Video Shock: “L’Euro ha cancellato 150 anni di diritti sociali, non è una moneta ma un programma di sottomissione”


Mai vi furono parole più vere. E solo a sentirvi rabbrividirete! A parlare e a dire la verità riguardo l’ Euro e tutto la situazione odierna è Diego Fusaro, non che un saggista italiano. Prole forti ma vere, decise e reali. E’ proprio questo che lascia davvero riflettere, perché ci mete davanti ad una realtà Monetaria e sociale ormai cancellata e annientata per la brama del dominio e del potere assoluto! Queste, sono solo una piccola parte delle parole di Diego Fusaro: ”L’ Euro non è una moneta…Bensì un preciso metodo di governo e un programma di sottomissione architettato con scopi ben precisi. Ha cancellato 150 anni di diritti sociali”. Quello che stiamo vedendo in Grecia è un fatto grandioso che deve scuotere affinché ci riprendiamo la sovranità nazionale e democratica. L’euro è un metodo politico che scavalca gli Stati membri e non solo… Serve a distruggere ed annientare un intero popolo chiedendo loro continui sacrifici… e non per i figli o per le generazioni a venire, bensì per il bene dello Stato e delle banche. Quello stesso Stato che li usa come tappa buchi di un debito inestinguibile!”” “Quello che la Germani ha fatto 100 anni fa, lo sta […]

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……  NON SERVONO ULTERIORI COMMENTI ……

E’ inquietante quello che si è scoperto sul Vaticano!


Della “Compagnia di Gesù” o “Ordine dei gesuiti” si sa e si parla pochissimo. Eppure ha una storia ignobile di quasi cinque secoli. Imperatori e regnanti, governanti e personaggi “eccellenti” dei Paesi egemoni sono stati formati dai gesuiti e ne sostengono il potere, sulla base di una ideologia totalitaria e dogmatica indiscussa. Evangelizzatori e mercanti della “salvezza eterna”; protagonisti degli intrighi politici mondiali assieme alle famiglie reali e alle famiglie che gestiscono il patrimonio vaticano, i gesuiti hanno un potere enorme. Ma i gesuiti controllano l’ordine mondiale? L’ex vescovo del Guatemala Gerard Bouffard ha affermato che il Vaticano è “il vero controllore spirituale” degli Illuminati e del Nuovo Ordine Mondiale, mentre i Gesuiti, tramite il Papa Nero, controllano effettivamente la gerarchia vaticana e la Chiesa Cattolica Romana. Il vescovo Bouffard, che ha lasciato la Chiesa ed ora è un “Cristiano Rinato” che vive in Canada, ha raggiunto la sua conclusione dopo aver lavorato sei anni in Vaticano, con l’incarico di trasmettere la corrispondenza giornaliera riservata tra il Papa ed i dirigenti dell’Ordine dei Gesuiti. Il Papa Nero, controlla tutte le più importanti decisioni prese dal Papa e questi a sua volta controlla gli Illuminati, ha dichiarato il vescovo Bouffard, nel corso della trasmissione radiofonica di Greg […]

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ABBIATE PAZIENZA … OGGI VA COSI’ …  😉

25 Aprile: Liberazione? No, abbiamo solo cambiato DITTATORI… | La verità sul Nuovo ordine mondiale


Sin dai tempi delle elementari, ci insegnano che il 25 Aprile è la “Festa della Liberazione”. Un giorno da ricordare, da festeggiare. Il giorno in cui il p

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EH GIA’ … NON SON L’UNICO A PENSARLA COSI’ …

TELEGRAMMA DI JACK FOLLA


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C’è bisogno di liberazione, oggi, forse di più del 25 aprile del 1945.
Ma bisogna liberarsi da soli, con un forte atto di volontà unilaterale.
Non credo che esista al mondo giorno più felice di quello in cui potremo celebrare la nostra liberazione, donandocela l’uno con l’altro.
Prima, però, bisogna combattere, perché ci sono dittature e dittature.
La nostra libertà è oppressa dal tiranno peggiore.
Muri e muri di egoismo e vanità, di rabbia e disamore, e nessuno vede il mattone d’infelicità e la cazzuola nelle proprie mani, sporche di calce.
I padri della Costituzione combatterono e vinsero, a fianco degli alleati, il nazifascismo.
Il nemico di oggi è subdolo, invisibile, e ha occupato la nostra patria più segreta.
Vediamo il male ovunque, tranne nel suo Quartier Generale, che pure ha un nome e un indirizzo precisi: io.
Se milioni e milioni di noi, piccoli io, provassimo oggi, tutti insieme e per un solo minuto, a liberarci dalle nostre stesse catene, assisteremmo a una Hiroshima al contrario: una bomba atomica di felicità.
Con le nostre mani abbiamo eretto altissimi muri per non guardarci più negli occhi.
Con le stesse mani possiamo buttarli giù.
Non ha importanza se anche gli altri lo facciano.
Dovessi essere l’unico al mondo, fallo tu, ora.
Il 25 aprile.
Io ci sarò ad attenderti dall’altra parte del muro, fratello.

