Caro Papa ti scrivo …


§

Ho avuto un dialogo con alcuni amici su un argomento “ponderoso” sotto qualunque punto di vista lo si esamini : l’esistenza di Dio !!!
Come capirete è un argomento molto “delicato” la cui trattazione è molto complicata in quanto le posizioni che ognuno ha sono di solito molto radicate e rigide; ovviamente è forse superfluo che aggiunga che tale dialogo è solo il seguito di tanti altri che lo hanno preceduto nel corso del tempo sul medesimo argomento …
Io sono nato cattolico (e geograficamente non poteva essere altrimenti) e ho dovuto subire decisioni ed influssi imposti come tutti: il “martellamento” è indubbiamente stato micidiale e nei secoli passati (data l’ignoranza, dal verbo ignorare, era con risultato garantito al 100%, ora non più ed io aggiungo “fortunatamente”, anche se qualche voce fuori dal coro si è sentita ma si è provveduto subito con roghi e torture a zittirle, Giordano Bruno e le streghe su tutti, tanto per far capire il concetto);
la sola cosa positiva che riconosco nel mio passato è data dalla indubbia valenza degli oratori (dove i preti erano “normali” ovviamente) come luoghi di aggregazione giovanile e di svago;
la sola (e ripeto sola) cosa che trovo positiva nel clero è quella dei pochi che seguono veramente certi “dettatI” ed aiutano il prossimo “materialmente” quando è in difficoltà;
ora, come sapete, mi definisco “ateo” ma questo non significa che io non creda che possa esistere “qualcosa” (che assolutamente non riconosco nel Dio comunemente conosciuto), le parole dell’amico con cui ho discusso esemplificano alla grande il concetto e ve le cito testualmente :
“è necessario porci ‘umilmente’ nei confronti dell’universo, di cui noi siamo solo una parte infinitesimale, espungendo tutte quelle domande che originano dalle nostre paure, angosce o dai nostri desiderata, espressi molte volte come forme
di egoismo, uno dei peccati ‘mortali’ dell’antropoformismo, sciaguratamente all’opera in questo tempi moderni, dove, come ben diceva Nietzsche, ma anche il ‘buon’ Guccini, Dio è morto !
Il modello ‘spinoziano’ è un modello del carattere di religione universale in cui il mondo etico e la natura sensibile trovano una suprema congiunzione.
Nessuno può sperare di pervenire al vero e al perfetto in filosofia, se non so è sprofondato almeno una volta nell’abisso dello spinozismo” …

direi che meglio non si potesse esprimere il concetto !

Il contributo da cui è scaturito il nostro dialogo ora ve lo pongo e stavolta senza immagini in quanto non voglio assolutamente inserire “distrazioni” nella lettura; lo trovo semplicemente perfetto, virgole comprese !!!
Una sola tristezza è data dal fatto che io non sarei mai riuscito a dire queste cose che sento profondamente dentro di me (per ovvie differenza di livello culturale tra me ed Odifreddi) : ma di sicuro mi “rappresentano” al 101% !!!

§

626

§

uno spettacolare (per me) capitolo del libro

CARO PAPA TI SCRIVO

Capitolo:    UN PICCOLO GRANDE UOMO

“Affrontando la concezione di Dio come Essere supremo, esplicitando i fondamenti linguistici e filosofici su cui Parmenide, Platone e Plotino la edificarono, Lei stesso ammette, però, che il Dio dei filosofi appariva agli antichi come religiosamente non significativo, bensì una mera realtà accademica, extrareligiosa.
E che professare di credere unicamente ed esclusivamente in lui dava tutta l’impressione di una irreligiosità, sembrava un rinnegamento delle ‘religio’, e quindi ateismo.
Venir bollata come ateismo dalla religione istituzionale, sembra essere il destino della vera religiosità, che oggi si ritrova più nella scienza che nella filosofia.
Abbiamo già visto che Lei stesso percepisce e presenta la visione scientifica come alternativa e subordinata a quella religiosa, mentre è vero esattamente l’opposto.
Lo testimonia ad esempio Albert Einstein, in un’intervista del 1930 prubblicata sulla rivista ‘Forum’: Le idee più belle della scienza nascono da un profondo sentimento religioso, in assenza del quale resterebbero infruttuose.
Io credo che questo tipo di religiosità che attualmente si avverte nella ricerca sia l’unica esperienza religiosa creativa della nostra epoca.

Ancora più netta è la conclusione del suo saggio ‘Religione e Scienza’, uscito sul New York Magazine il 9 novembre 1930:
Nella nostra epoca, votata in genere al materialismo, i soli uomini profondamente religiosi sono gli scienziati (Nella accezione più ampia di ‘filosofo della natura’ che studia in tutti i suoi aspetti ndr).
Quanto alla religione tradizionale, ‘l’uomo sinceramente convinto della portata della legge di causalità non può arrendersi all’idea di un Essere che interviene nelle vicende umane, e perciò la religione fondata sul timore, così come la religione sociale e morale, non hanno presso di lui alcun credito.
Un Dio che ricompensa e punisce è per lui inconcepibile’.
Analogamente, nel suo intervento al simposio su Scienza, filosofia e religione, organizzato dal seminario teologico ebraico di NY nel 1940, Einstein dichiara che gli insegnanti di religione devono dimostrarsi capaci di abbandonare la dottrina di un Dio personale: di abbandonare cioè, quella fonte di timore e di speranza che per il passato diede un così vasto potere ai preti.
E aggiunge che la scienza (nella accezione che ho precisato ndr) non solo purifica il sentimento religioso dall’impurità del suo antropoformismo, ma contribuisce anche a una spiritualizzazione religiosa della nostra comprensione della vita.
E’ chiaro che Einstein non incitava alla purificazione dagli dèi greci o romani, che sono ormai relegati nei musei, ma dal Dio della Bibbia. che invece mantiene ancora un vasto seguito nelle sinagoghe e nelle chiese.
Ed è ovviamente questo il Dio di cui Lei parla, commentando la parabola della pecora e della dramma smarrite:

