‘Retorica’ una breve eudemonologia: ma è riuscita troppo schematica.
Io non ho fatto ricorso a questi predecessori perché la compilazione non è un metodo a me congeniale; tanto più che in tal modo va perduta l’unità della concezione che è l’anima dei lavori di questo genere.
Certo i saggi in ogni epoca hanno detto in linea di massima le stesse cose, e gli stolti (vale a dire la stragrande maggioranza) in ogni epoca hanno fatto sempre la stessa cosa, cioè il contrario: e così sarà anche in futuro.

Per questo Voltaire dice:
*Nous laisserons ce monde – ci aussi sot et aussi méchant que nous l’avons trouvé en y arrivant*
Lasceremo questo mondo, anche così sciocco e cattivo come l’abbiamo trovato arrivando.”

E, a buon intenditor…            🙂            

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