IMMAGINARE ALTRE VITE . . . . . Realtà, progetti, desideri


§

Undicesimo capitolo

Sbuccia dallo specchio la tua immagine

§

§93

Una splendida poesia del Premio Nobel caraibico Derek Walcott, Love after love (Amore dopo amore), mostra come, oltre la superficie dello specchio in cui ci guardiamo, vi sono innumerevoli altri io, frutto degli amori dopo gli amori che ci hanno costituito, che si sono condensati in un io che a lungo abbiamo ignorato:

§

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo
Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

§

Il nucleo centrale di questa poesia dice che siamo stranieri e ignoti a noi stessi, ma che esiste la possibilità di rincontrarci, di poter accogliere quella parte di noi che ci è stata a lungo indifferente ed estranea, ma che pure continua ad accompagnarci come un’ombra.
La speranza che la poesia di Walcott trasmette è quella di una rivelazione improvvisa: vedremo finalmente noi stessi se riusciremo a “sbucciare” (peel) dallo specchio l’immagine piatta del nostro io superficiale, rattrappito nella sua inerzia, e a sostituirla con quella di maggior spessore che abbiamo trascurato.

94

Solo così potremo riconoscere non solo il lato nascosto di noi stessi, ma anche quello di quanti ci hanno formato e potranno ulteriormente plasmarci.
Ci scopriremo, infatti, simili a una corda che intreccia i fili di molte altre vite, sia reali (quelle delle persone che abbiamo conosciuto direttamente, come i genitori, gli insegnanti, gli amici o quelle che abbiamo studiato nei libri di storia), sia immaginarie (quelle dei personaggi che abbiamo letto nei romanzi, visto al cinema o in televisione o che ci siamo inventati).
Una volta “sbucciata” dallo specchio la nostra immagine esteriore, l’io nascosto si converte nel luogo d’accoglienza dell’estraneità di tutti gli altri io, reali e immaginari, che fanno tacitamente parte di noi.
Il modo per poter festeggiare l’incontro con lo straniero che abita in noi è quello di sederci al banchetto della vita e di alzarci, se non sazi, riconoscenti, perché l’appuntamento con il nostro io più articolato e profondo comporta l’acquisizione della più chiara consapevolezza che siamo anelli di una lunghissima catena di morti, i nostri innumerevoli antenati, e compartecipi dei vivi nel prolungare la nostra storia nel futuro.
Alla fine ci accorgeremo che la risposta alla domanda su come tenere insieme l’universale e l’individuale, gli altri e l’io, è in fondo, dentro di noi, la conoscevamo già.
Potremmo ripetere le parole che Tolstoj, con altre intenzioni, attribuisce a Levin nella parte finale dell’Anna Karenina:
“Io non ho scoperto nulla. Ho soltanto imparato conoscere quel che sapevo”

(segue)

Remo Bodei

§

Tutto accade ???


§

53

“Questa è la prima cosa che bisogna capire: tutto accade.
L’illusione suprema dell’uomo è la sua convinzione di poter fare.
Tutto ciò che sopravviene nella vita di un uomo, tutto ciò che si fa attraverso di lui, tutto ciò che viene da lui, semplicemente accade.
E questo capita allo stesso modo come la pioggia cade perchè la temperatura si è modificata nelle regioni superiori dell’atmosfera, come la neve fonde sotto i raggi del sole, come la polvere si solleva con il vento.
L’uomo è una macchina.
Tutto quello che fa, tutte le sue azioni, le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze esteriori, di impressioni esteriori.
Di per se un uomo non può produrre un solo pensiero, una sola azione.
Tutto quello che dice, fa, pensa, sente… accade.
È precisamente nelle manifestazioni incoscienti e involontarie che sta tutto il male.
Le macchine sono obbligatoriamente cieche e incoscienti, non possono essere altrimenti.
L’attività incosciente di milioni di macchine deve necessariamente concludersi in sterminio e rovina.
Occorre capire che il controllo delle cose esteriori comincia con il controllo delle cose dentro di noi, con il controllo di noi stessi.
Un uomo che non può controllare se stesso, ossia il corso delle cose dentro di sè, non può controllare niente.
Non esiste la possibilità di un’evoluzione meccanica.
L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza.
E la “coscienza” non può evolvere inconsciamente.
L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua volontà, e la “volontà” non può evolversi involontariamente.
L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione del suo potere di fare, e “fare” non può essere il risultato di ciò che “accade”.”

(G.I. Gurdjieff)

§

Robert De Niro: “Ho un figlio autistico, e difendo la divulgazione del documentario ‘VAXXED’ al Tribeca Film Festival” – Autismo e Vaccini


Uno dei maggiori esponenti del cinema americano, Robert De Niro, ha deciso di esporsi in prima persona per promuovere una discussione aperta al riguardo dei molteplici effetti negativi prodotti dal…

Sorgente: Robert De Niro: “Ho un figlio autistico, e difendo la divulgazione del documentario ‘VAXXED’ al Tribeca Film Festival” – Autismo e Vaccini