meglio ‘attivi’ …


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2522

“La televisione ha questo in comune con l’alcol e con certe droghe; se da una parte vi sta offrendo una certa liberazione dalla mente, dall’altra la pagate cara: pagate con la perdita di coscienza.
Come le droghe, anche la TV crea una forte dipendenza.
Allungate la mano per spegnere e invece vi ritrovate a cambiare, a fare zapping.
Mezz’ora o un’ora dopo, siete ancora li a guardare, a cambiare canale.
Il pulsante per spegnere è l’unico che il vostro dito sembra incapace di premere.
State ancora guardando, quasi sempre non perché qualcosa di interessante abbia catturato la vostra attenzione, ma proprio perché non vi è nulla di interessante da guardare.
Una volta che siete stati catturati, più il programma è superficiale, più manca di significato, e più crea dipendenza.
Se fosse interessante, se provocasse pensieri, stimolerebbe la vostra mente a ricominciare a pensare di nuovo, il che sarebbe uno stato più cosciente e in quel caso la vostra attenzione non sarebbe catturata dalle immagini sullo schermo.
Quando guardate la televisione la vostra tendenza è quella di scendere al di sotto e non quella di innalzarvi al di sopra del pensiero.
La vostra mente è inattiva; non sta producendo dei pensieri, ma sta assorbendo continuamente pensieri e immagini che le vengono dallo schermo televisivo.
Questo induce uno stato passivo, simile alla trance, cioè uno stato appena più alto dell’ipnosi.”

(Eckhart Tolle)

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( tratto dalla pagina  FB  di  Realtà, inganno e manipolazione )

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Ecco la spiegazione empirica !!!


Ecco la spiegazione empirica !!!

La ‘rivoluzione culturale’, è quella che dovrebbe compiere ognuno di noi per cercare di risolvere i problemi di questo mondo malato;
consiste nel ‘cambiare’ in prima persona metodo ed atteggiamento nei confronti della vita di tutti i giorni (più ovviamente in aggiunta a qualche ‘altro’ cambiamento);
tutti fanno finta (altri proprio non ci arrivano) di volerlo fare ma poi si arenano e si giustificano dietro al fatto che tanto il cambiamento di pochi non porterebbe a nessun risultato …

Eccovi dimostrato perché questo non è vero !!!

Ecco la spiegazione empirica !!!

Eccovi la ‘metafora’ del cambiamento che necessita solo di una ‘piccola’ spinta …

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La tomba del renzismo è questa


La tomba del renzismo si chiama CONSIP e sono tutti coinvolti. Padre di Renzi, ministro Luca Lotti, carabinieri e faccendieri. Non sono esclusi gli amici di famiglia

Sorgente:      La tomba del renzismo è questa – SocialTV Network

vedremo come andrà a finire nelle aule del Tribunale, ma intanto non se ne parla troppo o ‘come’ per altre notizie di ben minore rilievo !!!

Discesa dell’Italiano verso la lampreda. E sua possibile risalita.


Dai test è emerso anche un dato particolarmente interessante: a determinare l’altruismo sembra essere la paura di una punizione soprannaturale più che la fede in una ricompensa.

Sorgente:     Discesa dell’Italiano verso la lampreda. E sua possibile risalita. – Blondet & Friends

Cambiare …


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La gente desidera smettere di soffrire, è vero, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sue adorate sofferenze.

Alejandro Jodorowsky

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( tratto dalla pagina  FB  di  Volevo parlare ma poi ho scritto )

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Ecco un pensiero ‘fondamentale’ ed all’interno di questo pensiero vi è una parola ‘fondamentale’ …
cambiare

il suo opposto non è altro che lo ‘status quo’ tanto caro e gradito a coloro che stanno vieppiù dominando il mondo, spremendone gli abitanti come fossero limoni e gettandoli poi (una volta ben spremuti) nella spazzatura;

il suo opposto è l’ignavia popolare imperante in tante Nazioni abitate da ‘limoni’ ma governate da ‘governi ombra’;

il suo opposto è accettare l’attuale ‘non’ cultura che viene ‘spacciata’ come una ‘droga’ (e gli effetti allucinatori nonché quelli ‘collaterali’ sono visibili a chiunque ‘voglia’ vederli);

il suo opposto è lamentarsi ma non facendo in concreto nulla per … CAMBIARE !!!

