Il Carattere della Vecchiaia


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Con un amico ho dialogato di un argomento che in pratica è sempre di attualità : il “carattere” umano nelle sue varie fasi di cui l’ultima è la “vecchiaia”;

vi trascriverò poi anche la prima parte di un passo che è la ‘prefazione dell’autore stesso’ al testo:
LA FORZA DEL CARATTERE di James Hillman
che tratta il tema concentrandosi sull’aspetto che il carattere produce nell’età della vita;

ma cosa è il “carattere” ?

Wikipedia ci dice che “il termine carattere è utilizzato in ambito psicologico per descrivere le motivazioni del comportamento e i tratti di personalità che rendono ogni persona un preciso individuo diverso da un altro.”

Fabio Metelli (psicologo italiano del secolo scorso) precisa : “complesso unitario e organizzato di forme di vita psichica, che dà un’impronta particolare al comportamento dell’individuo.
Come tale il carattere è una struttura risultante da una costante interazione tra individuo e ambiente, ed è l’agente responsabile del fatto che la vita di un uomo ci appare naturalmente un’unità psicologica e non una mera sequenza di fatti.”

Umberto Galimberti (che tutti conoscerete, un filosofo italiano nostro contemporaneo) dà una valutazione più filosofica : “configurazione relativamente permanente di un individuo a cui ricondurre gli aspetti abituali e tipici del suo comportamento che appaiono tra loro integrati sia nel senso intrapsichico che in quello interpersonale.
Nella storia della psicologia il termine “carattere” è stato preceduto dai termini temperamento e costituzione, dove sottesa era l’ipotesi di una dipendenza fisiologica dell’indole dai tratti somato-costituzionali.
Oggi al termine carattere si preferisce il termine personalità di volta in volta definito in base ai criteri adottati e perciò descrivibile in modo oggettivo.”

Enrico Cattonaro (psicologo spentosi nel 2003) evidenzia invece delle differenze tra i due termini : “abitualmente con il termine personalità ci si riferisce all’intera organizzazione mentale dell’essere umano in ciascuno stadio del suo sviluppo, mentre con il termine carattere si sottolinea piuttosto l’aspetto oggettivo della personalità, il suo manifestarsi concreto attraverso un tipico comportamento, un costante modo di reagire di fronte all’ambiente, per cui acquista rilievo particolare il lato affettivo e volitivo della personalità stessa.”

Quindi carattere e personalita sembrerebbero non essere sinonimi ma avere due significati diversi ma assolutamente complementari;
l’importante è però possederli (certo diversi tra i vari individui), forgiarli e mantenersi sempre coerenti con essi;
inoltre ricordiamo che “avere carattere” non significa certo prevaricare gli altri, imporre le proprie idee …
chissà perché mi vien da pensare ad un nostro presidente della Repubblica del recentissimo passato ed al suo “figlioccio mai eletto 😉

Ringrazio Wikipedia per il “supporto” fornito …

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da LA FORZA DEL CARATTERE di James Hillman

“Perché i vecchi diventano moralisti, sentimentali e radicali?
Fanno la predica a orecchie con auricolari del walkman sul declino morale dell’Occidente.
Noi vecchi ci indignamo, ci arrabbiamo, ci vergogniamo.
Perché non ci basta uscire di scena in dissolvenza; lasciare che la nostra luce svanisca dietro le colline grigie?
Il crepuscolo non è l’immagine giusta, perché il tramonto del sole è segnato dal fuoco, un’ultima protesta, un richiamo alla bellezza.
Noi vorremmo riaccendere il giorno, non lasciarlo affievolire nella serentà della sera.
*Più luce* disse Goethe morendo.
Non rondinelle cinguettanti al tramonto, ma vespri incessanti; campane che chiamano a raccolta; una vocazione a fare prediche. Georg Rosen in MADNESS IN SOCIETY scrisse : *Secondo Platone, la spoliazione degli Dei e la sovversione dello Stato sono crimini scusabili se commessi sotto l’influsso della vecchiaia avanzata*.
Sarà stato un impulso sovversivo a sollecitare questo libro?
Immaginiamoci di essere incalzati dal nostro tema, il Carattere, e anche da quella variazione sul tema che è il carattere dell’autore, il tutto mentre portiamo il bagaglio di moralismo, sentimentalismo, e radicalismo che i vecchi hanno legato alla schiena.

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La scrittura come fardello, come avventura, come disvelamento.
Personalmente, non tengo davvero a leggere una parola di più su come rafforzare il carattere e acquisire la saggezza della vecchiaia.
Jung, che pure è stato colui che per primo nominò l’archetipo del Vecchio Saggio, e addirittura si era a volte identificato, scrisse: *Mi consolo con il pensiero che solo gli sciocchi si aspettano la saggezza”.
*E la saggezza dell’età avanzata?* Domanda T;S; Eliot in QUATTRO QUARTETTI. *Avevano ingannato noi/ o ingannato se stessi, gli antenati dalla voce pacata/ lasciandoci in eredità nient’altro che una ricetta d’inganni?*
Saggezza, compassione, comprensione e tutte le altre belle qualità assegnate agli anziani servono più che altro come tranquillizzanti idealizzazioni controfobiche di fronte alla forza impertinente che invecchia raggomitolato nella loro anima, pronto a scattare.
Noi vecchi, a metà strada fra il ruolo spettrale dell’antenato e la nuda sensibilità del puro spirito, quando ci arrabbiamo siamo capaci di far guizzare la lingua letale di un cobra. Abbiamo la miccia corta.
Quello che chiedo a un libro è quello che voglio scrivere: un libro che io stesso vorrei leggere.
[…]
Un libro sull’anima parte dalla vita che non può essere uno studio oggettivo, indifferente rispetto a colui che lo scrive. C’entra anche la sua vita, sicché la scrittura, se viene davvero dal cuore, dirà qualcosa anche del carattere dello scrittore.
Gli scrittori sono personaggi delle loro stesse narrazioni.
Che un libro si annunci come non di narrativa e si presenti come storia, scienza, ricerca o ‘libro verità’, non basta a nascondere la sua qualità di opera dell’immaginazione.
Mai, in nessuna cosa che scriviamo, ci possiamo liberare del nostro carattere.
Parte del mio lavoro lo svolgerà l’idea stessa, perché le idee sono forze che si impossessano della mente e non mollano la presa finché non gli abbiamo dedicato qualche pensiero.
L’idea di carattere chiama la scrittura; vuole finire sulla pagina stampata, la parola stessa deriva dal greco – kharàssien – (incidere, tratteggiare, iscrivere), e da – kharaktér – che indica sia lo strumento che produce segni incisivi e affilati, sia i segni così prodotti, come le lettere di un sistema di scrittura. ‘Carattere’ rimanda alle qualità distintive di un individuo e può anche indicare il personaggio di un’opera narrativa o teatrale.
E’ una parola che avvolge insieme i tratti partcolari dell’individualità dello scrittore, l’atto dello scrivere e il libro inteso come teatro popolato dall’immaginazione.
Ma che tipo di scrittura scrive un vecchio, in che maniera scrive?
*Non sempre è facile* disse Wallace Stevens *distinguere tra scrivere e guardare fuori dalla finestra*.”

prefazione parte prima …

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