Due Nuovi Fattori negli Affari mondiali


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In un mondo popolato da ‘nani’, un ‘gigante’ del pensiero è sicuramente Noam Chomsky che da oltre quarant’anni rema controcorrente e cerca di divulgare, non tanto e non solo il suo pensiero, ma la verità dei fatti e delle cose che ci vengono raccontate in maniera mistificatoria oppure non ci vengono proprio raccontate.
Il libro è : CAPIRE IL POTERE, e oggi il testo riguarda una serie di seminari tenutisi nel 1989 (!!!) a Rowe (Ms. USA).

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Capitolo: DUE NUOVI FATTORI NEGLI AFFARI MONDIALI

DOMANDA: Mi interesserebbe sapere se lei pensa che negli ultimi decenni si siano presentati nuovi sviluppi sulla scena internazionale, sviluppi di cui la gente dovrebbe essere consapevole quando si analizza ciò che avviene nel mondo.

CHOMSKY: A mio parere si stanno presentando due fenomeni veramente importanti e nuovi: il primo è lo spostamento dell’economia internazionale e l’altro è la minaccia all’ambiente, perché se tarderemo troppo nell’affrontarla non vi sarà più molto tempo da aggiungere alla storia dell’umanità (ricordiamo che siamo nel 1989, ndr).

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Comincerò dall’ambiente.
La verità è che sotto il sistema capitalistico, che persegue la massimizzazione dei profitti a breve termine, alla lunga distruggeremo l’ambiente: la sola cosa da stabilire è quando.
Per molto tempo è stato possibile illudersi che l’ambiente fosse una fonte inesauribile di risorse e una fogna incolmabile.
Ovviamente non è vera né una cosa né l’altra, e ora stiamo avvicinandoci al punto in cui non si potrà più giocare a questo gioco per molto tempo.
E il punto potrebbe non essere molto lontano.
Per risolvere un simile problema saranno necessari mutamenti sociali di vasta portata e di natura quasi inimmaginabile.
Per cominciare occorrerà certamente un’imponente pianificazione sociale, e perché questa abbia qualche significato dovrà essere decisa in comune, con la partecipazione di tutti.
Sarà necessaria una consapevolezza generale del fatto che un sistema economico basato sull’avidità è destinato alla autodistruzione: è solo questione di tempo perché il nostro pianeta diventi invivibile, a causa della distruzione dello strato dell’ozono o per qualche altra ragione.

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E questo significa che occorreranno immani cambiamenti sociali e psicologici se si vuole che il genere umano sopravviva abbastanza a lungo.
Ecco, dunque, un fattore nuovo di grande importanza.
Indipendentemente da questo, si sono verificati importanti cambiamenti nell’economia internazionale.
Ci siamo in sostanza avviati verso un mondo diviso in tre grandi blocchi economici: gli Stati Uniti non sono più, come erano alla fine della Seconda guerra mondiale, l’unica potenza economica.
C’è il sistema asiatico che ha al centro il Giappone (poi anche la Cina ndr), e che comprende anche i paesi che lo circondano, come Singapore e Taiwan, ossia il vecchio impero nipponico.
C’è l’Europa, che è venuta consolidandosi con la formazione del mercato comune europeo, e che potrebbe diventare un potente blocco economico (seee, come no … ndr).
Se agirà in modo unitario (cosa che non è avvenuta e domandiamoci perché, tanto la risposta è facile ndr), supererà gli Stati Uniti: ha un’economia più vasta, una popolazione più numerosa e più preparata culturalmente, e ha i suoi tradizionali interessi coloniali, che sono in via di ricostituzione.

