lo stimolo a ‘crescere’


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Dal libro CAPIRE IL POTERE di Noam Chomsky, vi propongo un passo con delle argomentazioni trattate durante dei seminari tenutisi in varie Università USA, tra il 1993 e il 1996, quindi oltre vent’anni fa (e già questo dovrebbe essere uno spunto di riflessione);
il testo è formato da domande e risposte, ne consegue che lo stile comunicativo è di semplice fruizione;
in questo capitolo Noam Chomsky, risponde ad una domanda sugli ‘stimoli’ a crescere;
Noam è considerato una delle dieci fonti più citate al mondo, di tutti i tempi; è, in effetti un ‘linguista’ (oltre che filosofo), creatore della ‘grammatica generativa-trasformazionale, oggetto di molte critiche anche ambigue e strumentali.

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Lui stesso si auto definisce un ‘socialista libertario’, ma anche uno dei pochi ‘anarchici’ che possano arrogarsi il diritto di utilizzare il termine in senso stretto.
Il suo essere ‘politico’ (nel senso di attivismo sociale), lo espone e lo ha esposto a campagne denigratorie da parte degli establishment che via via si sono succeduti (o forse sono sempre quelli, che ne dite ?).
Quindi è, secondo alcuni, un potenziale ‘nemico’ della società …
In effetti, e come sempre, è l’esatto contrario, e per comprenderlo basta leggerlo con un minimo di onestà intellettuale.

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Capitolo: GLI ATTIVISTI NELLA COMUNITA’

Domanda: Ma in una società senza salari e senza autorità, da dove verrebbe lo stimolo a crescere e a progredire?

Chomsky: E’ necessario innanzitutto definire cos’è lo stimolo a ‘progredire’; se si tratta di uno stimolo a produrre di più, mi chiedo a chi giova.
E’ sempre la cosa giusta da fare?
Non è così scontato.
Nel nostro sistema, la gente è stimolata ad avere certe esigenze: perché?
Perché non lasciarla in pace?
Gli stimoli devono venire dall’interno.
Guardate i bambini: sono creativi e curiosi.
Perché cominciano a camminare?

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Prendiamo un bambino di un anno che gattona con disinvoltura da una parte all’altra della stanza, tanto che i genitori devono corrergli dietro per evitare che si faccia male con gli oggetti che riesce ad afferrare: da un giorno all’altro si alza e comincia a camminare.
Cammina in un modo terribile, fa un passo e cade a faccia avanti, e se proprio vuole andare da qualche parte si rimette gattoni.
Perché dunque i bambini cominciano a camminare?
Semplicemente per fare una cosa nuova, è così che sono fatti gli esseri umani: vogliamo fare nuove esperienze anche se sono difficili e pericolose.
E credo che sarà sempre così.
L’essere umano vuole esplorare, vuole mettere alla prova le proprie capacità e scoprire i propri limiti.

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Ma nella nostra società il piacere di creare è riservato solo ad alcune persone: agli artisti, agli artigiani, agli scienziati.
Chi è tanto fortunato da avere questa opportunità sa che è un’esperienza unica.
Ma non c’è bisogno di essere Einstein e scoprire la teoria della relatività: tutti possono trovare gratificazioni, anche attraverso le cose create da altri.
Per esempio può essere avvincente leggere una dimostrazione matematica come il teorema di Pitagora e capirla.
Anche questa è creatività.
Si rimane estasiati dal miracolo della propria scoperta, perché proprio di scoperta si tratta, anche se l’ha già fatta qualcun altro.
E se si riesce ad aggiungere qualcosa a quanto è già noto, allora tutto diventa ancora più eccitante.
Lo stesso vale, per esempio, per chi costruisce una barca: non ci sono differenze fondamentali.

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Credo che le persone dovrebbero vivere in una società che permetta loro di esercitare questi stimoli interiori e di sviluppare liberamente le proprie capacità, invece di essere costrette nell’esiguo numero di possibilità che sono oggi a disposizione della maggior parte di noi.
E non mi riferisco solo alle possibilità oggettive, ma anche a quelle soggettive, relative a ciò che la gente può pensare o è in grado di pensare.
Bisogna ricordare che nella nostra società molti modi di pensare sono esclusi, e non per incapacità, ma perché sono stati messi in atto meccanismi che impediscono alla gente di pensare in un certo modo.
E questo, in sostanza, è l’indottrinamento, che passa attraverso vati canali: i telefilm, lo sport, ogni aspetto della nostra cultura concorre a definire i valori e gli stili di vita considerati ‘giusti’.
Ritengo che sia necessario aprire alla gente nuove possibilità, sia soggettive che concrete, e che questo sia uno degli scopi principali del socialismo: arrivare al punto in cui le persone possano decidere liberamente quali siano i loro bisogni senza essere forzate nella scelta da un sistema arbitrario di potere”.

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Per quanto concerne il linguaggio, orale e scritto, Chomsky lo definiva così (mi faccio aiutare, per comodità, da Wiki):
“La creatività viene considerata come una delle caratteristiche fondamentali dei modi di usare il linguaggio: rispetto al numero limitato di parole e di regole esistenti, noi tendiamo a creare qualcosa di nuovo non riducibile in maniera meccanica alle regole grammaticali, anche se da esse, in qualche modo, ‘generato’.
Poiché la conoscenza di una lingua è la capacità di produrre e comprendere un numero virtualmente infinito di frasi, cioè anche frasi nuove, mai prodotto o udite prima”.

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2 pensieri riguardo “lo stimolo a ‘crescere’

    1. il mondo è pieno di intellettuali e pseudo tali che scrivono e/o parlano:
      leggerli o ascoltarli può essere produttivo nel primo caso oppure deleterio nel secondo (ed è quest’ultimo un gruppo quasi tutto composto da contemporanei),
      Noam di sicuro non fa parte di questa schiera di oratori del ‘nulla’ …
      ciao Marzia 🙂

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