“accessori” …


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stasera parliamo di un “accessorio” che tutti dovremmo possedere per aiutarci a districarci nella giungla caotica della vita moderna;
qualcosa che non si compra e non si regala ma che si può coltivare permettendoci poi di ottenere una messe rigogliosa;
ma anche qualcosa di molto fragile, come cristallo di Boemia, prezioso ma sempre a rischio di rottura …
e come un cristallo purissimo dovrebbe mostrarci limpidamente per quello che siamo realmente, agli occhi degli altri ma soprattutto ai nostri …
certo il mondo virtuale dei social e della rete può essere un aiuto ma alla stessa maniera facilmente una trappola mortale, sta a noi districarci togliendoci da “terreni paludosi” …

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Da:    MA CHI MI CREDO DI ESSERE    di Luis Rojas Marcos

Capitolo :    AUTOSTIMA APPLICATA

“Durante il nostro viaggio in questo mondo, quasi tutti viviamo situazioni diverse e innumerevoli momenti che ci allietano la vita.
Eccetto queste memorabili occasioni felici, programmate o impreviste, che incidiamo consapevolmente e per sempre nella nostra storia personale, gli istanti gradevoli lasciano solo tracce passeggere di piacere.
Tuttavia, se ci soffermiamo a pensare quali siano state le esperienze più belle e tentiamo di individuare i periodi più felici, la maggior parte degli uomini e delle donne, indipendentemente dall’età, dalla personalità, dall’estrazione sociale o dal paese in cui vive, considera i rapporti affettivi con altre persone – rapporti di coppia, di famiglia, di amicizia o di semplice conoscenza – con cui ha condiviso passioni, valori o momenti.

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In secondo luogo, pensiamo al lavoro nel significato ampio della parola; mi riferisco a quelle attività o occupazioni gratificanti, remunerate o meno, che implicano un certo impegno e l’uso delle nostre capacità e talenti.
Il legame tra rapporti personali e autostima è a doppio senso.
Quasi tutte le persone che hanno la capacità di costruire e mantenere rapporti positivi ritengono che questi legami affettivi costituiscano una componente fondamentale del concetto di sé e che incrementino l’autostima.
Al tempo stesso, le persone dotate di una sana autostima hanno maggiore facilità a stabilire rapporti (sani ndr), a sviluppare buone relazioni (che non siano di facciata ndr) con gli altri, e si sentono più sicure e fiduciose in situazioni di intimità rispetto a coloro che si sottovalutano o la cui alta autostima è basata su qualità narcisistiche di dominio e di potere sugli altri.

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Molte persone sono consapevoli del fatto che i rapporti gratificanti proteggono la loro autostima nei momenti difficili e di grande vulnerabilità.
E’ dimostrato che, dall’infanzia fino all’ultimo giorno di vita, i buoni rapporti affettivi costituiscono il miglior antidoto contro le conseguenze nocive di qualsiasi minaccia contro la propria identità.
La coesione familiare, l’amore del partner, lo spirito fraterno e l’ ‘idealismo solidale’, sono fattori che proteggono l’ ‘Io’.
L’unione con i nostri compagni di vita costituisce un rimedio efficacissimo contro ogni tipo di avversità: un fallimento personale, una grave malattia, la perdita di una persona cara, un disastro naturale, un contrattempo imprevisto o una dolorosa aggressione, fisica o mentale.
Gli individui che si sentono autenticamente vincolati a persone vicine superano meglio e più rapidamente le sfide e gli ostacoli che la vita pone rispetto a quelli che non fanno alcun affidamento sul sostegno emotivo dei propri simili. […]

