SUGLI INCONVENIENTI E I VANTAGGI DELLA MORTE


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certo tutti (in maniera ovviamente differente) hanno avuto, hanno o avranno questo pensiero,
sarà un evento ineluttabile ma da qui ad accettarlo con gioia forse ce ne corre;
solo una condizione di grande sofferenza può vedere nella morte una liberazione e quindi aspettarla con trepidazione; per tutti gli altri l’attesa viene vissuta (sembra un gioco di parole) dal terrore alla rassegnazione, dal rifiuto di pensarci alla serena accettazione … dipende;
chi riesce ad accettarla con serenità totale e completa pur godendo di buona salute è semplicemente un grande (oppure un folle);

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io personalmente la vivo (è impossibile fare a meno di usare questi termini eheheheh) come una “data di scadenza” riguardante le cose che faccio o che vorrei fare :
mi pesa non poter essere più vicino ai miei cari
mi pesa non poter più vedere le bellezze di questo mondo (le poche rimaste, tutte dovute alla natura)
mi turba (solo un pochino) l’incognita dell’ignoto;

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vorrei che la mia mente non morisse con me e continuasse a vedere tutto anche senza l’ausilio dei sensi e degli occhi; ma credo che ciò sia impossibile ed allora vorrei che l’Anima acquistasse la vista per poterlo fare (ovviamente nella speranza che anche lei non faccia la fine della mente);

dato che pare che nulla si crei e si distrugga ma che tutto si trasformi … la curiosità di conoscere in cosa si trasformerà la mia parte non corporea non posso negarla, per quanto attiene alla parte corporea già lo so : in cibo per lombrichi    😉

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Ora il solito contributo che è sempre preso dal libro di U. Eco (mente e cultura sicuramente in tutti i sensi superiori alla mie) …

Eco suggerisce un metodo di training autogeno “mortuale” che potrebbe anche funzionare; le motivazioni, in tutte le cose, del resto aiutano …

Claudio

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Da: A PASSO DI GAMBERO –

Capitolo: SUGLI INCONVENIENTI E I VANTAGGI DELLA MORTE

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“E’ probabile che il pensiero filosofico sia nato come riflessione sull’inizio, ovvero sull’arché – come ci insegnano i presocratici, ma è altrettanto certo che questa riflessione è stata ispirata dalla constatazione che le cose, oltre che un inizio, hanno anche una fine.
D’altra parte l’esempio classico del sillogismo per eccellenza. e dunque di un ragionamento incontrovertibile, è *tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, dunque Socrate è mortale*. […]
Per questo chi pratica la filosofia accetta la morte come il nostro orizzonte normale, e non è stato necessario attendere Heidegger per affermare che (almeno chi pensa) vive per la morte.
Ho detto ‘chi pensa’ e cioè chi pensa filosoficamente, perché conosco molte persone, anche colte, che quando qualcuno nomina la morte (e neppure la loro) fanno gesti di scongiuro.
Il filosofo no, sa che deve morire e vive la propria vita, operosamente, in questa attesa.
Attende la morte con serenità chi crede in una vita soprannaturale ma con serenità l’attende anche chi ritiene che a un certo punto, come insegnava Epicuro, quando la morte arriva, non dovremo preoccuparci perché noi non saremo più lì.
Certamente ciascuno (anche il filosofo) desidera arrivare a quel punto senza soffrire, perché il dolore ripugna alla natura animale.

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Alcuni vorrebbero arrivare a quel momento senza saperlo, altri preferirebbero una lunga e cosciente approssimazione all’ora suprema, altri ancora scelgono di deciderne la data.
Ma questi sono dettagli psicologici, il problema centrale è l’ineluttabilità della morte e l’atteggiamento filosofico è quello di prepararsi a essa.
Le modalità di preparazione sono multiple e io ne prediligo una per cui mi permetto di autocitarmi e di riportare alcuni passi di un testo che avevo scritto alcuni anni fa, testo apparentemente scherzoso, ma che io invece giudico serissimo:

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Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto:
*Maestro come si può appressarsi alla morte?
Ho risposto che l’unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni.
Allo stupore di Critone ho chiarito.
*Vedi* gli ho detto *come puoi appressarti alla morte, anche se sei credente, se pensi che mentre tu muori giovani desiderabilissimi di ambo i sessi danzano in discoteca divertendosi oltre misura, illuminato scienziati vìolano gli ultimi misteri del cosmo, politici incorruttibili stanno creando una società migliore, giornali e televisioni sono intesi a dare solo notizie rilevanti, imprenditori responsabili si preoccupano che i loro prodotti non degradino l’ambiente e si ingegnano a restaurare una natura fatta di ruscelli potabili, declivi boscosi, cieli tersi e sereni protetti da provvido ozono, nuvole soffici che che stillano di nuovo piogge dolcissime?
Il pensiero che, mentre tutte queste cose meravigliose accadono, tu te ne vai, sarebbe insopportabile.

