Ecco perché l’Anima esiste: la spiegazione di un fisico


Esiste l’anima? 

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una “liason” con il mio commento precedente “Domande Complicate” ???

non so, ma alcuni nomi si trovano in entrambi i testi …

comunque un argomento interessante !

la summa


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Questo video mi è appena stato segnalato da un amico (e considerato il video stesso, direi un “grande” amico);
rappresenta la “summa” di tutti i pensieri, i video, i commenti che ho lasciato spesso qui su questo blog, una specie di “riepilogo” che mi rappresenta interamente;
tutti gli uomini di questo Pianeta dovrebbero guardarlo e riflettere, riflettere molto …
meno di 10 minuti della nostra vita spesi in un modo meravigliosamente utile,
meno di 10 minuti che ci spiegano i nostri errori e lo spreco che stiamo facendo da anni … lo spreco della nostra vita …
meno di 10 minuti che ci ricordano che la vita è un dono che ci hanno fatto una volta e non ci sarà nessun bis, che velocissimamente scorre come sabbia in una clessidra, ma come sabbia ci sfugge tra le dita senza possibilità di fermarla;
ogni minuto di rabbia sono 60 secondi di felicità gettati alle ortiche,
ogni affannosa giornata di lavoro (sempre uguale alla precedente) con la quale ottenere il denaro per potersi permettere e godere del tempo libero … ci priva del tempo …
viviamo per lavorare e non viviamo per vivere ed il tempo concessoci è veramente poco …
e quel poco che abbiamo lo sprechiamo con delle vite alienate ed alienanti !

E’ proprio vero : siamo il carburante della macchina delle “elite” … senza valore e senza prezzo …

Claudio

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Attese di valore.


Frammenti di vita …

claricegirasole

Mattina.
Bloccata in macchina in doppia fila,ammazzo il tempo ascoltando musica (ok,urge nuovo cd). Volume che inevitabilmente dovrò abbassare non appena vedrò mamma all’orizzonte (classica battuta: “le noccioline le hai già vendute tutte?”.  Ma con possibili varianti a effetto sorpresa). Mentre la cerco con lo sguardo,incontro quello di un signore che si era appena seduto fuori dal supermercato. Chiedeva l’elemosina. Oddio,chiedeva e’ un parolone. I passanti non li guardava nemmeno. Sembrava quasi vergognarsi. Aveva gli occhi blu mare e un’espressione del viso stanca,rassegnata. Barba bianca,lunga. -Mi ricorda tanto quella di mio nonno- La pelle sembrava attaccata alle braccia giusto per coprire le ossa.
Le porte del supermercato si aprono. Esce di corsa un ragazzino. Troppo di corsa. Tre secondi dopo era a terra. Occhi blu si alza nell’immediato,lo aiuta ad alzarsi. Il ragazzino lo guarda e sorride. Non ho la più pallida idea di cosa si siano detti. So…

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Domande complicate


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Ormai dovrebbe esservi chiaro che Pergiorgio Odifreddi è un autore con una “cultura” che gli permette di analizzare, quasi tutto lo scibile umano, con una chiarezza e una capacità intellettuale sicuramente superiori alla media (a prescindere che si condividano o meno le sue tesi);
Ho usufruito più volte del contributo di alcuni suo “passi” tratti da suoi libri e quindi dovreste conoscerlo un po’ anche voi ed apprezzarne la scorrevolezza di linguaggio;
Ci sono parecchi temi che gli uomini affrontano ma a volte i temi sono molto complicati e coloro che li affrontano molto superficiali e/o non preparati;
uno di questi sicuramente riguarda la religione, l’esistenza di un Creatore, la nostra “origine”, la nostra “fine”, come considerare la “vita” e la “morte” …
tutti ne avremo discusso almeno una volta e forse anche più volte, ma le risposte che ci siamo dati (personalmente o vicendevolmente) quanto saranno attendibili, corrette, possibili, plausibili, realistiche?
Dobbiamo prendere atto che ogni risposta può essere condizionata dal grado di cultura, di intelligenza, di capacità di analisi, dall’assenza (o meno) di pregiudizi radicati, e certamente dal “modo che ognuno ha di vedere e giudicare le cose”

