L’Impero


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Avrete ormai compreso che Noam è un intellettuale che mi piace e che a mio parere dice cose condivisibili; il suo essere anarchico non è certo un suo difetto ma anzi è quasi un pregio; il motivo è presto detto : non pensate agli anarchici come ‘coloro che mettono bombe’ per lottare contro il ‘sistema’ ma provate a pensare invece a delle persone che hanno un semplice ideale;

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uno dei padri dell’anarchia moderna fu il filosofo Pierre-Joseph Proudhon nella prima metà del XIX secolo che diceva :

« L’anarchie, c’est l’ordre sans le pouvoir »
« L’anarchia, è l’ordine senza il potere »

Utopia direte voi … ed io posso anche concordare con voi, ma provate ad entrare un po’ in questa frase e capirete che il presupposto fondante e fondamentale che rende possibile questa affermazione non è nient’altro che la “impeccabilità” degli uomini, necessaria per non consentire la creazione del caos e dell’ingiustizia;
proprio la necessità dell’impeccabilità (morale ovviamente) degli uomini è il fattore principale che rende l’anarchia ‘solo’ una utopia (e ci siamo capiti);

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Il tema di oggi (fondamentalmente un “j’accuse”) lo estrapolo dal libro CAPIRE IL POTERE dove vengono riportate le conferenze di Noam Chomsky in diverse Università americane, negli anni 90. Le pagine che ho scelto per oggi riguardano il capitolo: L’IMPERO

( scusatemi per la lunghezza di questo post )

Domanda: Allora lo scopo principale degli Stati Uniti quando intervengono nei paesi del terzo mondo è abbattere i governi di sinistra ed estromettere le sinistre dal potere?

Chomsky: No. Lo scopo principale è impedire l’indipendenza, quale che sia l’ideologia.
Ricordate, noi siamo la potenza globale, e perciò dobbiamo assicurarci che le varie parti del mondo seguitino a svolgere le funzioni a loro assegnate in seno al nostro sistema globale.
E le funzioni assegnate ai paesi del Terzo mondo sono quelle di mercati per le esportazioni americane e di fonti di risorse e materie prime per l’industria americana, di manodopera a buon mercato per le imprese americane e così via.
Non che sia un gran segreto: i nostri giornali non lo dicono mai, gli studiosi non lo dicono, ma basta leggere i documenti declassificati e tutto questo è spiegato in forma molto chiara ed esplicita.
I documenti interni statunitensi risalgono fino ad anni remoti, ma ci trovate sempre le stesse cose, ripetute più e più volte.

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Ecco una citazione quasi testuale: il principale impegno internazionale degli Stati Uniti nel terzo mondo deve essere quello di impedire la nascita e il rafforzamento di regimi nazionalistici sensibili alle pressioni delle masse che vogliono miglioramenti delle loro condizioni di vita e una diversificazione della produzione; e la ragione è che dobbiamo mantenere condizioni favorevoli agli investimenti, che garantiscono un adeguato rientro di profitti nei paesi occidentali.
Sono cose che si ripetono anno dopo anno nei documenti di pianificazione ad altissimo livello, come la relazione del Consiglio di sicurezza nazionale sull’America Latina: ed è esattamente quello che facciamo in tutto il mondo.
Quindi i nazionalismi cui ci opponiamo non devono essere necessariamente di sinistra: siamo altrettanto contrari ai nazionalismi di destra.
Quando si verifica un golpe militare di destra che cerca di avviare un paese del Terzo mondo sulla strada di una politica di sviluppo indipendente, gli Stati Uniti cercano di distruggere quel governo: ci siamo opposti, per esempio, a Peròn in Argentina.
Per cui, diversamente da quello che vi sentite sempre dire, l’interventismo USA non ha affatto lo scopo di contenere l’espansione del ‘comunismo’.
Quella cui ci siamo sempre opposti è l’indipendenza, e per un’ottima ragione.
Se un paese comincia a occuparsi troppo dalla necessità della propria popolazione, non dedicherà più la dovuta attenzione alle imprescindibili esigenze degli investitori statunitensi.
Ebbene, queste sono priorità inaccettabili, e quel governo deve semplicemente andarsene.
Gli effetti di tale impegno in tutto il Terzo mondo sono drammaticamente evidenti: basta pensarci un momento per rendersi conto che le zone maggiormente sottoposte al controllo degli Stati Uniti sono fra le più orribili del mondo.
Perché, per esempio, l’America centrale deve essere una simile galleria degli orrori?

