Erri De Luca e Neri Marcore’…considero valore


I “Valori” sono una cosa fondamentale … ed ormai perduta …

Rossolacca

Quando uno dei tuoi scrittori preferiti viene letto da un attore di razza come Neri Marcorè il risultato non può essere che 3 minuti di bellezza assoluta.

Valore

“Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto,un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello
che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la…

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l’Invidia


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Toh … capita a fagiolo direi …

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“L’invidia è la religione dei mediocri.
Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato.”

(Carlos Ruiz Zafón – Il gioco dell’angelo, 2008)

( tratta dalla pagina FB di  Realtà, inganno e manipolazione )

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Le parole sono …


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Le parole sono cattive.
Le parole offendono.
Le parole chiedono scusa.
Le parole bruciano.
Le parole accarezzano.
Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate.
Le parole sono assenti.
Alcune parole ci succhiano, non ci mollano;
sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni.
Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano.
Sono melliflue o aspre.
Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza.
I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche.

Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno.

[José Saramago]

( tratto dalla pagina Fb di   Graziella Pivello )

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è facile fare il gallo con le galline, più difficile fare il gallo con un altro gallo…


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Scusate ma questo post (di cui il contributo è comunque apprezzabile ed interessante) è un O.T.

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segue ad un SECONDO attacco da me subito (sul Blog di una amica che non c’entra nulla, visto che sul mio gli ho vietato l’ingresso) da uno dei candidati al prossimo Premio Nobel per la letteratura su Blog; Uno “sfrucugliamento” del tutto gratuito;
ne consegue che inserirò solo poche innocue immagini (dovrei cercarne di “brutte” ed allora evito);

chi mi legge su questo mio Blog si renderà facilmente conto di quello che legge ma soprattutto di chi lo ha scritto :
i miei pensieri sono firmati;
le cose che condivido (e su cui concordo) sono firmate  (da altri),
i servizi o gli articoli che vi linko ovviamente non li ho scritti io,
Le cose prese da FB hanno sempre un messaggio da me condiviso e non si tratta certo di gossip o pettegolezzi, comunque sono firmati,
i contributi che allego ad alcuni commenti sono opera di grandi autori, di sicuro non me ne assumo la paternità, cerco solo di “capirli” (insieme a voi) e a volte sono talmente “tosti” che faccio anche fatica a riuscirci, li faccio precedere da commenti miei sull’argomento e se questi commenti non sono culturalmente all’altezza me ne scuso (solo con voi), ma questo sono io !!!
chi eventualmente a volte me li suggerisce conta qualcosa per voi ?
Le immagini sono tutte tratte da internet e la mia ricerca è una “attività” che vi garantisco impegna abbastanza (occorre non metterle a caso, evidentemente   😉   ),
Vorrei che mi diceste se vi ho dato l’impressione di “millantare” un grado di cultura superiore a quello reale (scarso e sempre dichiarato) che mi appartiene !

Perché è di questo che sono accusato !!

Vi chiederete il motivo, cosa assolutamente legittima del resto …
non vi posso svelare tutto il pregresso nel rapporto tra di noi (qualcuno di chi mi legge lo conosce e lui lo meriterebbe anche) ma di sicuro nel momento in cui si tronca un rapporto la scelta migliore è quella di andare ognuno per la propria strada;
a quanto pare lo sto facendo solo io …

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Devo convenire che a volte non basta avere 4 zampe per farsi chiamare “lupo”, a quanto pare anche altri tipi di animali hanno 4 zampe …

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libro di Arthur Schopenhauer:

AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE

Capitolo:   DI QUELLO CHE UNO RAPPRESENTA

Ovviamente “dedicato”

