𝓟𝓮𝓻 𝓐𝓶𝓸𝓻 𝓭𝓲 𝓥𝓮𝓻𝓲𝓽𝓪’


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Per chi avesse visto questa sera Piazza Pulita (di Formigli) su La7 ed il suo scagliarsi contro Putin e la Siria con tanto di servizio strappa lacrime ed appello accorato di Rula Jebreal una giornalista israeliana, di origine palestinese, naturalizzata italiana …

Cliccate qui …

Solo ora potrete dire di aver sentito entrambe le “campane” …

Poi date ragione a chi volete voi …

 

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Parliamo di vita


2 grandi verità riguardanti una cosa veramente complessa …

tramineraromatico

angelidiavoliLa vita è come una stoffa ricamata della quale ciascuno nella propria metà dell’esistenza può osservare il diritto, nella seconda invece il rovescio: quest’ultimo non è così bello, ma più istruttivo, perché ci fa vedere l’intreccio dei fili.

(Arthur Schopenhauer)

Mi è piaciuto molto questo pensiero, tanto da farne un post. Io, molto più prosaicamente dico che la vita è quella cosa la cui unicità preziosa si capisce davvero solo quando si sta per perderla.

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Nomine Raggi – perquisizioni 


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Oh finalmente lo Stato che funziona … era ora !!!

Ma come mai in oltre 10 anni di Mafia Capitale non si sono presentati mai ???

Ma come mai Fratelli d’Italia (l’Italia s’è persa !) non va a fare le pulci a de Luca, a vedere chi ha nominato e con quante “fritture” ???

Ma come mai nessuno si scandalizza del perché alcune Signore famose sono dove sono ???

La Madia (cocca di Veltroni prima e D’Alema poi) che ha avuto per fidanzato il figlio di Napolitano, ad esempio;
Il primogenito del PdR Mattarella, Bernardo Giorgio, è infatti capo dell’ufficio legislativo del dipartimento della Funzione pubblica, cioè è un uomo di punta dello staff del ministro Maria Anna Madia. Lo rivela anche il compenso: 125mila euro annui lordi;
l’intellettuale Piergiorgio Odifreddi affila la penna: «È una raccomandata di ferro con un pedigree lungo come il catalogo del Don Giovanni, è figlia di un amico di Veltroni e la sua candidatura è espressione del più antico e squallido nepotismo mascherato da novità giovanilista e femminista».

L’Agnese Landini (moglie di Renzi) che nel tourbillon geografico multichilometrico che ha riguardato le sue colleghe e ed i suoi colleghi ha trovato una sede sotto casa.

e la moglie di Franceschini ?
e a moglie (ed il fratello) di Alfano ?
e la Fedeli, proveniente dritta dritta dal sindacato ?
e la Boschi (stendiamo un velo pietoso) ?

ed il marito della Finocchiaro ???

Queste situazioni a “lor Signori” vanno benissimo vero ???

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Perquisizioni ieri in Campidoglio per acquisire tutti documenti sulle assunzioni e le nomine effettuate dalla sindaca Virginia Raggi. (ANSA)

Sorgente: Nomine Raggi, perquisizioni – Politica – ANSA.it

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𝖕𝖊𝖗 𝖑𝖎𝖇𝖊𝖗𝖆𝖗𝖘𝖎 𝖔𝖈𝖈𝖔𝖗𝖗𝖊 𝖊𝖘𝖘𝖊𝖗𝖊 𝖌𝖎𝖆’ 𝖑𝖎𝖇𝖊𝖗𝖎


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Adesso basta

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Ho trovato ancora qualcosa di interessante nel libro di Simone Perotti,    ADESSO BASTA
Perlomeno, questo personaggio è uno che ha cercato di cambiare strada e se, oggi, riesce a guadagnare più che bene, lo deve al suo talento ed a nessun altro.

Capitolo :    SORPRESA. LA SINDROME DI STOCCOLMA

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1445

*Chiunque può arrabbiarsi, questo è facile; ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, e al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile*.