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Secondo lo psichiatra francese di origine russa, Boris Cyrulnik, la capacità di resistere e superare le aggressioni prolungate – ciò che lui e altri specialisti oggi chiamano ‘resilienza’ – dipende da molteplici fattori innati e acquisiti, ma quello indispensabile affinché qualsiasi vittima *possa costruire una nuova vita sopportabile. dotata di senso e perfino felice* è trovare un certo livello di sostegno emotivo, anche da una solo persona. […]
Nella scrittura cinese e giapponese, stranamente si usa il medesimo simbolo per esprimere ‘crisi’ e ‘opportunità’.
Sentire di appartenere a un gruppo solidale ridà valore al concetto di sé e, a sua volta, un buon concetto di sé favorisce l’inserimento in un gruppo solidale. […]
Tutte le relazioni affettive, di qualunque tipo, richiedono ‘nutrimento’, adattamento e capacità di resistenza da parte di chi le intrattiene.
E’ necessario prestare continua attenzione e impegnarsi per adeguarsi alle vicissitudini e agli inevitabili cambiamenti che accompagnano il passare del tempo. […]

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Le persone che possiedono l’abilità di evitare o superare tali ostacoli si sentono efficienti, cosa di cui tengono conto quando danno un giudizio su di sé.
E’ altrettanto vero che una sana autostima può aiutare a vincere queste sfide, perché stimola la fiducia in se stessi, la forza di volontà e la speranza.
L’insicurezza e l’insensibilità egocentrica minano la capacità di negoziare nelle disavventure o nei conflitti tra le persone.
Coloro che si sentono prevaricati dalle piccole offese del partner, di un familiare o di un amico, quasi sempre finiscono per prendere le distanze.
Alcuni spinti dal senso di colpa e dal disprezzo di sé; altri dalla rabbia e dall’ossessione della rivincita.

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E’ scontato il fatto che gli uomini e donne con un debole amor proprio abbiano grande difficoltà a sopportare le inevitabili tensioni che caratterizzano i rapporti con gli altri.
Anche nelle unioni che finiscono con una rottura, nel momento doloroso della separazione, le persone che godono di un’autostima ragionevolmente solida superano meglio il momento difficile.”

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Un breve video mozzafiato


come si fa a non amare la natura e la sua bellezza,
nonostante ci faccia sentire come una piccola insignificante formichina immersa in tuttto questo splendore …
non ho parole … 2 minuti di vita vera …

🙂

Il Canto delle Muse

I fiordi norvegesi visti dall’alto ripresi da un drone…spettacolare e vertiginoso 🙂

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un amico tempo fa mi aveva sottoposto questo video ed ora io voglio fare lo stesso con voi;
non tratta un argomento facilissimo e non ho assolutamente la pretesa che tutti ne condividiate il messaggio;
è comunque utile portare dei contributi che possono arricchire il bagaglio di conoscenza,
è comunque sempre utile portare dei pensieri da sottoporre a riflessione perché questo è un aiuto nella crescita di ognuno, concordi o meno che siano …
pensare non è mai tempo perso …

🙂

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Tutto è UNO

Terremoto, satira e coda di paglia


Praticamente su tutti blog che seguo avete trattato l’argomento delle discusse vignette di Charlie Hebdo e con pareri diametralmente opposti tra loro;
vorrei dire che penso che abbiate tutti ragione … sembra un controsenso ma non credo lo sia :

ognuno ha espresso il suo stato d’animo dipendente dalla “angolazione” con cui ha osservato i disegni;

chi li ha guardati con in mente il disagio, il dolore, le perdite di vite umane non ha potuto che sentire un moto di repulsione e di fastidio … come dar lor torto ?

d’altronde tutti coloro che le hanno guardate cercando di coglierne il messaggio e resisi conto che il messaggio era purtroppo veritiero, che siamo un Paese che lucra, specula, ruba meschinamente e spudoratamente, si approfitta anche delle disgrazie e del dolore della gente, con tante persone che non guardano agli altri ma ai soli propri interessi (magari e spesso) con metodi “mafiosi” o comunque poco limpidi, che in definitiva siamo un Paese di “furbi” …come dar anche a loro torto ?

io capisco entrambe quindi le posizioni (anche se le vignette non mi entusiasmano) perché penso che non intendessero semplicemente offendere ma che volessero anche “sferzare” le coscienze …

