IMMAGINARE ALTRE VITE . . . . . Realtà, progetti, desideri


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Secondo Capitolo

L’inizio di una nuova storia

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Della nostra nascita non ricordiamo nulla.
Tra il momento del venire al mondo e il renderci conto di esserci vi è uno iato, un vuoto che cerchiamo di colmare senza mai riuscirvi.
Abitiamo un tempo sincopato, tagliato in due da una cesura che separa la fase della prima crescita immemore e irriflessa da quella della presa di coscienza e del
dispiegarsi della memoria.
Se è vero che ognuno costituisce una novità inimitabile, inizia una nuova storia al cui centro inevitabilmente si pone, è anche vero che si trova dinanzi a una realtà già fatta.
Venire al mondo non significa però cadere in un contenitore immobile e indifferenziato, ma entrare a far parte di un ordine complesso e cangiante, composto da istituzioni, poteri, saperi, regole e tradizioni di durata spesso millenaria.
Orientandosi nella realtà mediante l’apprendimento della lingua, l’assunzione di modelli culturalmente trasmessi, l’inserimento nella famiglia, nei sistemi educativi, economici, religiosi, politici e culturali vigenti, ciascuno è obbligato, con maggiore o minore consapevolezza, a percorrere a tappe forzate il cammino della civiltà cui appartiene, quasi ricapitolandolo secondo una sua personale prospettiva.
Questo itinerario non lo compie in solitudine: eredita un mondo, reso per lui relativamente omogeneo dal fatto di essere parte di una generazione, di una “coorte” di individui che nascono, crescono e si sviluppano assieme.
Ponendosi all’intersezione tra biografia e storia, condividendo con i coetanei vicissitudini storiche simili (in maniera differente dalle altre tre o quattro generazioni a lui contemporanee), ognuno riceve un imprint dalle esperienze maturate negli anni in cui si forma.
Ciascuna generazione s’innesta in una comunità di viventi che discendono da una lunga sequenza di morti, condivide il destino del suo tempo e si prepara a generare a sua volta una nuova ondata di viventi.

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In quanto anelli di una catena, tramiti tra il passato e il futuro, vite provvisoriamente incastrate tra i morti del passato e quelli del futuro, nel breve tempo loro concesso, gli individui trascorrono l’esistenza senza riuscire ad afferrarne il senso complessivo.
Per lo più si limitano a inserire il pilota automatico, sperando di essere guidati senza eccessivi sbandamenti o choc traumatici.
Eppure, per “meritare la propria nascita”, ognuno deve diventare contemporaneo di se stesso, deve imparare a orientarsi con sufficiente consapevolezza specie nello scegliere quale strada prendere nella vita.
Secondo le parole del giovane Cartesio:
Quod vitae sectabor iter?
“Che via seguirò in questa vita?”

(segue)

Remo Bodei

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un bidone di nome 8 Marzo


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è da poco scoccata la mezzanotte quindi è ufficialmente l’8 Marzo

un giorno “dedicato” a qualcosa come tanti altri giorni nel corso dell’anno

in realtà (come tutti gli altri) il “giorno dell’ipocrisia” imperante

un modo squallido per “lavarsi” le coscienze sporche per tutto il resto dell’anno;

se occorre rendere omaggio alla donna lo si deve fare sempre, tutti i giorni

e lo stesso vale per tutte le altre “ricorrenze” !!!

un modo squallido di fare business, vendendo fiori e gadget,

un modo squallido di mercificare tutto, sentimenti compresi …

Claudio

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Scusate le mimose eran finite
sono rimaste solo le ortiche

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