Trivello e Cervello


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Oggi ho ricevuto una mail da un amico di penna (si chiameranno ancora così?) veramente molto bella (seppur lunghina) che trovo veramente da leggere e riflettere;
sono autorizzato a divulgarla ed allora ve la propongo con piacere,
assolutamente concordo con quello che vi è scritto e spero che la leggiate,
l’unico rammarico è che mi sarebbe piaciuto farlo “prima” del giorno di questo referendum farsa …

posso solo dire … mille grazie Ale 🙂

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Oggi è il giorno in cui l’unico referendum superstite fra quelli proposti dai comitati “No Triv” (tra cui anche 6 Regioni) non solo non raggiungerà il quorum stabilito per legge in 50%+1 degli aventi diritto (i.e. circa 25 milioni di elettori) ma -ne sono certo- resterà molto al di sotto di tale soglia.

Ed è giusto così. Perché “avere ragione” non basta ad essere essere perciò esentati dall’utilizzo dell’intelligenza.

Ho scritto “avere ragione” perché anche dal mio soggettivo punto di vista il SI al referendum di oggi è sacrosanto, ma proprio nel merito del quesito: andrò quindi a votare SI con convinzione e mi recherò al seggio presto: spero che molti cittadini favorevoli al SI facciano lo stesso ragionamento per alzare i primi dati sull’affluenza e motivare più persone possibile ad andare a votare.
Questo soltanto per sentirmi a posto con la coscienza civica, perché sono già sicuro che non servirà a niente.

Suppongo che anche i Comitati promotori siano certi almeno quanto me (se non di più) di “avere ragione”, altrimenti non si sarebbero spinti al punto da ottenere questa consultazione.
Ma cosa hanno fatto oltre frignare con vittimismo per ottenere il coinvolgimento di più persone possibile sul quesito?
Niente, anzi, nella stragrande maggioranza gli esponenti favorevoli al SI si sono esposti -per quel poco che è stato loro concesso dai media- mostrando livelli di ottusità, idiozia e autolesionismo a dir poco preoccupanti.

Cosa si aspettavano?
Che il governo Renzi e i media (tutto il mainstream informativo è filogovernativo a parte il non meno pessimo Fatto Quotidiano) si producessero in una prova di fair play e di senso civico-istituzionale paragonabile a quello ordinario nel 1974, quando il NO vinse col voto (si badi, non con l’astensione!) nel referendum sull’abrogazione del divorzio?
Ma in che mondo vivono costoro?
Quell’Italia fatta di gente che aveva vissuto il Ventennio e la guerra (purtroppo) non esiste più.
A prescindere dagli esiti giudiziari, il quadro della situazione attuale è rappresentato con precisione nelle intercettazioni del caso Guidi-Gemelli-Total: il conflitto di interessi e la commistione tra politica, affarismo e corruzione sono la regola e, a meno di avere gli occhi foderati di prosciutto, lo si sapeva anche prima dello scoppio dello scandalo.

Ero troppo piccolo per votare, ma ricordo bene il referendum del 1974: il divorzio era argomento di discussione a tutti i livelli della società.
Ne parlava anche la massaia di Voghera col salumiere e con la vicina di casa sul pianerottolo.
La televisione era in bianco e nero, negli studi televisivi tutti fumavano, c’erano solo due canali di Stato.
E proponevano ampi e seguitissimi dibattiti sull’argomento.
Ripeto: un mondo che non esiste più, molto più vicino al dopoguerra che a noi oggi.
Tanto che i cerchi bianchi con la “R” nera (Rifugio) erano ancora ben visibili sui muri delle case!
E si scorgeva persino qualche motto fascista malamente cancellato.

I Comitati avrebbero dovuto aspettarsi in partenza l’ostracismo mediatico, l’impegno a fare di tutto perché il quesito referendario che Renzi e i renziani definiscono “inutile” restasse oscuro e non appassionasse minimamente i più.

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E anche l’invito esplicito all’astensione (che non è una novità) è più che logico da quando è risultato chiaro che, se si intende conservare la normativa vigente, è enormemente più vantaggioso chiedere di non recarsi a votare (sommando a sé tutta l’astensione fisiologica, tra impossibilitati e disinteressati) piuttosto che battersi per il NO.
E, aggiungo, doversi scontrare con il comitato opposto a suon di argomenti.
Col rischio di far comprendere l’oggetto del quesito alle masse, il che non è sempre così vantaggioso per i comitati d’affari e i loro camerieri.

