Capitalismo … la fine di una storia (parte seconda)


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Eccovi la seconda parte del capitolo LA FINE DI UNA STORIA di Massimo Fini (con pensieri e considerazioni ‘border line’ rispetto al comune sentire i massimi sistemi)
la prima parte la trovate qui

2275

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“Anche se questo è un prodotto più della modernità che della democrazia che le è comunque ancella; Bertrand de Jouvenel, nel suo fondamentale studio DEL POTERE, osserva *come il passaggio dalla monarchia alla democrazia sia stato accompagnato da uno sviluppo prodigioso degli strumenti coercitivi.*

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E’ tuttavia vero che in Occidente la liberal-democrazia non ha, al momento, alternative credibili.
Quelle che sono state ipotizzate non sono infatti realisticamente praticabili.
Esaminiamone due che stanno ai poli opposti, perché l’una vorrebbe recuperare la sovranità popolare, l’altra i diritti individuali, entrambi lesi, o addirittura negati, dalla ‘democrazia reale’.
La cosa più seria sarebbe recuperare la democrazia diretta, che era stata immaginata da Rousseau e praticata, prima delle sue teorizzazioni, dalla comunità di villaggio nel Medioevo europeo.
E’ la sola condizione perché la gente torni a governarsi da sé e a decidere, nei limiti della condizione umana, il proprio destino senza ricorrere alla truffa della rappresentanza che innesca poi tutte le altre.

2277

Una democrazia diretta che, rispetto al radicalismo di Rousseau, temperi il potere della maggioranza, proprio secondo i migliori dettami del pensiero liberal-democratico, in modo che la mitica ‘volontà generale’ e la bizzarra pretesa che un popolo abbia un destino, che un falso unanimismo o individui più dotati di altri sarebbero in grado di interpretare, non diventino ancora una volta un’altra forma di totalitarismo.
Il computer e Internet, con la loro immediatezza, con la possibilità di intervenire ‘in tempo reale’, renderebbe praticabile, secondo alcuni, la democrazia diretta anche in uno Stato moderno o addirittura nel SuperStato mondiale che si profila all’orizzonte della globalizzazione economica. (Attenzione: il libro è stato edito nel 2004, quindi, al limite, precursore, se non addirittura ispiratore del Movimento di Grillo ndr).
Sono pie illusioni.
Democrazia diretta non significa solo decidere tutti insieme, ma avere consapevolezza di ciò che si decide e conoscenza della materia su cui si decide, come le aveva il contadino della comunità del villaggio grazie al campo ristretto in cui si muoveva.

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In una società vasta, complessa e astratta come la nostra il cittadino è chiamato a decidere su cose che non conosce e quindi, anche se, per ipotesi, potesse votare direttamente, perché il suo voto abbia un senso e un valore dovrebbe affidarsi a dei mediatori e cioè, nella nostra società, ai mezzi di comunicazione di massa che sono in mano alle oligarchie e saremmo daccapo.
Inoltre in uno Stato moderno le decisioni da prendere sono infinite e il cittadino non avrebbe tempo per seguirle tutte.
C’è bisogno, quindi, di ‘professionisti della politica’.

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La democrazia rappresentativa si è affermata proprio per l’impossibilità pratica di esercitare quella diretta.
Che può esistere solo in uno spazio molto limitato e circoscritto.
[…]
Lo stesso discorso, più o meno, vale per l’ipotesi dei ‘Libertarians’.
I Libertarians americani sono dei liberali, sostenitori arciconvinti del modello industriale e del mercato.
Il loro attacco non è portato direttamente alla democrazia ma allo Stato liberal-democratico.
Nostalgici di un liberalismo ‘puro’ (quello di Locke e, in America. di Jefferson) accusano quello realizzato di reprimere di fatto i ‘diritti naturali’ dell’individuo, mortificato nella propria libertà e vitalità da una legislazione soffocante a da una tassazione vessatoria.
E’ stato calcolato che nei moderni Paesi industriali chi paga regolarmente le tasse lavora per il fisco, se si comprendono anche quelle indirette, fino ad agosto compreso.
Chi lavora onestamente non può diventare ricco: perde troppo tempo a lavorare.
Quando poi è vecchio, e si accorge della truffa, è troppo stanco e fragile per avere la forza di protestare e si fa seppellire con una pensione da quattro soldi.