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Se un contadino guatemalteco un giorno si svegliasse in Polonia (all’epoca occupata dai sovietici) penserebbe, al paragone, di trovarsi in paradiso.
E il Guatemala è una terra su cui la nostra influenza si esercita da un secolo.
Questo vi dirà qualcosa, credo.
Oppure guardate al Brasile, un paese potenzialmente ricchissimo, con un’enorme quantità di materie prime e di risorse di ogni genere.
Ma gli è toccata la malasorte di entrare a far parte del sistema di subordinazione occidentale.
Il Nord est del paese, per esempio, che è una zona fertile, con molta terra ricca, è completamente coperto da grandi piantagioni.
Gruppi di ricercatori specializzati brasiliani stanno attualmente studiando la popolazione di quella regione come fosse quasi una nuova specie, il cui cervello ha una dimensione pari al 40% di quello di un uomo normale, a causa del succedersi di generazioni malnutrite e totalmente trascurate.
La cosa potrebbe essere irrimediabile, se non dopo varie generazioni, a causa della permanenza degli effetti deleteri della malnutrizione sulla prole.
Ecco un buon esempio dei risultati del nostro impegno, e lo stesso tipo di sviluppi si ritrova in tutte le ex colonie delle potenze occidentali.
Se considerate i paesi del mondo che possono definirsi sviluppati, basta un’osservazione superficiale per constatare un semplice fatto di cui negli Stati Uniti nessuno parla mai: i paesi che si sono sviluppati economicamente (e qui prestate attenzione ndr) sono quelli che non hanno conosciuto la colonizzazione occidentale; ogni paese colonizzato dall’Occidente è un disastro.
Pensate: il Giappone è stato l’unico paese che abbia saputo resistere alla colonizzazione occidentale, ed è la sola parte del cosiddetto Terzo mondo che si sia sviluppata. L’Europa, a suo tempo, conquistò tutto, tranne il Giappone, e il Giappone si è sviluppato.
Che cosa ci dice questo?

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Coloro che si occupano di storia africana hanno osservato che il Giappone, quando diede il via al suo processo di industrializzazione, dopo il 1870, si trova allo stesso livello del regno Ashanti, nell’ Africa Occidentale (regione del Ghana ndr), in fatto di risorse disponibili, grado di formazione dello Stato, sviluppo tecnologico eccetera.
Ebbene, paragonate le due aree oggi.
Vero che fra loro esistevano numerose differenze storiche, ma la più importante era che il Giappone non è mai stato sottomesso dall’occidente e il regno Ashanti sì, da parte degli inglesi.
Ecco perché oggi, economicamente, l’Africa Occidentale è così com’è e il Giappone è il Giappone.
Tra parentesi, il Giappone ha avuto anch’esso un sistema coloniale, ma le sue colonie si sono sviluppate, perché il Giappone non le ha tratte nel modo in cui le potenze occidentali hanno trattato le proprie. I giapponesi erano colonizzatori brutali, intendiamoci, non erano certo dei ‘bravi ragazzi’, ma ciò nonostante sono riusciti a far crescere economicamente le loro colonie, mentre quelle dell’Occidente sono state soltanto depredate.

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Se considerate il tasso di crescita di Taiwan e della Corea durante il periodo di colonizzazione giapponese, scoprite che era approssimativamente uguale a quello dello stesso Giappone: a Taiwan e in Corea si impiantarono industrie, si svilupparono infrastrutture, il livello di istruzione si elevò, aumentò la produzione agricola.
Infatti, già negli anni trenta, Formosa (oggi Taiwan) era uno dei maggiori centri commerciali di tutta l’Asia.
Ebbene paragonate Taiwan alle Filippine, che erano una colonia americana proprio accanto a Taiwan: le Filippine al confronto sono un caso disperato, al pari di tanti paesi latino americani.
Anche questo ci dice qualcosa”.

Ora, per essere chiari diciamo che il testo è degli anni ottanta/novanta, e quindi va ri-contestualizzato alla luce dei cambiamenti, geo politici ed economici, ma l’essenza del ragionamento è limpida ed analitica.
Si può concordare o meno (anche se lo trovo difficile come arrampicarsi sugli specchi) ma nel secondo improbabile caso sarebbe opportuno poter motivare il disaccordo; Noam ha elencato nomi e situazioni che sono ampiamente dimostrabili e che spiegano anche la drammatica situazione odierna di un mondo globalizzato ma assolutamente diseguale.

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