il Silenzio


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1835

“Non credete che questo silenzio sia inutile e vuoto.
Tale ininterrotta pratica… è il regno della libertà dalle condizioni, allo stesso modo per cui il cielo è libero dalle tracce degli uccelli in volo… è il regno dove si è completamente uno con l’intero universo.”

(Eihei Dogen)

( tratta dalla pagina Fb di  Realtà, inganno e manipolazione )

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La Morale … questa sconosciuta …


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Un’altra “Polaroid” di cosa è diventato questo Paese …

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1834

L’ULTIMO SALUTO DI TRONCA

Quello che è successo, spiega anche il perché il commissario straordinario del comune di Roma, Francesco Paolo Tronca, prima di lasciare il suo incarico, non ha voluto incontrare il nuovo sindaco di Roma, ma ha lasciato un promemoria sul tavolo.

Tronca infatti, dopo il primo turno di votazioni, con i numeri che parlavano chiaro, ha utilizzato le due settimane prima del ballottaggio, per firmare una montagna di delibere di riconoscimento di debiti fuori bilancio, di lavori urgenti da effettuare, nonché alcuni contratti di servizio, tutta roba che stava ferma li da anni, nel preciso intento di rendere ancora più complicato il compito di Virginia Raggi al suo insediamento.

L’aspetto più inquietante della questione, è che la gran parte di quel lavoro, il commissario del comune, lo ha fatto proprio nell’ultimo giorno della sua gestione commissariale, cioè il venerdì, quando ormai circolavano sondaggi – commissionati dal PD – nefasti per Giachetti, che poi puntualmente sono stati confermati dalle urne. Vendetta?

In mezzo a questi pagamenti, c’erano questioni che pendevano da anni, alcuni addirittura da più di tre. Contenziosi di vario genere, con entità diversa, finanche con i dipendenti comunali per spettanze di scatti di anzianità, di pagamento di festivi e straordinari. Poi i contenziosi giudiziari con le imprese, ma anche con singoli cittadini.

Ebbene il novello “RE Mida” ha deciso di pagare tutti, ovviamente caricando i costi della liquidazione nel capitolo dei debiti fuori bilancio. Nulla di illegale sotto il profilo giudiziario, ma fortemente immorale.

Attenzione non stiamo parlando di spiccioli, ma di milioni di euro. I debiti fuori bilancio e dei lavori urgenti, che Tronca ha riconosciuto e pagato, ammontano a circa una decina di milioni di euro. Che aggiunti ai debiti non ancora completamente calcolati del comune più indebitato di Italia, aggravano ancora di più del dovuto la posizione finanziaria della Capitale.

Ecco alcuni dati. L’ultimo decreto firmato da Tronca, solo per fare un esempio è di 3 milioni di euro in favore della società T3T spa che aveva ereditato un contenzioso instaurato con il comune di Roma dalla società San Paolo Building nel 2009. Sempre nel capitolo dei debiti fuori bilancio il commissario, ha riconosciuto altri 1,4 milioni di euro a una società immobiliare, la Farvem Real Estate srl, per “l’indennità di occupazione dovuta al periodo 1 luglio-31 dicembre 2014”.

È inutile, fare l’elenco di tutto ciò che Tronca ha riconosciuto e pagato, sarebbe solo una lunga sequenza di nomi e numeri che non avrebbero senso, se non quello dell’avvelenamento dei pozzi.

Questa gente va condannata moralmente, perché ha agito deliberatamente per mettere in difficoltà il proprio avversario, per rendergli se non impossibile, quantomeno estremamente difficile risanare una situazione paragonabile sola alle maceria di una guerra.

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Questo è un commento che spiega bene la situazione attuale del comune di Roma, una di quelle notizie che però i media si guardano bene dal comunicare; l’autrice è Linda Liberati

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G. B.


