LA VECCHIAIA DELLA FELICITA’


By Alfredo

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LA VECCHIAIA DELLA FELICITA’

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“In una delle sue ultime interviste, Bert Stern, celebre fotografo americano scomparso nel 2013 (le sue foto di Marilyn Monroe fanno parte dell’ iconografia del Novecento) ha detto:
*Ora che sono diventato vecchio, uno dei miei rammarichi e di aver voluto essere troppo felice da giovane.
Avrei dovuto preservare un po’ di quella felicità per questi miei anni: adesso mi servirebbe molto di più che in qualsiasi altro momento della mia vita*.

Quando ti sarai allontanato dalla giovinezza, riuscirai a comprendere che una delle cose più difficili e rare è invecchiare bene.
E’ facile essere felici da giovani: basta la gioia di un momento, di un attimo inebriante.
A volte per esserlo è sufficiente un incontro, un appuntamento galante, un concerto, una serata con gli amici in un posto speciale, un buon voto a un esame, una corsa in moto. La felicità a questa età, sembra a portata di mano e a buon mercato.

Con il passare degli anni le cose si fanno più complicate.
Si raccolgono i primi insuccessi, le prime frustrazioni, le prime disillusioni.
E l’dea di felicità si allontana come un miraggio.
Ci sono amori che naufragano, amicizie che si rompono, la realizzazione professionale che si frantuma, i primi lutti, le prime malattie, le prime grandi paure.
Non appena la vita si fa aspra, molti perdono le speranze di addolcirla.
La serenità scivola via ed emerge il lato meno piacevole del proprio carattere.
Quando il sogno della giovinezza s’interrompe, molti sembrano trasformati al risveglio.
Si sente dire: *Com’è invecchiata male quella persona!*

Non credo che la vita debba seguire questo corso. *La sera conosce cose che il mattino nemmeno s’immagina*: è un vecchio detto che contiene una grande saggezza; se non fosse così, il passaggio dalla giovinezza all’età matura e poi alla vecchiaia sarebbe connotato soltanto da una costante e deprimente perdita di cellule.
Non ho mai pensato che l’età giovane riservi più felicità dell’ultima.
Il grafico della felicità non è uguale per tutti gli umani, non segue una stereotipata successioni di stagioni.

E non è nemmeno il prodotto della buona sorte.
Per invecchiare bene occorre meritarselo, è un lavoro che dura un’esistenza intera e i cui semi devono essere sparsi fin dall’inizio.
E’ vero quello che dice Bert Stern: quando la giovinezza non conosce nodi, la vecchiaia diventa l’età del ricordo e della malinconia.
La felicità è un’arte misteriosa che va appresa con moderazione; dovrebbe perfino essere interrotta per poter provare la gioia di ritrovarla.
Conosco molte persone che invecchiando sono peggiorate nel carattere.

Il bello della vecchiaia è che fa venire a galla la personalità di ognuno, come gnocchi in una pentola d’acqua bollente.
C’è chi da vecchio diventa rancoroso. sospettoso, paranoico.
Non accade per un diabolico scherzo del destino che concede all’inizio il meglio e alla fine gli scarti: è che non conosciamo mai le persone se non quando smettono di fare gli attori, di recitare. *Quello che siamo è quello che diventiamo*, scriveva Nietzsche, il che significa che le nostre identità, la nostra natura è la speranza di qualcosa di migliore, della bellezza, del sogno. *Noi siamo l’attesa*, ha detto lo psichiatra Eugenio Borgna.

La felicità è attesa.

Chi invecchia male non è stato educato ad attendere e non ha mai messo da parte nulla, come un alpinista che si arrampica senza sosta e a cui viene a mancare l’ossigeno.

Se sin dalla giovinezza si cominciasse a curare un interesse, uno sguardo sulle cose, un desiderio, si diventerebbe anziani meno arresi, meno infelici.
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L’arte della vita è sapere invecchiare curiosi: questo vorrei che tu imparassi.
Chi non smette mai di cercare è una persona umile e ricca allo stesso tempo, quindi potenzialmente felice.

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Chi vive gli ultimi capitoli della propria esistenza temendo di perdere tutto, morirà infelice.
Chi ha perduto con gli anni la curiosità, non avrà più il coraggio di mettersi in gioco e penserà che il tempo per rinnovarsi sia svanito per sempre.
Continuerà ad accumulare timori e noia.
E per paura di morire, morirà di paura.

Ora che la tua giovinezza te lo permette, impara a costruire la tua felicità, senza cercarla in ogni angolo o in ogni persona, impara ad aspettarla con umiltà e un po’ di follia.
Un giorno quando sarai distratta/o e guarderai dall’altra parte, per un attimo busserà alla tua anima e tu non ne avrai paura.
Ti farà più bella/o”.

– Paolo Crepet –

Old man Alfredo

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