No Global Language


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ultimamente sto inserendo (tra gli altri) dei commenti che trattano, con l’ausilio di contributi testuali, di argomenti che si possono allacciare tra loro in un articolato discorso inerente l’uso moderno del linguaggio e della comunicazione;
“moderno” non con una connotazione positiva ma soltanto temporale, sia ben chiaro;

allora proseguendo in questo tentativo oggi vi propongo un ulteriore contributo per ampliare il discorso;
avrete sicuramente sentito o pronunciato il termine “rivoluzione culturale” e, sinceramente io penso che sia una delle “poche” possibilità di salvezza rimaste all’Uomo per evitare il disfacimento della razza e del futuro, l’unica strada non violenta percorribile seppur difficile e faticosa;

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ma quanti sanno assegnare il giusto significato a questo termine alquanto vago ?
O forse i significati possono essere più d’uno ?

Il termine “rivoluzione” può essere associato al termine “ribellione”, quindi potremmo parlare di “ribellione culturale” ?
Ma ribellione nei confronti di chi ?
Nei confronti di uno “status quo di sistema”, quel “sistema” che ci ha tolto la identità di “persone” assegnandoci l’identità di “consumatori” e di “numeri di una qualsivoglia statistica” …
quel sistema che consente l’idea di “obsolescenza programmata” nella creazione e produzione di oggetti,
quel sistema che non ti consente di giungere ad una cura della malattia ma piuttosto a “silenziare” i sintomi della stessa … perché ? Perché un “paziente / cliente” che guarisce smette automaticamente di essere cliente, non “produce” più guadagni …
una società quindi non dedita alla ricerca di soluzioni quanto al mantenimento dei problemi (ed eventualmente alla creazione di nuovi, più suggestivi e meno “riconoscibili” come tali);

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NO LOGO di Naomi Klein, (una delle paladine del no-global) è il libro di oggi, ma teniamo presente che è stato scritto 16 anni fa,

il Capitolo è : L’INTERFERENZA CULTURALE

‘La loro forza è il nostro conformismo’ è una sintesi perfetta del male dei nostri tempi.

La possibile soluzione : ricordate Fabrizio De Andrè, che dichiarava di procedere in direzione ostinata e contraria ???

Più e più volte ho sentito (ed anche utilizzato) una frase che racchiude tutto il concetto di vita :
nella vita puoi “agire” oppure “essere agito” … a te la scelta …

e dopo aver letto cosa ne pensava Camus di “ribellione” vediamo cosa ne pensa questa scrittrice canadese che utilizza un approccio diverso …

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una ultima ulteriore considerazione : provate empiricamente a soffermare la vostra attenzione su tutto quello che viene pubblicizzato in TV … poi pensate alla cara e vecchia “lavagna” dove il capoclasse doveva scrivere i nomi … “buoni” di qua e “cattivi” di la; sostituite “buoni e cattivi” con “utile e inutile” e … buon divertimento !!!

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“[…] Rodriguez de Gerada è largamente riconosciuto come uno dei fondatori più capaci e creativi della cosiddetta ‘culture jamming’ o interferenza culturale, una pratica che consiste nel parodiare gli annunci pubblicitari o nel deturpare i cartelloni per alterarne drasticamente il messaggio.
I ‘sabotatori’ (jammer) ovvero i contraffattori di annunci pubblicitari partono dal presupposto che tutti hanno il diritto di rispondere ad immagini che non hanno mai chiesto di vedere, dato che le strade sono spazi pubblici e dato che la maggior parte dei cittadini non può permettersi di controbattere ai messaggi lanciati dalle aziende con degli annunci propri.

(de Gerada, più volte arrestato, spiegava alle autorità che nei quartieri poveri c’erano moltitudini di cartelloni che pubblicizzavano tabacco e liquori. Diceva anche che i modelli ritratti nei cartelloni vanno sempre in barca a vela, sciano o giocano a golf e rendono i prodotti che pubblicizzano così accattivanti e seducenti, che i ragazzi del ghetto non vedono l’ora di andarsene. Alla toccata- e-fuga dei pubblicitari questo artista contrappone il suo lavoro mirato ad aprire un dibattito sociale sulle politiche di gestione degli spazi pubblici ndr).

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Negli ultimi anni, la questione si è ingigantita a causa della crescente aggressività dei messaggi pubblicitari nel settore pubblico che ricoprono interi edifici e autobus e che invadono scuole, campi da basket e siti internet.
Nel contempo, la proliferazione di quartieri cittadini brulicanti di centri commerciali ha creato un numero sempre maggiore di aree in cui gli avvisi pubblicitari sono i soli messaggi consentiti.
Molti dei sostenitori dell’interferenza culturale ritengono inoltre che la concentrazione dei mezzi di informazione nelle mani di pochi proprietari sia riuscita a svilire il concetto di libertà di parola separandola dalla libertà di poter essere sentiti: da qui l’emergenza della situazione e l’importanza della causa del culture jamming.

