Il Mondo è Piatto


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Il testo che vado a proporvi riguarda una cronaca fatta a un anno dalla ‘crisi’ finanziaria mondiale, ricostruita nel libro MAONOMICS di Loretta Napoleoni (toh, chi si rivede    😉    ), che è una retrospettiva di quanto, dieci anni dopo, mutatis mutandis, si ripresenta con dinamiche simili e sostenute da quell’élite che possiamo ‘inquadrare’ con diversi nomi, ma che, in fin dei conti, è solo una para-mafia che condiziona e gestisce il mondo, con le sole eccezioni (per ora) di Cina e Russia, quest’ultima (guarda caso) messa sotto embargo, nel tentativo di ricondurla sulla ‘retta via’.
Per inciso, ma qui esprimo un parere (non credo solo mio), l’Europa, tra i tanti errori che ha commesso e che commette, non può giustificare in nessun modo l’ostracismo nei confronti della Russia che è, storicamente, culturalmente, umanisticamente, europea, certamente molto di più dei cow boys americani, sostenuti dai loro cugini inglesi, notoriamente inventori e sostenitori dell’imperialismo che promulgano.
Quindi è lampante che stia solo ‘eseguendo ordini superiori’ …

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Capitolo:   IL MONDO E’ PIATTO

“A poco più di un anno dalla catastrofica crisi del credito (2008), J.P. Morgan e Goldman Sachs annunciano profitti da favola.
Siamo tornati i livelli del 2007, l’anno d’oro della finanza globalizzata, titolano i giornali del settore.
E il pianeta intero s’interroga sulla natura di questo miracolo quando l’economia mondiale stenta a riprendersi.
Proprio a Manhattan troviamo un’immagine che ben riassume l’incomprensibile divario che ormai esiste tra l’alta finanza e tutti noi.
Il 15 ottobre 2009 fotografi e reporter si appostano a Wall Street nei pressi del palazzo della Goldman Sachs.
Il consiglio di amministrazione ha appena annunciato di aver guadagnato nel terzo trimestre del 2009 più di tre miliardi di dollari, un vero record sotto tutti i punti di vista.
La stampa aspetta al varco i fortunati mortali che lavorano qui, vogliono ovviamente interrogarli sui bonus miliardari che riceveranno alla fine dell’anno.
E’ chiaro che nessuno risponderà alle domande.
Poche fermate di metropolitana più a nord, un serpentone umano si snoda davanti agli uffici comunali.
La maggior parte fanno la fila per ottenere l’ennesima proroga sulle rate del mutuo, quasi tutti negli ultimi dodici mesi hanno perso il lavoro e sono a rischio di finire tra i senzatetto.
Loro sì, tutti, vorrebbero parlare con la stampa, esporre i motivi del tracollo e chiedere che lo Stato li aiuti.
Nessun giornalista, però, vuole sentirsi ripetere una storia tristemente comune.

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Ecco qual’è la distanza tra la finanza e il ‘mondo reale’.
Ma c’è un altro baratro, altrettanto importante, che si sta aprendo, ed è quello tra finanza e ‘economia reale’.
E’ ormai impossibile per qualsiasi settore produttivo competere in termini di profitti con quello finanziario.
E questo handicap è a sua volta assurdo alla luce di tutte, ma proprio tutte, le teorie economiche della stabilità.
Cosa è successo?
E’ semplice: da anni, in Occidente, la finanza contribuisce sempre di più al PIL.
Nel Regno Unito (GB), alla vigilia della crisi del 2008 ammontava addirittura al 14% della ricchezza nazionale.
E ci si accorge di quanto l’Occidente abbia perso la bussola rivolgendo lo sguardo a Est, in Cina e nei mercati asiatici le cose stanno esattamente all’opposto e la locomotiva della crescita rimane l’economia reale.
Anche il piano di salvataggio cinese riflette questa filosofia.

*In Cina per combattere la recessione sono stati introdotti due piani di stimolo all’economia.
Nel primo, il governo ha speso 4000 milioni di renminbi perché li dessero in prestito a chi ne aveva bisogno; di questi, 2000 milioni sono serviti a sostenere il primo stimolo.
Una parte dei prestiti elargiti dalle banche sono i cosiddetti ‘non-performing loans’, investimenti che non generano soldi ma che sviluppano l’economia, come per esempio la costruzione di strade ferrate (dove necessitano, ovvio, non come da noi… ndr).
Per il governo cinese incitare le banche a comportarsi in questo modo, e cioè a concedere prestiti, non è un problema perché è ricco e se necessario può facilmente ricapitalizzarle, spiega Patrick Chovanec.

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Lo stesso non si può dire dei nostri governi.
Il motivo?
La crisi del credito scatenata dalla caduta della Lehman Brothers.”

