i veri Eroi


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i veri eroi sono coloro che hanno il coraggio di fare quello che dicono facendolo sempre, anche quando le condizioni cambiano rendendolo più pericoloso;
i veri eroi sono coloro che non antepongono se stessi alle proprie idee;
i veri eroi sono coloro che lasciano una traccia positiva del loro passaggio su questa Terra; orme ben marcate facili da seguire …

al riguardo vi posto un contributo scritto da Claudio Magris, nel libro:

LA STORIA NON E’ FINITA

Il capitolo che vi sottopongo ha a che fare con la coerenza e il coraggio di essere se stessi sempre e si intitola :

EROI BORGHESI

in questo capitolo si trovano storie passate e storie contemporanee e vi chiedo di non travisare il significato dell’aggettivo “borghese” utilizzato dall’autore;
e pur essendo trascorsi un paio di lustri vorrei notaste la grande attualità del pezzo;

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408

“Dedalo, rinchiuso nel labirinto, ha ben inventato le ali che lo fanno uscire, sollevandolo in alto.
*Anch’io le troverò queste ali*
Sono parole di Beethoven; a citarle, dando loro un rilievo particolare.
E’ Graziano Bianchi nella sua splendida biografia del musicista, TEMPESTA DI LUCE, BEETHOVEN, un saggio la cui precisione filologica e il commento musical-filosofico si fondono in una narrazione umanissima e fluente, appassionata e insieme lucida.
Quella frase riassume idealmente il pathos ‘eroico’ di Beethoven, una delle cui sinfonie si intitola appunto ‘Eroica’.

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Eroe è chi si oppone a un male che sembra irresistibile e non ammette opposizione; chi spezza, a costo di spezzarsi egli stesso, catene che appaiono infrangibili; chi sfida intollerabili iniquità e ingiustizie alle quali gli altri si piegano perché convinti che che sia impossibile contrastarle, che sia impossibile uscire dal labirinto, quasi esso fosse un insuperabile destino.
L’eroe, spesso sorprendentemente, vince nella sua lotta col male che si pretende onnipossente, ma spesso muore, anche quando vince; si sacrifica alla morte per evitarla agli altri.

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Per questo Bertolt Brecht diceva giustamente che è ben triste un’epoca che ha bisogno di eroi; l’eroismo ha a che fare con la morte, col sacrificio e con la rinuncia, con la severità, tutte cose che sono una bella disgrazia e di cui sarebbe falso e retorico compiacersi.
Il bisogno di eroi è triste, perché presuppone situazioni orribili da affrontare, e del resto l’enfasi monumentale e funeraria – che spesso falsifica la sua immagine – svela, involontariamente, questa tristezza.
L’eroismo autentico non è l’esibizione di muscoli morali e no, gonfiati al silicone, bensì la semplicità – talora inconsapevole – che affronta realtà anche terribili, mettendo in gioco anche la propria vita, con la spontaneità con cui si assolvono i doveri quotidiani pure quando sono spiacevoli, senza alcun piacere di farlo ma senza nemmeno pensare di tirarsi indietro. […]

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Eroi borghesi, senza pose muscolose, né piedistalli di marmo, come quell’avvocato Giorgio Ambrosoli cui Corrado Stajano ha dedicato un omonimo libro memorabile, UN EROE BORGHESE, una laica biografia sacra dei nostri tempi.
Ambrosoli è un professionista che fa scrupolosamente il suo lavoro, un uomo di idee moderate che ha simpatie per l’istituto monarchico e pensa semplicemente di essere un avvocato onesto.
Ma in una stagione di ladri e di assassini, di denaro che puzza di sangue e di fetide collusioni fra alti poteri della finanza sporca, della politica, dello Stato, della Chiesa, di logge deviate, essere onesto, dire di no al crimine significa rischiare la morte e chi fa il suo dovere di uomo onesto è un eroe – come Ambrosoli, che paga con la vita la propria fedeltà a quei valori borghesi di rettitudine che egli è fra i pochi a prendere veramente sul serio.

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Corrado Stajano ha la vocazione – morale e letteraria – di raccontare le vite di questi eroi e santi di ogni giorno, facendoli diventare nostri compagni di strada o meglio compagni o quali ci mostrano la strada che dovremmo seguire, come quelle guide turistiche che alzano l’ombrello affinché il gruppo non si perda in qualche viuzza magari indecente e non finisca in un tombino.
E’ questa mescolanza di ‘pietas’, attenzione grifagna al dettaglio (!!!), fraterno e libero amore per l’ordine quotidiano e furore per chi lo perverte e lo sconvolge che fa di Stajano un forte scrittore, anche nel suo libro I CAVALLI DI CALIGOLA.
Questi ritratti e cronache di eventi melmosi e sanguinosi sono un ammaro affresco della fiera che in questi anni ha svenduto a prezzi stracciati i valori del liberalismo, della democrazia, della vita civile, in un’indecenza nemmeno più dissimulata perché non più vergognosa di se stessa.

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In controluce a questo carnevale criminoso, si staglia una galleria di indimenticabili (ma dimenticati ndr) eroi borghesi e modesti, tranquillamente irremovibili – in momenti di tragedia storica ma anche di stravolta esistenza quotidiana – nella fedeltà agli affetti, ai legami, alla parola data e al lavoro ben fatto, alle leggi della consuetudine civile. […]
Questi uomini rivelano la capacità di vincere il risentimento, che per Nietzsche è uno dei motori più forti e più perniciosi della Storia, la forza vile e ambigua che, a suo avviso, muove e perverte gli animi, le coscienze, le filosofie, le religioni.
Ma gli eroi esistono proprio per sfatare, senza gloriarsene e magari senza rendersene neanche ben conto, l’aura minacciosa di ogni forza che si pretende invincibile.”
(9 ottobre 2005)

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