Diego Cugia di Sant’Orsola

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Se milioni e milioni di piccoli io diventassero FINALMENTE un grande NOI sarebbe possibile …

Claudio

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La NASA ammette che sta spruzzando Litio nell’atmosfera – Hack the Matrix


Esiste la spiegazione ufficiale del perché la NASA sta spruzzando litio, un farmaco più spesso utilizzato per il trattamento di persone affette da depressione maniacale o disturbo bipolare , nella nostra ionosfera, e poi c’è la probabile ragione, ovvero i motivi per cui sta facendo tutto questo. Una cosa è certa, la NASA ha ammesso […]

Sorgente: La NASA ammette che sta spruzzando Litio nell’atmosfera – Hack the Matrix

 

 

SEMBRA CHE GLI ARTICOLI INTERESSANTI SPUNTINO OGGI

COME FUNGHI DOPO UN TEMPORALE …

E QUANDO LI TROVI CHE FAI ? … NON LI RACCOGLI ???

ECCO CHI HA DECISO LA FAME NEL MONDO: CONTROLLA IL NOSTRO CIBO E CI TRATTA COME POLLI D’ALLEVAMENTO |


Sorgente: ECCO CHI HA DECISO LA FAME NEL MONDO: CONTROLLA IL NOSTRO CIBO E CI TRATTA COME POLLI D’ALLEVAMENTO |

 

OGGI FESTA DELLA LIBERAZIONE STO TROVANDO DI TUTTO

CHE CI CONFERMA IL NOSTRO STATO DI SCHIAVI ….

SCUSATEMI SE STO POSTANDO MOLTO … MA COME SI FA

A NON SPARGERE NOTIZIE COSI’ IMPORTANTI ????

NON VI ASPETTERETE CHE SIANO I TG A FORNIRVELE, VERO ???

Dichiarazioni scottanti di Prince in diretta TV prima di morire! Guardate…e diffondete!


L’incredibile intervista fatta a Prince in cui rilasciava dichiarazioni scottanti in diretta TV… SEGUICI SU FACEBOOK: Commenti commenta

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attendiamo trepidanti l’esito dell’autopsia …

sempre che ci dicano la verità …

Spunta sul web un video che fa tremare gli USA: “Nessuno è mai stato sulla luna”


Ecco il filmato che ha scatenato le discussioni sul web, voi cosa ne pensate? Come spesso accade emergono dagli archivi segreti di non meglio conosciute organizzazioni, filmati di quello che è stato il più grande imbroglio di tutti i tempi, prima del falso attentato delle torri gemelle l’11 settembre 2001. L’allunaggio è stato mai fatto

Sorgente: Spunta sul web un video che fa tremare gli USA: “Nessuno è mai stato sulla luna”

 

 

OPS …………………………………..

A prima vista pensavo fosse un uccello, ho ingrandito e non potevo crederci…


Sembrava un uccello ma ingrandendo ho capito tutto… Uno spettacolo veramente incredibile. Come fa la natura a stupirci, sempre e comunque, ogni volta che ne vediamo uno nuovo, con un genio creativo ineguagliabile, con forme e colori strabilianti, dobbiamo essere grati di tutto questo a qualcuno oppure è tutta opera del caso, del DNA e

Sorgente: A prima vista pensavo fosse un uccello, ho ingrandito e non potevo crederci…

 

QUESTA E’ LA VERA LIBERTA’

L’OPERA DEL VERO DIO …

Claudio

Ricordate l’11 settembre? Quello che si è scoperto a distanza di anni è pazzesco!


ATTENZIONE: FILMATO A RISCHIO RIMOZIONE, GUARDATELO E DIFFONDETELO ORA PRIMA CHE LO CENSURINO DA INTERNET… SEGUICI SU FACEBOOK: Commenti commenta

Sorgente: Ricordate l’11 settembre? Quello che si è scoperto a distanza di anni è pazzesco!

 

PER ME NULLA DI NUOVO
TUTTO GIA’ VISTO E RISAPUTO
DURA UN POCHINO LO SO …
MA SE NON LO AVESTE VISTO IN TV
(E GIA’ QUESTO E’ UN MEZZO MIRACOLO)
VI POTRA’ FINALMENTE CHIARIRE
“CHI” HA COMPIUTO L’AUTOATTENTATO !!!

OGGI E’ IL GIORNO GIUSTO PER MOSTRARLO
AFFINCHE’ SI SAPPIA CHE “LIBERTA'”
FALSA E MENTITRICE STATE “FESTEGGIANDO” …

QUESTO TIPO DI LIBERTA’ E LA SCHIAVITU’
SONO SORELLE … GEMELLE !!!