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Un amico durante una discussione sull’argomento mi ha espresso il suo parere in merito e cioè che tutti i pensieri umani intorno alla forza “creatrice” (vista però anche come distruttrice) delle nostre vite terrene, dopo aver conosciuto il pensiero di Baruch Spinoza, avvengono come “conseguenza diretta un cambio di prospettiva”, e quindi di atteggiamento, nei confronti della vita e del suo “contrario”.
Se il nostro atteggiamento rimane invece antropocentrico, noi cerchiamo di comprendere la vita e la morte da umani terrestri, un’infinitesima parte, e credo neanche la più importante, dell’universo o del multiverso.
Il più delle volte ci “incartiamo” perché pretendiamo delle risposte che abbiano un valore di prova tangibile, concreta, direi addirittura “scientifica”, e disperdiamo una quantità di energia fisica e psichica, incaponendoci nel voler conoscere l’inconoscibile (almeno per ora, anche se lui crede per sempre).
Chiaramente l’umano non cessa la sua “ricerca”, affrontandola in mille maniere diverse, e non sta a noi stabilire quali siano quelle “giuste”.
Questo è il suo pensiero che si può condividere oppure no, certo che l’argomento è veramente complicato … e per non essere da meno ecco vi propongo un passo altrettanto complicato per vedere se riusciamo a “fare un po’ di luce” (anche se messa in questi termini sembra una cosa paradossale  😉  )

dal libro:   CARO PAPA TI SCRIVO   di Pergiorgio Odifreddi

Capitolo:    CHISSA’ COME FINIRA’

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” *Non è possibile mettere insieme la fede cristiana e la ‘religione nei limiti della pura ragione’ la scelta è indispensabile*.
– Papa Ratzinger –

Su questa ammissione ci ritroviamo sicuramente e completamente d’accordo, benché la mia scelta sia opposta alla sua.
Cioè, a favore della pura ragione della fisica di ‘tutto ciò che c’è’, della storia ‘di tutto ciò che accade’ e della biologia di ‘tutto ciò che vive e muore’.
E contraria alla fede cristiana nella metafisica, nella metastoria e nella metabiologia, che andando ‘oltre’ tutto ciò si configura come pura fantascienza e pura fantastoria.
Il suo libro mi ha mostrato come ci sia una terra di nessuno, o di tutti, il cui la teologia e la scienza convergono, o almeno cercano di farlo.
Un terreno, cioè, in cui le problematiche teologiche vengono affrontate con argomentazioni scientifiche o parascientifiche.
In genere sono i teologi a tentare di piegare la scienza ai loro fini.

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Ma a volte anche gli scienziati provano a piegare la teologia ai priori, producendo ‘divertissements’ che si possono definire, a piacere, come ‘scienza fantastica’ o ‘fantasia scientifica’.
Tipicamente, gli argomenti di queste commistioni riguardano l’origine e la fine dell’universo da un lato, e della vita dall’altro.
E, a volte, entrambe le cose, come nella singolare sintesi di John Barrow e Frank Tipler intitolata: IL PRINCIPIO ANTROPICO.

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Si tratta di un ponderoso libro che parte dalla constatazione che la vita è possibile perché l’universo è fatto così, e deduce, o crede di dedurre, che l’universo è stato fatto così perché la vita fosse possibile.
Per dirlo più esplicitamente, ‘qualcosa’ o ‘qualcuno’ deve aver scelto i valori delle costanti fondamentali appositamente, proprio per renderci la vita possibile.
Si tratta soltanto in fondo, della forma moderna di una antica pretesa antropomorfa, che Lei rievoca nel secondo volume di Gesù di Nazareth. […]

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Moderno o antico che sia, l’argomento si basa comunque su una fallacia logica tanto evidente, da aver persino un nome. ‘post hoc, ergo propter hoc’ (dopo, dunque a causa di), e consiste nell’errore di credere che, poiché due eventi si presentano in successione temporale, allora siano collegati causalmente.
David Hume sosteneva addirittura che la nozione stessa di causalità non sarebbe altro che questo errore deduttivo, elevato a principio induttivo.

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Il motivo per cui un errore così evidente ha potuto ricevere così tanta attenzione è duplice: anzitutto dal punto di vista scientifico, il Principio Antropico mette effettivamente in luce misteriose coincidenze tra i valori numerici delle costanti fondamentali della Natura, dalle quali la nostra vita sembra dipendere in modo fortunoso. Esso stimola dunque a una maggior comprensione del delicato rapporto fra la struttura dell’universo e il tipo di vita che in esso si è potuta sviluppare.
Inoltre, dal punto di vista teologico, il Principio Antropico permette, anche se non richiede, di far rientrare dalla finestra ciò che la scienza aveva fatto uscire dalla porta.

