Capitalismo … la fine di una storia


§

2262

Abbiamo spesso sulle labbra o nelle orecchie la parola “capitalismo”.
Forse non tutti sanno che una delle cause che hanno concorso alla sua ‘nascita’ è da ricollegarsi ad un fatto storico semi sconosciuto;
Si tratta del cambiamento della struttura sociale inglese che passò dagli ‘open fields’ alle ‘enclosures’ (cioè, dai campi aperti ai campi recintati, quindi di proprietà esclusiva di chi poteva permetterseli, cioè i già ricchi) provocando con una mossa sola, l’inizio della povertà assoluta di chi viveva di caccia e agricoltura, e l’inizio dell’attività salariata e quindi il più delle volte sfruttata da parte dei proprietari terrieri, poi con il tempo divenuti industriali.
Ricordiamo che, all’epoca, un uomo poteva essere impiccato se scoperto a cacciare (di frodo, dicevano loro) in un terreno di proprietà di qualche ‘Nobile’ (eh sai, la legge … chissà chi l’avrà promulgata …)

2025

Leggiamo come ricostruisce la storia, inserendola in un contesto più ampio, Massimo Fini, nel suo libro SUDDITI.

Capitolo: LA FINE DI UNA STORIA

“L’idea di progresso, così come normalmente la intendiamo, era estranea alle culture classiche, greca e latina, e alle antiche civiltà orientali e medio-orientali.
Esse vivevano soprattutto nel presente, erano sostanzialmente ‘astoriche’.
Fu il pensiero giudaico-cristiano a introdurre un elemento del tutto nuovo postulando un fine vero cui si dirigerebbe l’intero processo storico: l’attuazione del disegno di Dio attraverso la vicenda umana.
Nasceva così la concezione teleologica della Storia.
Questa teleologia fu ripresa in chiave non più religiosa ma mondana, epperò ancora più ottimistica, dall’Illuminismo.

2263

E.H. Carr nel suo SEI LEZIONI SULLA STORIA, scrisse: *La Storia fu concepita sotto forma di evoluzione progressiva avente per fine la migliore condizione possibile dell’uomo sulla terra*.
Hegel e Marx precisarono il fine e i mezzi per raggiungerla.
Il fine era, per entrambi, la realizzazione della libertà, il mezzo era lo Stato moderno per Hegel, la società senza classi per Marx.
Per i liberal-democratici di oggi, che fanno coincidere scopo e mezzi, il fine, e la fine, della Storia è la democrazia.
E’ sorprendente che una simile visione fideistica e messianica della democrazia si sia affermata in un’epoca come la nostra, in cui anche una ‘scienza esatta’ come la fisica è stata costretta ad ammettere che non ci sono certezze assolute né verità oggettive e che la conoscenza do ogni fenomeno dipende dal punto di vista e dalla posizione dell’osservatore (ma già Nietzsche – e dopo di lui l’empiriocriticismo di Mach e Avenarius – aveva avvertito che non esiste la realtà ma solo le sue interpretazioni).
[…]
Anche la democrazia liberale, nonostante i deliri di immortalità dei suoi ultrà, farà la fine di tutte le costruzioni umane, che sono per loro nature caduche.
In particolare quelle politiche che si sono dimostrate assai fragili e transeunti delle religiose, proprio perché, a differenza di queste, devono misurarsi con la dura realtà e non con la metafisica.

2264

Scriveva nel 1684, Lord Halifax, (George Savile, primo marchese di Halifax ndr) uno dei padri del parlamentarismo: *Niente di più certo del fatto che tutte le istituzioni umane cambieranno e con esse le così dette basi del governo.
Il diritto divino del re, i diritti irrevocabili della proprietà o delle persone, le leggi che non possono essere revocate o modificate, non sono che espedienti per vincolare il futuro*.
Ma il futuro non è ipotecabile, perché mai proprio la democrazia che, in termini storici, è appena una neonata sulla cui solidità nulla si può ancora dire, dovrebbe avere una sorte diversa ed essere il sistema definitivo?
Il corso del tempo ha visto sfilare, per restare alle vicende a noi più vicine, le comunità tribali, gli antichi imperi Mesopotamici, la polis greca, la Roma repubblicana, il feudalesimo, la monarchia assoluta e quella parlamentare.
Alcune di queste forme di organizzazione umana sono durate migliaia di anni e sembravano indistruttibili, ma l’ultima venuta ha la presunzione di aver detto la parole fine.
[…]