Claudio

SempreAdelantando

“A questo punto, la mia curiosità è infinita: cosa scriverai, se dovessi farlo, in risposta alle vignette di Charlie Hebdo, anche se ti senti incazzato nero?”
Così mi sono sentito chiedere da un conoscente. Dopo non poca riflessione, questa è stata la mia risposta:
Qualcuno, non ricordo chi, diceva: impara a rispettare te stesso, se vuoi che ti rispettino gli altri.  Noi italiani non l’abbiamo ancora imparato a rispettare noi stessi: tutti i giorni ne abbiamo prova. Non ultime sono state le notizie per quanto riguarda i crolli nelle zone del terremoto, certo la giustizia dovrà essere a mettere i punti fermi e stabilire la verità. Ma
quel che ci appare adesso è il solito copione trito e ritrito,spaccato poco piacevole della nostra società, fatto di connivenze, omissioni, corruzione,elevato a stile di vita.
 In una zona ritenuta a grosso rischio sismico è venuta all’aria tutta la palude puzzolente di interessi…

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Bambini


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Dite: “è faticoso frequentare bambini”.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi,inclinarsi,
curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi
fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
Janusz Korczak

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IL PENSIERO RIVOLUZIONARIO


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Questa sera ho un contributo impegnativo e di non facilissima lettura;
E’ un testo che ha una ventina d’anni di età ma che parla di fatti di quasi un secolo prima;
la sua lettura (e la cosa è difficilmente spiegabile 😉 oggi) non richiama per nulla alla mente tutti coloro (politici in primis) che attualmente si autodefiniscono di sinistra; la cosa risulta ancor più strana pensando al fatto che costoro son tutti figli putativi (e vi prego di evitare su questo concetto qualsiasi gioco di parole 😉 ) del grande padre del comunismo moderno … Re Giorgio I° (e II°) …
fa veramente specie che l’evoluzione della sinistra rappresentata in ben altro modo solo mezzo secolo fa abbia preso tale deriva : certo allora conviveva con la DC ma oggi “E’ LA DC !!!
E pare che stia bene così a tutti …

PS – di solito a corredo dei miei post inserisco delle immagini ma in questa occasione ho trovato difficoltà a trovarne di adatte e quindi vi dovrete accontentare (e non credo sia poco) del testo 😉

Ps 2 – “mala tempora currunt” quindi magari son maturi per una bella “rivoluzione” … certo … “culturale” …  😉

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Da: LA FILOSOFIA NEL NOVECENTO   di Remo Bodei

Capitolo: IL PENSIERO RIVOLUZIONARIO   (condensato, molto)

