Economia & Finanza … la ‘fine’ senza fine …


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Stiamo parlando di una grave malattia, un vero e proprio cancro ultra maligno, con delle metastasi aggressive, che ha colpito la ‘povera Economia’ …
gli ‘economisti’ (alcuni anche premiati Nobel) sfornano continuamente nuove teorie ma, essendo molte in contrasto tra loro, occorre ‘saper capire’ se costoro sono in malafede oppure solo degli incompetenti nel loro campo;
l’unica ‘vera economista’ degna di attenzione e di rispetto rimane ormai solo la ultra citata ‘casalinga di Vigevano’ … quella che non si sogna di tramutare l’economia della sua famiglia in ‘Finanza creativa’ …

Con il capitalismo neo-liberista, oltre che a gestire il mondo con i soldi del Monopoli, si parla solo e soltanto di Finanza (creativa a parole ma predatrice o ricattatrice nei fatti);

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Eppure il capitalismo venne introdotto come concetto da un filosofo morale, Adam Smith che nel XVIII secolo ne descrisse i presupposti, le regole e le risultanze teoriche che sarebbero derivate, nel suo famoso libro LA RICCHEZZA DELLE NAZIONI, in cui non si parlava affatto di finanza, ma di sola economia;

Trascorsi circa due secoli (e guarda caso, come sempre) il concetto originario è stato imbastardito, tirato da tutte le parti, plasmato, manipolato e stravolto, per arrivare allo status odierno in cui la ‘Finanza’ (e con lei tutti i perfidi ammanicati sodali) domina su tutto: politica, etica, sviluppo, ambiente, tutto … insomma sulla vita di miliardi di persone che, più o meno inconsapevolmente (ma poco cambia ormai), sono vittime di giochi di potere che si svolgono non più nei palazzi preposti dal quel sistema ‘democratico’ così spesso evocato ma nei fatti inesistente.

Quindi sempre più valore ha il vecchio detto : mai sedersi a un tavolo dove il gioco è truccato !

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Loretta Napoleoni che è ‘anche’ economista e, fino a prova contraria, non al soldo di nessuno, nel suo libro MAONOMICS fa un’analisi proprio partendo delle fondamenta del ‘pensiero’ capitalista.

Capitolo

LA MANO NON PIU’ INVISIBILE

“Nel suo capolavoro LA RICCHEZZA DELLE NAZIONI, pubblicato nel 1776, Adam Smith sostiene che il mercato è regolato da una ‘mano invisibile’ guidata dall’istinto egoistico dell’individuo di massimizzare i propri guadagni con il minimo rischio.
E’ un comportamento razionale, aggiunge, perfettamente conforme con la natura umana.
Smith, come d’altronde Marx e Ricardo, parte dal presupposto che al centro della società ci sia l’individuo, non la famiglia o la collettività.
2512E’ una visione condizionata dalla filosofia occidentale che vede nello Stato lo scudo protettivo contro lo stato di natura descritto dal filosofo inglese Thomas Hobbes (homo, homini lupus ndr), una giungla senza leggi dove i forti schiacciano i deboli.
Per i filosofi e gli economisti occidentali, l’istinto umano è più vicino a quello delle bestie predatrici che degli insetti, i quali invece per sopravvivere hanno bisogno della comunità.
Ora, questa concezione apparentemente semplicistica dell’interazione umana è in realtà un cardine su cui ruotano le profonde differenze culturali che dividono, e a volte contrappongono, noi occidentali ad altri popoli (le famose antropologie… ndr).
E’ anche una delle distinzioni più forti che ci separa dal mondo islamico.
Dunque, secondo Smith la somma dei comportamenti egoistici di ciascun individuo arricchisce la comunità: ecco la tanta decantata ‘magia del mercato’.
Inseguire esclusivamente i propri interessi con il minimo rischio assicura la più efficiente distribuzione delle risorse verso quegli investimenti che forniscono i più alti profitti e i più bassi rischi.
La ‘deregulation’ finanziaria poggia proprio su questi postulati estendendoli alla finanza globale: lo Stato deve lasciare la piazza al mercato che, attraverso la concorrenza, trova il suo equilibrio.
La fiducia cieca del mercato nasce dalla sua presunta razionalità.

