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Chiedere Scusa

 
Chiedere Scusa
Sono appeso alla tua corda
mi tieni sospeso a tre metri dal suolo
sto ascoltando quello che dici
ma non riesco ad emettere alcun suono
dici che hai bisogno di me
poi vai via e mi stronchi
ma aspetta… dici che ti dispiace
non pensavi che mi sarei girato e avrei detto…

che è troppo tardi per chiedere scusa, è troppo tardi
ho detto che è troppo tardi per chiedere scusa, è troppo tardi

ti darei un’altra possibilità, cadrei, prenderei colpi per te
e ho bisogno di te come un cuore ha bisogno di battere
ma questo non è niente di nuovo

ti amavo con una passione rossa,
ma ora è diventata blu
e tu hai chiesto scusa come un angelo,
nonostante il cielo non sia adatto a te
ma ho paura che sia

troppo tardi per scusarsi , è troppo tardi
ho detto che è troppo tardi per scusarsi , è troppo tardi

è troppo tardi per chiedere scusa, è troppo tardi
ho detto che è troppo tardi per chiedere scusa, è troppo tardi
ho detto che è troppo tardi per chiedere scusa
ho detto che è troppo tardi per chiedere scusa

sono appeso alla tua corda
mi tieni sospeso a tre metri dal suolo…

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Apologize

IMMAGINARE ALTRE VITE . . . . . Realtà, progetti, desideri


Quarto capitolo

Orientarsi oggi

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Ho voluto rammemorare concisamente i tratti essenziali dell’esistenza di ognuno per creare lo sfondo necessario a far risaltare la specificità della domanda che, riformulata, si presenta necessariamente nel nostro tempo e nella nostra cultura:
come orientarsi e situarsi nel mondo in base a certi modelli, criteri e immagini di vita migliore?
Nel passato gli individui erano incapsulati in una molteplicità di sfere tendenzialmente concentriche e chiuse (famiglia, stirpe, corporazione, Stato, Chiesa).
Abbandonando tale struttura gerarchica e ponendo il singolo all’intersezione di circoli sociali eccentrici, intersecantisi e dai confini incerti e mutevoli, le società
contemporanee hanno promosso una sua più accentuata autonomia e differenziazione
Soprattutto nei regimi democratici, la maggiore libertà gli consente di diventare tanto più se stesso, quanto più ingloba tratti di universalità condivisi con altri e quanto più allarga il ventaglio dei possibili cui può aspirare (la sua personalità si potrebbe paragonare alle lunghe combinazioni alfanumeriche di una cassaforte, i cui
elementi sono comuni, ma la cui composizione, se abbastanza complessa, può essere resa unica).

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Fino a non molti decenni fa, per chi poteva permettersela, l’educazione era abbastanza uniforme, legata a canoni relativamente consolidati che trasmettevano i modelli da imitare.
Rispetto alle generazioni precedenti, orientarsi e trovare la propria strada appare oggi non tanto più difficile, quanto diversamente difficile.
I motivi sono sotto gli occhi di tutti: la moltiplicazione e impollinazione reciproca di moduli culturali appartenenti a civiltà prima separate – dovute allo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa e alle migrazioni massicce di popolazioni di lingua e tradizioni differenti –, l’aumentata divisione del lavoro e la sua scarsità, il rapido dispiegarsi dei saperi tecnico-scientifici, la perdita di prestigio dell’educazione umanistica, la maggiore frammentazione delle società.

(segue)

Remo Bodei

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non siamo ciò che siamo ma ciò che siamo divenuti


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“L’uomo non si conosce, non conosce nulla, tuttavia ha teorie su quasi tutto.
La maggior parte di queste teorie è menzogna.
La gente parla di tutto come se sapesse.
Se domandate a un uomo se c’è gente sulla luna, egli avrà un’opinione su ciò.
E così su qualsiasi altra cosa.
Abbiamo opinioni su tutto, e tutte queste opinioni sono bugie, specialmente riguardo a noi stessi.
Non sappiamo nulla, eppure pensiamo di sapere circa noi stessi.
Tutto ciò che abbiamo sono opinioni.
Dobbiamo renderci conto di quanto siamo governati e controllati non dalle cose stesse, ma dalle nostre idee delle cose, dalle nostre visioni delle cose, dalle nostre immagini delle cose.
Noi ci attribuiamo parecchie qualità che non possediamo.
Sfortunatamente non siamo ciò che siamo ma ciò che siamo divenuti; non siamo esseri naturali.
Non siamo consci.
Siamo troppo addormentati, mentiamo troppo, viviamo troppo nell’immaginazione, ci identifichiamo troppo.
Quasi tutto ciò che sappiamo di noi stessi è immaginario.
Sotto tutto questo agglomerato, l’uomo è completamente diverso.
Abbiamo parecchie cose immaginarie che dobbiamo buttar via prima di poter arrivare alle cose reali.
Finchè viviamo in cose immaginarie, non possiamo scorgere il valore del reale; e solamente quando arriviamo alle cose reali in noi stessi possiamo vedere cosa sia il reale fuori di noi.
Proprio come in noi stessi esistono parecchie cose immaginarie, inventate, così queste ci sono anche nella vita.
A causa del fatto che la gente crede in esse, queste producono un effetto.
In questo senso quasi tutta la vita non è reale.
La gente vive in cose inesistenti e non vede quelle reali; essa non si preoccupa nemmeno di pensarci, essendo completamente soddisfatta di quelle immaginarie.
Mediante l’immaginazione creiamo parecchi falsi valori, li conserviamo e li usiamo nel nostro pensare.
Ecco perchè l’immaginazione è pericolosa.
Non verifichiamo le cose.
Immaginiamo le cose o perchè ci piacciono, o qualche volta perchè non ci piacciono e ne abbiamo paura.
Viviamo in un mondo immaginario.
Tutta la nostra vita, tutte le nostre abituali maniere di pensare, hanno soltanto uno scopo: evitare shock, sensazioni sgradevoli, spiacevoli percezioni riguardanti noi stessi.
E questa è la cosa principale che ci mantiene addormentati, perché al fine di svegliarci non dobbiamo aver paura; dobbiamo essere tanto coraggiosi da vedere le contraddizioni.
Quello che bisogna perdere è l’immaginazione.
Qualsiasi cosa reale non è un ostacolo al risveglio.
Sono le cose immaginarie che ci tengono addormentati, e ad esse dobbiamo rinunciare.”

(P.D. Ouspensky)

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