il mutamento dei Valori morali


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Dal libro CAPIRE IL POTERE di Noam Chomsky, oggi vi propongo un capitolo che parla e spiega, proprio la cultura, la sua diffusione e la qualità degli ‘attori’ che questa cultura la ‘donano’ per puro spirito di servizio, a differenza di quelli che, tutti incistati nelle pieghe del potere, la dispensano come se fosse una medicina, peraltro amarissima, oltre che inutile.

E riconoscere gli uni dagli altri è facile solo per un ‘occhio esperto’.

UN MUTAMENTO RIVOLUZIONARIO DEI VALORI MORALI

DOMANDA: Data una cultura intellettuale come quella che Lei descrive, è possibile trovare un intellettuale ‘onesto’ negli Stati Uniti?

CHOMSKY: Ci sono, ma in genere al di fuori delle istituzioni.
E d’altra parte non ci sono motivi per cui le istituzioni del potere e del dominio debbano tollerare o incoraggiare chi le mette in discussione.
Non sarebbe funzionale.
Per questo in genere si cerca di emarginare gli intellettuali seri e onesti, quelli che si rifanno ai valori dell’Illuminismo, i valori della verità, della libertà e della giustizia.
E il tentativo ha quasi sempre successo.

DOMANDA: Ma chi sono?
Lei dipinge una situazione desolata… ma chi sono secondo lei gli intellettuali che si comportano correttamente?

CHOMSKY: Spesso si tratta di persone che hanno determinato un cambiamento reale nel mondo.
Prendiamo per esempio gli attivisti dello SNCC (Student Nonviolent Coordinating Committee ndr): erano intellettuali seri che hanno prodotto un enorme cambiamento (a favore degli afro-americani rispetto al razzismo della società USA ndr).
O prendiamo coloro che negli anni sessanta hanno lavorato per tanti miglioramenti che abbiamo visto realizzarsi negli ultimi vent’anni.
E per ‘lavorare’ non intendo andare per le strade a sventolare bandiere, ma anche pensare, portare i problemi allo scoperto, parlare con la gente e convincerla.
A differenza di quello che spesso si sente dire, non facevano parte dell’élite intellettuale, e infatti la comunità intellettuale ‘liberal’ era fortemente avversa a chi protestava contro l’invasione americana dell’Indocina e non ha mai sostenuto i movimenti popolari.
Ma per me quelli erano gli intellettuali più seri.
Esiste una sorta di intellighenzia di sinistra ‘onesta’, intellettuali che non sono al servizio del potere come una sorta di ‘burocrazia rossa’ o come commissari dello stato capitalista, ma il più delle volte sono esterni alle istituzioni.
[…]
Ciò che viene generalmente etichettato come ‘di sinistra’ nella cultura corrente (USA eh ndr) finisce per essere talmente sgradevole che la gente lo rifiuta.
E così ecco i libri sugli intellettuali di sinistra francesi (au caviar ndr) che sono stati stalinisti e hanno fatto tante brutte cose.
Ma è proprio a questa ‘intellighenzia di sinistra’ che l’élite culturale dà maggior risalto.
Oppure si identifica la ‘sinistra’ con cose come la Lega Spartachista (Spartakisbund, gruppo rivoluzionario tedesco, di matrice socialista ndr), il Partito socialista dei lavoratori o simili gruppi settari, quel genere di gruppi che, come sa chiunque sia stato in un movimento, sono composti da persone che ti ronzano intorno nelle sedi e nei dibattiti nel tentativo di creare disgregazione,
Questa non è la sinistra, questi sono parassiti che indeboliscono la sinistra. […]
Se per ‘sinistra’ si intende la gente che si batte per la pace, la giustizia, la libertà, i diritti civili, i mutamenti sociali e l’eliminazione delle strutture autoritarie, e che lo fa sia nelle istituzione che nella vita privata … se questa è la gente di sinistra, oggi ce n’è più che in passato.
Molta di più.

DOMANDA: C’è stato un profondo cambiamento culturale?

CHOMSKY: Sì.
Quasi tutto ciò che oggi tocca la vita di ognuno, la razza, il sesso, gli interventi militari, l’ambiente, negli anni cinquanta non esisteva, la gente non sapeva che c’erano questi problemi e viveva sottomessa.
Oggi non è più così.
Se guardo un’immagine dei primi anni sessanta, faccio fatica a credere che allora tutto fosse così disciplinato, che l’autorità fosse così profondamente radicata, anche nelle relazioni personali, nell’aspetto della gente, nel suo modo di parlare.
I più giovani possono non capirlo, ma oggi la vita è più facile che quarant’anni fa perché c’è stato un notevole cambiamento.
[…]
Oggi, certe cose sarebbero inconcepibili, perché ci sono stati cambiamenti importanti nel modo di pensare (di chi pensa eh ndr).
E questi cambiamenti sono stati determinati dai movimenti e dalle organizzazioni che hanno operato negli ultimi vent’anni e che erano composti da quelli che io chiamo ‘intellettuali onesti’.
Penso che tutta quella agitazione contro il ‘politicamente corretto’ che si nota adesso nelle élite culturali non sia che un atteggiamento stizzoso di fonte all’impossibilità di mettere a tacere la dissidenza e l’attivismo che negli ultimi trent’anni hanno coinvolto gran parte della popolazione.
Con questo non voglio dire che le accuse contro il ‘politicamente corretto’ siano tutte false, alcune sono vere.
Ma il vero problema è che l’enorme sforzo della destra per riprendere il controllo del sistema ideologico non ha funzionato, e poiché la mentalità degli uomini di destra è sostanzialmente totalitaria, la mancanza di un controllo totale è vista come una tragedia: il 98% non basta, ci vuole il 100%.
[…]
Ed è l’isteria che tutti ciò ha provocato tra le élite che ha generato la commedia del ‘politicamente corretto’.
[…]
Ma è normale che la ‘cultura ufficiale’ assuma questo punto di vista: la gente non deve capire che può cambiare le cose.
Se ci sono stati dei cambiamenti è solo perché ‘noi, che siamo l’élite, siamo stati tanto magnanimi da concederli’.
Quando devono cedere a qualche pressione, lo presentano come effetto della loro benevolenza: ‘Abbiamo abolito la schiavitù perché la nostra alta statura morale ci ha fatto decidere che la schiavitù non ci piace’, mentre la causa furono le rivolte degli schiavi e il movimento abolizionista.
Questo atteggiamento è lo stesso che abbiamo visto negli ultimi trent’anni riguarda agli anni sessanta (negli USA, remember ndr).
C’è stato tra la popolazione un cambiamento quasi rivoluzionario nei valori morali e nel livello culturale, ma poiché questi mutamenti sono avvenuto senza durevoli effetti sulle istituzioni, la cultura dominante ha potuto continuare a dire: ‘Non valete niente e non siete in grado di far nulla, perché non state zitti e non ve ne tornate a casa?’.
Questo è quanto ci ripeteranno sempre, dobbiamo ricordarlo.”

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