Claudio

IMPARIAMO A RIFLETTERE


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03-la-riflessione

Chiediamoci del perché la classe politica tranne il M5S stia stracciandosi le vesti alle parole di Piercamillo Davigo quando da anni la popolazione urla le stesse identiche parole nelle manifestazioni di protesta e Beppe Grillo lo fa col megafono? La verità è che se ne fottono di quel che il popolo dice e definiscono populista chiunque osa farlo, mentre sentirselo dire da un alieno: uno di loro che arriva a denunciarli piuttosto che adeguarsi al sistema, li fa impazzire. Non riescono a capacitarsi che possa esserci (tra loro) una persona con la schiena dritta, incorruttibile e al di sopra di ogni sospetto. Accusare il magistrato di provocare “lacerazioni pericolose” tra i poteri dello Stato è semplicemente ridicolo: i poteri DEVONO essere in contrasto altrimenti a cosa servono? Inoltre per chi sarebbero pericolose queste “lacerazioni”? Per gli interessi degli italiani o per i loro interessi?
Vorrebbero negare che in questo paese ogni tipo di opera pubblica costa il triplo rispetto agli altri paesi? Non è forse vero lo scambio di favori con le mafie in cambio di voti? Non è vera la concessione di appalti ad amici e conoscenti per le stesse ragioni? Non è vero che ogni giorno si scoprono decine di crimini contro lo Stato? Oppure si è inventato tutto Davigo, anche le mazzette che i politici incassano? Sono bugie le leggi ad personam? La prescrizione, la cancellazione di reati gravissimi che riguardano la classe dirigente? E’ una invenzione la pretesa che la legge deve mirare all’auto assoluzione dei loro crimini?
Qui non esiste alcuna ingerenza: un magistrato che indaga e processa un politico fa il suo mestiere, mentre un politico che non vuole essere indagato rinnega il suo mestiere e il promuovere leggi per bloccare il normale corso della giustizia ne è la prova. Questi signori vorrebbero subordinare la giustizia asservendola al più forte, depenalizzato i reati della casta e tacitando i magistrati quando debbono urlare per difendere la popolazione dagli abusi di potere. Qui non si sta alimentando alcun conflitto, qui si vuole evitare che i politici abusino del bene pubblico e quando parlano di “barbarie giustizialista” bestemmiano calpestando la giustizia e l’onestà.
Inutile negarlo l’illecito è diventato il modello non più tollerabile della classe politica, sia per l’immorale indecenza che per i danni che provoca.
Mentre la popolazione si alza in piedi dinanzi ad un moderno “Salvatore”, la classe dirigente (alla pari dei giudei) intende crocifiggerlo di nuovo, in collaborazione con la stampa.
Riflettiamoci bene su ciò che sta accadendo, dobbiamo essere grati a Piercamillo Davigo per l’onestà intellettuale e morale nel denunciare i sofismi del potere, nel cercare di fermare l’infernale macchinazione (messa in atto proprio da quelli che paghiamo milioni) per danneggiare l’Italia e gli italiani!