– Aristotele –

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“Sta emergendo un fatto inatteso. Una vera sorpresa, non gradita: che il nemico non somiglia a quel che avevamo in mente e non è esattamente quello che pensavamo.
Ammesso che ci fossimo fatti delle idee, sembra di capire che il nemico è sia il sistema ‘fuori di noi’, sia il nostro metabolismo esistenziale, ‘interno a noi’.
Il sistema economico e sociale in cui viviamo ha le sue regole.
Lavoriamo, siamo inseriti, e dunque accediamo a una serie di benefici che ci danno sicurezze, garanzie e riscontri.
Ma accanto a questo, siamo presi da questo ballo in maschera.
Siamo organizzati per ballare questa musica.
Il nostro ambiente lo pretende.
Noi ce lo aspettiamo.
Confidiamo in questo ballo per dimostrarci che siamo in gamba, che abbiamo un ruolo, per fare le cose che ci rendono felici.
Dunque, siamo legati mani e piedi, va bene, ma i primi a trattenersi, ad auto-vincolarsi a questo sistema, siamo noi.
Un bel problema non c’è dubbio.

1446

Se un ‘rapito’ ha la sindrome di Stoccolma. il problema è sia il rapitore (che lo trattiene) sia lui stesso, che spera di non essere liberato, che difende il proprio aguzzino.
A questo punto non saremmo nei guai se ogni giorno, guidando nel traffico del Grande Raccordo Anulare, non pensassimo, comunque, a come cambiare vita, avere più tempo libero, partire, cambiare orari, poterci rilassare, prendere la vita in modo diverso, non dover rispondere all’autorità di chicchessia.
Dunque, siamo nei guai.
Sempre seguendo il filo offerto da Machiavelli, dovremmo aver fatto un passo in avanti.
Cominciamo a capire che tipo di battaglia dovremmo combattere; capiamo che questo conflitto riguarda il nostro stile di vita, le nostre convinzioni, dunque non sarà semplice uscirne vincitori; capiamo però anche la direzione che dovono imboccare i nostri sforzi, e questo non è una cosa da poco.
Certo, se il nemico fosse stato soltanto di fronte a noi, fuori di noi, le risorse di cui avremmo avuto bisogno per affrontarlo sarebbero stati inferiori, più a buon mercato.
Già perché la possibilità di svincolarsi dalla grande piovra, restare vivi dopo la battaglia e imboccare una via nuova, che ci consenta di riappropriarci della nostra vita, del nostro tempo, e ci offra nuove e inattese avventure c’è.
[…]
Ma proseguiamo il discorso.

1447

Per avere i muscoli gonfi e tesi, prestanti e belli da vedere, che facciamo? Andiamo in palestra e pompiamo sulle macchine come disperati.
Ci andiamo tre o anche più volte alla settimana.
Per sapere di calcio, essere informati, che facciamo?
Leggiamo tutti i giornali sportivi, discutiamo con altri appassionati, mescoliamo le informazioni e le opinioni, guardiamo la televisione.
Per guadagnare qualcosa in borsa che facciamo?
Ci informiamo. leggiamo, ascoltiamo, controlliamo i mercati finanziari, parliamo con l’amico che lavora in un ‘hedge fund’ a NY e scegliamo il momento buono, operiamo con il nostro note book on line ecc.
Ebbene, quanto dedichiamo alla nostra sfera esistenziale, alle riflessioni, ai progetti, ai sogni, alle analisi di quello che dobbiamo fare per cambiare?
Direi zero tempo!
Non va bene.
Il mostro ci trattiene.
Noi stiamo avvinghiati al mostro.
E in più, né il mostro né noi studiamo, ci alleniamo per tentare di cambiare posizione, di svincolarci dall’abbraccio mortale di capitalismo consumista, edonista, fatuo e distruttivo che, infatti, ha buon gioco nel renderci schiavi, impauriti, sempre a rischio di agenti come la noia, il vuoto, l’assenza di senso.
Il punto nuovo a cui siamo arrivati qui non è secondo ai precedenti (capitoli ndr) o ai seguenti, è essenziale nel nostro ragionamento: 𝖕𝖊𝖗 𝖑𝖎𝖇𝖊𝖗𝖆𝖗𝖘𝖎 𝖔𝖈𝖈𝖔𝖗𝖗𝖊 𝖊𝖘𝖘𝖊𝖗𝖊 𝖌𝖎𝖆’ 𝖑𝖎𝖇𝖊𝖗𝖎.
L’ostaggio che non vuole abbandonare il suo rapitore non tenderà mai a fuggire.
Invece noi vogliamo farlo.
E allora lavoriamo sulla nostra vita per renderla ‘liberabile’, cioè per consentire al processo di liberazione esistenziale di avvenire”.