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All’improvviso tutte queste forze si stanno coalizzando in un clima di ‘Robin Hoodismo semiotico’.
La gran parte dei jammers pensa sia giunta l’ora che la gente non si limiti solo a chiedere un po’ di spazio libero dalla pubblicità, ma che inizi a riprenderselo da sola.
L’inteferenza culturale respinge apertamente l’idea secondo cui il marketing deve essere accettato passivamente come flusso di informazioni a senso unico solo perché può farsi largo a suo di dollari negli spazi pubblici.
Le interferenze culturali più sofisticate non sono semplici parodie dei messaggi pubblicitari, ma dei veri e propri contromessaggi immessi piratamente nei sistemi di comunicazione di un’azienda.

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I messaggi pirata sono completamente diversi da quelli originari e l’azienda presa di mira ne paga le spese sia da un punto di vista pratico, dato che ha materialmente pagato per il cartellone/ messaggio pubblicitario, sia a livello simbolico, perché gli hacker che armeggiano con il marchio finiscono per attingere alle enormi risorse impiegate per attribuirgli un significato.

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Kalle Lasn, editore della rivista ‘Adbuster’ do Vancouver, spiega i meccanismi dell’interferenza con la metafora delle arti marziali e, precisamente, del jujitsu.
*Con una semplice e rapida mossa si sbatte il gigante al tappeto: Basta saper sfruttare il movimento, lo slancio del nemico.* Si tratta di un’immagine presa in prestito da Saul Alinsky che in ‘Rules for Radicals’, la sua bibbia attivista, definisce on ‘jujitsu politico di massa’ in termini di *utilizzare la potenza di una parte della struttura del potere contro l’altra… la forza superiore di coloro che dentengono il potere diventa la loro stessa rovina.*
Ed ecco perchè un gruppo di sostenitori dell’interferenza culturale si è avventato su un cartellone pubblicitario Levi’s di circa 9 metri per 28 e vi ha incollato un primo piano del serial killer Charles Manson nel tentativo di lanciare un messaggio dissacratorio contro i cicli di lavoro seguiti per la produzione dei jeans Levi’s.
Nel messaggio di rivendicazione lasciato sul posto, questo gruppo chiamato Billboard Liberation Front ha dichiarato di aver scelto il volto di Manson a testimonianza del fatto che i jeans venivano *cuciti dai prigionieri in Cina e venduti a istituti di pena nelle Americhe*.

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Furono Guy Debord e i Situazionisti, ispiratori e teorici della rivolta degli studenti a Parigi nel maggio 1968, a teorizzare per primi il potere di un semplice ‘détournement’, di una deviazione intesa come estrapolazione di immagini, messaggi o oggetti dal loro contesto per creare un nuovo significato.
Anche se l’interferenza culturale attinge liberamente dai movimenti artistici d’avanguardia del passato, da Dadaismo e Surrealismo a Cocettualismo e Situazionismo, il sistema che questi ‘rivoluzionari’ dell’arte attaccavano, era in realtà il mondo artistico e la sua cultura passiva di pubblico inteso come normale spettatore oltre al costume antiedonistico della società capitalista tradizionale.
Per molti studenti francesi della fine degli anni sessanta, i nemici da combattere erano la rigidità e il conformismo dei colletti bianchi; le aziende di per sé erano molto meno interessanti.

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Pertanto, mentre il situazionista Asger Jorn scagliava vernice sui dipinti pastorali acquistati al mercato delle pulci, gli odierni fautori dell’interferenza culturale preferiscono accedere piratamente ai messaggi pubblicitari delle aziende e alle altre vie di espressione del linguaggio aziendale. E se i messaggi di questi jammers sono più marcatamente politici rispetto a quelli dei loro predecessori, ciò può essere dovuto al fatto che messaggi sovversivi negli anni Sessanta quali ‘Abbasso il lavoro’, ‘Vietato vietare’ e ‘Considera i tuoi desideri realtà’ suonano oggi come banali slogan di prodotti quali Sprite o Nike: ‘Just feel it’.
Anche le situazioni e gli eventi inscenati da politici provocatori nel 1968, benché assai sconcertanti e trasgressivi per l’epoca, sono oggi sullo stesso piano della pubblicità dell’Absolut Vodka del 1998, dove gli studenti in abiti viola di un Istituto d’Arte, si precipitano in bar e ristoranti e suonano picchiettando le bottiglie.”

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PS :

Cosa ha lasciato in ‘noi’ la protesta e la lotta dei ‘no global’ da non confondersi, attenzione, con i black block e certi centri sociali che sono semplicemente dei rivoluzionari negativi, nel senso che dava Camus, ai giorni nostri?