Il fronte del SI avrebbe dovuto utilizzare il poco, pochissimo spazio concesso dai media per far passare un concetto semplice e chiaro:
l’oggetto reale del referendum di oggi.
Non tanto l’arido quesito stampigliato sulla scheda, i cui annessi e connessi sono oscuri ai più oltre a non avere alcun appeal; non le aspirazioni belle, buone e giuste (molte delle quali io stesso condivido) dei vari comitati No Triv
sull’incentivo delle fonti di energia rinnovabili in luogo di quelle fossili, che nulla hanno a che fare con il referendum di oggi.

Il nocciolo sta nella locuzione “fino all’esaurimento del giacimento”.
Cosa significa “rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento” come previsto dalla norma dello Sblocca Italia che il referendum intende abrogare?
Questo andava spiegato, molto semplicemente.

Ho constatato che molti non sanno che un giacimento non viene mai sfruttato “fino all’esaurimento”.
Infatti nella vita di un giacimento di gas o petrolio arriva sempre un momento in cui la resa dell’idrocarburo estratto non è più in grado di compensare il costo di estrazione.
Finisce la vita utile di quel giacimento, ma esso non è affatto esaurito!

Cosa ha introdotto quindi lo Sblocca Italia rispetto alla normativa precedente?
Semplice, le concessioni si intendono in pratica come rinnovate sine die.
Perché il giacimento non sarà mai “esaurito” ma la compagnia concessionaria, una volta giunto il momento in cui la resa dell’estratto non compensa più i costi, sarà così esentata dagli ingenti oneri di chiusura del giacimento e di smantellamento dell’installazione offshore che potrà invece essere abbandonata a se stessa (ci sono già piattaforme che versano in questo stato, ad esempio quella al largo di Ravenna).

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Anziché saturare il poco spazio a disposizione per blaterare di massimi sistemi, di ideologia, di rinnovabili vs fossili (cose anche buone e giuste ma che non c’entrano niente con il quesito) i Comitati promotori avrebbero dovuto dire chiaro: “volete che le compagnie petrolifere smantellino e mettano in sicurezza alla scadenza della concessione oppure che, una volta terminato trarne profitto, abbandonino tutto così com’è senza curarsene più?”
Nessun beneficio per i lavoratori, tanto meno per la collettività.
Danni ambientali evidenti.

Perché se è vero che la legge vigente dopo l’approvazione dello Sblocca Italia prevede esplicitamente la “messa in sicurezza” dell’installazione offshore a fine vita, essa è subordinata all'”esaurimanto” del giacimento, cosa che non avverrà mai!
Chiaro dove sta la truffa?
Questo si doveva dire, questo non è stato detto o non è stato detto abbastanza bene.
O meglio, è diventata un’informazione omeopatica, impalpabile, tra auspici ambientalisti (che presso un certo pubblico sono anche controproducenti perché odorano di ideologia utopistica) più o meno condivisibili ma non attinenti con l’oggetto del voto.

I Comitati avrebbero dovuto presentare questo unico quesito referendario residuo come quello per cui TUTTI dovrebbero votare convintamente SI.
Tanto chi ha un animo ambientalista, tanto chi invece è favorevole alle estrazioni di gas e petrolio in mare.
Tutti, eccetto le compagnie concessionarie e chi da esse ha un interesse diretto e viene compensato per favorire una soluzione che fa loro risparmiare una montagna di quattrini.
Inteso che il giorno dopo una eventuale vittoria del SI non cambia nulla, le estrazioni proseguono come il giorno prima, nessuno degli occupati del settore perde il lavoro.

Il fronte del NO (cioè dell’astensione) ha mostrato intelligenza mirabile al contronto della controparte:

1) Le compagnie petrolifere hanno ben compreso che è enormemente meno oneroso ungere le ruote dei politici di governo (e loro Fondazioni) piuttosto che sobbarcarsi gli enormi costi di chiusura del giacimento e smantellamento delle piattaforme.
Ecco il motivo dell’introduzione nello Sblocca Italia della norma che intende le concessioni rinnovate fino ad esaurimento del giacimento, a costo di fronteggiare un referendum che, con quella norma, non sarebbe stato dichiarato decaduto dalla Consulta.