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Frattanto gli Stati Uniti si sono messi a costruire il loro ‘contro-blocco’ nel Nordamerica attraverso i cosiddetti ‘accordi di libero scambio’ (NAFTA ndr), che stanno trasformando il Canada in una specie di colonia economica e annettendo in pratica il Messico settentrionale agli stessi Stati Uniti come fornitore di manodopera a buon mercato.
Le tre grandi regioni si equivalgono, pressapoco, sotto molti aspetto, anche se quella asiatica è superiore alle altre quanto a riserve di capitali (a titolo di cronaca, oggi, la Cina detiene quasi la totalità del gigantesco debito pubblico USA, e quindi li tiene per le @@ ndr).
Nessuno può prevedere con esattezza in che modo influirà su questa situazione la liberalizzazione finanziaria che tanti danni ha recato all’economia globale degli anni settanta (provocando danni anche maggiori ndr).
[…]

DOMANDA: Allora lei crede possibile che un giorno o l’altro gli Stati Uniti smettano di essere considerati una superpotenza, economica e militare?

CHOMSKY: Be’, nonostante il relativo declino, gli Stati Uniti restano una potenza militare che non ha precedenti nella Storia.
Ma lo sono anche economicamente.

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Vedete, il grande scandalo del sistema americano è che il livello economico generale da noi è così basso.
In rapporto al resto del mondo, per esempio in termini di mortalità infantile, di durata media della vita o di altri criteri del genere, non siamo messi troppo bene.
Credo per esempio che per quanto riguarda la mortalità infantile, fra le venti maggiori potenze industriali noi figuriamo al ventesimo posto.
Riguardo al livello sanitario siamo all’incirca alla pari con Cuba, che è un paese povero del Terzo Mondo.
Questi sono i veri e propri scandali: in media la popolazione degli Stati Uniti dovrebbe godere di condizioni di vita di gran lunga migliori di quelle di qualsiasi altro paese al mondo.
Nessun’altra potenza industriale possiede risorse paragonabili alle nostre.
Abbiamo una popolazione ‘istruita’ nel senso che l’istruzione elementare è abbastanza diffusa.

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Abbiamo una popolazione che è anche relativamente uniforme: dovunque la gente parla inglese, e quest’uniformità non si trova in molte regioni del mondo.
Possediamo un’enorme potenza militare.
Attorno a noi non abbiamo nemici, pochissime grandi potenze nella storia hanno goduto di un simile situazione.
Per cui possediamo incomparabili vantaggi economici, e nonostante questo il nostro sistema economico non li ha sfruttati a beneficio della popolazione.
Ma i vantaggi li abbiano e seguiteremo a averli.
[…]

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In un documento governativo reso pubblico solo di recente, in cui George Kennan (funzionario e diplomatico del dipartimento di Stato), uno dei principali pianificatori del mondo del dopoguerra, faceva rilevare che, controllando le risorse energetiche, avremmo avuto nei confronti di tutti una specie di diritto di veto: violate i limiti che vi sono imposti e noi vi soffochiamo tagliandovi i rifornimenti energetici (chi ha provato a trasgredire, ha avuto uno ‘sgradevole’ incidente… ndr).
Oggi non sappiamo se questo piano funzioni, perché il mondo sta cambiando in maniera imprevedibile.

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Ma per il momento gli Stati Uniti hanno ancora un potere schiacciante negli affari mondiali, ed è per questo che possiamo andare impuniti per tante cose di cui ci rendiamo colpevoli”.

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La sua analisi ecologista è senza ombre, lucidissima ed ovviamente inascoltata;
lo stesso vale per il discorso inerente ai ‘rapporti di forze’.
La domanda sorge spontanea : come mai è cosi difficile comprendere le ‘realtà’ che sono sotto gli occhi di tutti e tutte alla stessa maniera?
Proviamo a chiederlo ai ‘venditori di fumo’ e a chi li ascolta (coloro che evidentemente sono tutti fumati..) ed avremo le solite risposte a cui i media ci dovrebbero aver abituato;
i classici pensieri descrittivi del nulla cosmico, intrisi di melensa e roboante retorica, destinati a coloro che hanno poche idee ma ben confuse …

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