Preghiera


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( tratta dalla pagina FB  di  ஜ Gli Indiani D’America: il Popolo ஜ )

La definizione di “Dio” è da interpretare perché loro, essendo panenteisti,  non credevano nel Dio del Cattolicesimo ma nel “grande Spirito” che aveva nomi diversi (a seconda delle tribù) come ad esempio “Manitou” … ma la saggezza di tale poesia comunque colpisce profondamente.

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vi confesso che prima di postarlo ci ho pensato su un bel po’ … forse è scomodo per me    😉   

perché non mi va di passare per il solito “boccalone” che crede ingenuamente a tutto ciò che trova in rete e neppure di postare delle bufale;
però l’argomento è veramente complesso ed importante, straordinariamente delicato, tocca troppo da vicino il cuore di tanta gente che sicuramente avrà un proprio caro che ha avuto oppure ha ora un problema di “cancro”;
io non vi nego che da parecchio tempo penso che la “costosa” chemio sia più che una cura un vero e proprio business;
non vi nego che credo che “Big Pharma” (una vera Lobby) sia una realtà e non semplice “complottismo”;
non vi nego che credo che le Industrie Farmaceutiche di etico non abbiano proprio nulla ed il loro unico interesse sia il profitto; la riprova di ciò è nel fatto che se una malattia è rara non vengono fatte ricerche (per la mancanza di sufficienti successivi rientri “commerciali”, cioè denaro);
non vi nego che se qualcuno mi dicesse che l’Industria Medica non ha interesse a “guarire” un paziente perché perderebbe un “cliente, mentre ha interesse a tenerlo in vita (da ammalato) il più a lungo possibile, oppure fornire cure costosissime, per garantirsi introiti … non mi scandalizzerei nel sentire tali affermazioni … perché hanno una loro logica, per quanto perversa possa essere …
non vi nego che ho qualche dubbio che i farmaci (ed i vaccini) non siano sempre esclusivamente quello che ci viene detto che siano;
non vi nego che mi ha sempre dato fastidio il fatto che farmaci che si è obbligati a prendere vita natural durante vengano “confezionati” in quantità ridicolmente esigue mentre farmaci che si debbono assumere solo per pochi giorni in confezioni da 50 pz o più (che poi inevitabilmente scadono e si buttano); c’è una più chiara prova che parliamo di poca logica e tanto marketing e business ?
Non posso neppure negare che ci sono tanti bravi dottori in circolazione come pure dottori meno bravi ma è la scuola di pensiero imperante, quello che viene loro insegnato, quello che viene loro consentito che fa la differenza …
converrete con me che ci sono dottori (che aprono cliniche private) interessati al guadagno molto più di altri interessati alla salute dei pazienti (basta vedere i volontari nelle zone di guerra o pensare a Gino Strada); non faccio quindi di ogni erba un fascio !

Allora, sgomberando la mente da tutte queste mie riflessioni (che vi avranno ovviamente portato a giudicarmi in una certa maniera) vorrei chiedervi un piccolo grande sforzo :
impegnate un po’ del vostro tempo e guardate questo video (è un po’ lunghetto, lo so) e poi tornate a riflettere su quanto io ho scritto, e chissà che il giudizio precedente possa (anche solo in piccola parte) essersi modificato …

… e ricordate che a pensar male si fa peccato ma, a volte, ci si “azzecca” …

chissà se è questo il caso …

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un video molto “scomodo” …

Il “Dubbio” … (prima parte)


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Nonostante il titolo l’argomento principale di questo commento (e soprattutto del contributo che essendo lungo vi posterò a puntate   😉   ) riguarda i preconcetti ed i pregiudizi;
sono quelli che ci fanno osservare le cose attraverso una lento deformante che ci porta poi a conclusioni a volte errate o comunque condizionate;
l’Autore rivede i propri punti di vista su determinati argomenti senza peraltro sconfessare il proprio impianto di base (perché assolutamente onesto intellettualmente);