“Questo aspetto, ossia la nostra esistenza nell’opinione altrui, per una particolare debolezza della nostra natura è sempre tenuto in eccessiva considerazione, benchè la riflessione più semplice potrebbe insegnarci che, preso in sé, non è affatto essenziale per la nostra felicità.
Risulta quindi pressoché inspiegabile come mai ogni uomo si rallegri tanto dentro di sé ogni volta che avverte negli altri segni di opinione favorevole nei suoi confronti, o che la sua vanità viene in qualche modo lusingata.
Com’è inevitabile che il gatto faccia le fusa quando lo si accarezza, così sul viso della persona che viene lodata si dipinge una dolce voluttà – in particolare se la lode riguarda l’ambito delle sue aspirazioni – per quanto le parole lusinghiere possano essere palesemenre bugiarde.
Spesso i segni del consenso altrui la consolano di una disgrazia reale, o dalla scarsità con cui scorrano per lei le fonti principali della nostra felicità di cui abbiamo trattato.
E, viceversa. c’è da restare stupefatti di quanto infallibilmente la offenda e spesso l’addolori profondamente ogni ferita alla sua ambizione, in ogni senso, grado o circostanza, ogni forma di disistima, di trascuratezza, ogni mancanza di riguardo.
Dato che su questa qualità naturale si basa il senso dell’onore, può darsi che essa abbia effetti vantaggiosi per la buona condotta di molti, come surrogato della loro moralità; ma sull’intima felicità dell’uomo, e innanzitutto sulla pace e indipendenza dell’animo che ne è parte così essenziale, essa agisce in modo più perturbatore e nocivo che corroborante.
E’ consigliabile, perciò, a nostro avviso, porle dei limiti, e, mediante un’opportuna riflessione e un giusto apprezzamento del valore dei beni, moderare per quanto è possibile quella grande suscettibilità nei confronti dell’opinione altrui sia quando è lusingata sia quando è ferita: perché entrambi i casi sono appesi allo stesso filo.
Altrimenti si rimane schiavi dell’opinione e del parere altrui.

Sic leve, sic parvum est, animum quod laudis avarum subruit ac reficit (E’ così irrilevante, così piccola cosa quello che abbatte e risolleva l’animo avido di lode) – Orazio – (Epistole II, 1, 179)

Un giusto apprezzamento del valore di ciò che si è in sé e per sé, rispetto a ciò che si è solo agli occhi degli altri, contribuirà molto alla nostra felicità.
Nel primo rientra tutto ciò che riempie il tempo della nostra esistenza, il contenuto interiore di essa, e quindi tutti i beni che abbiamo considerato sotto i titoli ‘quello che uno è’ e ‘quello che uno ha’.
Perché il luogo in cui tutto trova il suo campo d’azione è la propria coscienza. Invece il luogo di ciò che noi siamo per gli altri è la coscienza estranea: è la rapprentazione in cui noi compariamo, insieme coi concetti impiegati per formarla.
‘I ceti più elevati, col loro splendore, il loro sfarzo, la loro magnificenza, e con le loro esibizione di ogni genere, possono ben dire: la nostra felicità è esclusivamente fuori di noi: sta nelle teste degli altri’. […]
A parte questo, ciò che avviene in una coscienza estranea è, in quanto tale, per noi indifferente, e anche noi diverremo a poco a poco indifferenti nei suoi riguardi una volta raggiunta una sufficiente conoscenza della superficialità e della futilità dei pensieri, della limitatezza dei concetti, dalla meschinità dei principi, dall’assurdità delle opinioni e dalla quantità di errori che albergano nella maggior parte dei cervelli; quando inoltre sperimentano personalmente con quale disprezzo si parli di ognuno una volta che non si ha più ragione di temerlo e se si crede che non gli verrà riferito; e specialmente poi quando avremo sentito come una mezza dozzina di imbecilli parlino con disprezzo dell’uomo più degno.
Allora ci accorgeremo che chi dà grande valore all’opinione degli uomini tributa loro un onore eccessivo. […]
Ma quando si osserva come pressochè tutto quello a cui per l’intera vita gli uomini tendono instancabilmente, con sforzo incessante e tra mille pericoli e fatiche, ha come scopo supremo di innalzarsi nell’opinione altrui, in quanto non solo cariche, titoli e onorificenze, ma anche le ricchezze e persino la scienza e l’arte in fondo sono perseguiti principalmente per questo, e che il traguardo sommo a cui mira è la maggiore considerazione degli altri, questo, purtroppo, dimostra solo la vastità della follia umana.
Attribuire troppo valore all’opinione altrui è un errore universale; sia esso radicato nella nostra natura o sorto per effetto della vita sociale e della civiltà, in ogni caso esso esercita sul complesso delle nostre azioni un influsso smisurato e contrario alla nostra felicità.”

