Fama e autenticità


§

849

Attingiamo ancora da AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE di Arthur Schopenhauer

“Aristotele, nell’Ethica Nicomachea, ha suddiviso i beni della vita in tre classi:
quelli esterni,
quelli dell’anima,
quelli del corpo.
Mantenendo qui, dell’intero prospetto, solo la tripartizione, io dico che quanto stabilisce la differenza della sorte dei mortali si può ricondurre a tre determinazioni fondamentali.
Esse sono:
1) Ciò che uno è: ossia la personalità, nel senso più vasto. Vi sono compresi la salute, la forza, la bellezza, il temperamento, il carattere morale, l’intelligenza e la sua educazione.
2) Ciò che uno ha: ossia la proprietà e il possedere in ogni senso.
3) Ciò che uno rappresenta: con tale espressione si intende comunemente quello che uno è nelle rappresentazioni altrui, dunque propriamente come uno viene ‘rappresentato’ dagli altri.

2518

Consiste quindi nell’opinione che gli altri hanno di lui, e si distingue in onore, rango e fama.
Le differenze da considerare tra le prerogative enumerate al primo punto sono quelle che la natura stessa ha posto tra gli uomini: già da questo si può desumere che l’influsso da esse esercitato sulla loro felicità o infelicità sarà più intrinseco e decisivo delle differenze derivate da semplici determinazioni umane come quelle presentate ai numeri 2 e 3.
Tutti i pregi del rango, della nascita (magari regale), della ricchezza, e simili, stanno agli autentici pregi personali (una grande mente, un grande cuore) come i re da teatro stanno a quelli veri.
E senza dubbio per il benessere dell’uomo, anzi per ogni aspetto della sua esistenza, la cosa principale è ciò che è insito in lui o che in lui avviene.
Qui infatti risiede il suo intimo benessere o malessere in quanto effetto immediato del suo sentire, della sua volontà e del suo pensiero; mentre tutto quello che è posto all’esterno vi esercita solo un influsso indiretto.
Pertanto i medesimi avvenimenti esterni o le medesime circostanze impressionano ognuno in modo diverso e nelle medesime condizioni ambientali ognuno vive in un modo differente.
Infatti l’uomo ha che fare direttamente solo con le proprie rappresentazioni, coi propri sentimenti e moti della volontà: solo nella misura in cui determinano questi contenuti di coscienza le cose esterne hanno influsso su di lui.
Il mondo in cui ciascuno vive dipende in primo luogo dal proprio modo di concepirlo, quindi si conforma ai differenti caratteri mentali: in base a tali differenze sarà povero, scialbo e piatto, oppure ricco, interessante e pieno di significato.
Ad esempio, mentre si invidia a qualcuno le circostanze interessanti che gli si sono presentate nella vita, si dovrebbe piuttosto invidiargli la capacità di comprendere ciò che conferisce a quelle circostanze il significato assunto nella sua descrizione: perché le medesime circostanze che in una mente intelligente si configurano così interessanti, sperimentate da una mente mediocre non sono più di un’insulsa scena di un mondo del tutto ordinario.
Ciò appare in tutta evidenza in svariate poesie di Goethe e di Byron palesemente tratte da circostanze reali: un lettore poco accorto è capace di invidiare il poeta per l’avvenimento così gratificante anziché per la possente fantasia che da un episodio abbastanza comune ha saputo trarre qualcosa di sommamente grande e bello. Allo stesso modo il malinconico vede una scena tragica laddove il sanguigno vede solo un interessante conflitto e il flemmatico qualcosa di insignificante.
Tutto questo dipende dal fatto che ogni realtà, vale a dire ogni presente effettivo, consiste in due metà, il soggetto e l’oggetto, sia pure in una connessione di stretta e necessaria affinità, come l’ossigeno e l’idrogeno per l’acqua.
Se la metà oggettiva è perfettamente uguale, e la metà soggettiva differente, come pure nel caso contrario, la realtà presente è del tutto diversa: la migliore, la più bella realtà oggettiva, se la soggettiva è ottusa e scadente, dà solo un realtà e un presente scadenti; come un bel paesaggio col tempo cattivo.
O per dirla in termini più semplici: ognuno sta dentro la propria coscienza come dentro la propria pelle e solo in essa vive con immediatezza: quindi non lo si può aiutare molto dall’esterno.”

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nella vita, conta l’atteggiamento mentale, l’essere se stessi sempre, e le qualità ‘intrinseche e migliorabili’ che abbiamo, anche se in misura diversa.
Cercare di essere ‘qualcun altro’ o, peggio, di voler apparire quello che non si è, diventa inutile perché è una ‘strada’ senza uscita, ti inchioda a un paesaggio da cartolina, senza possibilità di godere dei profumi, dei colori, delle atmosfere che solo un paesaggio vero ti sa e ti può dare.
Si chiama, per definirla in una parola: autenticità.
(cit)

a proposito di paesaggi è illuminate l’esempio utilizzato perché è di una semplicità ma efficacia disarmante : “un bel paesaggio col tempo cattivo” è agli occhi di chiunque un ‘quadro’ di bellezza infinitamente inferiore allo stesso se dipinto in una splendida e tersa giornata primaverile;
la ‘realtà’ è sempre un puzzle (con un numero di pezzi più o meno alto) che per essere interpretata e apprezzata necessita dell’utilizzo di tuti i suoi ‘componenti’ …
sempre che la si voglia ‘vedere’ davvero …

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