2511Nel 2005, durante un discorso commemorativo in onore di Adam Smith, Alan Greenspan, ex presidente della Federal Reserve americana e uno dei maggiori teorici della deregulation, affermava:
*La stragrande maggioranza delle decisioni economiche oggi riflette quelle prime ipotesi secondo le quali gli individui agiscono più o meno razionalmente nel proprio interesse.
Senza questo postulato le curve della domanda e dell’offerta dell’economia classica potrebbero non intersecarsi, impedendo al mercato di determinare i prezzi.
Si può a malapena immaginare che l’alto numero di transazioni internazionali odierne produrrebbero la stabilità economica che sperimentiamo quotidianamente se non fossero guidate da qualche versione internazionale della ‘mano invisibile’ di Smith*.
(Mentiva sapendo di mentire… ndr)
In realtà la stabilità economica di cui parla Greenspan è solo quella della finanza occidentale, i pesci piccoli sono regolarmente travolti dalle crisi finanziarie, ne sanno qualcosa le banche asiatiche, quelle argentine e islandesi.
La magia del mercato ha molto a che fare con la politica deflazionistica perseguita dalla Federal Reserve americana e poco o nulla con la mano invisibile del mercato descritta da Adam Smith.
Abbiamo visto come vengono affrontate le crisi: tagliando i tassi per evitare che le banche e le finanziarie che le hanno prodotte siano travolte.
Questo non è uno Stato passivo ‘che lascia fare’ al mercato, ma un’istituzione attiva al servizio del capitale occidentale.
La politica monetaria dopo il crollo del Muro di Berlino è dunque interventista al punto da condizionare il funzionamento dei principali segmenti del mercato, quelli controllati dall’alta finanza europea e statunitense.
E’ una ricetta pericolosissima, applicata per far trionfare a tutti i costi una versione irreparabilmente contaminata del modello neoliberista.
I tagli dei tassi sostengono le banche anche quando assumono rischi eccessivi, vanno contro la logica del mercato, e ne fanno le spese i Paesi in cui l’alta finanza crea le bolle: la Russia, L’Argentina, che va in bancarotta nel 2001, e l’Islanda, vittima dello stesso destino nel 2008.
Ci troviamo in un territorio sconosciuto della teoria economica poiché questa pratica non solo non è prevista da nessuna dottrina economica, ma è anche profondamente discriminante.
Non è questo il comportamento descritto dl modello neoliberista, che al contrario punisce con durezza chi si accolla rischi eccessivi.
E’ sbagliato quindi sostenere che negli ultimi vent’anni le economie occidentali e quelle a esse agganciate abbiano seguito gli insegnamenti di Smith; le cose stanno esattamente al contrario.
Appiattire il mondo, abbattere tutti i muri ha facilitato l’esportazione di un modello economico neoliberista solo di nome, il realtà è elitario e predatore.
L’interscambio tra politica e finanza facilita dunque la tendenza della seconda a strutturarsi come oligarchia.
Ma è una metamorfosi resa possibile solo dall’erosione dei poteri dello Stato nel Ventunesimo secolo, un fenomeno che già si è verificato in passato e che ci ha portato alla crisi del ’29.
Con l’avvento della globalizzazione è semplicemente tornato alla ribalta”.

2513Se ben compresa, come presumo, questa analisi, dovrebbero essere chiarissimi i tanti ‘perché’ della recente storia di quest’italietta, (MPS e banche varie, il bimbominkia preceduto da uno che definivano ‘sobrio’, le ‘schiforme’ messe in atto), tutti nel senso che la Napoleoni ha ben spiegato.
E, di conseguenza, quando sentiremo parlare gli ‘esperti’ della materia, i cosiddetti economisti, tutti al soldo del ‘grande capitale’ sapremo, ancor prima che aprano bocca, che ci stanno raccontando la solita storiella, travestita da ‘scienza’.
Quindi, quando qualcuno proferirà la solita frase/slogan:
E’ IL MERCATO BELLEZZA !!!
possiamo serenamente mandarlo a fare in …
(cit)
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5 pensieri riguardo “Economia & Finanza … la ‘fine’ senza fine …

    1. quello direi che è il primo passo … 😉 eheheheheh
      ma non solo i politici ma anche gli economisti, gli analisti, gli ‘esperti’ vari …
      fermo restando quello che penso ed ho espresso svariate volte sulla ‘crescita’ è evidente anche ad un bambino che non potrà mai abbinarsi alla deflazione, alla recessione , all’austerità …
      comunque (tanto per ricordarlo) … una crescita infinita è impossibile in un Pianeta finito …
      ciao 🙂

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      1. E’ quello che dico sempre anche io… infatti è tutto sbagliato dall’inizio, spostano il discorso sulla crescita x nscondere e deviare tutti verso un non senso che confonde ancora di più… tanto con la matematica siamo messi male e pochi comprendono il concetto di infinito e finito

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