Soledad


§

884

Soledad ovvero solitudine …

di primo acchito l’immagine che si “visualizza” nel nostro cervello leggendo questa parola è certamente negativa, raffigurazione di isolamento, abbandono, tristezza, dolore;
questa reazione istintiva è causata certamente anche dal mondo che ci circonda e ci condiziona, che indirizza verso una certa direzione i nostri ragionamenti ed i nostri sentimenti, che in fondo “manipola” le nostre anime;
ovviamente in parte è anche causata dal livello culturale di ognuno e dalla sua libertà di pensiero;

885

magari penserete “ma come, davvero vuoi fare un elogio della solitudine” ?
beh, effettivamente se la vedete nell’accezione di cui ho parlato prima avreste tutto il diritto di pensare così ma …
ma siete sicuri che, quello definiamolo “comune”, sia l’unico modo di valutare la solitudine ?

886

Vorrei ricordare ad esempio che una “riflessione” si fa “da soli” eppure è sicuramente un “momento” molto positivo (ed è un vero dramma sociale moderno che questa “consuetudine” sia stata praticamente quasi abbandonata, “svuotata” della sua linfa da un ritmo di vita che di “umano” conserva ben poco);

Il discorso da me iniziato può portare ad una discussione che si può logicamente ampliare ed allora mi faccio aiutare dal solito contributo che anche oggi è tratto dal libro GRAMMATICHE DELLA CREAZIONE
come leggerete saranno introdotti anche altri argomenti molto meno “materiali” di quelli da me esplicitati

805

“Nelle arti, nella musica, nella filosofia e in quasi tutta la letteratura seria, la solitudine e la singolarità sono essenziali.
Il movimento creativo è altrettanto individuale, altrettanto rinchiuso nella cittadella del sé, di quanto sia l’istante mai collaborativo, mai intercambiabile, della nostra morte.
Vedremo che ha un’importanza centrale questa affinità intima tra poiesis (l’agire diretto ndr) e morte, tra l’individualizzazione dell’atto metafisico-estetico e la solitudine dell’estinzione personale.

887

§

Definisce reciprocamente i due processi.
Creiamo o ci avviciniamo alla creazione o moriamo in un isolamento ontologico (lo studio dell’essere ndr), in soledad.
Questa parola, associata alla poesia di Gòngora (poeta spagnolo del barocco ndr), concentra perfettamente i valori pertinenti.
Implica la ‘solitudo’ latina, dalla quale deriva.
Comprende l’isolamento, l’esilio nei territori deserti del sé, una distanza dalle altre persone umane come quella dell’anacoreta.
Evoca la ‘mezzanotte dell’anima’, un’altra precisazione barocca, familiare al mistico, al metafisico e al poeta.
Da questa mezzanotte, la nascita dell’opera porta o la luce o un’oscurità ancora più densa.

888

La ‘soledad’ del creatore è, come dice Gòngora, ‘confusa’.
E’ allo stesso tempo una vacuità, un deserto dello spirito e una pienezza potenziale, pregna di impulsi a dar forma.
Il poeta o il pensatore sono indicibilmente soli, eppure sottoposti alla pressione di possibilità incalzanti.
Sulla soglia del suo silenzio interiore turbina la forma nascente, la volontà di enunciazione.

889

Il marinaio di Coleridge , che può servire da modello al viaggio verso l’espressione inderogabile, è solo, solo fino alla pazzia, su un mare affollato.
Sin dall’antichità classica il lato notturno della solitudine della creazione ha avuto per emblema Saturno, e il poeta è stato descritto come ‘saturnino’.
Nato sotto una stella senza luce, il poeta vive nella malinconia.

890

Il ‘Penseroso’ di Milton riunisce i motivi tradizionali e iconici con un’economia memorabile.
La lampada del filosofo o del poeta sarà *at midnight hour,/Be seen in some high lonely tower* (vista a mezzanotte/In qualche alta torre solitaria).
Facendo di necessità virtù, ma anche per un desiderio logorato, diventerà un eremita.
Nella sua clausura, in comunione con lo spirito, ostile o tutelare, di Platone e di ‘Ermete Trismegisto’, protettore delle finzioni, il facitore *[will] oft out-watch the Bear* (fisserà spesso l’Orsa oltre il suo tramonto) nei cieli stellati.

