genetica o cultura ??? (parte seconda)


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Oggi voglio proseguire il discorso intrapreso ieri con la lettura di un capitolo di un libro trattante la “sociobiologia”, lo farò proseguendo il seguito del capitolo stesso;
come compendio e preambolo vorrei citarvi le parole di un amico con il quale abbiamo discusso di questo argomento (in relazione a quanto si legge in questo capitolo), spero non se ne abbia a male ma, a mio parere, sono scritte in una maniera più efficace di quanto io sia in grado di fare …

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“La parola chiave, in questo come in altri testi, è ‘scegliere’ quale percorso seguire nel metaforico labirinto che, pare, stia diventando sempre più ‘labirintico’ fin quasi a pensare che, una certa ‘organizzazione sociale’, sicuramente a delinquere, abbia ‘deciso’ (ovviamente a nostra insaputa) di chiudere tutte le uscite.
Quali armi abbiamo a disposizione per combattere lo status quo e procedere nella nostra evoluzione?
Una e non sola: la nostra mente, che ha come strumento ‘pratico’ il cervello con i suoi neuroni e le sue sinapsi.
Certo è che lo ‘strumento’ deve essere tenuto in allenamento, e la cultura è un ottimo programma di training.
Il suggeritore, invisibile ma presente – perlomeno come auspicio – è la nostra anima, che è poi quel ‘bagaglio’ metafisico che la scienza non indaga, perché non è indagabile, ma solo percebile con l’intuizione.”

Spero che sia chiaro a tutti che tali commenti e tali testi servono per instaurare una discussione, con chi fosse interessato, su un argomento che di fondo si può sintetizzare con la conosciuta e stra-abusata frase che è anche il titolo di una famosa opera pittorica : “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (è un dipinto del 1897 di Paul Gauguin a olio su tela)”

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IL FUOCO DI PROMETEO

Capitolo: Le leggi dello sviluppo mentale (proseguimento della prima parte che potete trovare qui)

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“In base a precedenti calcoli teorici, siamo giunti alla conclusione che non esistono, per la mente umana, maggiori probabilità di essere schiava della cultura che dei geni.
Esiste nel cervello una notevole tendenza ad evolversi in un sistema in perpetua crescita che combina innovazioni culturali e influenza genetica.
Alla fine, quando una specie intelligente basata sul DNA come l’Homo sapiens emerge, la mente individuale deve essere in grado di riflettere sui problemi e di prendere decisioni, ma la sua crescita e il suo sviluppo sono programmati biologicamente per imboccare certe direzioni invece di altre.
Abbiamo definito questa forma intermedia di apprendimento ‘trasmissione genetico-culturale’.
Per comprendere in breve il quadro di tutte le alternative possibili, ci sono tre modi concepibili di trasmettere la cultura da un membro della società a un altro.

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Trasmissione puramente genetica: E’ il sistema degli Eidyloi.
Benché esistano varie scelte, e gli individui possano essere consapevoli di esse, soltanto una può essere quella preferita.
Esiste apprendimento, ma è rigidamente canalizzato (quindi condizionato ndr).

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Trasmissione puramente culturale: Il sistema degli Xenydria.
Esistono molteplici scelte, e tutte egualmente preferibili e facilmente trasmesse.
Le scelte fatte dagli individui dipendono esclusivamente dalla cultura, e per nulla da predisposizioni biologiche, che non esistono.

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Trasmissione genetico-culturale: Il sistema umano.
Anche se può essere appresa una quantità immensa di possibilità, le proprietà biologiche degli organi di senso e del cervello rendono più probabile che vengano preferite certe scelte piuttosto che altre.

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Anche se potesse essere creata una specie somigliante agli Xenydria. con pura trasmissione culturale, l’evoluzione finirebbe per portarla da una cultura a ‘tabula rasa’, a una basata sulla trasmissione genetico-culturale.
Abbiamo provato a calcolare anche il numero delle generazioni necessarie per allontanare una specie di tipo xenydriano da questa condizione estrema.
Abbiamo scoperto che il tempo si riduce a poche generazioni, se ci sono molte scelte disponibili.