Scire tuum nihil est, nisi te scirehoc sciat alter (Il tuo sapre non conta nulla se qualcun altro non sa che tu sai) – Persio – (Satire I,27)

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Un saluto a tutti voi    🙂

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SURREALISMO E RIVOLUZIONE


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Il Surrealismo ebbe come principale teorico il poeta André Breton, che canalizzò la vitalità distruttiva del dadaismo. Breton arrivò alla conclusione che era inaccettabile il fatto che il sogno (e l’inconscio) avesse avuto così poco spazio nella civiltà moderna e pensò quindi di fondare un nuovo movimento artistico e letterario in cui il sogno e l’inconscio avessero un ruolo fondamentale.
Il pensiero surrealista si manifestò spesso come ribellione alle convenzioni culturali e sociali, concepita come una trasformazione totale della vita, attraverso la libertà di costumi, la poesia e l’amore.
Suoi referenti sono Marx e Freud: “Trasformare il mondo, ha detto Marx, cambiare la vita, ha detto Rimbaud. Queste due parole d’ordine sono per noi una sola” (André Breton).
Spesso, molti esponenti del surrealismo sposarono la causa del comunismo e dell’anarchismo, per contribuire attivamente al cambiamento politico e sociale che avrebbe poi portato ad una partecipazione più generale alla surrealtà:
(da Wikipedia)

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Letto questo ecco che possiamo più facilmente unire tra loro due concetti apparentemente lontani quali appunto Surrealismo e Rivoluzione;
Noi tutti a questo ultimo lemma colleghiamo subito mentalmente e visivamente una immagine di violenza, rivolta, battaglia, insubordinazione, sommossa, sovvertimento … perché la storia è costellata di tali accadimenti;
ma non è l’unica accezione esistente, ad esempio conosciamo anche la “rivoluzione industriale” e (quella che maggiormente ci interessa) la “rivoluzione intellettuale”.
E su quest’ultima che vorrei soffermarmi;
Il Surrealismo in definitiva mette in atto una Rivoluzione non violenta e non armata ma del tutto intellettuale;
ora dobbiamo riflettere sulle “possibilità” dei vari tipi di Rivoluzione fermo restando il principio che la situazione attuale (economica, politica, esistenziale) della razza umana è assolutamente da “rivoltare” : quale tipo di Rivoluzione può ottenere risultati concreti e soddisfacenti ?

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Lo Status Quo è determinato da un grandissimo Potere Finanziario che governa il Mondo attraverso Multinazionali e Banche di Affari che “condizionano” i vari Governi assoggettandoli ai propri voleri, le persone sono ormai divenute “numeri”, “consumatori”, “risorse usa e getta”, “mano d’opera” …
Come sovvertire questa situazione ?
Le scuole di pensiero sono molteplici, per quanto riguarda il mio vi dirò che il primo indispensabile passo che serve anche a creare “massa critica” cioè un numero molto più elevato di persone “coscienti” della situazione (non “intontite ed obnubilate” dai media) è che ognuno inizi una Rivoluzione intellettuale personale : il cambiamento deve iniziare dentro di noi !
Dei passi successivi è inutile parlare se prima non si realizza questo obiettivo !