891

Robert Burton situa nella contemplazione di verità eccelse, della bellezza e dei miti, e nella fantasia unita allo speculativo, una delle fonti principali della ‘tristitia’.
Un eccesso di solitudine,’nimia solitudo’, può ridurre gli esseri umani al nulla: ‘et nihil sumus’.
Eppure altri, non meno eloquenti, testimoniano della ricchezza estatica della solitudine.
Affermano che soltanto nella solitudine austera si può percepire la pulsazione della vita nella sua vibrazione più intensa.
Identificano la ‘soledad’ con la possibilità stessa di travagli speculativi e costruttivi di prim’ordine.

893

Come vedremo, è questa la convinzione, spesso ribadita, di Montaigne nella sua torre; ed è quella dello Zarathustra di Nietzsche nella solitudine accecante del sole di mezzogiorno.
Le categorie, le tipologie della solitudine, mentre differenziano le dinamiche che caratterizzano l’estetico e lo scientifico, si sovrappongono.
Tuttavia cinque modalità meritano forse di essere messe in evidenza.

892

§

§

La solitudine può essere una scelta, anche se questa scelta viene certo influenzata a volte da costrizioni psicologiche.
Il caso di Montaigne è esemplare.
Fece del suo torrione un rifugio per il suo fecondo isolamento. Avrebbe potuto prendere come motto personale il verso di Tibullo: *In solis sis tibi turba locis* (In luoghi solitari, sii una folla per te stesso). Come Prospero – ci sono somiglianze – Montaigne popolava i silenzi con la voce dei libri.
Così nella moltitudine di citazioni di Montaigne ci sono voci familiari corali e individuali; persino sulle travi del soffitto della sua biblioteca ci sono citazioni bibliche, alcune sottilmente distorte.

894

Quando lavorava agli ‘Essais’ o si immergeva nelle letture preliminari e nelle sue ‘reverie’ argomentative, Montaigne allontanava persino la sua famiglia. Il precetto canonico si trova al libro I, capitolo XXXIX:

*Bisogna riservarsi un retrobottega tutto nostro (un arrière boutique) del tutto indipendente, nel quale stabilire la nostra vera libertà, il nostro principale ritiro e la nostra solitudine.
Là noi dobbiamo trattenerci abitualmente con noi stessi (de nous à nous mesmes), e tanto privatamente che nessuna conversazione o comunicazione con altri vi trovi luogo; ivi discorrere e ridere come se fossimo senza moglie, senza figli e senza sostanze, senza seguito e servitori, affinché, quando verrà il momento di perderli, non ci riesca nuovo il farne a meno.

895

Noi abbiamo un’anima capace di ripiegarsi in sé stessa (contournable en soy mesme); essa può farsi compagnia:
ha i mezzi per assalire e per difendere, per ricevere e per donare; non dobbiamo temere di marcire d’ozio noioso in questa solitudine.* “

§


§

siamo umani o siamo ballerini ?

una bella domanda …
ma chi se la pone ?

“adagiati” più o meno comodamente nel proprio “status quo”,
costretti nei liberi movimenti da catene (invisibili ai più),
condizionati (più o meno subliminalmente) nei nostri (?) desideri,
ingabbiati in un mondo che ci detta regole ormai inumane tendenti solo all’idolatria del profitto e del potere,
forse oltre che ballerini siamo anche “burattini” ?

castrati della nostra innata “empatia” ed “umanità”
siamo ancora capaci di essere “umani” ???

