Vuoi tu fratello mio …


§

2207

“Vuoi tu, fratello mio, ritirarti in solitudine?
Vuoi tu cercare da te stesso la via?
Indugia ancora un poco e ascoltami.
‘Chi cerca, perde facilmente se stesso.
Ogni isolamento è colpa’: così parla la massa.
E tu appartieni da lungo tempo alla massa.
La voce della massa risuonerà ancora in te.
E quando tu dirai: ‘Io non sono più una sola coscienza con voi’, le tue parole risuoneranno come un lamento e un dolore.
Vedi, questo tuo dolore lo generò la coscienza una: e l’ultimo barlume di questa coscienza brilla ancora sulla tua malinconia.
Ma tu vuoi andare per la via della tua malinconia, che è la via verso te stesso?
Mostrami dunque il tuo diritto e la tua forza.
Sei tu una nuova forza e un nuovo diritto?
Un moto primario?
Una ruota che gira da sé?
Puoi anche forzare gli astri a fare perno intorno a te?
Ah, è tanta la cupidigia delle tue altitudini!
Tanto lo spasimo degli ambiziosi!
Dimostrami che non sei cupido e ambizioso!
Ah, vi sono tanti altri pensieri che non fanno niente più di un mantice: soffiano e rendono sempre più vuoti.
Tu ti dici libero?
Voglio udire da te il tuo pensiero dominante e non che tu sei sfuggito da un giogo.
Sei poi tu tale, da avere il diritto di sfuggire al giogo?
Vi sono taluni che gettano via la loro ultima opera, e con essa la loro servitù.
Libero da che cosa?
Che importa ciò a Zarathustra!
Chiaro me lo deve dire il tuo occhio: libero a che scopo?
Puoi tu dare a te stesso il tuo male e il tuo bene e appendere sopra te stesso la tua volontà come una legge?
Puoi tu essere giudice di te stesso e vendicatore della tua legge?

È terribile l’essere solo con il giudice e il vendicatore della propria legge.
Così è lanciato un astro nel desolato spazio e nel gelido alito della solitudine.
Oggi tu soffri ancora a causa dei molti, tu, l’uno: oggi tu hai ancora tutto il tuo coraggio e le tue speranze.
Ma un giorno l’isolamento ti renderà stanco, un giorno il tuo orgoglio ti piegherà e il tuo coraggio si sgretolerà.
Allora tu griderai: ‘Io sono solo!’
Un giorno tu non vedrai più la tua altezza e sentirai troppo vicino quanto in te è basso; la tua stessa sublimità ti farà paura come un fantasma.
Allora tu griderai: ‘Tutto è falso!’
Vi sono sentimenti che cercano di uccidere il solitario; se non vi riescono, sono condannati a morire!
Ma tu sapresti essere un assassino?
Tu conosci bene, fratello mio, la parola ‘disprezzo’.
E l’angoscia della tua giustizia, del dover essere giusto verso coloro che ti disprezzano?
Tu costringi molti a mutare opinione nei tuoi riguardi; di ciò ti fanno gran carico.
Tu sei giunto loro vicino, ma sei passato oltre: non te lo perdoneranno mai.
Sei passato oltre: ma quanto più tu sali in alto, tanto più piccolo l’occhio dell’invidia ti vede.
Il trasvolatore è odiato più di tutti.

Come volevate essere giusti con me!’ tu devi dire.
‘Io eleggo la vostra ingiustizia come la parte che mi spetta!’
Ingiustizia e sudiciume essi vomitano sul solitario: ma, fratello mio, se tu vuoi essere un astro, non devi per questo meno illuminarli!
E guardati poi dai buoni e dai giusti!
Ben volentieri essi crocifiggono quelli che si trovano da se stessi le proprie virtù; odiano il solitario.
Guardati anche dal santo candore!
Tutto ciò che non è ingenuo, gli appare profano; gioca anche volentieri con il fuoco, con i roghi.
E guardati altresì dagli attacchi del tuo amore!
Troppo velocemente il solitario stende la mano a chi incontra.
A certi uomini tu non devi dare la mano, ma solo la zampa: e io voglio che la tua zampa abbia anche gli artigli.
Ma il peggior nemico che tu puoi incontrare, sei sempre tu stesso; tu stesso sei, che stai in agguato nelle caverne e nelle foreste.
Solitario, tu percorri la via verso te stesso!
E la via passa davanti a te stesso, e ai tuoi sette demoni!
A te stesso sembrerai eretico e indovino e folle e scettico e profano e cattivo.
Tu devi essere pronto a bruciare nella tua stessa fiamma: come ti puoi rinnovare se prima non ritorni cenere?

Solitario, tu percorri la via del creatore: un dio tu vuoi crearti dai tuoi sette demoni!
Solitario, tu percorri la via dell’amante: tu ami te stesso e perciò ti disprezzi, come sanno disprezzare gli amanti.
L’amante vuole creare, perché disprezza!
Che cosa sa dell’amore, chi non ha dovuto mai disprezzare ciò che amava!
Con il tuo amore e con la tua creazione vai verso il tuo isolamento, fratello mio; più tardi la giustizia ti verrà dietro zoppicando.
Con le mie lacrime vai verso il tuo isolamento, fratello mio.
Io amo colui che vuole creare oltre se stesso e così perisce.”

(Friedrich Nietzsche – Così parlò Zarathustra)

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( tratta dalla pagina Fb di  Realtà, inganno e manipolazione )

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