2) Gli oppositori del referendum hanno potuto giovarsi della scarsa o nulla informazione dei cittadini per sostenere due argomenti in aperto contrasto tra loro senza che nessuno facesse loro pesare la palese contraddizione:
a) affermare che il referendum sarebbe “inutile” perché non è vero che votare SI significa incentivare la diffusione delle energie rinnovabili (di cui invece hanno continuato a parlare i No Triv, come se gli altri quesiti proposti inizialmente non fossero stati respinti dalla Consulta), il che è assolutamente vero ed implica che l’attività estrattiva, anche in caso di vittoria del SI, prosegirà esattamente come prima fino alla scadenza delle concessioni;
b) evocare con toni apocalittici la “perdita occupazionale” come se tutti gli addetti venissero licenziati in tronco il giorno dopo l’eventuale vittoria del SI (curioso come questa gente, se è in ballo il proprio lucro, diventa improvvisamente attenta ai problemi dell’occupazione, no?), il che non solo non è vero, ma cozza con l’argomento al punto precedente!

Bisogna ammettere che ci vuole del genio retorico per sostenere contemporaneamente due argomenti che si contraddicono senza per questo apparire contraddittori.
Nei rari dibattiti ho sentito sostenere entrambi gli argomenti nella stessa discussione dalla stessa persona.
E non è mica successo una sola volta!
Il basso livello di attenzione e di interesse dell’opinione pubblica rende possibili anche questi prodigi.

Chapeau!

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3) Loro malgrado, gli oppositori del referendum hanno anche fatto qualcosa di civicamente apprezzabile.
Ben comprendo che non era questo il loro scopo (il senso civico, questo sconosciuto…) però vi confesso che in quel poco di pubblico dibattito e nei forum dove si discutevano alcuni dei pochi italiani interessati all’argomento, ho simpatizzato molto più con i sostenitori dell’astensione (che, nella fattispecie, è la parte opposta alla mia) che con la quasi totalità dei sostenitori del SI (tra cui incasello me stesso) che, nella stragrandissima maggioranza, plaudivano a tutti gli interventi di esponenti ed opinionisti che in questi giorni hanno sostenuto l’illiceità della propaganda a favore del non-voto.
Trovo invece tali argomenti strumentali e intellettualmente disonesti, oltre che risibili sotto il profilo giuridico: per commettere reato bisognerebbe indurre una persona a non votare con mezzi fraudolenti o impedendoglielo con la costrizione. L’art. 98, D.P.R. 361 del 30 marzo 1957 del Testo Unico leggi elettorali va letto per intero e non interpretato in modo tendenzioso estrapolandone le tre parole “indurli all’astensione” per concludere che chiunque inviti a non votare è “punibile con la reclusione da 6 mesi a 3 anni”.
Vero, Paolo Ferrero?

Anche perché, siamo onesti, scommetterei qualunque cifra che, in caso di referendum per abolire (per esempio) la legge Cirinnà, la quasi totalità degli stessi benpensanti che oggi si stracciano le vesti perché qualcuno invita a non votare perorerebbero le ragioni del diritto all’astensione.
Anche perché ora che il gioco è diventato “presenza” vs “astensione” e non più “voto SI” vs “voto NO”, andare a votare NO non ha nessun senso perché significa solo fare il gioco del SI (sicura maggioranza tra i votanti) alzando l’affluenza.
E perché mai in una ipotetica consultazione dovrei andare a votare facendo il gioco dell’avversario?

Stefano Rodotà, 2009:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/referendum-rodota-4-buone-ragioni-per-lastensione/

Stefano Rodotà, 2016:
http://espresso.repubblica.it/palazzo/2016/03/24/news/stefano-rodota-il-referendum-riporta-il-potere-nelle-mani-dei-cittadini-1.255596

Che dire?

Due problemi gravissimi si evidenziano: del primo ha già parlato in un paio di post recenti Claudio nel suo blog: l’istituto referendario è gravemente minato dalla soglia del 50%+1 degli aventi diritto fissata come quorum per la validità della consultazione.