Allora, cerchiamo di capire i motivi… 

“LE PURGHE DI WALL STREET: Fino alle 17 di venerdì 12 settembre 2008, l’attività nelle sale operative della Lehman è frenetica.
Consapevoli che il 2008 è stato un anno di magra e che non saranno distribuiti i bonus, gli impiegati acquistano sul mercato le obbligazioni della banca, ormai quotati a prezzi di gran saldo, pensando di poterle rivendere più avanti al doppio o al triplo.
E qui è bene fare una pausa tecnica.

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I mercati quotavano le obbligazioni Lehman con un grosso sconto e con un buon 40% di probabilità che nei successivi cinque anni non sarebbero state onorate.
Insomma, avevano fiutato che le cose non andavano come dovevano.
Di fronte a questo scenario sembra inquietante che l’atteggiamento delle case di rating sia stato quello di ignorare la palese sfiducia e mantenere un giudizio di singola A, che equivale a dire che la banca era solidissima.
Sconcertante è poi il comportamento della Standard & Poor’s, il rating più popolare a Wall Street, che il 9 settembre suona un campanello d’allarme riguardo alla Lehman per poi spegnerlo proprio quel fatidico venerdì 12 settembre.

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Ma anche la nostra (?) Banca Centrale rimane inerte dal momento che il rating A consentiva l’inserimento dei titoli Lehman nella lista ‘Patti Chiari’ delle banche italiane.
Queste premesse tecniche spiegano perché, poche ore prima del fallimento, gli impiegati della Lehman siano ancora convinti che la loro piccola speculazione li compenserà della perdita del bonus.
Nessuno interpreta la caduta delle quotazioni come il segno premonitore che questo è l’ultimo giorno di lavoro della banca, né immagina che quei contratti d’acquisto il lunedì successivo saranno inghiottiti dal cyberspazio del sistema telematico di Wall Street, persi per sempre nelle pagine online oscurate della banca.
Istituzioni come la Lehman, si credeva, non falliscono.
Neppure i mercati della decantata efficienza e lungimiranza prevedono il peggio; così a meno di 72 ore dal fallimento le azioni della Lehman Brothers si scambiano su tutte le piazze con un rating A, e gli impiegati della banca si lasciano andare al bullismo finanziario.”

Mai sederti a un tavolo in cui il gioco è truccato !

“Perché in un’atmosfera di fine impero i vertici delle banche internazionali impongono alle sale operative di difendere a tutti i costi i titoli Lehman?
La risposta arriva dalla Svizzera.

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Il venerdì prima del tracollo il Credit Suisse invia un’email tutti i suoi trader inquieti indicando loro di mantenere le posizioni Lehman nei portafogli dei clienti, e cioè di non vendere.
I retroscena di quest’ordine ce li racconta l’ ‘Evening Standard’ del 22 agosto:
*La Federal Reserve si è rivolta al Credit Suisse con la raccomandazione di tenere duro con la Lehman.
Questo genere di chiamate sono giunte anche a Londra nei mesi scorsi, le autorità si sforzavano di salvare la Northern Rock e la Bradford & Bingley.
Quello che non viene mai spiegato in simili situazioni è quanto vale un’azione di questo tipo.
Ciò che ottiene in cambio il Credit Suisse per mantenere la sua fedeltà verso la Lehman?
Non è forse ora che quelli che comandano si arrendano e lascino andare le cose in maniera naturale?
Fino a quando una di queste grandi banche non finirà schiantata contro il muro, nessun banchiere si renderà veramente conto del pasticcio nel quale ci ha cacciati e non si pentirà dei suoi sbagli*.
Sembra assurdo ma è andata proprio così: i mercati hanno volutamente ignorato i problemi della Lehman perché questo gli è stato detto di fare.
Ecco perché i passeggeri del Titanic della finanza continuavano a ballare nei saloni illuminati mentre la nave affondava.
Nessuno si è reso conto che invece bisognava saltare sulle scialuppe.
[…]

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A questo punto viene spontaneo se a Wall Street la crisi sia solo un affresco allegorico, dipinto per istruire le masse sotto le finestre dell’ufficio di Bernard Maidoff (che sta scontando l’ergastolo ndr), o davanti all’ex sede della Lehman Brothers, o qualcosa di più deviante.
A distanza di più di un anno assomiglia sempre meno al crack finanziario del secolo e sempre di più a una purga staliniana, e infatti tutto quello che ha ottenuto è stato togliere di mezzo alcune banche e aumentare il potere di quelle sopravvissute. E guarda caso le vittime appartengono a quel segmento dell’élite finanziaria reputato da chi gestisce Wall Street ‘troppo indipendente’.”

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una nota conclusiva a commento :
‘loro’ fanno e disfano a piacimento ed i cocci se li ‘cuccano’ i popoli a cui spetta anche il compito di ‘pagare’ i danni …
i soldi mi hanno sempre fatto ‘schifo’,
quelli ‘fittizi’ che maneggia la ‘finanza’ anche (se possibile) di più,
la finanza poi, un vero cancro che si sta mangiando il mondo reale, non ne parliamo neanche …
pensare che tutto ciò è opera dell’Uomo è veramente sconfortante …

scusate per la lunghezza e grazie se siete arrivati fin qui …

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