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Evitare l’acquisto dell’inutile o del superfluo (solo per il marketing pubblicitario che li coinvolge), convogliare la nostra attenzione solo su quanto è “veramente” necessario alla nostra vita, sono comportamenti a mio modo di vedere virtuosi (e guarda caso suggeriti anche dai teorici della “decrescita felice” cui io guardo con particolare “simpatia” … e torniamo all’inizio del commento  😉  );
Se consideriamo alcune multinazionali un problema per il mondo e per l’umanità non potremo mai e poi mai pensare di batterle a “braccio di ferro”, forza contro forza, quindi l’unica tecnica è quella di usare la loro forza contro di loro (lo jujitsu insegna)e cercare di incidere nel loro punto più sensibile … il portafoglio ! … attraverso il non violento non utilizzo dei loro prodotti e/o servizi …

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Verità palesi o Verità occulte ?


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“Molti di noi vengono oggi influenzati assai più di quanto non sospettino e la nostra esistenza quotidiana è sottoposta a continue manipolazioni di cui non ci rendiamo conto.
Uno sbalorditivo arsenale di tecniche e “discipline” sono state prese a prestito dalle scienze sociali per scatenare una grande offensiva contro l’imprevedibilità dell’uomo.
Sono all’opera su vasta scala forze che si propongono, e spesso con successi sbalorditivi, di convogliare le nostre abitudini inconsce, le nostre preferenze di consumatori, i nostri meccanismi mentali, ricorrendo a metodi presi a prestito dalla psichiatria e dalle scienze sociali.
In passato gli studiosi rivolgevano la loro attenzione agli schemi irrazionali del comportamento umano perchè il loro scopo era di individuarne le origini sociali e proporre, in conseguenza, delle modifiche che avrebbero promosso una condotta più razionale.
Oggi essi studiano l’irrazionalità, e altri aspetti del comportamento umano, al solo scopo di raccogliere dei dati che serviranno ai tecnici pubblicitari per manipolare i consumatori.
È significativo che tali forze cerchino di agire su di noi a nostra insaputa, sì che i fili che ci fanno movere sono spesso, in un certo senso, “occulti”.
L’impiego della psicanalisi di massa nelle grandi offensive di “persuasione” sta ormai alla base di un’industria multimiliardaria.
E i “persuasori” di professione non hanno esitato a servirsene, avidi come sono di tutto ciò che possa aiutarli a propagandare con maggiore efficacia le loro merci, siano esse manufatti, idee, ideali, atteggiamenti, candidati, o stati d’animo.
Ciò che gli specialisti vanno cercando sono, naturalmente, i “perchè” del nostro comportamento, così da poter manipolare a proprio vantaggio le nostre abitudini e preferenze.
Tale ricerca si propone di scoprire in base a quali motivazioni la gente faccia le proprie scelte.
Essa si serve di metodi atti a raggiungere la parte inconscia o subconscia della mente umana, poichè le preferenze sono in generale determinate da fattori di cui l’individuo non è consapevole.
Al momento dell’acquisto, infatti, il consumatore agisce di solito obbedendo a impulsi emotivi, inconsciamente stimolato da immagini e simboli grafici che nel suo subcosciente si trovano associati con il prodotto.
Tutte queste ricerche e manipolazioni contengono un significato antiumano di cui non si può non rilevare la gravità.
Esse rappresentano, nella maggior parte dei casi, un regresso piuttosto che un progresso nella lotta incessante che l’uomo conduce per diventare un essere razionale e indipendente.
Nulla, si direbbe, è sacro, nulla può salvarsi da queste ricerche e manipolazioni.
Creando una società che avrà il solo scopo di assorbire la produzione dell’industria automatizzata, distruggeremo i più alti valori della nostra civiltà.”

(Vance Packard – I Persuasori Occulti)

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( tratte dalla pagina FB di  Realtà, inganno e manipolazione )

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“È mai possibile tracciare una vera distinzione tra i mezzi di comunicazione di massa come strumenti di informazione e di divertimento, e come agenti di manipolazione, controllo e di indottrinamento?”

(Herbert Marcuse)

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Sanità, … ‘con il Sì farmaci oncologici in tutte le Regioni’? … Renzi non inganni i malati 


Ci vuole una bella faccia tosta ad andare in tv come ha fatto Matteo Renzi a dire a proposito di riforma costituzionale “con il referendum si decide se lasciare tutta la sanità alle Regioni oppure dare stessi diritti a tutti i cittadini” 

Sorgente:    Sanità, ‘con il Sì farmaci oncologici in tutte le Regioni’? Renzi, non inganni i malati – Il Fatto Quotidiano

 

Beh … a “faccia tosta” (io userei altri paragoni … più “coloriti”) direi che sta messo benissimo …


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sappiamo chi è la madre della “schiforma anticostituzionale”
ma siccome “mater semper certa est, pater nunquam”
qualcuno potrebbe avere dei dubbi, delle curiosità …
ma chi sarà mai il “padre” ?
Renzi ?
Verdini ?
Uno “stupratore” di passaggio ?
Dobbiamo far eseguire il “test del DNA” ?
Ma no … fidiamoci della neo mamma …

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Capito ora ???

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Ops …