Maria Pia Caporuscio

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Negli occhi dello Sciamano


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Capitolo terzo

IL SOGNATORE E LA STRADA VERSO L’APPRENDISTATO

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Mio Padre era tornato verso il Cañón del Colca, dove abitava. Era chiaro che mi aveva lasciato solo a meditare sui contenuti di quello che mi aveva rivelato. Io, invece, avevo deciso di rimanere in città ad Arequipa. Chiuso in casa, continuavo a pensare se avevamo un destino fissato in anticipo. Facevo fatica a crederci. Io credevo nel libero arbitrio, nel fatto che il destino ognuno se lo crea con le proprie azioni, giorno dopo giorno. Ma le rivelazioni fatte da mio padre buttavano all’aria questa teoria. Nasciamo predestinati per compiere determinate azioni. Dobbiamo portare a compimento dei compiti specifici.
Domande tipo: «Siamo tutti predestinati, o solo alcuni lo sono? I predestinati sono strumenti del destino?», rimanevano senza risposta.
Le parole di un anziano indio che parlava solo in quechua, si erano fissate nei miei ricordi. Parole pronunciate senza affettazione, con semplicità. Erano passati molti anni da quella scena in cui l’avevo osservato lavorare su un rustico telaio, su cui stava intrecciando l’ampio tessuto, col quale avrebbe confezionato la sua biancheria.
Quell’anziano indio chiamato Saturnino Coaquira un giorno mi aveva detto: «L’umanità è come un tessuto nella grande tela della vita e gli uomini sono i fili di questo tessuto, che esce dalle mani del “Kamaq” (Kamaq: l’ordinatore, il conduttore, il guardiano. Guida, che ordina e comanda. )…».
«E chi è il “Kamaq”?», gli avevo chiesto.
«Il “Kamaq” è colui il quale dirige gli “Apukuna” e costoro sono quelli che guidano, osservano e dirigono gli uomini», mi aveva risposto. «L”Apu” da casa sua vede ciò che fai, ti ispira nelle tue azioni o ti da consigli. Se non stai seguendo la tua strada e hai deviato, ti obbliga a tornarvi. Ha tanti modi per farti capire: una malattia, un viaggio, un incontro con una persona, un sogno vivido; non so come, ma t’indirizza.»
Allora ero ancora bambino, quindi, ascoltandole non avevo dato loro importanza e nemmeno avevo riflettuto sul loro significato. Ora a distanza di anni potevo meditare sul loro significato.
Forse la mia malattia rappresentava il mezzo col quale ero obbligato a cambiare direzione.
Durante le settimane seguenti, ricordai i fatti più importanti della mia esistenza. Tutta la vita mi sfilò davanti agli occhi: l’infanzia, la fanciullezza, l’adolescenza, fino alla mia vita presente.
I giorni e le lunghe notti passate a pensare al mio destino mi stavano facendo accettare l’idea che, forse, mio padre diceva la verità e che il mio destino era stato tracciato; che esisteva per tutti un destino fisso e inesorabile e che siamo nati con un certo fine, proposito o missione. Tale destino, perfino senza conoscerlo, tenterà di realizzarsi in tutti i modi.
Ma allora noi tutti siamo soltanto giocattoli? Non possediamo il libero arbitrio per decidere se fare o non fare una cosa? Cosa bisogna fare per conoscere il proprio destino? Cosa fare per seguirlo? Che cosa aveva in serbo per me la vita?
Non sapevo nulla: non avevo idea di cosa dovessi fare!
Nei mesi che seguirono, passai molto tempo con queste inquietudini. Stavo attento cercando di capire ogni accadimento, d’intuire una risposta, di comprendere che cosa avrei dovuto fare per andare incontro al mio destino. Ma la preoccupazione più grande era costituita dal destino del nostro popolo.
Le preoccupazioni occupavano gran parte del mio tempo, specialmente la notte, dal momento che dormivo poco ricercando il senso della vita. E proprio perché di notte dormivo poco, durante il giorno, mentre viaggiavo in autobus, mi addormentavo di frequente.
In quelle occasioni, mi capitava di fare dei sogni e di avere visioni, che mi agitavano ancora di più, perché non ero sicuro se ciò che avevo sognato per pochi minuti, era reale o frutto dell’immaginazione: avevo dormito o ero sveglio?
L’insonnia, i sogni, le visioni e gli stordimenti che mi capitavano, mi lasciavano stanco, senza forze, esaurito e frustrato. Esausto e frustrato.., decisi di lasciare che fossero il tempo e le circostanze a darmi un segnale su cosa avrei dovuto fare del mio futuro. Smisi totalmente di pensare e con il passare del tempo riuscii a non preoccuparmi più.
Da quel momento in poi dormii bene. I sogni e le visioni fugaci scomparvero e la calma prese il sopravvento.
Stavo recuperando la tranquillità, le forze e il peso che nel frattempo avevo perso di nuovo.
La quiete mentale, unitamente ad un’attività fisica normale, produsse un cambiamento nelle mie sensazioni: i sogni e le visioni, infatti, diventavano sempre più vividi e chiari. Io ero l’attore e lo spettatore dei miei sogni e, soprattutto, quando mi svegliavo li ricordavo.