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1258

“Ho lottato, è molto: credetti poter vincere (ma alle membra venne negata la forza dell’animo), e la sorte e la natura repressero lo studio e gli sforzi.
E’ già qualcosa l’essersi cimentati; giacché vincere vedo che è nelle mani del fato.
Per quel che mi riguarda ho fatto il possibile, che nessuna delle generazioni venture mi negherà; quel che un vincitore poteva metterci di suo: non aver temuto la morte, non aver ceduto con fermo viso a nessun simile, aver preferito una morte animosa a un’imbelle vita”.

(Giordano Bruno, “De monade, numero et figura”)

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I media alla guerra


Sorgente:    “Festeggiamenti del Natale assenti ad Aleppo dopo anni”: la “bufala dell’anno” sulla Siria va al Corriere della Sera – I media alla guerra – L’Antidiplomatico

 

Sono senza parole.

Una volta si scherzava scrivendo sui muri : “scemo chi legge” …

ma chi lo faceva mica si sarà mai reso conto che non era una battuta ironica ma una vera e propria “profezia” … puntualmente avveratasi !!!

leggete e vi accorgerete che non esiste una altra spiegazione che giustifichi le vendite di un giornale siffatto …

Cavalcare la tigre


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Oggi vi propongo qualcosa di diverso dal solito …
tratto da  IO SONO QUELLO  ( dialoghi con 𝑁𝑖𝑠𝑎𝑟𝑔𝑎𝑑𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑀𝑎ℎ𝑎𝑟𝑎𝑗 )

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1832

𝕀𝕟𝕥𝕖𝕣𝕣𝕠𝕘𝕒𝕟𝕥𝕖: Che cos’è una realizzazione al di là della comprensione?

𝕄𝕒𝕙𝕒𝕣𝕒𝕛: Immagina il fitto di una jungla popolata di tigri, e te in una robusta gabbia di acciaio.
Sapendoti al sicuro, guardi le tigri senza paura.
Dopo un po’, le tigri sono in gabbia, e tu scorrazzi per la jungla.
Infine: la gabbia scompare e tu cavalchi le tigri!

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1831

9 Maggio 1970

I.: Maharaj, siete seduto di fronte a me, e io sono qui, ai vostri piedi. Qual’è la vera differenza tra noi?
M.: Non c’è una vera differenza.

I.: Eppure una ragione dev’esserci, se sono io che vengo da voi e non viceversa.
M.: Tu immagini delle differenze, per questo vieni qui in cerca di individui “superiori”.

I.: Ma voi siete un essere superiore. Sostenete di conoscere la realtà, io no.
M.: Ho mai detto che tu non conosci, e perciò sei inferiore? Lascia che chi ha inventato distinzioni
del genere, le provi. Non sostengo di sapere niente che tu non sappia; anzi, so molto meno di te.

I.: Le vostre parole sono sagge, la vostra condotta è nobile, la vostra grazia ha potere.
M.: Non so niente di tutto questo, e non vedo differenze tra te e me. La mia vita è una successione di fatti come la tua. Solo che sono distaccato, e vedo svolgersi il film per quello che è, un film che si svolge, mentre tu ti abbarbichi alle cose e ti muovi insieme ad esse.

I.: Che cosa vi ha reso così imperturbabile?
M.: Niente in particolare. È successo che diedi fiducia al mio maestro; mi disse che non sono altri che me stesso, e gli credetti. E poiché gli ho creduto, mi sono regolato in conseguenza. Smisi di tenere a ciò che non era né me né mio.

I.: Che cosa v’indusse a credere ciecamente nel maestro, mentre la fiducia che abbiamo noi, è solo a parole?
M.: Chi può dirlo? Accadde. Le cose accadono senza motivo, e alla fin fine, che importa chi si è?
La tua alta stima di me è solo un’opinione, può cambiare da un momento all’altro. Perché dare importanza alle opinioni, anche alle proprie?

I.: Eppure siete diverso. La vostra mente sembra quieta e felice. E prodigi accadono intorno a voi.
M.: Non so niente dei prodigi, e mi sorprende che la natura ammetta eccezioni alle sue leggi, a meno che non si voglia sostenere che tutto è prodigioso. Per me, la verità è un’altra: c’è la coscienza, e tutto accade in essa. È un fatto, e ognuno può constatarlo da sé. Forse non sei abbastanza attento.
Guarda bene e vedrai come me.

