AZIENDALISMO UNIVERSALE


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in questi giorni monopolizzati dalle notizie sul terremoto, di cui abbiamo abbondantemente parlato anche tutti noi, ha avuto un piccolo spiraglio anche una notizia che riguarda delle dichiarazioni fatte da Marchionne aventi come tema il capitalismo selvaggio.
non voglio entrare nel merito ma prenderlo come spunto per proporvi un contributo di un autore già da me “utilizzato” …

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vorrei approfittare per dire che nella “ricerca” dei contributi non mi assumo meriti; se vi piacciono come a me piacciono (cosa che mi auguro) dobbiamo tutti ringraziare un mio “vecchio” amico (non parlo anagraficamente eh) … diciamo che “collabora” con me eheheheheheh
io ci aggiungo i commenti, l’impaginazione, le illustrazioni e la “tipografia”    😉

questo contributo contiene dei passi molto importanti (a mio avviso) sui quali vorrei invitarvi ad una maggiore riflessione :

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“Molte cose nella vita, e fra esse le più importanti, si fanno e si possono fare gratis. L’amore, l’amicizia. la fedeltà, la lealtà, il coraggio, l’umorismo sono beni essenziali, ma incalcolabili. Non possiamo rivolgerci a alcuno sportello per cambiare un gesto d’affetto e per riscuoterne gli interessi, questi interessi in realtà ci vengono dati, ma in sovrappiù”

“E’ bene ‘investire’ nell’amore …”

“E forse sarebbe bene considerarsi non solo in credito, ma anche in debito verso la vita.”

“… il senso di gratitudine e di debito per un sorriso, un colore del mare, una musica. Se tutti diventano creditori di tutto, resta solo la bancarotta.”

veramente parole sagge …

Il mio contributo di oggi, prende spunto, ancora una volta con un testo di Claudio Magris, da:

LA STORIA NON E’ FINITA

Capitolo:    AZIENDALISMO UNIVERSALE

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“Parole, parole, parole dice Amleto.
L’Italia, paese di retori, se ne innamora; un’eterna Arcadia, in cui vezzose rime contano più delle cose e delle gioie e affanni con cui ci incalza la vita, mette perennemente in scena un balletto verbale, in cui le parole fluttuano, ondeggiano, si gonfiano e svaporano come bolle di sapone, trapassano una nell’altra come figure di danza, impalpabili come un velo che tuttavia cela impenetrabile la realtà e impedisce di vedere cosa c’è dietro o illude che dietro ci sia qualcosa, mentre talora non c’è nulla.
La politica (da noi ndr) eccelle in questo evanescente spumeggiare, in queste cortine di fumo. […]
Ogni stagione ha il suo lessico retorico.
Il fascismo aveva destini radiosi e le decisioni irrevocabili, una certa sinistra il suo incpmprensibile gergo psico-pedo-socializzante, tanto più impreciso quanto più travestito da severità scientifica e ridondante di macchinose astrazioni: le assemblee politico-pulsionali degli anni Settanta avevavo i borborigmi visceral-rivoluzionari cari a chi cercava nella rivoluzione l’orgasmo, per trovarlo pochi anni dopo . come rivela l’itinerario ideologico di molti sessantottini – nel karaoke berlusconiano.
Attualmente il ritornello arcadico, ripetuto ogni momento. attinge termini, espressioni, modi di dire al repertorio del linguaggio economico; parole quali mercato, azienda, crediti vengono usate a proposito e più spesso a sproposito; riferite non solo, giustamente, alle sfere di loro competenza, bensì, molto spesso, a cose che non hanno nulla a che vedere. […]
Il mercato è il sistema finora giudicato migliore per quel che riguarda le attività economiche, ma non tutto è economia, come non tutto è religione o sesso.
L’universo stesso, con la sua partita di creazione e distruzione, potrebbe essere visto come un immane impresa.
Tuttavia chi pensa in tal modo non afferma un primato dell’economia, bensì nega la sua peculiarità, ciò che la distingue dalle altre sfere della vita.
Allo stesso modo si potrebbe dire che tutto è sesso, se è vero che la pulsione sessuale è, insieme all’istinto di conservazione, l’impulso più profondo, che pervade di sé anche le aspirazioni e le azioni le quali apparentemente non hanno a che fare esplicitamente con esso.