Da quando mio padre mi aveva parlato dei suoi sogni, mi ero reso conto che prima io non sognavo, o forse sognavo ma non riuscivo a ricordano. Molto probabilmente, l’uso che avevo fatto per anni di tranquillanti come il “Valium” per alleviare il mal di testa di cui soffrivo o per liberarmi da tensioni, avevano addormentato in me questa capacità. Da quando mio padre mi aveva curato, non avevo più usato nessuna medicina chimica.
Il mio corpo si era purificato: una dieta semplice, alimenti naturali e molta, moltissima acqua. Questi elementi mi avevano disintossicato dai farmaci che avevo ingerito, dandomi la possibilità di sognare e ricordare i sogni.
Mi ero accorto che i sogni diventavano più vividi e più ricchi quando l’alimentazione serale era leggera. Mangiare poco prima di andare a letto mi permetteva di ottenere sogni migliori e la mattina mi svegliavo facilmente… Senza fretta li annotavo. Acquistai per l’occasione un quaderno dove registrare quelli più importanti; questo mi permetteva di ricordarli tutti e di arricchire la mia vita. Stavo attento, soprattutto, ad annotare i sogni mattutini, che erano i più significativi ed importanti. I sogni si prestano ad una gran quantità d’interpretazioni e d’analisi, ed io cominciavo a capirlo.
Una notte ne feci uno veramente particolare, fuori dal comune. Mi vedevo con un uomo che sembrava un santo, con un lungo vestito che gli arrivava fin quasi alle caviglie. Faceva strani segni con le mani e mi mostrava qualcosa nella grotta dove eravamo entrati. La figura e il viso di quell’uomo mi erano familiari; lo avevo già visto prima da qualche parte. Benché non ricordassi né dove né quando, ero sicuro di conoscerlo. Questa impressione mi rimase anche da sveglio. Da quella notte, i sogni nei quali era presente si ripeterono. Lui compariva solo in alcuni e dopo lunghi intervalli. Le sue parole, i gesti e i simboli che tracciava con le mani o con i piedi o con un bastone di legno, erano molto reali. Al risveglio, annotavo tutto sul quaderno e poi rileggevo. Di sicuro mi aiutava a risolvere dubbi e inquietudini, ma non riuscivo a smettere di chiedermi come mai il viso e la figura mi fossero così familiari. Perché avevo la sensazione di averlo già conosciuto? Nonostante tutti gli sforzi, non riuscii a ricordare nulla.
Per smettere di preoccuparmi, concentrai la mia attenzione su problemi più immediati e urgenti, in pratica su come avrei vissuto in futuro o dove avrei lavorato.
Dal momento della mia guarigione, mi ero reso conto che qualcosa era cambiato in me, infatti ero più paziente, più affettuoso, più amabile con le persone che mi erano vicine. I rapporti con mio padre miglioravano con il passare del tempo, come il rispetto che avevo per lui. Ora lo ammiravo e mi piaceva molto ascoltare le sue parole, per questo cominciai ad andare a trovarlo al Cañón del Colca, dove sono nato. Non dubitavo più della sua saggezza, al contrario: avevo capito che ci tenevo molto ad imparare da lui. Durante le frequenti visite al Cañón del Colca, mi capitò di incontrare i miei compagni di scuola, amici d’infanzia che ora erano adulti come me. Lavoravano come agricoltori, allevatori di bestiame, venditori ambulanti, artigiani, operai o impiegati dei pochi uffici che il governo aveva nel nostro paese. I nostri incontri ci portavano a chiacchierare su molti argomenti: lavoro, viaggi, politica, affari, storielle un po’ spinte, e tante altre storie strane.
In uno di questi incontri, eravamo in quattro, il tema cominciò a ruotare sull’apparizione dei fantasmi. «Mio nonno raccontava che in Pena Bianca vive un diavolo che appare ai viaggiatori che passano di lì la notte» disse Rubén, che adesso era un facoltoso commerciante del luogo.
«Ueh! Guarda che i diavoli non esistono, io non li ho mai visti. Quali esperienze hai tu per poter dire che esistono?» intervenne Manuel, che lavorava in un ufficio dello Stato ed era ben conosciuto per le sue idee socialiste. Le idee di Manuel e il suo ateismo erano il risultato degli insegnamenti paterni. Secondo quanto si diceva in paese, suo padre era stato un combattente sindacale della capitale, dove era stato coinvolto in un problema politico. Per sfuggire alla persecuzione politica, accettò un lavoro come impiegato statale nel remoto Cañón del Colca. Manuel nacque e crebbe qui e studiò con noi. A scuola, per le sue origini cittadine, era chiamato il costiero. Frequentò le scuole superiori ad Arequipa, ma poi tornò per lavorare al nostro villaggio.
Da parte mia, ascoltavo la conversazione senza aggiungere nulla.
«Per convincerti, se hai coraggio, potremmo andare lì e passare la notte in quel posto vicino alla laguna, così ti passerebbero subito i dubbi» disse Rubén un po’ alterato.
