Il Professore di Matematica va al Congresso


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“Diceva Lao Tzu che più lontano si va, e meno si conosce: perché, secondo lui, il saggio conosce senza viaggiare.
Ma si sbagliava, come dimostrano le peregrinazioni dei matematici antichi e moderni, senza le quali la matematica moderna non avrebbe potuto ‘dividersi e moltiplicarsi’.
Nell’antichità, ad esempio, la gita preferita dei sapienti era l’Egitto.
Ci andò Talete, che dovette inventare i suoi primi teoremi per risolvere un problema che assillava i locali: quale fosse, cioè, l’altezza della Grande Piramide (non è facile misurarla dal di fuori, visto che sta di dentro).
E ci andarono soprattutto Pitagora e Platone, che impararono la numerologia e l’astronomia con la quale poi condirono la proprie teorie una volta tornati a casa, a Crotone e ad Atene.

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Nel Medioevo, per imparare bisognava andare nei paesi arabi: da Baghdad a Siviglia.
E fu proprio in un viaggio in Spagna nel 967 che il futuro papa Silvestro II imparò le cifre arabe che oggi usiamo: compreso lo zero, che era stato inventato dagli indiani, ed esportato a Occidente con altri viaggi.

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Ma queste cifre si imposero solo a partire dal 1202 grazie a Fibonacci da Pisa, al quale le aveva insegnate il padre, che lavorava in una agenzia di viaggi e commercio con i paesi arabi della Repubblica Pisana.

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Il più famoso viaggio dei tempi moderni è quello dell’indiano Ramanujan a Cambridge, dove egli stupì tutti con le sue incredibili formule, che sembra gli venissero suggerite direttamente dalla dea Kalì.
Per dare un’idea di come lavorava la sua mente, un giorno che aveva la febbre lo venne a trovare un collega, che gli disse di essere arrivato con un taxi che aveva un numero poco interessante: il 1729.

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L’immediata risposta fu: *E’ molto interessante, invece, perché è il primo numero che si può scrivere in due modi diversi come somma di due cubi* (per curiosità, di 9 e 10, oppure di 1 e 12) (se non me lo avesse suggerito il testo ci avrei messo ore a trovarli … e forse avrei desistito nella ricerca … ndr).

Oggi i matematici hanno preso a viaggiare ossessivamente, come tutti, con la scusa di partecipare agli innumerevoli congressi della loro disciplina.
Nei quali, naturalmente, non si studia soltanto: chi vuole saperne di più può leggere l’esilarante romanzo di David Lodge ‘Il professore di matematica va al congresso’ (2003), e gli verrà subito voglia di partire per andarci pure lui.”

Fa pure lo spiritoso il nostro incomprimibile e impertinente matematico Piergiorgio …

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