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Cartesio definiva il dubbio una esplorazione al fine di fugare ogni dubbio (Filosofia Analitica), una ricerca, una indagine dotta non certo paragonabile al relativismo odierno dedito solo a contrapporsi al pensiero altrui magari senza argomentazioni appena appena valide (Filosofia Ignorante o forse meglio d’accatto);

allora per riuscire ad “unire i puntini” facciamoci aiutare da un logico matematico, abituato alle analisi … chi è in grado di fare meglio ?

da:      IL MIO PENSIERO      il capitolo che estrapolo è tratto dal libro:
LA MIA VITA IN FILOSOFIA      (1959) di Bertrand Russell

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TEORIA DELLA CONOSCENZA

“Al principio di questo lavoro non avevo delle convinzioni determinate, ma solo un certo bagaglio di massime e di pregiudizi.
Lessi in lungo e in largo, alla fine scoprii, come mi era successo con le letture che avevano preceduto I PRINCIPI DELLA MATEMATICA (un’altra delle sue opere ndr), che gran parte di quanto avevo letto era irrilevante ai miei fini.
Fra i pregiudizi coi quali ero partito, ne devo elencare sei tra i più importanti:

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PRIMO

Mi sembrava desiderabile insistere sulla continuità tra mente animale e mente umana.
Ritenevo sensato protestare contro le interpretazioni intellettualistiche del comportamento animale ed ero ampiamente d’accordo con queste proteste, però pensavo che i metodi adottati per l’interpretazione del comportamento animale sono utilizzabili, in misura molto maggiore di quanto non si ammetta comunemente, nell’interpretazione di quello che negli esseri umani sarebbe considerato ‘pensiero’ o ‘conoscenza’ o ‘inferenza’.
Questo preconcetto mi indusse a leggere moltissimo sulla psicologia animale.
Scoprii, con un certo divertimento, che in questo campo vi erano due scuole, i cui più notevoli rappresentanti erano Thorndike in America e Kohler in Germania.
Sembrava che gli animali si comportassero sempre in un modo che evidenziava la correttezza della filosofia seguita dall’uomo che li osservava.
[…]

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Quello che m’importava era come facevano gli animali a imparare. Gli animali osservati dagli americani si agitavano freneticamente finché non arrivavano per caso alla soluzione. Gli animali osservati dai tedeschi si mettevano tranquillamente a sedere e si grattavano la testa fino a tirar fuori la soluzione dall’intimo della loro coscienza.
Io credo che tutti e due i gruppi di osservazione siano pienamente attendibili e che quello che un animale fa dipenda dal tipo di problema di fronte al quale lo mettete.
Il risultato effettivo delle mie letture in argomento fu di rendermi guardingo nell’ampliare una teoria qualsiasi oltre i confini della regione entro la quale era confermata l’osservazione.
Vi era una regione nella quale esisteva un importante corpo di conoscenze esatte e sperimentali.

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Si trattava del campo delle osservazioni di Pavlov sui riflessi condizionati dei cani.
Questi esperimenti conducevano a una filosofia chiamata ‘behaviourismo’, la quale è stata molto di moda (lo è ancora, usata da pubblicitari, dal marketing e dai politici ndr).
Il succo di questa filosofia è che in psicologia dobbiamo affidarci esclusivamente alle osservazioni esterne e non accogliere mai dati la cui prova è esclusivamente derivata dall’introspezione.
Nella mia qualità di filosofo, non ho mai avuto alcuna tendenza ad accettare questo modo di concepire le cose, però lo consideravo valido quale metodo da seguirsi il più a fondo possibile.
Stabilii in anticipo che lo avrei portato il più avanti possibile, pur rimanendo persuaso che aveva dei limiti molto ben definiti.

SECONDO
Al pregiudizio a favore del metodo behaviouristico si accompagnava un altro pregiudizio a favore delle spiegazioni in termini fisici, tutte le volte che fosse stato possibile.