Lui era sempre così. Era calmo e sereno finché si era d’accordo con quanto diceva, ma si alterava subito se qualcuno osava contraddirlo.
«Questo sarebbe perdere tempo; io affermo che non esistono né i diavoli, né i fantasmi e neanche le apparizioni. È pura fantasia. Non c’è nulla di scientifico» disse Manuel, mostrando un fermo scetticismo.
«Parlando di fantasmi, io ne ho visto uno ai piedi di quella montagna e non solo io, perché eravamo in tre. Quel fantasma ci ha dato fastidio fino alle quattro del mattino» disse José, un agricoltore che alternava la sua occupazione con viaggi occasionali in altri villaggi dove scambiava prodotti agricoli come fave, quinoa, frumento con mais, frutta secca e peperoncino.
«Un altro infelice che crede nei fantasmi» disse Manuel ironicamente.
«Vorresti dire che tutte le persone che li hanno visti mentono?» disse José infastidito, mettendosi le mani sui fianchi, come per dare più forza alle parole.
«Ascoltiamo José, magari ci racconta la sua esperienza» dissi, nella speranza di dare un taglio alla conversazione. Volevo evitare che degenerasse in una violenta discussione, dato che gli animi si stavano scaldando. Gli occhi di tutti si puntarono su José, che cominciò a raccontare sottolineando il racconto con mani e braccia. «Da molti anni mio zio Nicanor, il suo amico Prudencio e io viaggiavamo verso Cabanaconde per comprare il mais. Questo viaggio durava diversi giorni tra andare e tornare. A quei tempi non esisteva la strada, per cui i viaggi si facevano a piedi; asini, cavalli o muli trasportavano i carichi di mais. Mi ricordo che avevo sedici anni e camminavo veloce.
Quella volta ci mettemmo in viaggio alle nove del mattino, un po’più tardi del solito, normalmente si partiva alle tre di notte, per questo arrivammo ai piedi della montagna verso le sette o le otto di sera. L’oscurità ci colse ai piedi della montagna, proprio quella di cui parlava Rubén. Siccome camminare col buio lì è pericoloso, si decise di passarci la notte. Andammo alla ricerca di un posto adatto a custodire le bestie. Fu trovato un piccolo recinto naturale vicino ad una rupe. Ci legammo dentro gli animali e ci preparammo dei giacigli con i mantelli e alcuni bagagli adatti.
Dopo di che accendemmo il fuoco e preparammo una zuppa per mettere qualcosa di caldo nello stomaco. Mangiammo e ci accostammo uno vicino all’altro per dormire. Eravamo stanchi, avevamo camminato quasi dodici ore sotto un sole ardente. Ci addormentammo di colpo, forse per tre o quattro ore. Quando, ad un tratto, mi svegliò mio zio dandomi un forte pizzicotto. “José, svegliati, gli animali sono irrequieti, si direbbe che sentano qualcosa. Forse qualcuno si sta avvicinando…”
A causa del pizzicotto mi svegliai all’istante e aguzzai l’udito. In effetti le bestie erano inquiete, per cui svegliai l’amico di mio zio che dormiva al mio fianco. Aprendo gli occhi ci chiese: “Che succede?”. Non avemmo il tempo di rispondere perché in quel momento si sentì un grido minaccioso e nello stesso tempo lamentoso. “Devono essere i banditi delle strade” disse mio zio in tono preoccupato. “Presto, leghiamo gli animali in questo varco senza uscita. Ci difenderemo con le nostre fruste e, se vengono armati, useremo questa” disse, estraendo la sua pistola da una borsa.
Ci spostammo di corsa verso il varco. In pochi minuti rinchiudemmo gli animali e legammo le zampe tra loro, per evitare che scappassero nella confusione. La luna, che nel frattempo era sorta, permetteva di vedere con chiarezza buona parte del terreno.»
Eravamo tutti attenti ad ascoltare il racconto di José, che si agitava sempre di più, ricordando quei momenti pieni d’emozione e tensione.
«Il grido seguente lo sentimmo più vicino. Era un grido così terribile che ci agghiacciò il sangue. Io ero spaventatissimo: guardai mio zio e l’altro uomo e vidi che anche loro lo erano. Avevano gli occhi fuori dalle orbite. Lo vedevo grazie alla luce della luna. Stringevamo con forza le fruste che avevamo in mano. Mio zio teneva il revolver nella mano destra e la frusta nella sinistra. Alle nostre spalle gli animali si agitavano con le orecchie drizzate sulla fronte, da cui uscivano scintille di corrente statica.
Dopo un altro terribile grido, apparve davanti a noi, in lontananza, un uomo. Si avvicinava velocemente. Si muoveva così in fretta che il suo corpo pareva fluttuare… Quando fu più vicino, notammo con paura che non gli si vedevano i piedi. Si avvicinò ancora di più. Il suo corpo era appena ad un metro da noi, quando ci accorgemmo che era vestito con un abito da frate francescano. Il cappuccio era in testa ma, invece del viso, si vedeva il nero dell’oscurità.