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Ma si potrebbe anche dire che tutto è politica o sociologia, perché ogni gesto e pensiero umano è radicato in un preciso contesto storico-sociale e ne è permeato pure senza saperlo. […]
E si potrebbe anche dire che tutto è religione, perché – almeno per il credente – non cade foglia che Dio non voglia e ogni cosa, evento, desiderio, pensiero non è che un fiato del respiro divino.
Ragionando in questo modo, non privo di qualche giustificazione, si cade in una confusione misticheggiante, in una notte in cui tutte le vacche sono nere e cadono le distinzioni nelle quali consiste l’individualità, l’autentica vita di cui concretamente disponiamo.
Conoscere significa distinguere, sapere che una cosa è quella e non tutte le altre, con cui pure ha molto in comune, così come una persona è un individuo, unico e irripetibile, e non tutti gli altri cui pure per certi versi tanto assomiglia. […]
In ogni epoca c’è una cultura (nel nostro oggi, una sotto-cultura ndr)
predominante che tende a imporre la propria visione del mondo e il proprio linguaggio alle altre; a secondo dei periodi, il linguaggio è intriso di metafore che provengono per esempio dalla religione o dall’agricoltura.
Oggi indubbiamente tale egemonia appare esercitata dall’economia; le università, l’ospedale e l’intero paese diventano un’azienda, gli studenti si chiamano ‘clienti’, altisonanti ‘crediti’ tendono a sostituire, nelle valutazioni, i tradizionali e più modesti voti e il mercato è citato continuamente, come una formula magica o uno scongiuro superstizioso.
Questa invadenza totalizzante è sospetta, come ogni forma totalitaria che tenda a inglobare e dunque a fondere e confondere ogni cosa.
L’enfasi economicista fa torto all’economia, perché sembra rivelare, come ogni ostentazione di muscoli, un’insicurezza.
Chi parla troppo di sesso e si tocca i genitali non promette di essere, quando le circostanze lo richiedono, un forte e sicuro amatore.
Il manager è personaggio di tutto rispetto (quando è capace ndr) e di centrale importanza nell’ambito dell’attività che gli è propria: diventa una macchietta ridicola – al pari di altre figure settoriali – se proposto quale modello universale umano.
Proprio perché il mercato e l’azienda sono fondamentali e indiscutibili strutture portanti della nostra vita economica e sociale, non è il caso di sciaquarsene la bocca tirandoli in ballo a sproposito.
Trasferito in campi che non gli competono, il linguaggio economico diviene un comico sbrodolamento, come accade in ogni altro linguaggio usato scorrettamente.

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Le aziende devono vivere e operare secondo la loro logica, ma non ogni cosa è un’azienda.
Una scuola o un ospedale, per esempio, non lo sono, nonostante le attuali manie di chiamarli così.
Una fabbrica di scarpe non nasce con lo scopo di beneficiare le piante dei piedi della gente, bensì con lo scopo del profitto e deve perseguirlo; chi crede nella famosa ‘mano invisibile’ di Adam Smith ha buone ragioni di ritenere che quella ricerca individuale del profitto comporterà indirettamente un maggior benessere collettivo e dunque sarà un bene pure per le piante dei piedi della gente.
[…]
E’ bene ‘investire’ nell’amore, nella lettura o nella preghiera, e chi lo fa – ossia chi ama, prega, legge grandi libri o fa altre cose fondamentali – si troverà potenziato nella propria sostanza umana e intellettuale e forse supererà anche meglio gli esami della vita.
Ma è grottesco voler immediatamente quantificare. utilizzare esperienze del genere, allegarle come titoli nella domanda di iscrizione a un concorso pubblico. Questa tetra visone di un’esistenza controllata e aritmetizzata in ogni suo gesto collega il totalitarismo assembleare (in cui tutto, dal sesso alla politica, doveva obbedire alle regole e alla mistica di gruppo), al totalitarismo paneconomicistico, in cui tutto deve essere immediatamente produttivo – altra prova del nesso tra l’indistinto misticismo radical-rivoluzionario del 68 e il misticismo aziendalista del capitalismo globale che, come Dio, deve comprendere tutto.
Molte cose nella vita, e fra esse le più importanti, si fanno e si possono fare gratis.
L’amore, l’amicizia. la fedeltà, la lealtà, il coraggio, l’umorismo sono beni essenziali, ma incalcolabili.
Non possiamo rivolgerci a alcuno sportello per cambiare un gesto d’affetto e per riscuoterne gli interessi, questi interessi in realtà ci vengono dati, ma in sovrappiù (citando il Vangelo).
E forse sarebbe bene considerarsi non solo in credito, ma anche in debito verso la vita.
La coscienza dei propri diritti, e la determinazione a difenderli anche con la forza quando vengono tolti o negati con la violenza, non esclude il senso di gratitudine e di debito per un sorriso, un colore del mare, una musica.
Se tutti diventano creditori di tutto, resta solo la bancarotta.”
(22 dicembre 1999)