§

I did my best to notice – Ho fatto del mio meglio per notare
when the call came down the line – quando il bisogno è venuto meno
up to the platform of surrender – sul palco della resa
I was brought but I was kind – Sono stato trascinato ma sono stato gentile
and sometimes I get nervous – A volte sono nervoso
when I see an open door – Quando vedo una porta aperta
close your eyes, clear your heart – Chiudi i tuoi occhi, libera il tuo cuore
cut the cord – Taglia il cordone

are we human or are we dancer – siamo umani o siamo ballerini
my sign is vital, my hands are cold – il mio segno è vitale, le mie mani sono fredde
and I’m on my knees looking for the answer – e sono in ginocchio cercando una risposta

are we human or are we dancer – siamo umani o siamo ballerini
pay my respects to grace and virtue – porta i miei rispetti alla grazia e alla virtù
send my condolences to good – manda le mie condoglianze alla bontà
give my regards to soul and romance – salutami l’anima e il romanticismo
they always did the best they could – hanno sempre fatto il meglio che potevano
and so long to devotion – e addio alla devozione
you taught me everything I know – mi hai insegnato tutto quello che so
wave good bye, wish me well – ti saluto, stammi bene
you gotta let me go – Devi lasciarmi andare

are we human or are we dancer – siamo umani o siamo ballerini
my sign is vital, my hands are cold – il mio segno è vitale, le mie mani sono fredde
and I’m on my knees looking for the answer – e sono in ginocchio cercando una risposta

are we human or are we dancer – siamo umani o siamo ballerini
will your system be all right – il tuo organismo sarà ok
when you dream of home tonight – quando sogni di casa stanotte
there is no message we’re receiving – non c’è un messaggio che stiamo ricevendo
let me know is your heart still beating – Fammi sapere se il tuo cuore sta ancora battendo

are we human or are we dancer – siamo umani o siamo ballerini
my sign is vital, my hands are cold – il mio segno è vitale, le mie mani sono fredde
and I’m on my knees looking for the answer – e sono in ginocchio cercando una risposta

you’ve gotta let me know – devi farmi sapere
are we human or are we dancer – siamo umani o siamo ballerini
my sign is vital, my hands are cold – il mio segno è vitale, le mie mani sono fredde
and I’m on my knees looking for the answer – e sono in ginocchio cercando una risposta

are we human or are we dancer – siamo umani o siamo ballerini
are we human or are we dancer – siamo umani o siamo ballerini
are we human or are we dancer – siamo umani o siamo ballerini

§

§

siamo umani o siamo ballerini

La Parola


§

881

“La parola non è soltanto un suono o un simbolo scritto.
E’ una forza, è il potere di esprimere e comunicare, di pensare e quindi di creare gli eventi della nostra vita.
Quale altro animale sulla terra può parlare?
La parola è il più potente strumento a disposizione degli esseri umani.
E’ lo strumento della magia.
Ma come una spada a doppio taglio, può creare un sogno magnifico, oppure distruggere tutto.
Un filo della lama è la parola usata male, che crea l’inferno sulla terra. L’altro filo è la parola impeccabile, che crea bellezza, amore e il paradiso in terra.
A seconda di come la usate, la parola vi renderà liberi o schiavi.
Tutta la magia che possedete è basata su di essa.
Ben usata, la parola è magia.

880

Usata male, è magia nera.
Il potere della parola oggi, è usato in modo completamente sbagliato, creando l’inferno.
Lo usiamo per maledire, biasimare, incolpare e distruggere.
Naturalmente lo usiamo anche nel modo giusto, a volte, ma non molto spesso.
Principalmente ci serviamo della parola per diffondere i nostri veleni personali: ira, gelosia, invidia e odio.
La parola è magia pura, è il dono più potente che abbiamo come esseri umani e la usiamo contro di noi.
Progettiamo vendette, creiamo caos.
Usiamo la parola per creare odio tra le razze, persone, famiglie e tra nazioni e questo uso sbagliato crea e perpetua l’inferno sulla terra.

882

Poiché la parola è magia che gli esseri umani possiedono e il suo uso errato è magia nera, usiamo la magia nera continuamente senza esserne coscienti.
Gli incantesimi di questo tipo sono difficili da rompere.
Potete riuscirci soltanto prendendo un nuovo accordo in voi basato sulla verità.
La verità è la parte più importante sull’impeccabilità con la parola.
Da un lato della spada ci sono le menzogne che creano la magia nera, mentre dall’altro lato c’è la verità, che ha il potere di rompere gli incantesimi.
Solo la verità vi renderà liberi.
“Sii impeccabile con la parola.”
Questo è il primo accordo da prendere, se volete essere liberi e felici, se volete trascendere il livello infernale dell’esistenza.