Mio zio si armò di coraggio e con audacia gridò a quello, che sembrava fluttuare muovendosi col vento: “Sei di questa vita o dell’altra?”. Ma siccome non rispondeva, scagliò la sua frusta sul corpo misterioso… Si sentì un grido di dolore, ma non era dell’apparizione, bensì dell’amico di mio zio che ricevette la frustata. Perché, con nostra sorpresa, la frusta attraversò senza incontrare resistenza quel corpo, che sembrava gassoso. Avanzava e indietreggiava, mentre noi ci difendevamo con le fruste. Intorno alle quattro del mattino, attirati dal rumore degli animali, girammo la testa e la forma umana scomparve.»
E così José concluse il suo racconto.
“Scomparve appena girammo la testa! Scomparve appena girammo la testa!” Quelle parole fecero funzionare una molla nascosta nella mia mente. All’improvviso ricordai dove avevo visto il personaggio dei miei sogni. Era accaduto, molti anni prima, nella casa della nonna materna. Io ero un bambino e stavo dormendo steso su una pelliccia di pecora. I miei genitori mi avevano lasciato alle cure della nonna perché dovevano lavorare in una “Mink’a” (Mink’a: metodo di lavoro collettivo utilizzato ai tempi degli incas fino ai nostri giorni. Compromesso, contratto o accordo per un lavoro, tra il lavoratore e la persona che ha bisogno dei suoi servizi.) con gli altri indios della comunità. Avevo trascorso tutta la mattina giocando con i bambini che abitavano nelle vicinanze. Poi, dopo aver cenato con mia nonna, ero andato a dormire. Di colpo uno degli angoli della stanza si era illuminato. Fu allora che lo vidi… dal suo corpo s’irradiava una luce che sembrava avvolgerlo. I suoi capelli erano lunghi e lo sguardo dolce. Parlammo, ma non so di che cosa. Non mi ricordo di aver avuto paura di lui… la sua presenza mi sembrava naturale. Ad un tratto sentii la voce di mia nonna che mi stava chiamando… girai la testa verso la cucina. Quando la rigirai, l’apparizione era svanita.
Avevo dimenticato quest’esperienza, anche perché non mi era più capitato di vedere quel personaggio, finché la sua faccia famigliare, aveva incominciato a visitare i miei sogni.
La discussione, che aveva seguito il racconto, mi riportò alla realtà, allontanandomi da quel ricordo, Manuel stava parlando a voce alta, con un tono ironico carico di scetticismo.
«José, la storia che ci hai raccontato non è vera, è solo il prodotto della tua mente allucinata.»
«E secondo te, che cosa hanno visto gli altri due?» chiese José infastidito e a disagio.
«Si è trattato d’illusione ottica, psicosi collettiva. Se credi nelle apparizioni, la mente te le farà vedere» disse Manuel guardandolo con sfida.
«Stai affermando che sono un bugiardo e che soffro d’allucinazioni?» replicò molto irritato José.
La discussione sembrava doversi concludere in modo animato. Era necessario interromperla. Consapevole che le mie opinioni erano ascoltate e spesso accettate, dissi loro: «Per favore, piantiamola con questa discussione. Sapremo la verità solo quando conosceremo in profondità l’origine di questi fenomeni psichici. Attualmente, gli studiosi di questi argomenti stanno facendo diverse ricerche. Esistono molte documentazioni su fantasmi e apparizioni in altre parti del mondo. Mi spiace lasciarvi, ma devo andare a fare delle commissioni che avevo dimenticato».
Strinsi la mano di tutti e mi allontanai dal gruppo. L’importante, in quel momento, era cercare di riordinare i miei sogni. Volevo capire il perché questo personaggio fosse venuto a trovarmi in sogno dopo tanti anni.
I sogni che facevo con lui erano singolari, pieni di strani messaggi. Alcune volte ripeteva un movimento del corpo, altre mi insegnava qualcosa disegnando alcuni simboli, oppure mi segnalava una pietra in particolare. Mi trovavo con lui in cima ad una montagna, da dove si ammirava il paesaggio andino. Certi sogni erano chiari, come la vita reale, invece altri erano illogici, irreali, nebulosi. Nel corso delle giornate seguenti, sperimentai alcuni degli insegnamenti ricevuti durante quei sogni. I risultati di alcuni erano incredibili e fantastici, mentre da altri non ottenevo nessun cambiamento visibile.
Una volta, per esempio, avevo fatto un sogno che mi aveva impressionato molto: io stavo saltando su alcuni arbusti, a volte in avanti a volte all’indietro, con frequenza e ritmo continui. I salti erano eseguiti con movimenti energici e precisi.
Svegliandomi lo avevo annotato su un quaderno con tutti i dettagli per non dimenticarlo. Scrivendo, con mia sorpresa, ricordai che quegli arbusti esistevano per davvero a casa mia.
Nei giorni seguenti feci alcuni salti come quelli che avevo fatto nei sogni. I primi giorni non accadde nulla, ma dopo alcune settimane, m’accorsi con sorpresa che la mia mente aveva sviluppato un particolare potere.
Mentalmente, visualizzavo una persona che avevo visto camminare normalmente e poi immaginavo di farla cadere. Nella realtà, questa persona cadeva. Inoltre riuscivo a far voltare una persona guardandola soltanto alla nuca.