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“Se il pensiero selvaggio esiste anche fra i popoli civilizzati e le pratiche terapeutiche o tassonomiche (normative ndr) efficaci si trovano anche fra i primitivi, il modello di uno sviluppo storico lineare che ha alla sua base i popoli che si trovano agli stadi iniziali dello sviluppo, ossia i Naturvolker (popoli naturali ndr), e al suo vertice le nazioni civili egemoni, non regge più. Il mondo, sconvolto da guerre planetarie e da rivoluzioni che cambiano incessantemente i colori delle carte geografiche e i rapporti di potere, non è più comprensibile attraverso schemi semplici di mono dominanza e di soggezione sostanzialmente rinunciataria a forze stabili.
Interi continenti vengono ora trascinati un un processo globale di mutamento e civiltà plurimillenarie (già intaccate dalla seconda ondata di colonialismo, quella guidata dagli Stati in cui ‘la bandiera precede il capitale’) sono sottoposti alla pressione di forme di acculturazione rapida e violenta proveniente dall’esterno.
[…]
Con la rivoluzione d’Ottobre, poi, il processo storico si complica ancora di più. Lenin ha dimostrato praticamente che esso non è necessariamente lineare, che certe tappe dello sviluppo, come il dominio capitalistico dispiegato in una determinata nazione, si possono saltare, che gruppi relativamente ristretti di rivoluzionari di professione, che agiscano come ‘avanguardia esterna’ del proletariato, possono innescare un movimento che coinvolge e rende protagonisti milioni di uomini.
Dopo il 1917 il marxismo, nato quale teoria scientifica complessa, oltre che come arma politica del proletariato, si accultura velocemente nell’Unione Sovietica, dove si cerca di produrre anche a posteriori quella maturazione generale della coscienza di classe che lo svolgersi della storia russa non aveva consentito prima e dove esso tende a diventare, in età staliniana, una sorta di religione di Stato, una ideologia che mira a sradicare le vecchie concezioni religiose e ‘magiche’ della Russia contadina.
Il compito di Lenin come teorico e politico di questa fase di costruzione del potere sovietico è immenso: le polemiche di Materialismo ed Empiriocriticismo (l’esperienza sensibile versus la metafisica ndr) del 1909 contro Bogdanov e gli altri ‘machisti’ russi e in favore di una conoscenza oggettiva, di una approssimazione continua alla verità. delle rivendicazioni di una realtà materiale esterna che noi riflettiamo, sono ormai lontane e inattuali; il confronto con Hegel e la dialettica, operato nel 1914 durante l’esilio bernese e consegnato a quei QUADERNI FILOSOFICI che saranno pubblicati postumi nel 1933, agisce in forma mediata incorporandosi nell’analisi a caldo degli avvenimenti.
Il problema che ora più urgentemente si pone è invece quello di coordinare le punte più avanzate della conoscenza di classe e dello sviluppo industriale (quelli che Gramsci chiamava ‘gli intellettuali organici’ ndr), con l’ ‘arretratezza’ della mentalità contadina e dell’economia delle campagne. […]
Avanzare trascinando il peso del passato pre-borghese, coniugando tempi storici differenti, assorbendo dagli avversari di classe le scienze e le tecniche e le eredità culturali più sviluppate: qusto il messaggio di Lenin che sarà colto in diverse forme e misure, da Bloch, da Gramsci e da Lukàcs.
In questa lotta, tuttavia, gli organismi di democrazia di base perdono progressivamente il loro potere reale e tratti autoritari e burorcratici si fanno inevitabilmente strada.
La durezza dello scontro provoca contraccolpi ed esige, per dirla con Gramsci, ‘taglie mostruose’.
La democrazia e il socialismo sono solo agli inizi e l’ardore rivoluzionario tende in parte a raffreddarsi per le esigenze di quotidina organizzazione e progettazione della società nuova.
Le masse popolari, perdendo in parte gli strumenti di autogoverno, i soviet, cominciano ad essere segnate da forme di passività.
Per Rosa Luxemburg (1871-1919 !!! ndr), la dittatura del partito rivoluzionario e le limitazioni delle libertà nuocciono alla rivoluzione, fermano l’operosa attività di quel laboratorio politico collettivo che aveva cominciato a funzionare: *La libertà solo per i seguaci del governo, solo per i membri di un partito – per numerosi che possano essere – non è libertà.
La Libertà è sempre unicamente la libertà di chi la pensa diversamente.
Non per fanatismo di ‘giustizia’, bensì perché tutto ciò che di educatore, salutare e purificatore deriva dalla liberta politica, dipende da questa convinzione, e perde ogni efficacia quando la libertà si fa privilegio*.
Il socialismo non si costruisce per decreto, ma deve nasce dalla scuola stessa dell’esperienza di tutti: *Il negativo, la demolizione, li si può decretare; la costruzione, il positivo no.
Terra vergine.
Mille problemi.
Solo l’sperienza è in grado di correggere ed aprire nuove strade.
Solo una vita fermentante senza impedimenti immagina mille nuove forme, improvvisa, emana una forza creatrice, corregge spontaneamente tutto i granchi. Perciò appunto la vita pubblica degli stati con libertà limitata è così deficiente, così povera, così schematica, così sterile, perché escludendo la democrazia ci si rifiuta alla viva fonte di ogni spirituale ricchezza e progresso.
Come è politicamente, così è economicamente e socialmente.
Tutta la massa di popolo vi deve prendere parte.
Altrimenti il socialismo viene decretato, autorizzato dal tavolo di una dozzina di intellettuali (de noantri … ndr)* “.

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