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Cioè, quel Dio di cui Pierre-Simon de Laplace (SISTEMA DEL MONDO – 1796 – ndr) aveva asserito l’inutilità scientifica, quando Napoleone gli aveva domandato come mai non avesse fatto menzione nella teoria cosmologica che gli aveva appena illustrato.
[…]
Naturalmente, ‘tout se tient’, nel senso che il progetto Stoq (acronimo di Science, theology and the ontological quest) è stato generosamente finanziato dalla Fondazione Templeton (che assegna un simil-Nobel per chi studia i rapporti tra scienza e religione ndr).

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Oltre che a Barrow, esso è andato a vari altri scienziati ‘borderline’, impegnati a esplorare la ‘terra di nessuno o di tutti’ che separa la scienza dalla teologia.
E spesso si tratta di fisici noti non soltanto ai ricercatori per le loro teorie, ma anche al pubblico per la loro divulgazione: tra essi Carl von Wieizsacker, Paul Davies, Freeman Dyson, Charles Townes, Bernard d’Espagnat. […]
Nell’ INTRODUZIONE AL CRISTANESIMO, Lei affronta il problema, nei capitoli ‘Di là ha da venire a giudicare i vivi e i morti’ e ‘La resurrezione della carne’, dichiarando che la nostra storia cammina verso un punto Omega (ho riassunto ndr).

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Il riferimento al Punto Omega riguarda il punto finale della speculazione del ‘gesuita maledetto’ (Teilhard de Chardin ndr), quello verso cui pensava tendesse la storia dell’evoluzione dell’uomo, Teilhard distingueva infatti fra due tipi di energia: ‘tangenziale’ e ‘radiale’.
La prima caratterizza i sistemi fisici, ed è soggetta alla degradazione dell’entropia codificata dal secondo principio della termodinamica.
La seconda, di tipo psichico e o spirituale, caratterizzerebbe invece i sistemi biologici, e sarebbe sospinta verso la massima complessità da una legge universale di segno opposto.
Teilhard parlava dell’evoluzione terrestre, non cosmica.

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E considerava il nostro globo come avvolto da due sfere, corrispondenti ai due tipi di energia: la ‘biosfera’ e la ‘noosfera’.
Quest’ultima, prodotta dalla coscienza e dallo spirito, alla fine prenderebbe il sopravvento sulla prima, confinata alla materia.
E il risultato finale sarebbe precisamente il Punto Omega, un’entità onniscente e costituito da solo spirito smaterializzato: una sorta di Dio della fine dei tempi, situato all’estremo opposto della storia rispetto a un Creatore. […]
Nella loro forma originale, comunque, le speculazioni di Teilhard non avevano nessun fondamento scientifico.
In seguito, però, esse hanno stimolato alcuni sviluppi nel citato genere della ‘scienza fantastica’ o ‘fantasia scientifica’.
E proprio da parte di Barrow e Tipler, come testimoniano le abbondanti citazioni del gesuita da parte di entrambi in ‘Il principio antropico’, e del secondo nei suoi singolari libri: LA FISICA DELL’IMMORTALITA’ e LA FISICA DEL CRISTIANESIMO.

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Il loro punto di partenza è il ‘postulato della vita eterna’ di Paul Dirac, che insieme a Bohr, Heisenberg e Schrodinger completa il quartetto dei padri fondatori della meccanica quantistica.
Nel 1961 Dirac osservò che preferiva pensare che la vita sarebbe continuata nell’universo fino allo scadere del tempo. […]

*L’essenziale dell’uomo, la persona, rimane; ciò che è maturato in questa esistenza terrena, fatta di spiritualità corporea e di corporeità permeata dallo spirito, continua in una maniera diversa. Essa continua a sussistere perché vive nella memoria di Dio*
– Papa Ratzinger –

Una memoria che, ormai lo sappiamo, hanno non solo le persone, ma anche i computer.

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In particolare, il computer universale e cosmico che Tipler identifica con il Punto Omega, e dunque con il Dio di Teilhard, ma anche con l’universo stesso, e dunque con il Dio di Spinoza e Einstein (che era uno spiniziano ndr).”