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Sono stato sempre profondamente convinto che, da un punto di vista cosmico, la vita e l’esperienza siano di scarsa importanza sotto l’aspetto causale, Il mondo dell’astronomia domina la mia immaginazione o io sono perfettamente cosciente dell’estrema piccolezza del nostro pianeta in confronto ai sistemi delle galassie. (Un altro spinoziano … ndr)
Leggendo FOUNDATION OF MATHEMATICS di Ramsey, in particolare le sue conclusioni: *L’umanità, che riempie il primo piano delle mie rappresentazioni, io la trovo interessante e in complesso ammirevole* è una pagima che esprime quello che io NON sento.
Sui sentimenti non si discute e io non pretendo neppure per un istante che il mio modo di sentire sia migliore di quello di Ramsey, però è immensamente differente.

Io provo una ben scarsa soddisfazione nel contemplare la razza umana e le sue follie.

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Non posso mettere come Kant, la legge morale sullo stesso piano del cielo stellato.
Il tentativo di umanizzare il cosmo che fa da sottofondo a quella filosofia che si autodefinisce ‘idealismo’ mi riesce sgradito indipendentemente dalla questione se sia vera o falsa.
Non ho voglia di pensare che il mondo salti fuori dalle elucubrazioni di Hegel e neppure da quelle del suo Celeste Prototipo.
In qualsiasi soggetto di studio empirico, io mi attendo, anche se non con assoluta fiducia, che una comprensione integrale ridurrà le più importanti leggi causali a quelle della fisica, ma, là dove la materia è molto complessa, dubito della realizzabilità di tale riduzione.”

(segue)

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F E A R


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vi va di parlare della “paura” ?
certo un argomento attuale sempre ma in particolare in alcuni giorni particolari;
quando viene compiuto un attentato, quando viene effettuato un bombardamento, quando cade un cavalcavia in diretta video, quando terremoti ravvicinati seminano morte e distruzione;
la paura è in questi casi diretta conseguenza dell’evento ma poi esiste la paura indiretta che deriva dall’aleatorietà del futuro successivo all’evento in questione;
nell’esempio del terremoto è facile comprendere tale differenza : la paura diretta è quella che si prova durante le scosse mentre si fugge alla ricerca della salvezza; quella indiretta scaturisce dal pensiero del futuro e di tutto quello che in pochi secondi si è perso (come una casa costruita con i risparmi sudati di una vita di sacrifici);

ma quanti altri tipi di paura esistono e quanto noi li temiamo ?

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Un po’ diverse sono le paure per gli incidenti, di quanto può succedere ai nostri figli adolescenti quando escono la sera, di perdere il posto di lavoro, di essere colpiti da un fulmine e via discorrendo;
poi ci sono le varie e numerose fobie che attanagliano tante persone, dalla paura delle altezze, dei luoghi aperti, dei luoghi chiusi, degli ascensori, dei ragni, dei serpenti e mille altre;

Io personalmente (tra le numerose altre) ho una grossa paura, ad esempio, per quanto riguarda il futuro dell’uomo a causa della sua assoluta mancanza di interesse e di rispetto per la salute del Pianeta, più di una volta vi ho detto che l’uomo agisce come se avesse un Pianeta di scorta;
una altra altrettanto grossa e fondata riguarda sempre il futuro dell’uomo ma questa volta a causa della globalizzazione, del consumismo e dell’ascesa al potere della finanza; l’uomo ha perso la sua essenza di “essere” e conta solo per il suo “avere”, ha perso la sua personalità singola per diventare uno dei tanti “numeri” di una immane “mandria” di prestatori d’opera, di novelli schiavi, di consumatori, di contribuenti …

vediamo cosa ci dice un filosofo del secolo scorso a tale riguardo (per me è proprio un bel contributo)

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Il libro citato è IL MIO PENSIERO di Bertrand Russell  . Il capitolo che vado a proporvi è tratto da: NUOVE SPERANZE IN UN MONDO CHE CAMBIA

Anche se può sembrare pleonastico, vi rammento che il testo è del 1951 e, quindi, va contestualizzato.