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Ed è, anche per questo, che nella nostra vita ci devono essere sogni, visioni, utopie.
Ideali, più che ideologie, che ci permettano di uscire dallo stato d’assedio a cui siamo sottoposti, sviluppando pensieri che, se valgono per noi, possono valere anche per tutti gli altri.

Due piccoli contributi che ‘fotografano’ con precisione il concetto che vi ho sottoposto in positivo e in negativo:

“L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi e si allontana di due passi.
Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi.
L’orizzonte è irraggiungibile.
E allora a cosa serve l’utopia?
A questo: serve per continuare a camminare”.

– Eduardo Galeano –

“L’uomo senza utopia sarebbe un mostruoso animale, fatto di istinto e raziocinio… una specie di cinghiale laureato in matematica”.

– Fabrizio De André –

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𝓛𝓪 𝓣𝓮𝓸𝓻𝓲𝓪 𝓭𝓮𝓵𝓵𝓮 𝓒𝓵𝓪𝓼𝓼𝓲


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1433

𝕲𝖚𝖆𝖗𝖉𝖆𝖗𝖊 𝖆𝖑 𝖕𝖆𝖘𝖘𝖆𝖙𝖔 𝖕𝖊𝖗 𝖈𝖆𝖕𝖎𝖗𝖊 𝖎𝖑 𝖕𝖗𝖊𝖘𝖊𝖓𝖙𝖊 𝖊 𝖕𝖗𝖔𝖌𝖗𝖆𝖒𝖒𝖆𝖗𝖊 𝖎𝖑 𝖋𝖚𝖙𝖚𝖗𝖔 !

Questo io penso (e non indago se sia stato già detto da qualcuno prima di me, perché non è importante);
penso invece che sia fondamentale farlo ed anche che ormai si sia persa l’abitudine (la buona abitudine) a farlo;
se pensate al singolo individuo capirete che è una cosa normale ed auspicabile : trarre insegnamento dai propri errori e comunque dalle proprie azioni per migliorare il proprio futuro , sia materiale, sia morale;
ed allora perché la comunità, che non è altro che la somma di tante individualità, dovrebbe comportarsi differentemente ?
Eppure è quello che si sta facendo, più o meno volontariamente, più o meno indirizzati mediaticamente in questa direzione (che fa comodo a qualcuno 😉 evidentemente).

1434

“𝐏𝐢𝐨𝐯𝐞 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐥𝐚𝐝𝐫𝐨” è una battuta più vecchia di me eppure non perde mai di attualità : io allora mi domando, semplicemente, come sia possibile che tutti si lamentano degli atti della politica (per anni ed anni) senza domandarsi “𝐜𝐡𝐢” li ha votati e messi nelle condizioni di compiere tali atti …
allora capisco che in questo Paese predomina una classe sociale, (come dice un amico) quella dei “𝖈𝖍𝖎𝖆𝖌𝖓𝖎 & 𝖋𝖔𝖙𝖙𝖎” e dei “𝖙𝖊𝖓𝖌𝖔 𝖋𝖆𝖒𝖎𝖌𝖑𝖎𝖆” …

1435

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Quindi ritengo utile riportare alla mente dei pensieri “passati” riguardo alle classi sociali che ultimamente hanno avuto delle modificazioni estreme a tutti i livelli (sia morali che economici);

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1158

Da: I CLASSICI DEL PENSIERO SOCIOLOGICO di Lewis A. Coser, un analisi del pensiero di Karl Marx, pro e contro.