I.: Che cosa vedete?
M.: Quello che vedresti subito anche tu se correggessi il fuoco dell’attenzione. Non ti osservi abbastanza. La tua mente s’identifica con gli oggetti, le persone, le idee, ma mai con te stesso.
Mettiti a fuoco, acquista coscienza dell’esistenza che è tua. Guarda come funzioni, esamina i moventi e gli effetti delle tue azioni. Scruta la prigione che ti sei costruito intorno, per inavvertenza.
Constatando ciò che non sei, scoprirai chi sei. La via di ritorno a quello che sei, passa attraverso il rifiuto e la negazione. C’è una certezza: il reale è reale, non è un immaginario prodotto della mente.
Persino l'”io sono” è discontinuo, pur essendo un indicatore prezioso: segnala dove cercare, non che cosa. Guardalo bene e vedrai che, non appena ti sarai persuaso di non poter dire niente di attendibile su di te tranne “Io sono”, e che niente che tu possa indicare è te, lo stesso bisogno dell'”Io sono” verrà meno, e smetterai di verbalizzare ciò che sei. Devi liberarti della tendenza a definirti. Le definizioni valgono solo per il corpo e le sue espressioni. Se ti svincoli dall’ossessione del corpo, ritornerai spontaneamente al tuo stato naturale. L’unica differenza tra noi è che io sono consapevole del mio stato naturale, mentre tu sei confuso. Come l’oro dei gioielli non ha più pregio dell’oro in polvere altro che per il valore che la mente gli impone così noi, nell’essere, siamo identici, e solo l’apparenza ci fa diversi. Lo scopriamo se siamo seri, indagando, interrogandoci giorno dopo giorno, momento per momento, votando l’intera vita alla scoperta.

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scopriamo chi è Weber …


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C’è qualcuno che mi ha richiesto di parlare di Weber, tranquilli non si tratta di Roberto Weber (Swg) il sondaggista di Agorà (su RaiPd3), ma di Max, sociologo, filosofo, economista e storico tedesco.

mi son fatto aiutare da qualcuno che lo conosce meglio di me ed il risultato che ne è uscito mi sembra di ottima fattura;
se l’argomento vi interessa vi offriamo il modo di conoscerlo un po’ meglio (ovviamente parlo dell’originale) …