883

La parola è potente.
Usatela nel modo giusto, usatela per condividere l’amore.
Usate la magia bianca con tutti, cominciando da voi stessi.
Questo accordo da solo può cambiare la vostra vita.
L’impeccabilità della parola può guidarvi verso la libertà personale.
Può togliervi la paura e trasformarla in gioia e amore.
Si, è possibile trascendere l’illusione della paura e vivere in modo diverso.
Potete vivere in paradiso tra migliaia di persone che sono all’inferno, perchè siete diventati immuni all’inferno.
Potete ottenere il regno dei cieli con questo semplice accordo.
“Sii impeccabile con la parola.”

(Don Miguel Ruiz – I quattro accordi)

§

l’attività preferita dall’Uomo moderno “discutere”


§

Non si può negare, e ad una attenta osservazione non può sfuggire, in che stato versi la situazione comunicativa del mondo attuale;
la tecnologia dovrebbe essere atta ed utilizzata a rendere migliore la vita di tutti ed invece questo non succede nella assoluta indifferenza di gran parte del mondo (quello auto definitosi “civilizzato”);

871

cosa possiamo ascoltare invece ?
un cicaleccio continuo (e non solo sui social), financo assordante, sicuramente vacuo, un bla bla bla alimentato e riguardante i peggiori difetti del genere umano;
tante liti di “condominio” provocate appunto da ignoranza, pochezza intellettuale, invidia, boria, manie di protagonismo, etc etc;
il “cazzeggio” travestito da cultura,
la mistificazione travestita da verità,
collaborazione, solidarietà, empatia ? zero assoluto …

leggiamo allora alcuni brani tratti dal libro già utilizzato in passato

GRAMMATICHE DELLA CREAZIONE

e più precisamente dal Capitolo 4

“Rispetto alla creatività, le analogie fra la poesia assoluta e la matematica pura sono intuitivamente plausibili.
L’immaginazione potrebbe derivare dalle stesse aree del labirinto del pre-conscio che sono anche alla fonte della musica e delle arti.
Einstein stava parafrasando Schopenhauer (e avrebbe potuto citare Leopardi) quando affermava che *uno dei motivi più forti che conducono gli uomini verso le arti e le scienze è il bisogno di fuggire dalla rozzezza penosa e dalla monotonia senza speranza della vita quotidiana*.

872

Platone e Erdos (matematico ungherese ndr) lo dicevano in modo più esaltato: il vero poeta, il teorico dei numeri.
Il compositore delle variazione Goldberg non meno dell’autore della congettura di Goldbach, sono spiriti posseduti dall’infinito. Per molti aspetti significativi, la loro è una ricerca comune.
Ciononostante ci sono differenze profonde che vanno esplicitate.
L’impresa delle scienze teoriche e applicate è eminentemente collaborativa. E’ vero a livello pragmatico e sociologico. Esiste, sin dall’inizio, una comunità d’indagine, di ricerca e di progetti.

873

Persino quando sono in competizione, nelle loro rivalità più intense per la precedenza intellettuale o per i benefici materiali (il Nobel, il brevetto), gli scienziati comunicano fra loro in un ‘cyberspazio’ di consapevolezza reciproca che precede di millenni le reti di informazione realizzate oggi.
Lo sviluppo della scienza e della tecnologia è stato inversamente proporzionale a quello della solitudine. Il laboratorio, l’istituto di ricerca e il colloquio internazionale sono i requisiti della collettività. Persino nella matematica pura, benché rimanga tuttora una categoria a sé stante, la pubblicazione è ormai un’attività ampiamente condivisa.
E’ nata una intera mitologia intorno ai privilegiati che hanno potuto co-firmare articoli assieme a Erdos.
In astrofisica, nella biologia molecolare, nella termodinamica teorica e applicata, ci sono contributi con trenta e più autori.

