Referendum costituzionale, occhio alla rimonta


Giro l’Italia da mesi per spiegare i pericoli della controriforma costituzionale, le bugie del Sì e le buone ragioni del No, e negli ultimi giorni sento dire: “Ormai è fatta. Il No ha stravinto”. Ma siamo matti? Il peccato mortale da evitare è proprio questo rilassamento a pochi metri dal traguardo. 

Sorgente:    Referendum costituzionale, occhio alla rimonta – Il Fatto Quotidiano

direi che ha (come quasi sempre) ragione …

“saggezza” ed “intossicazione”


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Quotidianamente siamo “intossicati” da immagini e parole che ormai rasentano l’assurdo;
i media ce le vomitano addosso senza riguardo, anzi con accondiscendenza;
ci propongono una visione del mondo e della vita che è ormai senza senso ma la massa neppure se ne rende conto, accetta supinamente tutto senza neppure domandarsi il perché, si fida dei governi e dei potentati senza accorgersi che, per costoro, loro sono solo carne da macello e prima da “produzione” e da “consumo” !!!
L’Uomo è fondamentalmente una “macchina” (biologica) ma con parecchi “optional” emozionali, caratteriali, spirituali etc etc ma chi gestisce il “potere” sta mettendo pian piano, con metodo, in atto una trasformazione terribile;
per chiarire con un esempio pensate all’Uomo come ad un’auto :
pensate ai primi modelli (a dire il vero ridicolmente buffi e spartani),
pensate all’evoluzione sia estetica che di prestazioni e di sicurezza che si sono realizzate nel tempo,
pensate poi alle auto moderne (e già riderete di quelle di 20 / 30 anni fa),
pensate poi a quelle che arriveranno … chissà come le immaginerete, bellissime e performanti …
beh … ora pensate che le auto del futuro (cioè l’Uomo di domani) saranno uno châssis, un volante, 4 ruote ed un motore con 2/300.000 Km già percorsi … niente carrozzeria, niente optional !!!
Spero vi rendiate conto del significato di tutto ciò ma il grosso guaio e che la stragrande maggioranza delle persone neppure se ne rende conto …

Ora, mentre riflettete su quanto ho scritto, guardate cosa ho trovato sulla pagina FB di  Realtà, inganno e manipolazione 

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“La saggezza non consiste nel governare gli altri, ma nel governare se stessi.
La nobiltà non consiste nel potere e nel rango sociale, ma è una questione di auto realizzazione; se ti realizzi, troverai tutto il mondo in te stesso.
La felicità non consiste nella ricchezza o nella condizione sociale, ma è una questione di armonia.”

Lao-tzu

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la “vera” cultura


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“Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri (…).

Cultura è la stessa cosa che la filosofia… ciascuno di noi è un poco filosofo: lo è tanto più quanto più è uomo…
Cultura, filosofia, umanità sono termini che si riducono l’uno nell’altro (…).
Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque lo voglia.
Basta vivere da uomini, cioè cercare di spiegare a se stessi il perché delle azioni proprie e altrui, tenere gli occhi aperti, curiosi su tutto e tutti, sforzarsi di capire; ogni giorno di più l’organismo di cui siamo parte, penetrare la vita con tutte le nostre forze di consapevolezza, di passione, dì volontà; non addormentarsi, non impigrire mai; dare alla vita il suo giusto valore in modo da essere pronti, secondo le necessità, a difenderla o a sacrificarla.
La cultura non ha altro significato.”

Antonio Gramsci – “Quaderni del Carcere”

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( tratta dalla pagina FB di  Filosofia e Storia della filosofia )

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Profitto = + quantità – qualità


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Il profitto selvaggio ha preso il posto della crescita qualitativa della vita di tutti noi.
Inutile ribadirvi che la dicotomia tra “qualità e quantità” è presente in molte realtà e non ne è certo esente anche la vita umana;
Posso citare un esempio della metropoli a me vicina, Milano, anche supportato da un amico li residente che mi ricorda di un recente passato in cui il segno distintivo della città (ben più di una vecchia pubblicità che parlava di una “Milano da bere”) era una robusta ‘borghesia’ illuminata e da una classe lavorativa, artigiani, operai, bottegai, di grande qualità.
Basterebbe, per esempio, considerare cosa era l’Alfa Romeo, prima, e cosa è diventata, dopo…
Ma lo stesso discorso può essere fatto per innumerevoli altre categorie.
L’intelligenza, il merito, le capacità, la conoscenza e l’impegno dei singoli facevano la differenza; poi con l’arrivo di Berlusconi e di un certo modello di fare imprenditoria le cose sono radicalmente cambiate (inutile dirvi, in peggio).