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Ma cerca di pensare che, al momento in cui avverti che stai lasciando questa valle, tu abbia la certezza immarcescibile che il mondo (tot miliardi di esseri umani) sia pieno di coglioni, che coglioni siano quelli che stanno danzando in discoteca, coglioni gli scienziati che credono di aver risolto i misteri del cosmo, coglioni i politici che propongono la panacea per tutti i nostri mali, coglioni coloro che riempiono pagine e pagine di insulsi pettegolezzi marginali, coglioni produttori suicidi che distruggono il pianeta.
Non saresti in quel momento felice, sollevato, soddisfatto di abbandonare questa valle di coglioni?*
Critone mi ha allora domandato: *Maestro, ma quando devo incominciare a pensare così?*
Gli ho risposto che non lo si deve fare molto presto, perché qualcuno che a venti o tren’anni pensa che tutti siano dei coglioni è un coglione e non raggiungerà mai la saggezza.
Bisogna incominciare pensando che tutti gli altri siano migliori di noi, poi evolvere a poco a poco, aver i primi deboli dubbi verso i quaranta, iniziare la revisione tra i cinquanta e i sessanta, e raggiungere la certezza mentre si marcia verso i cento, ma pronti a chiudere in pari non appena giunga il telegramma di convocazione.
Convincersi che tutti gli altri che ci stanno attorno (miliardi) siano coglioni, è effetto di un’arte sottile e accorta, non è a disposizione del primo Cebete con l’anellino all’orecchio o al naso.
Richiede studio e fatica. Non bisogna accelerare i tempi. Bisogna arrivarci dolcemente giusto in tempo per morire serenamente.
Ma il giorno prima occorre ancora pensare che qualcuno, che amiamo o ammiriamo, coglione non sia.
La saggezza consiste nel riconoscere solo al momento giusto (non prima) che era coglione anche lui.
Solo allora si può morire.

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Quindi la grande arte consiste nello studiare poco per volta in pensiero universale, scrutare le vicende del costume, monitorare giorno per giorno i mass-media, le affermazioni degli artisti sicuri di sé, gli apoftegemi (sentenziare ndr) dei politici a ruota libera, i filosofemi dei criptici apocalittici, gli aforismi degli eroi carismatici, studiando le teorie, le proposte, gli appelli, le immagini, le apparizioni.
Solo allora, alla fine, avrai la travolgente rivelazione che tutti sono coglioni.
A qul punto sarai pronto all’incontro con la morte.
Sino allora dovrai resistere a questa insostenibile rivelazione, ti ostinerai a pensare che qualcuno dica cose sensate, che quel libro sia migliore di altri, che quel capopopolo voglia davvero il bene comune.
E’ naturale, è umano, è proprio della nostra specie rifiutare la pesuasione che gli altri siano tutti indistintamente coglioni, altrimenti perché varrebbe la pena vivere?
Ma quando, alla fine, saprai, avrai compreso perché vale la pena (anzi è splendido) morire.
Critone ni ha allora detto *Maestro, non vorrei prendere decisioni precipitose, ma nutro il sopetto che Lei sia un coglione*.
*Vedi* gli ho detto *sei già sulla buona strada.* ”
[…]

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Io sono tra coloro che non rimpiangono la giovinezza (sono lieto di averla vissuta, ma non vorrei ricominciare da capo) perché oggi mi sento più ricco di quanto non fossi un tempo.
Ora, il pensiero che nel momento in cui muoio, tutta questa esperienza andrà perduta, è motivo di sofferenza e timore.
Anche pensare che i miei posteri un giorno sapranno quanto me, e anche di più, non mi consola. […]
A questa tristezza pongo rimedio operando.
Per esempio scrivendo, dipingendo, costruendo città.
Tu muori, ma gran parte di te di quello che hai accumulato non si perderà, lasci un manoscritto nella bottiglia. […]
Eppure, per tanto che possa trasmettere raccontandomi e raccontando, anche se fossi Platone, Montaigne, o Einstein, per tanto che scriva o dica, non trasmetterò mai la totalità della mia esperienza vissuta.
Questo è il grande incoveniente dell morte, e anche il filosofo ne prova tristezza. Tanto che ciascuno di noi cerca di dedicare la propria vita a ricostruire l’esperienza che altri hanno dissipato morendo.
Credo che questo abbia a che fare con la curva generale dell’entropia.
Pazienza è così che vanno le cose, e non possiamo farci nulla.
Anche il filosfo deve ammettere che c’è nella morte qualcosa di indisponente.
[…]
Forse è meglio continuare, per gli anni che ancora mi saranno dati, a lasciare messaggi in una bottiglia per quelli che verranno, e attendere quella che Francesco chiamava Sorella Morte.”

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Riforma costituzionale e articolo 70 Un video da non perdere 


Da un’idea di “Patria Indipendente”, una magistrale interpretazione dell’attore Lamberto Consani

Sorgente:    Riforma costituzionale e articolo 70. Un video da non perdere – Patria Indipendente

Ops … mi tocca ripetermi …

però vedo che non sono il solo a ritenere il nuovo art. 70 …

la novella “corazzata Potëmkin”

 

Lo psichiatra Vittorino Andreoli: “Livello di civiltà disastroso, regrediti alla cultura del nemico”


“Questa società non mi piace”. Cosa sta succedendo alle nostre società occidentali ? Sono stati consumati alcuni principi …

Sorgente:    Lo psichiatra Vittorino Andreoli: “Livello di civiltà disastroso, regrediti alla cultura del nemico” | AgenSIR

 

Nonostante la fonte non sia ovviamente tra le mie preferite il mio rispetto per il cervello di questo uomo (di cui ho anche postato degli scritti) mi spinge a condividere con voi questa intervista … una analisi della evoluzione della razza umana …

Claudio