SURREALISMO E RIVOLUZIONE


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Il Surrealismo ebbe come principale teorico il poeta André Breton, che canalizzò la vitalità distruttiva del dadaismo. Breton arrivò alla conclusione che era inaccettabile il fatto che il sogno (e l’inconscio) avesse avuto così poco spazio nella civiltà moderna e pensò quindi di fondare un nuovo movimento artistico e letterario in cui il sogno e l’inconscio avessero un ruolo fondamentale.
Il pensiero surrealista si manifestò spesso come ribellione alle convenzioni culturali e sociali, concepita come una trasformazione totale della vita, attraverso la libertà di costumi, la poesia e l’amore.
Suoi referenti sono Marx e Freud: “Trasformare il mondo, ha detto Marx, cambiare la vita, ha detto Rimbaud. Queste due parole d’ordine sono per noi una sola” (André Breton).
Spesso, molti esponenti del surrealismo sposarono la causa del comunismo e dell’anarchismo, per contribuire attivamente al cambiamento politico e sociale che avrebbe poi portato ad una partecipazione più generale alla surrealtà:
(da Wikipedia)

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Letto questo ecco che possiamo più facilmente unire tra loro due concetti apparentemente lontani quali appunto Surrealismo e Rivoluzione;
Noi tutti a questo ultimo lemma colleghiamo subito mentalmente e visivamente una immagine di violenza, rivolta, battaglia, insubordinazione, sommossa, sovvertimento … perché la storia è costellata di tali accadimenti;
ma non è l’unica accezione esistente, ad esempio conosciamo anche la “rivoluzione industriale” e (quella che maggiormente ci interessa) la “rivoluzione intellettuale”.
E su quest’ultima che vorrei soffermarmi;
Il Surrealismo in definitiva mette in atto una Rivoluzione non violenta e non armata ma del tutto intellettuale;
ora dobbiamo riflettere sulle “possibilità” dei vari tipi di Rivoluzione fermo restando il principio che la situazione attuale (economica, politica, esistenziale) della razza umana è assolutamente da “rivoltare” : quale tipo di Rivoluzione può ottenere risultati concreti e soddisfacenti ?

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Lo Status Quo è determinato da un grandissimo Potere Finanziario che governa il Mondo attraverso Multinazionali e Banche di Affari che “condizionano” i vari Governi assoggettandoli ai propri voleri, le persone sono ormai divenute “numeri”, “consumatori”, “risorse usa e getta”, “mano d’opera” …
Come sovvertire questa situazione ?
Le scuole di pensiero sono molteplici, per quanto riguarda il mio vi dirò che il primo indispensabile passo che serve anche a creare “massa critica” cioè un numero molto più elevato di persone “coscienti” della situazione (non “intontite ed obnubilate” dai media) è che ognuno inizi una Rivoluzione intellettuale personale : il cambiamento deve iniziare dentro di noi !
Dei passi successivi è inutile parlare se prima non si realizza questo obiettivo !

All’uopo vi invito a leggere l’articolo che troverete qui e che ritengo renda più esaustivo il concetto e l’argomento di cui stiamo parlando;

Inoltre vi allego un contributo (come al solito) tratto da un libro (già a noi noto) scritto da un “esistenzialista” conosciuto da molti, uno scrittore ma anche un filosofo ed un attivista;

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L’UOMO IN RIVOLTA di Albert Camus

Capitolo: SURREALISMO E RIVOLUZIONE

“Rivolta assoluta, insubordinazione totale, sabotaggio in regola, humor e culto dell’assurdo, il surrealismo, nella sua intenzione primitiva, si definisce come il processo di tutto, sempre da ricominciare.
Il rifiuto di ogni determinazione è netto, tagliente, provocante. *Siamo specialisti della rivolta*.
Meccanismo per sbalestrare lo spirito, secondo Aragon, il surrealismo si è formato all’inizio del movimento ‘dada’, da cui dobbiamo notare le origini romantiche, e il dandysmo anemizzato (Jarry, uno dei maestri del dadaismo, è l’ultima incarnazione, più singolare che geniale, del dandysmo metafisico).

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Non-significanza e contraddizione sono allora coltivate per se stesse.
I veri dada sono contro Dada.
Il mondo intero è direttore di Dada.
Oppure: *Che cos’è bene? Che cos’è brutto? Che cosa grande, forte, debole…
Non conosco! Non conosco!*
Su questi nichilisti da salotto, incombeva senza dubbio la minaccia di rifornire di servitori le più strette ortodossie.
Ma c’è nel surrealismo qualche cosa di più che questo non-conformismo da parata: è l’eredità di Rimbaud, appunto, che Breton riassume così: *Dobbiamo lasciare ogni speranza?*

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Un grande anelito alla vita assente si arma di un rifiuto totale del mondo presente, come dice piuttosto superbamente Breton: *Incapace di rassegnarmi alla sorte che mi è data, colpito nella mia coscienza più alta da questo rifiuto di rendermi giustizia, mi guardo dall’adattare la mia vita alle condizioni quaggiù irrisorie di ogni esistenza.*
Secondo Breton, lo spirito non può trovare dove fissarsi nella vita, né oltre.
Il surrealismo vuole rispondere a quest’ inquietudine senza posa.
E’ ‘un grido dello spirito che si volge contro se stesso, ben deciso a frantumare disperatamente queste pastoie’.

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Grida contro la morte e la ‘durata irrisoria’ di una condizione precaria.
Il surrealismo si pone quindi agli ordini dell’impazienza.
Vive in un certo stato di furore ferito: e quindi nel rigore e nell’intransigenza fiera, che presuppongono una morale.
Fin dall’origine, il surrealismo, vangelo del disordine, s’è trovato nell’obbligo di creare un ordine.
Ma all’inizio ha pensato soltanto a distruggere, dapprima con la poesia sul piano dell’imprecazione, poi con i martelli materiali.

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Il processo al mondo reale è divenuto necessariamente processo alla creazione.
L’antiteismo surrealista è ragionato e metodico.
Lo rinsalda innanzi tutto un’idea della non-colpevolezza assoluta dell’uomo, al quale si deve rendere ‘tutta la potenza che egli è stato capace di porre nella parola di dio’. […]
Chi rifiuta ogni determinazione che non sia l’individuo e il suo desiderio, ogni primato che non sia quello dell’inconscio, deve in realtà ribellarsi ad un tempo contro la società e contro la ragione (della società ndr).
La teoria dell’atto gratuito corona la la rivendicazione della libertà assoluta.
Che importa se, alla fine, questa libertà sia riassume nella solitudine.”

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