La Vita …


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“Nel mondo, è semplicemente la stupidità a generare tanta infelicità: siamo costretti ad adeguarci a determinati modelli, ma questi modelli non hanno alcun rispetto per gli individui. Sono frutto della comprensione dell’individuo medio, ma la “media” è un concetto matematico che non ha nulla a che vedere con la vita. Provate a dare a tutti un paio di scarpe di misura “media”: alcuni le porteranno in mano perché sono troppo grandi, ad altri staranno talmente piccole che sembrerà loro di morire. Chiunque si prenda la responsabilità di dominare le persone si comporta molto disumanamente, perché degrada gli esseri umani, li priva della loro unicità, abolisce ogni differenza: obbliga tutti a mettersi le scarpe della stessa misura. Nessuno riesce ad adattarsi. Tutti soffrono. Tutti i vostri principi di vita hanno questo effetto. Se non conosci la tua fonte di energia vitale, finisci inevitabilmente per seguire le regole del gruppo di persone tra le quali, per caso, ti sei trovato a vivere. Non fai altro che seguire le masse, ti limiti a fare tutto ciò che le masse considerano giusto. E poiché ti adegui al loro concetto di virtù, vieni considerato un santo. E se vuoi diventare un grande santo, devi adeguarti completamente al loro concetto di virtù. Le masse non permettono a nessun individuo di elevarsi; continueranno ad afferrarlo per le gambe e a riportarlo nella melma in cui loro stesse vivono. Il loro ego si sente ferito se qualcuno diventa un individuo.

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Le masse rispettano coloro che sacrificano la propria individualità, li considerano santi. E tutti quei santi sono soltanto ombre, cadaveri… non fanno altro, se non corrispondere le aspettative delle masse. Per mantenere la tua rispettabilità, fingi di credere in molte cose che tu stesso consideri inutili, stupide o addirittura pericolose. Un po’ alla volta, appesantito dal fardello di tutti i comandamenti che ti vengono imposti dall’esterno, ti dimentichi completamente di avere il diritto di vivere la tua vita in armonia col tuo essere interiore. Cominci a vivere una vita artefatta, una pseudo-vita, che non può soddisfarti, non può renderti felice, non può arrecarti gioia, ne verità; una vita che finirà per distruggerti, per farti sprecare una grande opportunità che l’esistenza ti ha offerto.

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Forse nessuno vuole veramente cambiare. Per cambiare, occorre sforzarsi e l’uomo è uno scansafatiche. Cambiare, significa avventurarsi nell’ignoto, e l’uomo è un codardo, che sceglie di rimanere nella dimensione da lui conosciuta. Può anche essere fonte di infelicità, ma per lo meno è conosciuta. L’uomo non uscirà mai dai confini di ciò che conosce perché, chissà? Ci si potrebbe perdere nell’ignoto. C’è il rischio di non poter più tornare a casa, di non ritrovare più la stessa infelicità, la stessa moglie, lo stesso marito, le stesse angosce e gli stessi problemi. Le masse sono talmente infelici che la loro vita non è altro che una morte lenta. Chi le difende, non rende un servizio all’umanità. Le masse hanno bisogno di individui che le prendano a martellate in testa, per aiutarle a ragionare un poco, di individui che distruggano tutte le loro superstizioni, affinché possano cominciare a cercare la verità. Le masse vivono una vita insipida, tiepida, ne calda, ne fredda; una vita che non conosce eccessi. Cercano sempre la sicurezza, la via di mezzo.

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Ma chi si preoccupa troppo della sicurezza e della tranquillità non può essere un esploratore, un inventore. La conoscenza è un fiume sotterraneo; per questo è fredda. Bisogna saper uscire dalle acque tiepide, dalla propria vita insipida, che non è vita, ne morte, ma semplicemente un modo di vegetare, di mantenersi in vita. Dalla nascita alla morte, il tuo unico interesse è questo: come sopravvivere, come essere al sicuro, al riparo da ogni pericolo. Ma dove stai andando? Verso la tomba. Tutte le tue sicurezze ti portano verso la tomba. Prima di arrivare alla tomba, perché non danzare, perché non far festa e cantare col cuore traboccante di gioia? Vivi pericolosamente!

La morte arriva per tutti, sia per chi vive pericolosamente, sia per chi vive tiepidamente. Esiste un’unica differenza: l’individuo che vive pericolosamente, che vive in modo totale, con intensità, arriva a conoscere la propria essenza immortale. Per costui arriverà il momento di entrare nella tomba ma la morte non arriverà mai. Invece, l’individuo che non ha mai vissuto totalmente, che non è mai entrato in profondità dentro se stesso, per paura del freddo… anche lui un giorno dovrà entrare nella tomba, ma senza aver conosciuto l’essenza immortale della vita. Morirà con le lacrime agli occhi, perché non è riuscito a vivere la propria vita. Non ha mai vissuto e ora è arrivato il momento di morire.

