15 anni, 5 trilioni di dollari spesi e il terrorismo aumentato del 6 mila per cento: il post 11 settembre in un Rapporto


Sorgente:    15 anni, 5 trilioni di dollari spesi e il terrorismo aumentato del 6 mila per cento: il post 11 settembre in un Rapporto – World Affairs – L’Antidiplomatico

 

eh si … ne è proprio valsa la pena …

Facebook e Israele si accordano per eliminare le pubblicazioni anti israeliane 


 

Sorgente:    Facebook e Israele si accordano per eliminare le pubblicazioni anti israeliane – World Affairs – L’Antidiplomatico

 

non provate anche voi una forte sensazione di nausea … no anzi … proprio vomito !!!

E’ chiaro ora finalmente chi sono i SERVI e chi sono i PADRONI ???

il Piacere moderno


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Non si può negare che una delle peculiarità dell’uomo è quella (in mille modi diversi ed in misura ovviamente rapportata ad altri parametri) di ottenere dalla propria vita il maggior numero di soddisfazioni, successi, piaceri;
il ricco li cerca nel lusso, il povero nelle piccole cose ed ognuno facendo riferimento ai propri gusti;
queste cose contribuiscono a dare un “valore” alla singola vita, a poterla giudicare, a valutare se quell’esitenza ha un senso positivo oppure no;
siamo tutti giudici pronti a giudicare le vite altrui ma nel fare ciò commettiamo un errore, ognuno dovrebbe essere il severo giudice della propria esistenza;

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tanto ci sarebbe da dire sulla scala dei valori delle cose che consideriamo come desideri ma in questa occasione tralascio questo punto, seppur fondamentale (lasciando ad ognuno la riflessione dovuta), ma vorrei soffermarmi su una considerazione di fondo;

rispetto al passato abbiamo migliaia di potenziali motivi per essere più felici, inutile ricordarveli, motivi da intendersi come possibilià, oggetti, comodità, diritti e quanto altro si voglia … teoricamente a quanto pare;
la realtà ci consegna un mondo fatto di infelicità, depressione, insoddisfazione, alienazione in milioni di persone che soffrono di crisi esistenziali;

come può essere possibile tutto ciò, sembra un controsenso, eppure …

solito contributo, quello di oggi è sempre di Simon Blackburn, tratto dal suo libro

ESSERE BUONI

Nella contro copertina, l’incipit al testo:

“Nessun dio ha scritto nell’universo le leggi del buon comportamento.
La natura non si occupa del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto.
Nel migliore dei casi siamo noi a dovercene preoccupare.”

Capitolo:  IL PIACERE

“Dopo aver discusso dell’inizio, della fine e del senso della vita, potremmo ancora voler riflettere su come va vissuta.
Esistono diversi modi di affrontare il problema.
Il primo che prenderemo in considerazione consiste nel delineare una concezione di ‘vita buona’, il ‘summum bonum’ (bene supremo).

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Immaginiamo una vita ideale e definiamo di conseguenza i suoi dettagli: probabilmente è felice, ricca di gioia, include soddisfazioni legate all’amore, all’amicizia, all’attività, è priva di desideri che non si possano esaudire, è autosufficiente.
Si tratta della vita invidiabile o, se la parola suona un po’ negativa, ammirevole.
E’ l’esistenza si ciò che Aristotele chiamava ‘eudaimonia’ (cit. Etica Nicomachea).
Questo termine viene in genere tradotto con ‘felicità’, ma la traduzione presenta qualche insidia.
La felicità, nel pensiero moderno, è considerata come uno stato di piacere puramente ‘soggettivo’ o interiore.
Una vita felice consiste in una sequenza di sensazioni interiori soddisfacenti,

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Il filosofo Jermey Bentham (1748-1832), il fondatore dell’utilitarismo, la concepiva così.
Egli riteneva che un piacere potesse essere misurato unendo vari fattori: intensità soggettiva, durata, probabilità di ottenerlo, vicinanza o lontananza nel tempo e capacità di stimolare o inibire altri piaceri.
Sommando i calcoli relativi a tutte le parti in causa, si poteva quindi stabilire semplicemente quale linea d’azione avrebbe (probabilmente) più piacere e meno dolore.
La cosa giusta da fare era, dunque, la seguente: secondo un’espressione celebre, scegliere ciò che avrebbe prodotto ‘la massima felicità del maggior numero’. […]
Un quadro più ottimistico ci ricorda ch esistono i piaceri dell’amicizia, del successo, dell’arte, della musica. della conversazione socratica, della scoperta.
John Stuart Mill nutriva la convinzione un po’ vittoriana secondo cui le persone che hanno provato questi godimenti più elevati finiscono inevitabilmente per preferirli.
Avrebbe dovuto dire che ciò significa semplicemente che sono più piacevoli, ma complicò il tutto introducendo l’ulteriore dimensione della ‘qualità’ del piacere. […]
L’alternativa aristotelica esige un impegno nel mondo.
Esige ragionamento e attività, sollecitudine verso gli altri, e soprattutto richiede vero amore e vera amicizia.

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Aristotele ritiene che sia così perché noi abbiamo un ‘télos’, un fine.
Lo ‘scopo’, e quindi il ‘bene’, degli esseri umani consiste nel condurre un certo tipo di vita sociale.
L’analogia con la salute è fondamentale.
Il télos di un organismo vivente è condurre una vita considerata sana per organismi del suo genere.
Quindi il nostro télos è quello di condurre una vita sana per un essere umano, la vita per noi ‘naturale’ o a noi ‘destinata’.
Potremmo non cogliere facilmente il senso aristotelico di uno scopo insito nella natura, ma l’idea di funzione biologica può aiutarci a comprenderlo.
La vita sana sarà quella in cui tutto funziona nel modo stabilito dall’evoluzione attraverso l’adattamento.
Questa è la vita ‘destinata’ a un organismo biologico.

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E’ un’esistenza conforme alla ‘legge naturale’ della vita umana. […]
Potremmo ampliare il concetto di ciò che è naturale affermando, per esempio, che, poiché la natura ci ha fornito un’intelligenza versatile (magari non a tutti eh ndr), tutto quello che viene prodotto mediante tale intelletto va considerato naturale e quindi sano.
Proprio come tutte le lingue sono ugualmente naturali, così lo sono tutte le espressioni di un’intelligenza versatile.
Ma ciò non porta a ritenere che alcuni piaceri o alcuni modi di vita debbano essere privilegiati in quanto particolarmente sani per gli esseri umani.

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La nostra intelligenza può condurci alla distruzione di noi stessi e degli altri con la stessa facilità con cui ci conduce alla salute e alla prosperità.
Nei giardini della condizione umana sono presenti alcune zone piuttosto deprimenti.
Dovremmo tenere a mente queste cautele quando torneremo a considerare le idee di Aristotele come potenziali ‘fondamenti’ dell’etica.”

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