Il Dio in cui ci imbattiamo, ci appare, come in moltissimi altri testi dell’Antico Testamento, sotto un aspetto altamente antropomorfo, altamente a-filosofofico: egli prova passioni come un essere umano, si rallegra, cerca, attende. muove incontro.
Non è affatto l’insensibile geometria dell’universo, né la neutrale giustizia che sta al di sopra delle cose, senza provare i turbamenti di un cuore e dei suoi affetti; ‘possiede’ invece un cuore, è presente come uno che ama, con tutta la capicità di stupire di uno che ama. (cfr. Introduzione al Cristianesimo – Papa Ratzinger -)

Fa parte della paradossalità del cristianesimo, orgogliosamente rivendicata fin dalla ‘Prima lettera ai Corinzi’ di Paolo di Tarso, che Lei presenti queste caratteristiche non come una regressione negativa della concezione filosofica della divinità, ma come una sua progressione positiva, Prima di discutere la Sua posizione, però, dobbiamo fare anche noi un passo indietro e cercare anzitutto di capire quella a cui Lei reagisce.
Si tratta della posizione esemplificata dalle dichiarazioni di Einstein, ma anche di una più diffusa sensazione che, come Lei ammette, succede continuamente anche a chi cerca di credere.
La sensazione, cioè, che il Dio della Biabbia sia espressione di un ingenuo antropoformismo, di una modalità primitiva del pensiero umano, comprensibile in tempi in cui l’uomo viveva ancora in un piccolo mondo, quando il disco piatto della Terra costutuiva il baricentro di tutte le cose e Dio non aveva altro da fare che guardare dall’alto in basso a questo piccolo mondo
[…]
Certe ‘credenze’, hanno subito ben altri colpi, negli ultimi secoli.
Si è infatti scoperto che non solo la Terra non è al centro del proprio sistema solare, ma esistono innumerevoli altri sistemi stellari.
E il Sistema Solare non solo non è al centro della nostra Galassia, ma esistono innumerevoli altre galassie.
E la Via Lattea non solo non è speciale nel proprio universo, ma probabilmente esistono innumerevoli altri ‘universi’: tra virgolette, perché il prefisso ‘uni’ in tal caso non ha più senso, e si comincia ormai a parlare di ‘multiverso’ o ‘pluriverso’.
Una terminologia che certo è più in accordo con le visionarie aperture di Giordano Bruno, che con le miopi chiusure di Ballarmino (cardinale gesuita ndr).
[…]
Sono dunque la cosmologia e la biologia a giustificare l’atteggiamento di coloro che, nelle sue stesse parole, ritengono assurdo pensare che l’Essere supremo si debba impicciare dell’uomo, del suo piccolo miserabile mondo, delle sue preoccupazioni, dei suoi peccati e di ciò che non è peccato.
Questa ‘assurdità’ richiede, ovviamente, l’ammissione che esista ‘qualcosa’ come un ‘essere supremo’.
Ma è consistente sia con la negazione, sia con l’affermazione, che questo impersonale sia anche ‘qualcuno’ personificato, in grado di pensare e sentire in maniera analoga a quella umana.
[…]
La difficoltà di affrontare il problema sollevato da questa ‘assurdità’ è testimoniata dal fatto che Lei è costretto a farlo indirettamente.
Cioè ricorrendo per la sua risposta alla scappatoia di una dialettica, che è puro gioco di parole:

Rispetto a tali grezze restrizioni la sentenza posta da Holderlin nel frontespizio del suo libro IPERIONE può richiamare l’idea cristiana della vera grandezza di Dio: Non coerceri maximo, contineri tamen a minimo, divinum est (Non essere costretto da ciò che è più grande, ma essere contenuto in ciò che è più piccolo, questo è divino).
Quello spirito senza confini, che porta in sé la totatlità dell’essere, supera ‘il più grande’. tanto che per lui è piccolo, e si abbassa nel più piccolo perché nulla è per lui troppo piccolo.

Il suo tentativo di spiegazione è encomiabile, e gli si può concedere l’onore delle armi, ma non è convincente, perché stravolge il il senso del ridimensionamento dell’uomo compiuto dalle scoperte scientifiche: il fatto che noi non siamo il sommo del creato non significa affatto che allora ne siamo l’infimo. […]
Volendosi affidare alla dialettica, Lei avrebbe forse trovato un appoggio migliore in Nicola Cusano, invece che in Holderlin.
Nelle CONGETTURE, infatti, il cardinale tedesco presentò un argomento sulla necessità dell’incarnazione, basato proprio sulla posizione intermedia dell’uomo tra gli estremi del puro intelletto e della pura animalità.
Secondo Cusano, poiché Dio voleva appartenere a una specie che massimamente partecipasse ad entrambi, non aveva avuto altra scelta che farsi uomo. […]

Dunque, non ci sono santi che tengano.
La stragrande maggioranza degli scienziato non crede in un Essere supremo, ed evidentemente non ci crede proprio a causa della visione scientifica del mondo.
Il che non significa che gli scienziati non credano a nulla.”

§