Capitolo:   LA TEORIA DELLE CLASSI

“La teoria delle classi di Marx si fonda sulla premessa che *La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi* (cfr. Manifesto del partito comunista).
Secondo tale concezione, sin da quando la società umana è uscita dal suo stadio primitivo e relativamente indifferenziato, essa ha continuato a reggersi sulla base di una fondamentale divisione in classi in lotta tra loro per il perseguimento dei rispettivi interessi.

1437

Nella realtà del sistema capitalistico, per esempio, la fabbrica, che ne costituisce la cellula elementare, non è tanto un punto di collaborazione funzionale quanto la sede principale in cui si sviluppa ‘l’antagonismo’ tra le classi, tra sfruttatori e sfruttati, tra coloro che si appropriano della forza lavoro e coloro che sono costretti a venderla.
Gli interessi di classe e lo scontro di potere che essi provocano sono, a giudizio di Marx, la principale determinante del processo sociale e storico.
Il modo in cui i rapporti tra gli uomini vengono ad essere modellati in funzione delle rispettive posizioni in ordine ai mezzi di produzione, cioè in relazione alle loro differenziate possibilità di accesso a risorse e poteri limitati, costituisce il punto focale di tutta l’analisi di Marx.

1436

Egli osserva che tale differenziata possibilità di accesso non necessariamente conduce in ogni tempo e con qualunque condizione ad una effettiva lotta di classe.
Tuttavia, poiché ogni società differenziata genera sistematicamente conflitti di interesse tra persone e gruppi collocati in modo differenziato all’interno della struttura sociale e, in particolare, situati in funzione diversa rispetto ai modi di produzione, Marx riteneva che l’esistenza presso le società di un potenziale per il conflitto di classe fosse un fatto assiomatico.
[…]
Nella sociologia marxiana tuttavia gli interessi di classe non sono ‘ab initio’: essi si sviluppano quando coloro che occupano particolari posizioni sociali si trovano coinvolti in particolari circostanze sociali.
Così, nelle prime imprese industriali, la concorrenza divideva gli interessi personali di *una folla di persone sconosciute le une alle altre…

1440

Ma il mantenimento del salario, questo interesse comune che essi hanno contro il padrone, li unisce* (cfr. Miseria della filosofia).
*I singoli individui formano una classe solo in quanto devono condurre una lotta comune contro un’altra classe; per il resto essi si ritrovano l’uno contro all’altro come nemici nella concorrenza* (cfr. L’ideologia tedesca).

1439

A differenza di quanto si sosteneva in Inghilterra nella scuola utilitaristica (vedere Jermey Bentham ndr) e nell’economia politica classica, gli interessi di classe sono fondamentalmente diversi dagli interessi individuali e non possono derivare da essi.
Per il fatto che uno strato sociale occupa una specifica posizione all’interno delle strutture sociali particolari e dei rapporti di produzione, gli appartenenti ad esso hanno interessi solo potenzialmente comuni: il passaggio della potenzialità alla realtà, per cui la classe in se (Klasse an sich) diventa classe per se (Klasse fur sich), si ha soltanto quando gli individui che occupano posizioni simili si trovano coinvolti in lotte collettive e insieme sviluppano una rete di comunicazione che li rende consapevoli della loro sorte comune.
Soltanto allora gli individui diventano parte di una classe saldamente unita che con consapevolezza organizza i propri interessi comuni.
[…]

1438

Come Marx affermava, che la classe lavoratrice, una volta verificatesi le condizioni necessarie, sarebbe stata portata a sviluppare un propria coscienza di classe, così, con un ragionamento analogo giungeva a sostenere che la borghesia, a causa dei rapporti concorrenziali esistenti tra produttori capitalisti, non sarebbe stata in grado di sviluppare una coscienza totale dei suoi interessi collettivi.
Gli economisti classici rappresentavano il sistema economico basato sull’economia di mercato come un sistema in cui, pur essendo ciascuno impegnato nella ricerca del proprio interesse e teso unicamente a rendere massimo il proprio profitto, contribuiva ciò nonostante a realizzare gli interessi e l’armonia del tutto.