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1828

da:   I CLASSICI DEL PENSIERO SOCIOLOGICO
di Lewis A. Coser

Capitolo:    CLASSE, POTERE E STATUS

“quando Weber definì la classe come pluralità di uomini che hanno in *comune una specifica componente causale delle loro possibilità di vita, nella misura in cui questa componente è rappresentata semplicemente da interessi economici di possesso e di guadagno – nelle condizioni del mercato e dei beni o del lavoro* (cfr. Economia e Società) egli si differenziò solo marginalmente da Marx.
E quando affermò che la posizione di classe non necessariamente conduce ad un’azione politica o economica determinata dalla classe, era di nuovo abbastanza vicino alla concezione di Marx, anche se non a quella dei marxisti posteriori.
Egli sosteneva che la comune azione di classe si sarebbe sviluppata solamente se e quando *la connessione tra le cause e gli effetti della ‘situazione di classe’ fosse divenuta trasparente*; Marx avrebbe detto quando una classe diventa cosciente dei suoi interessi, cioè della sua relazione, in quanto classe, con le altre classi.
Tuttavia la teoria delle stratificazione di Weber si differenzia da quella di Marx per il fatto che egli introduce una categoria strutturale aggiuntiva: quella di ‘ceto’.
L’appartenenza degli individui a tali gruppi, più che basarsi sulla loro collocazione all’interno del mercato e del processo di produzione, si basa sui loro modelli di consumo.
Weber riteneva che Marx non fosse riuscito a vedere l’importanza di tale categoria proprio perché aveva concentrato la sua attenzione esclusivamente sulla sfera produttiva.
A differenza delle classi che possono essere come non essere raggruppamenti di carattere comunitario, i ceti normalmente sono comunità che hanno il loro fondamento da un lato la consapevolezza che gli appartenenti ad esse hanno del loro stile di vita, e dall’altro la stima e la considerazione che viene accordata loro dagli altri.
Discende da tale situazione l’aspettativa che vi siano limiti imposti ai rapporti sociali con coloro che non appartengono al ceto e una pretesa distanza sociale dalle persone socialmente inferiori.
In questa tipologia ancora una volta troviamo in Weber la nozione sociologica di una categoria sociale dipendente dalla definizione che dalla relazione sociale danno gli altri.
Un ceto può esistere soltanto nella misura in cui gli altri accordano ai suoi membri posizioni sociali alte o basse, il che li allontana dal resto degli attori sociali e stabilisce la necessaria distanza tra ‘noi’ e ‘loro’.
Empiricamente tra la posizione di classe e l’appartenenza ad uno status ci sono correlazioni abbastanza forti.
Soprattutto nella società capitalista, la classe economicamente in ascesa, con l’andar del tempo, acquisterà anche uno status elevato; tuttavia in linea di principio possono appartenere ad uno stesso ceto sia i proprietari sia i non proprietari.
[…]
Secondo la concezione di Weber, ogni società è divisa in gruppi e strati con differenti stili di vita e concezioni del mondo, così come è divisa in differenti classi.
Mentre a volte o ceti e le classi possono entrare il conflitto, altre volte i loro membri possono accettare modelli di subordinazione e predominio abbastanza stabili.
Con questa duplice classificazione della stratificazione sociale Weber pone il presupposto per comprendere le diverse forme di conflitto sociale esistenti nelle moderne società, ed aiuta a spiegare perché soltanto in rari casi tali società si polarizzano on classi contrapposte tra ‘coloro che hanno’ e di ‘coloro che non hanno’.
Egli si è impegnato a fondo a spiegare i motivi per i quali lo schema di Marx esclusivamente incentrato sulle classi non sia riuscito a prevedere correttamente il futuro modo di essere delle moderne società pluralistiche.
Anche in ordine all’analisi del potere nella società Weber introduce un concetto pluralistico.
Pur essendo in taluni aspetti fondamentali d’accordo con Marx, egli ne ridefinisce ed amplia lo schema concettuale.
Per Marx il potere è sempre radicato, anche se soltanto in ‘ultima analisi’, nelle relazioni di tipo economico.
Coloro che detengono i mezzi di produzione esercitano sia direttamente sia indirettamente il potere politico.
Anche Weber riteneva che, molto spesso, soprattutto nel moderno mondo capitalistico, il potere economico sia predominante.
Tuttavia egli aggiunge che *il sorgere di un potere economico può essere piuttosto, al contrario, la conseguenza di una potenza che sussiste per altri motivi* (Ibidem).
Per esempio, coloro che sono preposti alla direzione di vaste organizzazioni burocratiche possono esercitare un notevole potere economico pur essendo essi stessi lavoratori dipendenti.
Weber per potenza intende *la possibilità che un uomo o una pluralità di uomini possiede, di imporre il proprio volere in un agire di comunità anche contro la resistenza di altri soggetti*
(Ibid.)
Egli dimostra che il motivo per il quale si può esercitare tale potenza può variare considerevolmente a seconda del contesto sociale; a seconda, cioè, delle circostanze storiche e strutturali.
Conseguentemente, per Weber, stabilire quale sia la fonte della potenza diventa una questione empirica, un problema a cui non si può rispondere come ha fatto Marx ponendo l’accento dogmaticamente solo su una specifica fonte, Weber sostiene inoltre che non si lotta per la potenza solamente per arricchirsi: *la potenza, anche quella economica, può essere apprezzata ‘per se stessa’ e molto sovente l’spirazione verso di essa è condizione anche dall”onore’ sociale che ne consegue*
(Ibidem)”.