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Il concetto che è cominciato a emergere, è che i geni e la cultura sono tenuti assieme da un legame elastico ma indissolubile.
Man mano che la cultura emerge, per mezzo dell’innovazione e dell’introduzione di nuove idee e di nuovi manufatti, essa viene incanalata e diretta in una certa misura dai geni.
Allo stesso tempo la spinta all’innovazione culturale influenza la sopravvivenza dei geni e alla fine modofica la forza del legame genetico e la direzione che esso impone.
Per comprendere come possa sorgere il collegamento fra geni e cultura, consideriamo una specie a ‘tabula rasa’, programmata per compiere scelte strettamente in accordo con la tradizione culturale, non influenzata mai da impulsi biologici interiori o da processi di pensiero automatici.
E’ inevitabile che alcune delle scelte disponibili per la società (per esempio nella dieta, nei costumi sessuali, o nel modo di contare) conferiscano una maggiore capacità di sopravvivenza e di riproduzione ai membri che fanno una scelta e ne respingono un’altra.

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E’ anche inevitabile che nel corso delle generazioni sorgano nuove combinazioni genetiche e ricombinazioni che predispongono gli individui a compiere scelte adattative superiori.
I nuovi tipi genetici si diffonderanno tra la popolazione a spese dei vecchi.
La specie si evolverà in maniera tale da allontanarsi dallo stato a ‘tabula rasa’, e relativamente in fretta, a paragone di molte altre forme di cambiamento genetico.

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Ogni membro della specie umana inizia la sua esistenza come un bambino, perso in un vasto e complicato labirinto, dal suo punto di partenza deve raggiungere una condizione che gli permetta di comprendere la sua cultura e il suo ambiente fisico.
A ogni svolta del labirinto, a ogni decisione di apprendimento e scelta, ha solo la sua intelligenza e una serie di indizi per guidarlo,
Velocità ed efficienza conferiscono un vantaggio, perché il bambino è in gara con altri bambini in labirinti simili e i premi più grossi vanno a quelli che raggiungono la meta esatta con minore esitazione (almeno così è in natura ndr).
In questa gara, di cui il bambino e gli adulti intorno a lui possono essere solo confusamente consapevoli, esiste una compensazione fra intelligenza e indizi, che è in grado di assicurare risultati uguali ai partecipanti.
Menti acute, specialmente quelle predisposte a ragionare sui labirinti, possono cavarsela con ua serie limitata di indizi, o con indizi distorti e confusi.
Menti ottuse, in grado di svolgere ragionamenti di tipo molto elementare, richiedono una lista lunga e dettagliata di indizi per poter terminare la gara in tempo uguale.
Il labirinto è una metafora per indicare i problemi che deve affrontare un bambino crescendo.

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La gara è un’immagine dell’evoluzione mediante selezione naturale.
La mente nel corso della sua crescita, deve scegliersi la strada in mezzo a un caos di sensazioni e percezioni, coordinandole rapidamente in una forma che permetta una buona misura di controllo sull’ambiente nel quale egli è nato.
L’intero corso della vita dell’individuo, compresa la sua salvezza fisica e il suo successo riproduttivo, dipenderà dalla forma del mondo che egli ricrea nella sua mente.
In questa prospettiva, la mente ‘tabula rasa’ dipende interamente dalla continua assistenza di una società benevola (che non esiste… o, nel caso fosse esistita, non esiste più. ndr).”

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Dopo la lettura (di cui vi ringrazio, visto che l’avete portata a termine) vi voglio porre una domanda :
cosa vi fa ispira questa ultima immagine e riuscite a collegarla in qualche modo al testo letto ???

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IL FIGLIO DI NAPOLITANO? COSI’ GIOVANE E’ GIA’ TITOLARE DI UNA CATTEDRA: SAI CHI ERA IL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DOVE HA “VINTO” IL CONCORSO? PROVA AD INDOVINARE. PROVA & VINCI UN’INCAZZATURA GRATIS


 

Sorgente:    IL FIGLIO DI NAPOLITANO? COSI’ GIOVANE E’ GIA’ TITOLARE DI UNA CATTEDRA: SAI CHI ERA IL RETTORE DELL’UNVERSITA’ DOVE HA “VINTO” IL CONCORSO? PROVA AD INDOVINARE. VINCI UN’INCAZZATURA GRATIS – Il Grande Cocomero

 

CI SCOMMETTO QUELLO CHE VOLETE CHE NON INDOVINERETE MAI …

la Tempesta


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Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu.

E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E’ una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.

(Haruki Murakami)

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