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L’individuo che ha vissuto totalmente, sa festeggiare anche la propria morte, perché per lui la morte è l’ultima sfida dell’Ignoto. Per tutta la vita ha accettato le sfide dell’Ignoto. Ora è pronto a dare il benvenuto alla morte, è pronto a entrare nella morte cantando e danzando, perché sa che dentro di lui c’è qualcosa di indistruttibile, qualcosa che non muore mai.”

(Osho)

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4 pensieri riguardo “La Vita …

  1. Sole d’inverno

    di Fausto Corsetti

    Nelle notti gelide e nelle giornate avare di luce della stagione fredda la natura non fa venir meno il profumo delicato e il colore tenue di alcuni fiori capaci di resistere al gelo. Nemmeno l’inverno più intenso è del tutto privo di piccoli segnali da cui affiora la forza irresistibile della vita.
    E persino il passo affrettato di chi tenta di sottrarsi alla morsa del gelo può essere rallentato, catturato da sapori e da odori che ricordano la primordiale vocazione alla vita.
    Non vi è stagione, non vi è tempo, non vi è realtà esistenziale che non rechi con sé un richiamo deciso a riaffrontare la sfida della vita. Anche quando tutto sembra azzerato o travolto da eventi in apparenza incontrollabili e devastanti.
    E di più…Tale richiamo reca con sé un’insopprimibile bisogno e determinazione ad affrontare la sfida non in qualche modo, ma con piena consapevolezza. O l’esistenza è un’attiva consuetudine a riconoscersi e a dare il nome giusto a persone e cose o vita non è.
    La qualità di un’esistenza non può essere determinata dalla quantità di eventi vissuti o dal numero di risultati di successo ottenuti, ma dalla capacità di perseguire obiettivi e di interpretare valori, di condividere ideali in modo consapevole e responsabile. Dichiararsi soggiogati da circuiti esistenziali ingovernabili altro non è che ammettere la propria incapacità di coltivare e perseguire idealità capaci di incidere concretamente sul quotidiano. Parole e dichiarazioni d’intenti non bastano.
    Forse è troppo difficile da riconoscere: ma se tutto confligge con le aspettative che si vorrebbero perseguire, se tutto ciò che è esterno sembra avere una forza superiore a ciò che è interno, probabilmente il profumo che viene da dentro e il fiore che germoglia nell’intimità non sono ancora sufficientemente radicati.
    Forse, con altre parole, non si è ancora in grado di dare un nome a ciò che si prova dentro e a ciò che potrebbe davvero riempire di senso il tempo e la vita.
    Solo nella libertà, quella interiore, solo nella verità di sé, è possibile che i pensieri del primo mattino e quelli della notte più profonda trovino parole giuste per diventare nomi, storia, vita. Solo da dentro viene la forza capace di alimentare, motivare e sostenere ogni cammino. Altrimenti, tutto resta fatica e insuccesso.
    La vita non ha altro nome che quello che si è in grado di darle. Ciò che nome ancora non ha, assomiglia alla notte, alla non conoscenza, alla non consapevolezza e, perfino, alla non libertà.
    Quando non si riesce più a vedere che il sole del primo mattino ha un colore diverso da quello di mezzogiorno, o a cogliere già al crepuscolo la prima falce di luna che si alza a custode dei segreti della notte, forse, vuol dire che si è smarrito il senso delle cose e del loro accadere. Quando non c’è più il tempo per una sosta silenziosa, forse il fare ha avuto il sopravvento sull’essere, l’apparenza sulla sostanza, l’aspettativa sulla libertà. Vivere non è la stessa cosa che sopravvivere.
    Per cambiare non basta aspettare che passi il tempo, che scompaia l’inverno, che le difficoltà siano spazzate via dal tempo che passa. Servono desideri quotidiani fedeli, scelti, confermati e attuati attraverso spazi ricercati, coltivati e alimentati da una fedeltà fatta di determinazioni concrete, costanti, coerenti.
    Può sembrare assurdo: ma la vita di ogni giorno, che spesso sentiamo fredda, arida, insignificante, diversa dai nostri desideri, può diventare sul serio il luogo privilegiato dove s’impara a star bene con sé stessi, con gli altri, con il mondo che ci ospita, dove si può arrivare davvero ad assaporare in pienezza quel profumo capace di rendere più umano lo stesso esistere e di far assaporare quella dimensione interiore che, unica, appaga ogni intimo desiderio.

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