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Fama e autenticità


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849

Attingiamo ancora da AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE di Arthur Schopenhauer

“Aristotele, nell’Ethica Nicomachea, ha suddiviso i beni della vita in tre classi:
quelli esterni,
quelli dell’anima,
quelli del corpo.
Mantenendo qui, dell’intero prospetto, solo la tripartizione, io dico che quanto stabilisce la differenza della sorte dei mortali si può ricondurre a tre determinazioni fondamentali.
Esse sono:
1) Ciò che uno è: ossia la personalità, nel senso più vasto. Vi sono compresi la salute, la forza, la bellezza, il temperamento, il carattere morale, l’intelligenza e la sua educazione.
2) Ciò che uno ha: ossia la proprietà e il possedere in ogni senso.
3) Ciò che uno rappresenta: con tale espressione si intende comunemente quello che uno è nelle rappresentazioni altrui, dunque propriamente come uno viene ‘rappresentato’ dagli altri.

2518

Consiste quindi nell’opinione che gli altri hanno di lui, e si distingue in onore, rango e fama.
Le differenze da considerare tra le prerogative enumerate al primo punto sono quelle che la natura stessa ha posto tra gli uomini: già da questo si può desumere che l’influsso da esse esercitato sulla loro felicità o infelicità sarà più intrinseco e decisivo delle differenze derivate da semplici determinazioni umane come quelle presentate ai numeri 2 e 3.
Tutti i pregi del rango, della nascita (magari regale), della ricchezza, e simili, stanno agli autentici pregi personali (una grande mente, un grande cuore) come i re da teatro stanno a quelli veri.
E senza dubbio per il benessere dell’uomo, anzi per ogni aspetto della sua esistenza, la cosa principale è ciò che è insito in lui o che in lui avviene.
Qui infatti risiede il suo intimo benessere o malessere in quanto effetto immediato del suo sentire, della sua volontà e del suo pensiero; mentre tutto quello che è posto all’esterno vi esercita solo un influsso indiretto.
Pertanto i medesimi avvenimenti esterni o le medesime circostanze impressionano ognuno in modo diverso e nelle medesime condizioni ambientali ognuno vive in un modo differente.
Infatti l’uomo ha che fare direttamente solo con le proprie rappresentazioni, coi propri sentimenti e moti della volontà: solo nella misura in cui determinano questi contenuti di coscienza le cose esterne hanno influsso su di lui.
Il mondo in cui ciascuno vive dipende in primo luogo dal proprio modo di concepirlo, quindi si conforma ai differenti caratteri mentali: in base a tali differenze sarà povero, scialbo e piatto, oppure ricco, interessante e pieno di significato.
Ad esempio, mentre si invidia a qualcuno le circostanze interessanti che gli si sono presentate nella vita, si dovrebbe piuttosto invidiargli la capacità di comprendere ciò che conferisce a quelle circostanze il significato assunto nella sua descrizione: perché le medesime circostanze che in una mente intelligente si configurano così interessanti, sperimentate da una mente mediocre non sono più di un’insulsa scena di un mondo del tutto ordinario.
Ciò appare in tutta evidenza in svariate poesie di Goethe e di Byron palesemente tratte da circostanze reali: un lettore poco accorto è capace di invidiare il poeta per l’avvenimento così gratificante anziché per la possente fantasia che da un episodio abbastanza comune ha saputo trarre qualcosa di sommamente grande e bello. Allo stesso modo il malinconico vede una scena tragica laddove il sanguigno vede solo un interessante conflitto e il flemmatico qualcosa di insignificante.
Tutto questo dipende dal fatto che ogni realtà, vale a dire ogni presente effettivo, consiste in due metà, il soggetto e l’oggetto, sia pure in una connessione di stretta e necessaria affinità, come l’ossigeno e l’idrogeno per l’acqua.
Se la metà oggettiva è perfettamente uguale, e la metà soggettiva differente, come pure nel caso contrario, la realtà presente è del tutto diversa: la migliore, la più bella realtà oggettiva, se la soggettiva è ottusa e scadente, dà solo un realtà e un presente scadenti; come un bel paesaggio col tempo cattivo.
O per dirla in termini più semplici: ognuno sta dentro la propria coscienza come dentro la propria pelle e solo in essa vive con immediatezza: quindi non lo si può aiutare molto dall’esterno.”

