Travaglio. Il Merlo del Riesame


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La notizia che il sindaco di Lodi Simone Uggetti, arrestato martedì, mercoledì ha confessato non ha per nulla appassionato le tv e i quotidiani. Che, a reti ed edicole unificate, si sono dimenticati di informarne i loro telespettatori e lettori (sulla fu Unità Emanuele Fiano si augura ancora che il sindaco di Lodi “potrà dimostrare la sua estraneità”, dopo che ha dimostrato la sua colpevolezza). E intendiamoci, fanno benissimo a nasconderla: altrimenti non potrebbero continuare a polemizzare con i magistrati che hanno osato arrestare Uggetti. La gente si domanderebbe: ma che vogliono questi? Ma perché non si dovrebbe arrestare un sindaco che trucca un appalto, sta per cancellare le prove e poi addirittura confessa? Ma lo sanno che un pubblico ufficiale che fa così sarebbe in galera in qualunque altro paese? Ma se lo ricordano che nelle nostre carceri marciscono migliaia di persone anche per fatti infinitamente meno gravi di questi? Ma perché non si indignano per gli scandali veri? Beata ingenuità. Gran parte dei giornali e delle tv rispondono a editori che, pendenze penali a parte, sono incistati in questo sistema di potere marcio e alle prossime elezioni – amministrative, referendum e politiche – rischiano di perdere la mangiatoia che li ingrassa dalla notte dei tempi.Perciò si abbarbicano a Renzi come le cozze all’ultimo scoglio, contro l’ondata giudiziaria che dà gli ultimi colpi a un regime già sputtanato di suo. Anche a costo di scrivere l’esatto contrario di quello che scrivevano fino all’altroieri, quando la Costituzione era la più bella del mondo, la magistratura la più brava del mondo e Berlusconi il nemico pubblico n.1 dell’una e dell’altra. È il bello delle larghe intese: al Partito della Nazione corrispondono la Tv della Nazione e il Giornale della Nazione, che continuano a uscire su vari canali e testate solo per evitare che l’Italia, dal 77° posto nella classifica della libertà d’informazione, oltreché dal Botswana e dal Burkina Faso venga scavalcata anche dall’Egitto e dalla Turchia, e Al-Sisi ed Erdogan ci facciano marameo. Ricordate le risate e l’indignazione per le schifezze scritte e dette contro i migliori magistrati italiani dal Giornale, da Libero, dal Foglio, dal Tg4, dal Tg5 e da Studio Aperto? Bene, oggi le trovate paro paro sulla meglio stampa democratica, dall’Unità a Repubblica, tant’è che Sallusti, Belpietro e Ferrara non sanno più cosa inventarsi. Manca solo un’indagine approfondita sul colore dei calzini dei giudici lodigiani, poi è fatta.Fra i replicanti spicca Francesco Merlo, che si sperava definitivamente accasato alla Rai, invece l’han rimandato indietro per motivi previdenziali. Bene, l’Uomo della Previdenza spiega su Repubblica che “il giudice di Lodi, con un solo arresto, rischia di fare alla magistratura gli stessi danni provocati da vent’anni di attacchi berlusconiani”. E perché mai? Perché l’ordinanza di custodia su Uggetti “avrebbe spaventato Robespierre e confortato Stalin”. E così finalmente Repubblica sdogana le “toghe rosse” e “giacobine”, un tempo esclusiva dei berluscones. Segue l’analisi logica, grammaticale, sintattica e lessicale dell’ordinanza robespierrian-stalinista a opera di uno che – all’evidenza – non ne ha mai letta una in vita sua. Eppure s’impanca a Tribunale Aggiunto del Riesame. Se sapesse di che parla, il giureconsulto sarebbe informato del fatto che il gip che arresta deve esprimere una prognosi sui pericoli di fuga e/o di inquinamento probatorio e/o di reiterazione del reato, anche alla luce degli indizi raccolti sulla “personalità criminale” dell’arrestando. Infatti il gip di Lodi scrive che Uggetti mostra, nelle intercettazioni e testimonianze, una “personalità negativa e abietta”, “proterva” e “spregiudicata” (truccava appalti, minacciava funzionari, aveva talpe nella polizia giudiziaria che lo informavano dell’indagine, chiedeva trattamenti di favore al comandante della Gdf, concordava inquinamenti probatori con un avvocato). Il che “porta a ritenere con decisa verosimiglianza” che abbia “sistematicamente gestito la cosa pubblica con modalità illecite” (un’ovvietà: se un sindaco che fa riscrivere un bando di gara direttamente dall’amministratore della ditta che deve vincerlo, è probabile che l’abbia già fatto e che lo farà ancora).Apriti cielo: visto che l’arrestato è un politico del Pd, ciò che vale per i comuni mortali diventa uno scandalo intollerabile. Per dire che un politico è cattivo, scrive il Merlo del Riesame, bisogna dimostrare che “filma col telefonino l’agonia della vittima appena massacrata”, se no è una brava persona. Invece il gip, se lo descrive per quello che è, è un “giustizialista mesopotamico”, affetto da “antropologia lombrosiana”. E se, per spiegare la custodia cautelare disposta secondo la legge per i reati accertati, fa notare che uno così può avere altro da nascondere e altre prove da inquinare, vuol dire che lo arresta “per reati mai scoperti”. E non fa giustizia, ma “psicanalisi”. E se aggiunge che il sindaco “ha violato il patto con gli elettori”, è segno che “lo vuole mandare all’Inferno”. Invece doveva lasciarlo ai domiciliari col “braccialetto elettronico”, libero di silenziare i testimoni tramite qualche parente o avvocato o chiamandoli da un cellulare criptato, sprofondato in poltrona. Al massimo, concede il Merlo del Riesame, si poteva destinarlo “al carcere modello di Lodi, dove avrebbe sofferto un po’ meno”, anziché a San Vittore, dove è giusto che marciscano i poveracci. Questa, in soldoni, è la filosofia classista e castale di tutti i Merli. Come diceva Trilussa: “La serva è ladra, la padrona è cleptomane”.

Marco Travaglio 6 maggio 2016

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