Io ho citato innumerevoli volte un certo discorso (datato 1968, anni ancora non “drammatici” come quelli odierni dal punto di vista della globalizzazione e del capitalismo) che verteva sul PIL e che si conclude con una affermazione di una lucidità, onestà e veridicità indiscutibili; il Senatore Kennedy concluse il suo bellissimo discorso in Alabama dicendo :
” Il PIL misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”

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Allora, proviamo a leggere queste pagine, e sappiatemi dire se vi riconoscete – concettualmente – in quello che l’autore scrive e descrive:

IN COSA SBAGLIAVA REX

Nel romanzo di Evelyn Waugh RITORNO A BRIDESHEAD, a un certo punto il protagonista Charles, esce a cena con Rex Mottram, membro del Parlamento nonché squalo della finanza.

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“Il conto lo pagherà Rex, e decidono di andare al ristorante preferito da Charles, che si trova in una stradina tranquilla ed è perfetto per l’occasione.
Rex gradisce la cena, ma pensa a quanto sarebbe più redditizio quel posto se ‘qualcuno lo prendesse in mano come si deve’.

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Sappiamo bene cosa significherebbe: il ristorante perderebbe la sua genuinità diventando sfarzoso e volgare; i prezzi salirebbero alle stelle e inizierebbe ad assecondare le pretese del mondo alla moda e del gossip.
Charles è disgustato.
Si sarebbe subito tentati di schierarsi dalla sua parte e pensare che la commercializzazione è il nemico numero uno, insieme a individui odiosi e insensibili come Rex.

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Il consumismo non fa altro che snaturare le cose e peggiorarle.
Un posto grazioso e intimo si trasformerebbe nell’ennesimo tempio del consumo di massa.
Che orrore.
Proviamo a vederla in un altro modo.
Così com’è, quel ristorante ha diverse cose che funzionano molto bene.
Anzi, meglio che in altri posti.
Dovrebbero crescerne di più di locali simili.
Insomma quel tipo di realtà dovrebbe diventare la norma, non l’eccezione.
Se, però, ci chiediamo cosa lo renda tanto eccezionale, probabilmente la risposta è che non molte persone sanno come creare qualcosa di simile.
Dietro un’idea valida c’è qualcuno che dispone delle competenze giuste per rendere un piccolo ristorante così delizioso: come stilare un menu ricercato mantenendo un’alta qualità, come indurre i clienti a vestirsi con eleganza e ad avere determinate attenzioni.

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Dovremmo augurarci che quelle competenze siano più diffuse, che abbiano un’influenza maggiore nel mondo.
Il processo di commercializzazione dovrebbe tradursi nel rendere particolari qualità fruibili in più luoghi.
Quali risultati si otterrebbero applicando la stessa filosofia nei bar e negli hotel ?
Più volte ho ripensato a questa scena di Ritorno a Brideshead, e ho sempre creduto che la commercializzazione appartenesse al mondo dei Rex.
Non mi sono mai chiesto come potrebbero competere sul serio nella nostra società le cose che mi stanno a cuore.
Rinunciando a realizzarle, ho assunto un atteggiamento quasi tragico nella convinzione che il Profitto fosse il peggiore dei mali, dando potere e rilievo alle cose che odiavo di più.

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Inconsciamente, insomma, ho dato per scontato che ciò che è buono non può essere redditizio: i film migliori vanno tutti in perdita. i libri dei poeti più bravi restano a impolverarsi sugli scaffali delle librerie.
La qualità, pensavo, non avendo alcun valore, sopravvive solo grazie ai sussidi statali, cioè all’intervento dei politici per garantire all’interno del mercato una zona franca riservata alla bellezza e alla serietà non competitive.
Poi ho capito che la politica è un meccanismo troppo povero per permettersi simili lussi.
La politica si limita a riflettere gli interessi dominanti della società, e l’unica preoccupazione dei politici è vincere le elezioni quindi, rappresentare le esigenze di alcune fasce di aventi diritto al voto accuratamente selezionate all’interno dell’elettorato (il libro è del 2012 eh … ndr).
In teoria lo scopo di chi ci governa dovrebbe essere quello di far prosperare la bellezza,il bene e la verità (in teoria, quindi in pratica, è compito della collettività).
La realtà, infatti, è che i politici non saranno mai gli angeli custodi di tali ideali.
Così, chi vuole davvero vederli fiorire non può far altro che confrontarsi con il mercato in cui è inserita la cultura imperante.
E questo confronto si chiama ‘commercializzazione’ “.

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per dirla come Musil,la dote di non avere doti è, oggi, indispensabile per galleggiare, e se le ultime righe vi hanno fatto subito pensare al nostro attuale governo … non è altro che la dimostrazione che quello che avete letto è vero :
tutto ciò che ha attinenza con il potere, con il denaro, con il profitto, non ha alcuna attinenza con la qualità; può essere attirata solo dalla quantità, può essere frutto solo della disumanizzazione del mondo e degli uomini …

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