cercasi “aristoi” disperatamente


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da John Armstrong, filosofo, in un libro che vi ho già proposto,    I SOLDI NON SONO IL PROBLEMA,    trattiamo oggi il tema della ricchezza;
tranne i ricchi penso che tutti gli altri avranno subito un giudizio negativo sull’argomento e avendone ben donde; ma è il “subito” la discriminante, il fatto cioè di agire e pensare d’impulso senza troppo riflettere;
noi abbiamo la radicata abitudine cioè di non vedere le cose in maniera neutra, valutandole per quello che sono ma per quello che rappresentano oppure per quello che noi riteniamo che siano; abbiamo tante volte parlato molto male del denaro e specialmente per l’uso distorto con cui la modernità ci sta imponendone l’utilizzo;
non intendo certo rimangiarmi le parole di disapprovazione che abbiamo speso (la penso ancora in quel modo) ma voglio dimostrare che se si segue un’ottica diversa si può giungere a stilare giudizi diversi sulla stessa cosa;
eccovene la dimostrazione :

1140

LA LEZIONE DEL LANDMARK TRUST

“Un esempio di cui dovremmo prendere ispirazione è senz’altro quello del Landmark Trust, un’organizzazione fondata negli anni ottanta in Gran Bretagna – attualmente opera anche in Francia, in Italia (FAI) e negli Stati Uniti – con lo scopo di salvare edifici di valore che altrimenti cadrebbero in rovina o verrebbero demoliti.
Si tratta di strutture il cui valore storico e architettonico non è così rilevante da giustificarne l’inclusione da parte dello stato nel patrimonio nazionale.
Il vero intento di Landmark Trust, però, è stato fin dall’inizio di sfruttare commercialmente, cioè di riconvertirle in realtà che avrebbero reso abbastanza per coprire le spese di mantenimento.
Sì, ma riconvertirle in cosa?
In posti dove trascorrere le vacanze.

1295

Gli ‘edifici da salvare’ vengono decorati e arredati con uno stile allo stesso tempo semplice e ricercato.
Il rischio era, ospitando turisti, di intaccare l’integrità e il fascino delle strutture, ma l’organizzazione ha gestito l’operazione in modo che non accadesse. E’ proprio questa la particolarità: il Landmark Trust ha ottenuto profitti da cose di valore.
In questi casi si parla di ‘commodificazione’ (commodification); spesso però il termine viene usato con un’accezione fortemente critica e negativa.
Ciò a cui bisogna opporsi è la commodificazione di bassa qualità, perché la commodificazione consiste di per sé nella trasformazione di un oggetto o di un’esperienza che è invendibile in una forma che può essere quantificata e valutata in base a certi standard per poi essere messa sul mercato.

1296

Quando la città di Edinburgo si espanse nella New Town, tra il 1785 e il 1825, i terreni edificabili e l’architettura delle case vennero commodificati,
Si potevano comprare quote di terreni insieme al diritto di costruirvi una casa con caratteristiche precise, rigidamente definite.
E tali quote, a loro volta, potevano essere divise e rivendute.
L’operazione non portò al tradimento dell’identità nazionale, tanto meno a scempi paesaggistici.

1297

Al contrario, fu la base economica che permise la costruzione di ‘terrace’, piazze e ‘crescent’ fra i più belli del mondo.
Gli standard a cui dovevano adeguarsi i nuovi edifici erano ispirati a modelli di architettura urbana estremamente raffinata.
Forse le circostanze hanno giocato a favore dei nuovi piani: gli standard, infatti, furono messi a punto da impiegati estremamente competenti, in grado di combinare al meglio eleganza e vendibilità.
Commodificazione non significa ‘standardizzazione’ – né ‘appiattimento’ di categorie di qualità, né la creazione di un mercato puramente quantitativo con l’unico obiettivo del profitto.
Il problema sorge quando gli standard e la quantità non rispecchiano i valori in gioco.
Le camere d’albergo ‘standard’, infatti, spesso ci sembrano anonime.
Ma ciò accade perché vengono standardizzati gli aspetti senz’anima di un’abitazione, anziché ispirarsi al calore e all’intimità”.