Però non si risolve alcun problema con le pisciate fuori dal vaso come quella del presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, che nei giorni scorsi ha invitato alla partecipazione (se non fossimo d’accordo con le ragioni di questo specifico referendum ci scandalizzeremmo per l'”intervento a gamba tesa” di un uomo delle Istituzioni -che dovrebbe essere super partes- e tale in effetti è). Se vogliamo davvero salvare l’istituto del referendum popolare occorre pensare ad un abbassamento della soglia del quorum (ad esempio al 30%) e magari, contestualmente, un aumento del numero di firme necessarie alla richiesta della consultazione.
Solo così i due comitati contrapposti tornerebbero a sfidarsi sul voto e, soprattutto, a dibattere nel merito degli argomenti informando e coinvolgendo l’opinione pubblica, senza mezzucci pretestuosi.
Da nessuna delle due parti.

Il secondo gravissimo problema, direi persino più grave del precedente, è la prassi invalsa della prevalenza degli argomenti sostanziali su quelli formali che vengono piegati strumentalmente ai primi.
Enunciato in questo modo appare qualcosa di molto freddo e allora provo a spiegarmi meglio: nel prendere posizione nel pubblico dibattito quasi più nessuno si cura del fatto che, nel momento in cui si invoca una regola (vale per l’interpretazione delle leggi vigenti come per la proposta di nuove normative), essa non vale solo nel caso contingente ma ha una validità generale. Si crea un precedente e la prossima volta ci si potrebbe anche trovare dalla parte opposta della barricata.

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Il dovuto rispetto per il valore generale delle regole, della forma, nella vita civile è ben più importante della vittoria di una singola battaglia, dell’ottenimento di un risultato sul piano sostanziale.
Oggi invece è prassi agire all’opposto, secondo la convenienza del momento, come se niente costituisse un precedente.
Si prende posizione sul piano sostanziale e si argomenta strumentalmente di forma.
Salvo cambiare idea alla bisogna.
Sopra ho citato apposta Rodotà perché a mio modesto parere è ancora la créme de la créme del pensiero giuridico, e se addirittura lui -ma vale anche per Zagrebelsky- si produce con meschina disinvoltura in cotanta disonestà intellettuale… potete star certi che il resto è anche peggio!
E allora non lamentiamoci troppo se un governo realizza riforme istituzionali potenzialmente autoritarie perché convinto di potersi giovare nel breve-medio termine di un esecutivo con mani più libere possibile, liberato dal fardello di contrappesi istituzionali… anche se poi potrebbe trarne vantaggio (altrettanto autoritariamente) qualcun altro.

Resta il fatto che il referendum per cui andiamo (almeno, io ci vado) a votare oggi sarà vinto dalla parte che ha mostrato più intelligenza (o meno idiozia e ottusità) ed è giusto che sia così anche se, nella fattispecie, non è la mia parte ma quella dell’astensione, quella del regalo ai petrolieri che potranno evitare di spendere per smantellare le piattaforme.
Tutto a norma di legge.

Ma è giusto così.
Questo mia a parziale (ma cordialmente sincera) consolazione.

E se poi mi sarò sbagliato (ma non credo proprio) sarò felice di festeggiare il risultato stappando una bottiglia “di quello buono” e di fare un brindisi alla vostra salute!
Anche se tutti i problemi che ho provato a evidenziare resterebbero comunque lì.

Buona domenica!

Alessandro

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Referendum sulle trivelle: cantanti, attori e vip scendono in campo per il Sì: Mannoia, Celentano, Noemi, Santamaria e…


I vip scendono in campo. Come spesso accade in occasione di consultazioni elettorali, cantanti, attori e presentatori prendono posizione. Anche sul referendum sulle trivelle di domenica non sono pochi

Sorgente: Referendum sulle trivelle: cantanti, attori e vip scendono in campo per il Sì: Mannoia, Celentano, Noemi, Santamaria e…

 

e … etc etc …

Referendum Trivelle. SI, mi rivolgo a te elettore del PD – Notizia del giorno – L’Antidiplomatico


Referendum Trivelle. SI, mi rivolgo a te elettore del PD – Notizia del giorno – L’Antidiplomatico – La politica internazionale che il mainstream non vi racconta

Sorgente: Referendum Trivelle. SI, mi rivolgo a te elettore del PD – Notizia del giorno – L’Antidiplomatico

 

Bella lettera …