VITA SENZA PAURA

“La cosa che soprattutto mi preme di dire è che, a causa di paure che un tempo avevano una base razionale, l’umanità non è riuscita a trarre profitto dalle nuove tecniche che, se applicate con saggezza, potrebbero renderla felice.
La paura rende malaccorto l’uomo in tre settori del comportamento umano: il modo di trattare la natura, il modo di trattare gli altri uomini e il modo di trattare con se stessi.

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In questo capitolo desidero prendere in considerazione i modi in cui il mondo potrebbe essere migliore se ci scuotessimo di dosso la tirannia delle antiche paure.
In primo luogo è necessario distinguere fra l’emozione della paura e una ragionevole preoccupazione per il pericolo di cui si è a conoscenza.
Non rendersi conto dei pericoli quando esistono sarebbe da pazzi, però è molto raro che un pericolo possa essere affrontato con la paura con la stessa efficacia con cui lo si può affrontare con una preoccupazione razionale.
La paura è un’emozione che abbiamo in comune con gli animali.
La paura è grossolana ed opera a caso.
Qualche volta serve allo scopo dell’autoconservazione, ma qualche volta ottiene esattamente il contrario.

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L’uomo che non sia dominato dalla paura è molto più capace di escogitare il tipo di comportamento che riduca al minimo il danno.
Molto spesso la paura toglie agli individui la capacità di riconoscere il pericolo che in realtà temono e quindi fa si che non prendano le precauzioni che sarebbero consigliate dalla saggezza.
Questo, a volte, assume forme quanto mai assurde come, per esempio, quando la paura della morte impedisce a un uomo di fare testamento.
E’ importante chiarire questo punto, ché altrimenti si potrebbe credere che, parlando contro la paura, si parli contro una chiara visione dei veri pericoli.
I diversi generi di pericolo hanno bisogno di trattamenti di genere diverso.
Vi sono delle limitazioni, cui gli esseri umani sono soggetti a causa dei fatti fisici della natura.
Fino a un certo punto queste limitazioni sono inevitabili e, entro questi limiti, debbono essere accettate.

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D’altro canto, gli ostacoli al benessere, che sorgono dalle nostre relazioni con gli altri o con noi stessi, in larghissima misura non sono inevitabili.
Non vi è nulla di inevitabile nella sofferenza che gli individui si infliggono a vicenda con l’odio o la cattiva volontà e nemmeno nella sofferenza che si infliggono da soli con il senso di colpa.
Per questa ragione i modi di affrontare i diversi generi di paura sono diversissimi.
Le limitazioni imposte dalla natura hanno a che fare con gli alimenti, le materie prime, il fatto fisiologico della morte.
Non si tratta di limitazioni assolute; con un maggior lavoro è possibile produrre più alimenti e con una tecnica migliore è possibile economizzare le materie prime o fare uso di nuove sostanze, in precedenza considerate prive di valore.
La morte può essere ritardata grazie alla medicina e a una vita sana.
Però, sotto tutti questo tre aspetti, anche se non possiamo porre un limite preciso in un determinato punto, le limitazioni esistono effettivamente.

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Nessuno sforzo della medicina renderà l’uomo immortale, e nessuno sforzo della scienza potrebbe procurare gli alimenti se la popolazione disponesse soltanto dello spazio per stare in piedi.
Le limitazioni imposte dalla natura debbono essere considerate scientificamente, così da poterle affrontare nel modo che comporti la minima quantità di sofferenza.
Per quanto riguarda l’alimentazione, la soluzione sta nel controllo delle nascite: per quanto riguarda le materie prime, la soluzione risiederà in parte in una tecnica più scientifica e in parte in un controllo internazionale destinato a prevenire gli sprechi e ad assicurare un’equa distribuzione; ritardare la morte è un problema di competenza della medicina, ma assoggettarsi ad essa di buon grado è un problema di competenza della psicologia.
[…]