Questi esercizi erano facili per me, come quello in cui riuscivo a convincere le persone a sedersi al mio fianco soltanto pensando mentalmente: «Voglio che questa persona si sieda al mio fianco e chiacchieri con me», e loro eseguivano l’ordine senza sapere né come né perché.
Una dimostrazione particolare, la feci per Umberto, un amico psicologo che s’interessava allo studio della suggestione e dell’ipnosi. Desideravo il suo parere in merito alle facoltà che avevo appena acquisito. Ci mettemmo d’accordo sulle modalità dell’esperimento: lui avrebbe scelto il soggetto, poi con un segnale convenuto mi avrebbe dato il via.
Una mattina, ci sedemmo in un parco con molte panchine vuote. Il passaggio di persone era notevole per l’ora… ad un tratto Umberto mi diede una leggera gomitata tra le costole, dicendomi: «La ragazza dalla borsa rossa».
Tra la gente, vidi avanzare una ragazzina snella, dalla pelle scura, con abiti sportivi, scarpe da ginnastica e una borsa rossa che le ondeggiava alla spalla destra. Aveva un passo leggero, s’intuiva che aveva fretta. Chiusi gli occhi e immaginai che lei si sedesse al mio fianco, mi chiedesse l’ora e poi si mettesse a chiacchierare con me.
Le panchine erano quasi tutte vuote, ma lei percepì che l’unica disponibile fosse la nostra. La giovanetta attese un attimo ma poi si sedette al mio fianco, sorprendendo il mio amico. «Signore, può dirmi l’ora, per gentilezza?”
«Certo, sono le nove e un quarto» le dissi, guardando l’orologio.
«Come è tardi, pensavo che fossero le otto e mezza. Come vola il tempo! » commentò lei.
«Sì, è così. Il tempo passa volando» dissi e aggiunsi: «Vieni a riposarti nel parco?».
«No! In verità ho fretta, perché ho un appuntamento, ma per qualche strana ragione mi sono fermata qui…»
«Bisogna approfittare del tempo e dato che si è riposata, le suggerisco di correre all’appuntamento; non è bello far aspettare.»
«Sì, sì, credo che abbia ragione… Arrivederci» disse, alzandosi velocemente e camminando spedita verso il fondo del parco, fino a che la perdemmo di vista.
«Cosa ne pensi, Umberto?» chiesi al mio amico psicologo.
«Incredibile! Sono meravigliato, se non l’avessi visto con i miei occhi non ci avrei creduto. E se non avessi scelto io la persona, avrei pensato che vi foste messi d’accordo in precedenza. Come ci riesci e da quando possiedi queste facoltà?» esclamò con entusiasmo.
«Lo faccio da qualche settimana» gli risposi. «Sento di avere la capacità d’influenzare le persone e riesco a prevedere cosa accadrà nel loro futuro.»
«T’invidio: da anni io sto facendo sforzi enormi per cercare d’influenzare le persone e ho fatto solo qualche passo… Tu, invece, in poche settimane sei riuscito a compiere questa prodezza, senza sforzo…»
Io tacqui… Se avesse saputo che il mio allenamento era il risultato a cui mi sottoponeva la mia guida! In quei sogni periodici m’imponeva di mantenere vigile l’attenzione, d’indagare. Alcune volte si concludevano con domande oppure enigmi. Tutto mi era utile: ascoltare parole rivolte a qualcuno casualmente, osservare i gesti degli animali, oppure guardare con attenzione le forme delle nuvole, e così via. A volte mi si suggeriva di leggere un libro. Poi, in modo del tutto casuale, nel corso delle mie faccende quotidiane trovavo la chiave che mi permetteva di avanzare nell’apprendistato. Dovevo essere sempre attento e disponibile ad ogni segnale che mi si presentava.
Non avevo ancora capito in che posto mi sarebbe piaciuto andare a vivere: Lima era troppo caotica, e non mi sentivo ancora pronto per andare a vivere in campagna. Da quando avevo lasciato la comunità, mi ero abituato a vivere in città. Forse Arequipa era la situazione giusta: una cittadina né troppo grande né troppo piccola.

segue

Hernán Huarache Mamani

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Un’ombra più bianca del pallido

Procol Harum

Noi ci godevamo il momento di successo
Sentendoci come carrelli che ruotano per tutto il pavimento

Io avevo un po’ come di mal di mare
Ma la folla ci richiamava fuori
La sala stava cantando sempre più forte
Tanto che il tetto sembrava volare via
Quando chiedemmo un altro drink
Il cameriere portò un vassoio

E fu così che più tardi
Appena Miller raccontò la sua storia
Che la faccia di lei,
All’inizio solo pallida come un fantasma,
Diventò un’ombra più bianca del pallido

Lei disse che non c’era un perché
E la verità è facile da vedere
Ma io interrogai le mie carte da gioco
E non volevo permetterle di essere
Una delle sedici vergini vestali
Che stavano partendo per la costa
E anche se i miei occhi erano aperti
Potevano benissimo anche essere chiusi

E fu così che più tardi
Appena Miller raccontò la sua storia
Che la faccia di lei,
All’inizio solo pallida come un fantasma,
Diventò un’ombra più bianca del pallido

E così fu

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A whiter shade of pale – Procol Harum