scopriamo chi è Weber …


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C’è qualcuno che mi ha richiesto di parlare di Weber, tranquilli non si tratta di Roberto Weber (Swg) il sondaggista di Agorà (su RaiPd3), ma di Max, sociologo, filosofo, economista e storico tedesco.

mi son fatto aiutare da qualcuno che lo conosce meglio di me ed il risultato che ne è uscito mi sembra di ottima fattura;
se l’argomento vi interessa vi offriamo il modo di conoscerlo un po’ meglio (ovviamente parlo dell’originale) …

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1828

da:   I CLASSICI DEL PENSIERO SOCIOLOGICO
di Lewis A. Coser

Capitolo:    CLASSE, POTERE E STATUS

“quando Weber definì la classe come pluralità di uomini che hanno in *comune una specifica componente causale delle loro possibilità di vita, nella misura in cui questa componente è rappresentata semplicemente da interessi economici di possesso e di guadagno – nelle condizioni del mercato e dei beni o del lavoro* (cfr. Economia e Società) egli si differenziò solo marginalmente da Marx.
E quando affermò che la posizione di classe non necessariamente conduce ad un’azione politica o economica determinata dalla classe, era di nuovo abbastanza vicino alla concezione di Marx, anche se non a quella dei marxisti posteriori.
Egli sosteneva che la comune azione di classe si sarebbe sviluppata solamente se e quando *la connessione tra le cause e gli effetti della ‘situazione di classe’ fosse divenuta trasparente*; Marx avrebbe detto quando una classe diventa cosciente dei suoi interessi, cioè della sua relazione, in quanto classe, con le altre classi.
Tuttavia la teoria delle stratificazione di Weber si differenzia da quella di Marx per il fatto che egli introduce una categoria strutturale aggiuntiva: quella di ‘ceto’.
L’appartenenza degli individui a tali gruppi, più che basarsi sulla loro collocazione all’interno del mercato e del processo di produzione, si basa sui loro modelli di consumo.
Weber riteneva che Marx non fosse riuscito a vedere l’importanza di tale categoria proprio perché aveva concentrato la sua attenzione esclusivamente sulla sfera produttiva.
A differenza delle classi che possono essere come non essere raggruppamenti di carattere comunitario, i ceti normalmente sono comunità che hanno il loro fondamento da un lato la consapevolezza che gli appartenenti ad esse hanno del loro stile di vita, e dall’altro la stima e la considerazione che viene accordata loro dagli altri.
Discende da tale situazione l’aspettativa che vi siano limiti imposti ai rapporti sociali con coloro che non appartengono al ceto e una pretesa distanza sociale dalle persone socialmente inferiori.
In questa tipologia ancora una volta troviamo in Weber la nozione sociologica di una categoria sociale dipendente dalla definizione che dalla relazione sociale danno gli altri.
Un ceto può esistere soltanto nella misura in cui gli altri accordano ai suoi membri posizioni sociali alte o basse, il che li allontana dal resto degli attori sociali e stabilisce la necessaria distanza tra ‘noi’ e ‘loro’.
Empiricamente tra la posizione di classe e l’appartenenza ad uno status ci sono correlazioni abbastanza forti.
Soprattutto nella società capitalista, la classe economicamente in ascesa, con l’andar del tempo, acquisterà anche uno status elevato; tuttavia in linea di principio possono appartenere ad uno stesso ceto sia i proprietari sia i non proprietari.
[…]
Secondo la concezione di Weber, ogni società è divisa in gruppi e strati con differenti stili di vita e concezioni del mondo, così come è divisa in differenti classi.
Mentre a volte o ceti e le classi possono entrare il conflitto, altre volte i loro membri possono accettare modelli di subordinazione e predominio abbastanza stabili.
Con questa duplice classificazione della stratificazione sociale Weber pone il presupposto per comprendere le diverse forme di conflitto sociale esistenti nelle moderne società, ed aiuta a spiegare perché soltanto in rari casi tali società si polarizzano on classi contrapposte tra ‘coloro che hanno’ e di ‘coloro che non hanno’.
Egli si è impegnato a fondo a spiegare i motivi per i quali lo schema di Marx esclusivamente incentrato sulle classi non sia riuscito a prevedere correttamente il futuro modo di essere delle moderne società pluralistiche.
Anche in ordine all’analisi del potere nella società Weber introduce un concetto pluralistico.
Pur essendo in taluni aspetti fondamentali d’accordo con Marx, egli ne ridefinisce ed amplia lo schema concettuale.
Per Marx il potere è sempre radicato, anche se soltanto in ‘ultima analisi’, nelle relazioni di tipo economico.
Coloro che detengono i mezzi di produzione esercitano sia direttamente sia indirettamente il potere politico.
Anche Weber riteneva che, molto spesso, soprattutto nel moderno mondo capitalistico, il potere economico sia predominante.
Tuttavia egli aggiunge che *il sorgere di un potere economico può essere piuttosto, al contrario, la conseguenza di una potenza che sussiste per altri motivi* (Ibidem).
Per esempio, coloro che sono preposti alla direzione di vaste organizzazioni burocratiche possono esercitare un notevole potere economico pur essendo essi stessi lavoratori dipendenti.
Weber per potenza intende *la possibilità che un uomo o una pluralità di uomini possiede, di imporre il proprio volere in un agire di comunità anche contro la resistenza di altri soggetti*
(Ibid.)
Egli dimostra che il motivo per il quale si può esercitare tale potenza può variare considerevolmente a seconda del contesto sociale; a seconda, cioè, delle circostanze storiche e strutturali.
Conseguentemente, per Weber, stabilire quale sia la fonte della potenza diventa una questione empirica, un problema a cui non si può rispondere come ha fatto Marx ponendo l’accento dogmaticamente solo su una specifica fonte, Weber sostiene inoltre che non si lotta per la potenza solamente per arricchirsi: *la potenza, anche quella economica, può essere apprezzata ‘per se stessa’ e molto sovente l’spirazione verso di essa è condizione anche dall”onore’ sociale che ne consegue*
(Ibidem)”.

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