2280

Nella società europea preindustriale la decima ecclesiastica non superò mai, ad onta del nome, il 5-6% e ancora minore era il prelievo reale per l’assoluta insufficienza e inefficienza dei mezzi inquisitivi.
In quanto ai canoni dovuti ai ‘signori’ è difficile farne una valutazione precisa perché si trattava per la maggior parte di prestazioni personali, ma erano, per lo più, ridicole.
Se ne stupisce lo stesso Adam Smith: *I contadini pagavano una rendita che non aveva alcuna equivalenza con la sussistenza che la terra forniva loro, una corona, una mezza corona, una pecora, un agnello erano pochi anni fa, nelle Highlands, una rendita ordinaria per delle terre che mantenevano una famiglia* [cfr. La ricchezza delle nazioni] ).
Sono quindi per un recupero dell’individualismo originario che arriva fino all’autodifesa privata.
[…]

2282

L’attuale modello di sviluppo economico a livello globale, governato dalle democrazie industriali, spinge quindi verso la dissoluzione dello Stato nazionale, non però nella direzione di una ‘anarchia ordinata’ planetaria, come vorrebbero il Libertarians, anch’essi molto fiduciosi nei poteri di Internet e nelle frammentazioni e capillarizzazioni che, per ora, consente, ma va, all’opposto, verso la creazioni di Super-stati, come l’Unione Europea, o addirittura di un unico Stato mondiale a guida americana.

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Va quindi verso un potere sempre più centralizzato e in mano ad oligarchie planetarie meno controllabili che mai.
Già ora, almeno parzialmente, è così. (Oggi, molto peggio… ndr).
Oligarchie nazionali o planetarie si intrecciano a formare un sistema di potere che, sia a livello globale che all’interno di ciascuna democrazia, di democratico non ha più nulla.
[…]
Il destino della democrazia liberale coincide quindi con quello dell’attuale modello di sviluppo.
Vivrà o perirà con esso.
E’ questo che può far ritenere ai suoi apologeti che la democrazia sia il punto di arrivo, il terminale della Storia, nonostante tutti i dubbi che suscita.
Perché se la liberal-democrazia ha avuto molti e insidiosi nemici, l’attuale modello di sviluppo, inteso nella sua essenza, come società uscita dalla Rivoluzione industriale, come ‘modernità’, non ne ha nessuno, né a destra né a sinistra”.

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Ricordate che questo testo è uscito nel 2004 !

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2300

Le analisi qui contenute, condivisibili o meno (lascio a voi la decisione, per me lo sono), non sono né improvvisate, né strumentali, o magari al servizio di…
Richiami storici, comparazioni, intuizioni, conclusioni logiche, nessun pregiudizio e un totale disincanto che non si fa abbagliare dalla spaventosa quantità di ‘controinformazione’ organizzata ( indovinate da chi ? ).

“Basterebbe che la gente si accorgesse che, invece di ‘infarinarsi’ con un ‘di tutto un po’ ‘, comprese le ‘distrazioni’ inutili che vengono propinate quotidianamente, è necessario che ‘studi’ le situazioni che vengono a crearsi, anche ad arte, anziché subirle sperando che ci sia qualcuno che, prima gli spieghi i perché, e poi gli risolva i problemi.
Wake up … struzzi !!!” (cit)

Dire che Fini ha visto bene e che anzi la situazione è, nella realtà, pure peggiore è soltanto sintomo di onestà intellettuale;
peccato che queste cose sono conosciute dalla massa meno ancora che il terzo segreto di Fatima …

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