All’uopo vi invito a leggere l’articolo che troverete qui e che ritengo renda più esaustivo il concetto e l’argomento di cui stiamo parlando;

Inoltre vi allego un contributo (come al solito) tratto da un libro (già a noi noto) scritto da un “esistenzialista” conosciuto da molti, uno scrittore ma anche un filosofo ed un attivista;

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L’UOMO IN RIVOLTA di Albert Camus

Capitolo: SURREALISMO E RIVOLUZIONE

“Rivolta assoluta, insubordinazione totale, sabotaggio in regola, humor e culto dell’assurdo, il surrealismo, nella sua intenzione primitiva, si definisce come il processo di tutto, sempre da ricominciare.
Il rifiuto di ogni determinazione è netto, tagliente, provocante. *Siamo specialisti della rivolta*.
Meccanismo per sbalestrare lo spirito, secondo Aragon, il surrealismo si è formato all’inizio del movimento ‘dada’, da cui dobbiamo notare le origini romantiche, e il dandysmo anemizzato (Jarry, uno dei maestri del dadaismo, è l’ultima incarnazione, più singolare che geniale, del dandysmo metafisico).

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Non-significanza e contraddizione sono allora coltivate per se stesse.
I veri dada sono contro Dada.
Il mondo intero è direttore di Dada.
Oppure: *Che cos’è bene? Che cos’è brutto? Che cosa grande, forte, debole…
Non conosco! Non conosco!*
Su questi nichilisti da salotto, incombeva senza dubbio la minaccia di rifornire di servitori le più strette ortodossie.
Ma c’è nel surrealismo qualche cosa di più che questo non-conformismo da parata: è l’eredità di Rimbaud, appunto, che Breton riassume così: *Dobbiamo lasciare ogni speranza?*

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Un grande anelito alla vita assente si arma di un rifiuto totale del mondo presente, come dice piuttosto superbamente Breton: *Incapace di rassegnarmi alla sorte che mi è data, colpito nella mia coscienza più alta da questo rifiuto di rendermi giustizia, mi guardo dall’adattare la mia vita alle condizioni quaggiù irrisorie di ogni esistenza.*
Secondo Breton, lo spirito non può trovare dove fissarsi nella vita, né oltre.
Il surrealismo vuole rispondere a quest’ inquietudine senza posa.
E’ ‘un grido dello spirito che si volge contro se stesso, ben deciso a frantumare disperatamente queste pastoie’.

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Grida contro la morte e la ‘durata irrisoria’ di una condizione precaria.
Il surrealismo si pone quindi agli ordini dell’impazienza.
Vive in un certo stato di furore ferito: e quindi nel rigore e nell’intransigenza fiera, che presuppongono una morale.
Fin dall’origine, il surrealismo, vangelo del disordine, s’è trovato nell’obbligo di creare un ordine.
Ma all’inizio ha pensato soltanto a distruggere, dapprima con la poesia sul piano dell’imprecazione, poi con i martelli materiali.

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Il processo al mondo reale è divenuto necessariamente processo alla creazione.
L’antiteismo surrealista è ragionato e metodico.
Lo rinsalda innanzi tutto un’idea della non-colpevolezza assoluta dell’uomo, al quale si deve rendere ‘tutta la potenza che egli è stato capace di porre nella parola di dio’. […]
Chi rifiuta ogni determinazione che non sia l’individuo e il suo desiderio, ogni primato che non sia quello dell’inconscio, deve in realtà ribellarsi ad un tempo contro la società e contro la ragione (della società ndr).
La teoria dell’atto gratuito corona la la rivendicazione della libertà assoluta.
Che importa se, alla fine, questa libertà sia riassume nella solitudine.”

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Uomini e bestie,
bestie ed uomini

ma chi sono gli uni,
chi sono gli altri ???

dedico questo filmato a tutte quelle che vengono comunemente chiamate “bestie” ma che spesso (davvero spesso) sono migliori di tanti che stanno in mezzo a noi e che si “fregiano” del titolo di uomini, ma che non lo giustificano con il loro comportamento;
“individui” che dovrebbero fare un po’ di ripetizione da certi animali che in fatto di sentimento avrebbero loro da insegnare qualcosa …

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Uomini e bestie