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LA LEZIONE DI ARISTOTELE

“All’inizio dell’ ETICA NICOMECHEA Aristotele descrive la relazione fondamentale fra mezzi e scopi:
*Si ammette generalmente che ogni tecnica praticata metodicamente, e, ugualmente, ogni azione realizzata in base a una scelta, mirino a un bene*.
Quindi, in sostanza, non si può veramente capire un’attività, o un’azione, se prima non si sa a quale bene sia finalizzata.
Insomma, per capire quali mezzi utilizzare, dobbiamo prima comprendere lo scopo.
Molto spesso le attività sono organizzate su più livelli.
Aristotele lo spiega con un esempio che al giorno d’oggi può sembrare un po’ strano, ma in fondo stava parlando di quella che, allora, era un’industria di grandissima importanza tecnologica:
*Come la fabbricazione di tutte le briglie e di tutti gli altri strumenti che servono per i cavalli è subordinata all’equitazione, e quest’ultima e ogni azione militare sono subordinate alla strategia*.
E la strategia, a sua volta, è subordinata alla politica, la scienza più vasta e importante di ogni buona società.
[…]
Cosa sta cercando di dirci Aristotele?

1299

Che a ogni livello bisogna chiedersi qual’è il bene che si vuole raggiungere? E quale dev’essere questo bene perché risulti utile e importante?
L’aspetto fondamentale per il nostro discorso è che, secondo Aristotele, il fine è un bene.
A quale bene mira una determinata attività?
Ecco perché queste sono pagine fondamentali per l’etica, e perché le faccende economiche hanno sempre a che fare con l’etica.
Aristotele cerca di elaborare un principio importantissimo per le attività umane, in seguito assimilato dal mondo del business con il termine piuttosto arido di ‘integrazione verticale’: momenti distinti della produzione forniscono varie componenti a un committente superiore.
L’idea però è di Aristotele il quale di certo non pensava che si lavorasse per un tycoon, ma per un ideale più alto.
[…]
Cosa possiamo ricavare da queste lezioni?
Non sto cercando di elaborare linee guida per arricchirsi.

1300

Tuttavia essendo così facile sentirsi oppressi dal successo altrui, credo sia importante che ognuno tenga conto che esistono anche modi molto buoni per fare soldi.
Quello che dovremmo iniziare a chiederci, quindi, è come se li sono guadagnati gli altri, non solo quanti ne hanno.
Se la loro ricchezza è frutto di un servizio autentico offerto agli interessi più alti dell’umanità, allora questi individui sono amici della nostra causa.
Insomma non bisogna criticare la ricchezza per partito preso.
[…]
Basta rifocalizzare la nostra immaginazione: non dobbiamo per forza rassegnarci a un modello di università a la Rex Mottram, possiamo sempre ispirarci al Landmark Trust.
Ricercare un profitto e, nello stesso tempo, fare qualcosa di buono in sé non sono due progetti incompatibili.
E’ solo un po’ più difficile, ma del resto quale lavoro non implica complicazioni?”

§

1301

Noi italiani, abbiamo tante qualità e tantissimi difetti; abbiamo in dote un territorio e delle ricchezze culturali, artistiche e naturalistiche non riusciamo a riconvertire in positivo per la nostra economia (in maniera ‘creativa’ e redditizia);
un sistema politico e burocratico para-mafioso ha ucciso il ‘merito’ e con lui, gli ‘aristoi’, i migliori, gli unici in grado, per competenza, anima, generosità, di mettere in pratica gli esempi che Armstrong ha portato.
E questo Paese non è ancora riuscito a capire questa cosa fondamentale … e chissà se mai riuscirà a farlo …

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