2265

Se si ammette, come Karl Popper, che la Storia non abbia un fine e che non esistono leggi ineluttabili che vanno nella direzione di un costante miglioramento della condizione umana, non c’è nessuna garanzia di un progresso lineare e nulla vieta ciò che ai nostri occhi di occidentali, alla inesausta ricerca dl meglio, appare come un’evoluzione sia invece il suo contrario.
Se guardiamo le cose oggettivamente, senza farci abbacinare da nobili e astratti principi, scopriamo che nel rapporto governanti- governati la liberal-democrazia, rispetto, poniamo alla monarchia assoluta, ha peggiorato la situazione proprio di quel popolo cui pur ha conferito formalmente la titolarità del potere.
Perché può anche capitare che il re per diritto divino o semi-divino, proprio perché ha il posto, per così dire, assicurato, prenda le difese del popolo contro le aristocrazie e le oligarchie che l’opprimono, come fecero i Tudor e gli Stuart che per un secolo e mezzo si opposero a quei grandi proprietari terrieri che, fiutando nell’aria l’incipiente capitalismo, volevano recintare i propri terreni rompendo il regime dei campi aperti (open fields) su cui reggeva il delicato equilibrio del mondo agricolo, salvando così milioni di contadini dalla miseria e dalla fame in cui precipitarono immediatamente, divenendo carne da macello pronta per le fabbriche, appena la rivoluzione parlamentare di Oliver Cromwell

2266

(del quale si tessono le lodi, perché si ricorda un suo famoso discorso, ma non si conosce la storia tutta ndr), preannuncio della democrazia, diede via libera alle ‘enclosures’ (cioè la recinzione dei campi, fino allora aperti ndr).
<< Non è certamente casuale che in quel primo parlamento inglese, padre putativo e vanto della moderna democrazia, fossero rappresentati i grandi mercanti e i banchieri di Londra, l’aristocrazia terriera. gli ‘yoeoman’ (i coltivatori diretti inglesi del XVII sec ndr), cioè i ricchi, mentre artigiani e contadini, la stragrande maggioranza della popolazione, ne restarono fuori. >>
Le oligarchie democratiche, invece, proprio perché in perenne e feroce competizione fra di loro per il mantenimento del potere, sono costrette a pensare innanzi tutto se non esclusivamente a se stesse, alla propria sopravvivenza.
E il loro nemico principale, come si è visto, è proprio il popolo.”

(fine prima parte)

(Nella parte, Fini ci parlerà della ‘democrazia’ diretta, propugnata da Rousseau …)

2267

Studiando la Storia, si riconoscono gli errori che danno origine ai ‘famosi’ principi di causalità che, a loro volta, producono in positivo o negativo la storia ‘futura’.
Già questo testo basterebbe, a mio parere, far comprendere come ci sia una evidente manipolazione del termine;
‘democrazia’ filologicamente dovrebbe essere il governo del popolo, ma la Storia qui riportata dimostra non essere mai esistito, come non esiste tutt’oggi.
Mutatis mutandis !!! Oh certo, l’hanno fatto … ora ci stanno proprio lasciando in ‘mutandis’

§

Annunci

5 pensieri riguardo “Capitalismo … la fine di una storia

      1. Mio padre nacque povero e il padrone era anche padrone della sua vita e quella della sua famiglia. C’era la mezzadria, ma dividere metà del raccolto significava mangiare 1 volta al giorno…perché è bene ricordarlo, il padrone e la Chiesa spingevano questa povera gente a fare tanti figli. Perché? Perché servivano braccia per lavorare nei campi, servivano corpi da mandare in battaglia, servivano sudditi, perché se sei suddito, sei ricattabile, vulnerabile, sottomesso…Ciao Claudio, mi fermo, goditi la partita, tanto ritornerò a parlare di mio padre, l’ho già fatto altre volte nel blog. Ciao!!!

        Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...