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NON C’È PIÙ IL FUTURO DI UNA VOLTA


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Tanto per continuare a perdere tempo si potrebbe indire un referendum sul referendum: «Negli ultimi anni, fra le urgenze della vostra vita, consideravate una priorità la riforma della Costituzione?».
Credo che il referendum sul referendum andrebbe deserto per disinteresse assoluto. Risposta scontata: no.
In un paese con migliaia di aziende costrette a chiudere nel menefreghismo di Stato, milioni di famiglie precipitate in povertà, giovani scippati del loro domani, anziani offesi da quest’oggi beffardo, e con un’ingiustizia sociale insolente fra chi rovista nei cassonetti e chi si arricchisce a gogò, ma come ti salta in mente di scatenare gli italiani in questa sterile sfida?
Eppure è accaduto. Ormai nessuno si chiede più il perché.
Sembra di stare in un’orgia a Venezia ai tempi della peste.
Il diluvio di chiasso ed energie sperperato in questa guerra civile fra i sì e i no è impotente contro il bacillo del morbo finanziario, della paralisi lavorativa e del dissesto morale che ha appestato il paese. Invece di questo placebo ingannevole del referendum andava iniettato un antidoto che bloccasse il contagio.
Una manovra che sforbiciasse i patrimoni più ingordi a favore di un aumento dei salari e delle pensioni più indecorose, dando ossigeno alle piccole imprese.
Bisognava spalancare le finestre con un atto rivoluzionario per cambiare aria a questo ospedale di lungodegenti dov’è ricoverata l’Italia.
Farla rialzare e camminare come nel dopoguerra.
Scontentare i vincenti, difendere i vinti, infondendo a tutte le generazioni una speranza nel futuro, invece di procrastinare l’agonia con un referendum costituzionale spaccatutto.
Che ci condanna a un’invalidante nostalgia.
Perché, signora mia, il problema non riguarda la Costituzione o le stagioni.
È che non c’è più il futuro di una volta.

( tratto dalla pagina FB di Diego Cugia di Sant’Orsola )

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Un amico mi ha fatto notare che intanto “il futuro di una volta” è il presente di oggi …
questo non ci induce ad essere troppo ottimisti anche se il commento di Diego è più che condivisibile …

Il futuro che ieri ci auspicavamo di certo non era questo …

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Claudio

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Business umano


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786

“Tutto è diventato business, ogni cosa deve funzionare ed essere utilizzabile.
Non esiste un sentimento di identità, esiste un vuoto interiore.
Non si hanno convinzioni, né scopi autentici.
Il carattere mercantile è l’essere umano completamente alienato, privo di qualunque altro interesse che non sia quello di manipolare e funzionare.
È proprio questo il tipo di umano conforme ai bisogni sociali.
Si può dire che la maggior parte degli uomini diventano come la società desidera che essi siano per avere successo.
La società fabbrica tipi umani così come fabbrica tipi di scarpe o di vestiti o di automobili: merci di cui esiste una domanda.
E già da bambino l’umano impara quale sia il tipo più richiesto.
Gli idoli dell’essere umano moderno avido, alienato sono la produzione, il consumo, la tecnologia, lo sfruttamento della natura.
Invece della gioia egli va in cerca di piacere e di eccitamento; invece di crescere cerca possesso e potere; invece di essere, egli persegue avere e sfruttamento; invece di ciò che è vivo sceglie ciò che è morto.
Il modo di produzione del sistema capitalistico ha trasformato l’umano in una creatura ansiosa e alienata.
L’essere umano muore sempre prima di essere completamente nato.”

(Erich Fromm)

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( tratto dalla pagina FB di  Realtà, inganno e manipolazione )

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Seguire le Orme


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“L’essere umano, di regola, ha troppa poca facoltà di giudizio, spesso anche di conoscenza, per esplorare da sè la sua strada, perciò ricalca volentieri le orme degli altri.
La stella polare della maggior parte degli uomini è l’esempio altrui, e tutto il loro agire e operare, nelle cose grandi e nelle piccole, si riduce a mera imitazione: non fanno per proprio parere la minima cosa.
Imitazione e abitudine sono le molle della maggior parte delle azioni umane.
La nostra situazione è davvero miserevole!
Un brevissimo tempo per vivere, pieno di fatica, miseria, angoscia e dolore, senza minimamente sapere da dove veniamo, dove andiamo e perchè viviamo, e inoltre anche preti di tutte le razze con le loro rispettive “rivelazioni” in proposito, accompagnate da minacce contro i miscredenti.
A ciò si aggiunga che ci guardiamo in volto e abbiamo rapporti reciproci come maschere con maschere, giacchè non sappiamo chi siamo; ma come maschere che non conoscono neppure se stesse.”

(Arthur Schopenhauer)

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( tratta dalla pagina FB di  Realtà, inganno e manipolazione )

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