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Nel mondo vi sono tuttora molti mali, tra i quali il più minaccioso è forse la sovrappopolazione, nei confronti della quale gran parte delle nazioni più civili è assolutamente antiscientifica.
La paura degli altri esseri umani esistenti al mondo, così come l’abbiamo conosciuto, è spesso ben fondata, nel senso che vi sono quelli che ci farebbero del male se potessero.
Ma, persino in questo caso, di solito non è con la paura che meglio si riesce ad impedire a chi ci vuol male di danneggiarci.
[…]
Non riesco a immaginare un mondo senza paura come un mondo anarchico, vi sarebbe libertà in certe direzioni in cui attualmente la libertà è molto limitata, ma in altre direzioni, dove ora vi è libertà, vi sarebbe invece la legge.

999

Vi sarebbero leggi per regolare l’approvvigionamento degli alimenti e la distribuzione delle materie prime.
Ritengo inoltre, che sia impossibile avere un mondo in cui vi sia molta libertà senza eccessiva anarchia, a meno che certe cose non vengano insegnate nel corso dell’educazione.
Per quanto riguarda il rapporto dell’uomo con la natura, deve esserci disciplina scientifica, vale a dire l’abitudine di cercare di accertarsi dei fatti, e di ammetterli una volta che siano stati accertati.
Attualmente il mondo è pieno di sentimentali che, quando trovano spiacevole un fatto, semplicemente si rifiutano di riconoscere che è un fatto.
Questo atteggiamento mentale è capace di provocare indicibili mali, perché i fatti sgradevoli avranno un effetto sgradevole molto più intenso proprio perché non sono stati riconosciuti.
La disciplina intellettuale, consistente nell’essere disposti a riconoscere i fatti, dovrebbe nascere dall’educazione.

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E’ semplicemente stupido non riconoscere il potere della natura, proprio perché questo potere esiste.
In questo campo, qualsiasi tentativo di imporsi significa una perdita della ragione. (vorrei che lo leggessero e lo capissero ‘certi’ terremotati che se ne sono fregati del fatto che il terremoto ‘esiste’ e hanno combinato ‘pasticci’ di ogni genere, in fase di costruzione e/o ristrutturazione, salvo veder poi crollare tutto come un castello di carta… ndr).
A causa del potere della natura fisica, certe abitudini, che solo l’educazione potrebbe creare, sono molto utili alla sopravvivenza.
La conservazione della salute esige una disciplina fisica che non è probabile possa essere acquisita dal fanciullo semplicemente con esortazioni che si appellino al suo stesso interesse per gli anni successivi.
Penso che, nell’educazione, sia necessaria una certa dose di disciplina, non solo per ragioni di salute, ma anche per produrre quelle abitudini di comportamento sociale che rendono non più necessari i continui litigi.
[…]

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Un educatore dovrebbe pensare a un bambino come un giardiniere pensa a una pianta, ossia come una cosa che deve essere fatta crescere col terreno adatto e la giusta quantità d’acqua.
Se le vostre rose non fioriscono, non vi viene in mente di frustarle, ma cercate di scoprire cosa c’è che non va nel modo di coltivarle.
Se i vostri figli non fiorissero, li dovreste trattare come fareste con le rose.
Con poche eccezioni, quel che ci vuole è positivo, non negativo.
La cosa importante è cosa fanno i bambini (e non solo loro ndr), non cosa non fanno. E se si vuole che quel che fanno sia valido, bisogna che sia l’espressione spontanea della loro energia vitale.

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Se vi sembra opportuno, potete preparare i bambini a una vita militare insegnando loro a fare tutti la stessa cosa nello stesso istante quando sentono una parola di comando.
Se lo farete, cresceranno deformi, sottosviluppati, colmi di una rabbia profondamente radicata, contro il mondo, tutte emozioni, queste, utili solo se dovranno essere soldati adoperati per uccidere, ma non se dovranno essere cittadini felici in un mondo di pace.”

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