874

Dietro a questa molteplicità ci possono essere motivi poco limpidi di promozione professionale e di aiuto reciproco, ma è condizionata da una realtà autentica: l’investigazione di problemi scientifici, la formalizzazione di ipotesi, la scoperta di soluzioni rilevanti e di realizzazioni tecniche, procedono unite come una marea. […]
Il lavoro di squadra diventa la sola soluzione possibile. E d’altra parte i tentativi di mantenere un segreto per motivi militari/ideologici o commerciali si sono rivelati controproducenti (magari non in tutti i campi eh ndr).
Questa ‘communitas’ delle scienze è probabilmente quella che si è avvicinata di più, in certi momenti della storia sociale dell’Occidente, a una politica matura di progresso disinteressato.

875

La parte migliore dell’Illuminismo ricavava la sua energia dagli ideali e dalla prassi dello scambio scientifico e dalla tassonomia (disciplina della classificazione ndr) enciclopedica della natura e della manifattura.
La comunicazione delle idee e delle invenzioni superava le frontiere politiche e amministrative, le divisioni religiose
e le tradizioni divergenti di cultura e sensibilità.
Fra la Royal Society di Londra e gli anatomisti di Pavia e di Napoli, fra l’Osservatorio di Parigi e i gruppi di ‘filosofi naturali’ di San Pietroburgo, circolavano informazioni, controversie, suggerimenti collaborativi.
Le gazzette scientifiche e, soprattutto, una corrsipondenza abbondantissima, creava una cosmopoli per l’intelletto.
Da Mersenne e Leibniz a Condorcet e Comte, l’ideale di un ‘commonwealth’ di ideali positivi e benefici che trascendesse i conflitti cruenti e infantili nati da odi religiosi, dinastici ed etnici, sembrava raggiungibile.
Forse il solo costo della ricerca scientifica in questo cambiamento di millennio, forse il disprezzo sempre più profondo degli scienziati per qualsiasi forma di segreto imposto, di censura, di imprigionamento per costrizioni ideologiche o commerciali li ricondurrà a una nuova forma di universalità.

876

La ‘proprietà’ di una verità scientifica o di una soluzione tecnologica è una nozione puerile. Come avrebbe detto Keplero, in mezzo ai massacri delle guerre religiose, le leggi del movimento ellittico non appartengono a nessun uomo o principato.
[…]
Così la somma dei progressi scientifici supera in modo esponenziale quella delle sue parti separate, per quanto possano essere ispirate dal genio personale. Questo processo è davvero inerziale e oceanico. Procede con una sua logica interna e una necessità propulsiva che sono per molti spetti indipendenti dalle iniziative individuali.
Questo movimento in avanti può essere fermato o accelerato da contingenze culturali e politiche come la censura religiosa o la mancanza di risorse.

877

In effetti, la combinazione di tali fattori negativi può spiegare la mancanza relativa di progressi scientifici e tecnologici nei paesi africani, musulmani e orientali (cfr. le voluminose indagini di Joseph Needham sull’anomalia dell’*arretratezza* della Cina dopo un brillante epoca iniziale).
(Lo scritto è del 2001 e quindi va contestualizzato per quanto riguarda la Cina ndr).
Tuttavia, attraverso i secoli e proprio per via della natura collaborativa e pluralistica di questo processo, ci sono solide giustificazioni per sostenere che, in un certo senso, le teorie e le scoperte scientifiche sono anonime.
L’ampia marea sale.

878

Paul Valery evoca, non senza un tocco di misticismo, quelle:

*existences singulières dont in sait que leur pensée abstraite, quoi-que très exercée et capable de toutes les subtilités et profondeurs, ne perdai jamais le souci de création figurèe, d’application et de preuves sensibles de sa puissance attentive.
Ils semblent avoir possédé je ne sais quelle science intime des échanges continuels entre l’arbitraire et le nécessaires*.

(esistenze singolari di cui sappiamo che il pensiero astratto, quantunque molto esercitato e capace di tutte le sottigliezze e le profondità, si prendeva sempre a cuore le creazioni figurate, le applicazioni e le prove sensibili della propria vigile potenza. Sembrano aver posseduto non so quale intima scienza dei continui scambi tra l’arbitrario e il necessario).”

879

§