2519

nella vita, conta l’atteggiamento mentale, l’essere se stessi sempre, e le qualità ‘intrinseche e migliorabili’ che abbiamo, anche se in misura diversa.
Cercare di essere ‘qualcun altro’ o, peggio, di voler apparire quello che non si è, diventa inutile perché è una ‘strada’ senza uscita, ti inchioda a un paesaggio da cartolina, senza possibilità di godere dei profumi, dei colori, delle atmosfere che solo un paesaggio vero ti sa e ti può dare.
Si chiama, per definirla in una parola: autenticità.
(cit)

a proposito di paesaggi è illuminate l’esempio utilizzato perché è di una semplicità ma efficacia disarmante : “un bel paesaggio col tempo cattivo” è agli occhi di chiunque un ‘quadro’ di bellezza infinitamente inferiore allo stesso se dipinto in una splendida e tersa giornata primaverile;
la ‘realtà’ è sempre un puzzle (con un numero di pezzi più o meno alto) che per essere interpretata e apprezzata necessita dell’utilizzo di tuti i suoi ‘componenti’ …
sempre che la si voglia ‘vedere’ davvero …

Galileo e il Fotodiodo


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2516

“Quanti di noi non hanno mai visto la Creazione di Adamo, il dipinto di Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina?
Ma quanti di noi non si sono mai accorti, o hanno mai letto nei libri di critici o interpreti, che i contorni del mantello del Creatore e degli angeli che lo circondano rappresentano un cervello sezionato, con tanto di arteria basilare, midollo spinale, ponte di Varolio, chiasma ottico e ipofisi (nel piede bifido di un angelo), oltre ovviamente ai lobi cerebrali?

2515

E quanti sanno che Michelangelo conosceva queste cose perché frequentava Realdo Colombo, uni dei più grandi anatomici dell’epoca, e sostenitore del cervello come sede della coscienza?
Un libro che riportasse anche solo queste osservazioni varrebbe già il suo prezzo.

2514

Ma in GALILEO E IL FOTODIODO (2003) di Giulio Tononi, esse non sono che annotazioni a margine del vero discorso, che è la definizione scientifica della coscienza: sulla quale, naturalmente, si sono sbizzarriti critici e interpreti di altro genere da quelli artistici, ma con la stessa perspicacia di fronte a un capolavoro della natura ben più complesso di quello di Michelangelo.
Ed è proprio sulla complessità che si concentra Tononi, arrivando a definire la coscienza come un sistema ad alta complessità di organizzazione e alta integrazione di informazione (accipicchia … ndr).

2517

A scanso di equivoci, né la complessità, né l’integrazione sono vuote metafore e si possono invece definire matematicamente in maniera precisa, benché sostanzialmente semplice, come mostra la parte centrale del libro.
Il resto del quale è una preparazione alla definizione e una verifica sulla sua plausibilità, nel miglior stile scientifico.
E anche nel miglior stile letterario, che come Italo Calvino dichiarò, è quello di Galileo, e nel miglior stile divulgativo, che come lo stesso Galileo insegna, è quello degli esperimenti di pensiero.”

Un’altra bella pagina scritta dal nostro amico ‘matematico impertinente’.
Con qualsiasi punto di osservazione e divulgazione si voglia utilizzare (metafisico, scientifico o quant’altro) la figura centrale che determina il ‘contenuto’ era, è e sarà sempre l’uomo;
con le sue necessità (più o meno primarie), le sue curiosità, le sue esigenze di analizzare e comprendere, al fine di crescere, migliorarsi, arrivare a quelle consapevolezze che sono, in ultima analisi, il benessere e l ‘élan vital‘ dell’essere umano.

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