1441

Differenziandosi nettamente da essi, Marx sosteneva che *ognuno, lavorando nel suo interesse, contribuisce al funzionamento necessario e alla distruzione finale del sistema* (cfr. Le tappe del pensiero sociologico – Raymond Aron).
Mentre gli ‘utilitaristi’ consideravano l’interesse individuale l’elemento su cui si poggia l’armonia della società, Marx vedeva negli interessi individualmente perseguiti dai capitalisti la forza che avrebbe corroso il loro generale interesse di classe e avrebbe condotto all’autodistruzione finale del capitalismo: proprio il fatto che ciascun capitalista agisce razionalmente per il perseguimento del proprio esclusivo interesse determina crisi economiche sempre più profonde e quindi la distruzione dei comuni interessi.
[…]

1444

E’ vero che, secondo Marx, i capitalisti avrebbero potuto trovare anche qualche forma di superamento del loro esclusivo ed immediato interesse, ma egli riteneva che ciò si sarebbe realizzato non tanto nel settore economico quanto in quello politico e ideologico.
Divisi tra loro dalla concorrenza economica, i capitalisti sviluppavano un’ideologia legittimante e un sistema di dominazione politica funzionale rispetto ai loro interessi collettivi: *lo Stato è la forma in cui gli individui di una classe dominante fanno valere i loro interessi comuni* (cfr. L’ideologia tedesca).
*Le idee della classe dominante sono… le idee dominanti* (cfr. ibidem).
[…]

1442

Quando le condizioni economiche fossero state mature, quando la classe lavoratrice unita dalla solidarietà (ahahahah, scusate, ndr), cosciente dei propri interessi comuni e stimolata da un appropriato sistema di idee, avesse affrontato i suoi antagonisti disuniti, si sarebbe realizzata la condanna del dominio borghese.
Una volta che i lavoratori fossero diventati consapevoli di essere alienati dal processo di produzione, sarebbe iniziato il tramonto dell’era capitalista”.

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Ora, qui, non discutiamo se il pensiero di Marx sia buono o cattivo. A me, pare quasi ingenuo, se paragonato alle ‘classi’ lavoratrici di oggi, alcune e non poche ‘cosiddette lavoratrici’.
Quello che Marx non poteva sapere, che gran parte dei ‘lavoratori’ anziché perseguire la strada della solidarietà, hanno occhieggiato al sistema borghese (nel loro caso: piccolo borghese), salvo poi ‘mobilitarsi’ a comando, e con tamburi, fischietti cappellini vari, dando uno spettacolo di ‘miseria umana’agli occhi di chi ‘attonito’ assiste all’ennesima rappresentazione della stupidità umana, questa sì, classe dominante.     🙂

1443

Se il buon Karl, avesse la possibilità di scendere nella realtà che stiamo vivendo, sai quanti calci assesterebbe, a destra e a manca, dopo essersi reso conto che, tutto il suo impegno e il suo studio, è stato usato come ‘pretesto’ o come ‘scudo’ per portare avanti, in maniera indegna, la solita vecchia storia: mors tua, vita mea.
E al diavolo la lotta di classe… o no?
Poi, ci si lamenta della classe politica che ‘imperversa’ e della sinistra “𝖆𝖚 𝖈𝖆𝖛𝖎𝖆𝖗” che pontifica…
Ma vogliamo aprirli gli occhi e le menti, o andiamo avanti così ‘facendoci del male’, come diceva un ‘𝖌𝖎𝖗𝖔𝖙𝖔𝖓𝖉𝖎𝖓𝖔’ che ha smesso, perché gli girava la testa…

(𝕔𝕚𝕥𝕒𝕫𝕚𝕠𝕟𝕖 𝕟𝕠𝕟 𝕞𝕚𝕒       😉      )

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Penso che ci sia materiale a sufficienza per una approfondita “riflessione” … che nessuno farà, almeno nella attuale realtà sociale …

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