l’eccellenza umana


§

2462

Un estratto di un pensiero di Montaigne dai suoi Essais.

Capitolo XXXVI DEGLI UOMINI PIU’ ECCELLENTI

“Se mi si domandasse di scegliere fra tutti gli uomini che sono venuti a mia conoscenza, mi sembra che ne troverei almeno tre eccellenti sopra tutti gli altri.
L’uno è Omero.
[…]
E in verità mi stupisco spesso che lui con la sua autorità ha prodotto e messo in onore nel mondo parecchie divinità, non abbia conquistato lui stesso il gradi di dio.
Cieco, povero, vissuto prima che le scienze fossero formulate in regole e osservazioni sicure, egli le ha conosciute al punto che tutti quelli che in seguito si sono occupati di stabilire governi, condurre guerre e scrivere o di religione o di filosofia, in qualsiasi setta fosse, o delle arti, si sono serviti di lui come d’un maestro perfettissimo nella conoscenza di tutte le cose, e dei suoi libri come d’un vivaio di ogni sorte di dottrina.

*Qui quid sit pulchrum, quid turpe, quid utile, quid non, Plenius ac melius Chrysippo ac Crantore dicit*
(Egli ci dice meglio di Crisippo e di Crantore che cosa è bello, che cosa è turpe, che cosa è utile e che cosa non lo è)
– Epistole I, II, 3-4 – Orazio –

2463

E’ contro l’ordine naturale che egli ha prodotto la più eccellente creazione che vi possa essere; di fatto la nascita delle cose è generalmente imperfetta: esse aumentano, si fortificano crescendo; l’infanzia della poesia e di molte altre scienze, egli l’ha resa matura, perfetta e compiuta.
Per questa ragione lo si può chiamare il primo e l’ultimo dei poeti, seguendo quella bella testimonianza che l’antichità ci ha lasciato di lui, che, non avendo avuto prima di sé nessuno che egli potesse imitare, non ha avuto dopo nessuno che potesse imitarlo.
Le sue parole, secondo Aristotele, sono le sole parole che abbiano movimento e azione; sono le sole parole sostanziali.
[…]
Gli è inoltre rimasta, secondo il giudizio di Plutarco, questa lode singolare e particolare, di essere il solo autore al mondo che non abbia mai saziato ne disgustato gli uomini, mostrandosi ai lettori sempre diverso, e fiorendo sempre di nuove grazie.
Quel burlone di Alcibiade, avendo domandato un libro di Omero a uno che faceva professione di lettere, gli dette uno schiaffo perché non l’aveva: come chi trovasse uno dei nostri preti senza il breviario.”

In questa colorita descrizione, che è figlia del secolo in cui è stata scritta, sono contenuti molti concetti che, sarebbe bello, poter applicare ancora oggi. Purtroppo non è possibile, perché, tanti, TROPPI, si accontentano di apparire anziché essere.

Per quanti altri potremo mai dire non avendo avuto prima di sé nessuno che egli potesse imitare, non ha avuto dopo nessuno che potesse imitarlo ???

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