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CoeRenzi


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“Coerenza” è una parola del nostro vocabolario che ha più di un significato;
la Treccani cita : “coerènte agg. [dal lat. cohaerens -entis, part. pres. di cohaerere «essere strettamente unito», comp. di co-1 e haerere «essere attaccato»].
I diversi significati dipendono dall’ambito in cui viene usato :
petrografia, botanica, fisica, logica matematica e (dulcis in fundo) in senso figurato che tra tutti è forse anche quello più conosciuto;
sempre Treccani ci dice che serve a distinguere un qualcosa che non è in contraddizione, un qualcosa oppure un qualcuno … l’uomo che è coerente con le proprie idee o con le proprie opinioni, fedele ai propri principî o che agisce in modo conforme al proprio pensiero.
Inequivocabilmente la coerenza è una virtù !

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La domanda sorge però immediata e spontanea : guardandoci, in primis “dentro” noi stessi, poi intorno quante persone troviamo in possesso di questa virtù ???
Tutti siamo tenuti a vivere ed agire con coerenza ma trovo che più si ricopre ruoli di responsabilità (nei confronti degli altri) e sempre maggiore deve essere il rigore nel dimostrarla;
più si sale e più ne occorre …
allora salendo sempre più si arriva al vertice : ed in alto troviamo le cosiddette “Istituzioni” … quelle da cui “sarebbe dovuto” il massimo esempio.

In considerazione di tutto ciò fa molto male vedere un premier che cerca di nascondere il cellulare mentre si “segna” …

ma ancor più male fa vedere che la presenza delle Istituzioni è solo una ipocrisia di facciata …

perché se la coerenza appartenesse loro alle parole che proferiscono farebbero seguire atti ben precisi, cosa che non è assolutamente !

Non si possono fare certi discorsi contro la guerra e poi continuare a vendere armi e bombe in giro per il mondo;
non si possono fare certi discorsi sulla “prevenzione” e poi non far nulla nella realtà per favorirla, anzi la si scoraggia nei fatti non combattendo la burocrazia ed il malaffare;
non si possono fare certi discorsi sul tenore di vita delle persone mentre nella realtà si prendono decisioni che non vanno in quella direzione (la povertà sempre in crescita ed i suicidi son lì a dimostrarlo);
non si può accettare che dei politici condannati continuino imperterriti ad occupare la loro poltrona in sfregio alla gente alla quale viene imposto di essere onesti;
non si può accettare che le nomine nei posti pubblici chiave vengano fatte secondo convenienza politica e non secondo merito e competenza;
di esempi se ne potrebbero fare ancora ma a poco serve … tutti questi comportamenti ce li aspettiamo ormai dalla più “becera e mistificatrice” pubblicità,
che ci prende quotidianamente in giro, ma dalle Istituzioni non è accettabile !

Ma ormai dovrebbero averlo capito tutti (mentre purtroppo nella realtà così non è) che la “coerenza” non è di questo mondo …

Claudio

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