Ti posi nel mezzo del mondo …


“Non ti ho dato o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua perché quel posto, quell’aspetto, quella prerogativa che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi.
La natura limitata degli astri è contenuta dentro le leggi da me descritte.
Tu, te le determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà io ti consegnai.
Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo.
Non ti ho fatto né celeste, né terreno, né mortale, né immortale.
Perché da te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.
Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine”.

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LA FELICITA’ COME UNITA’ CON LA NATURA


By Alfredo

Nei post precedenti, vi ho trascritto testi che parlavano di ‘felicità’.
Vi ho citato autori di estrazione culturale occidentale, quindi con una matrice filosofica ‘mediterranea’ (greca, latina etc).
Nell’altra parte del mondo, quello che noi chiamiamo ‘estremo oriente’, le matrici del pensiero, dicono, sono differenti.
Penso allora che sia il caso di sottoporvi un testo che espone il pensiero Taoista intorno alla felicità, invitandovi a cercare dei punti di unione con quello che – comunemente – noi pensiamo sull’argomento.

da: PRENDILA CON FILOSOFIA – Lou Marinoff –

Capitolo: LA FELICITA’ COME UNITA’ CON LA NATURA

“Ci sono molte ragioni, sia primitive sia moderne, per cui l’unione con la natura produce felicità.
Gli esseri umani, prima di tutto, hanno un istinto primordiale, accorato allo Yin e allo Yang, che li fa sentire più a loro agio quando sono immersi nella natura anziché in un ambiente artificiale.

Le persone adorano campeggiare, fare escursioni, cacciare, pescare e sedere intorno al fuoco sotto un cielo stellato.
Queste attività non sono altro che il ritorno a uno stile di vita antico, radicato nella notte dei tempi, quando gli uomini cacciavano e pescavano e combattevano per la comunità, e le donne si occupavano dei bambini e delle loro esigenze fisiche e morali.

A quei tempi, e per un lasso di tempi molto lungo, l’aspettativa di vita era breve, la mortalità infantile elevata, gli attrezzi e l’abbigliamento primitivi, e le condizioni materiali molto difficili.
Dovettero metterci tutto l’ingegno e la passione per resistere e, tramite noi, continuare a esistere.
[…]
In tutto il mondo, le persone benestanti fuggono dalle città e si rifugiano in campagna ogni volta che ne hanno l’occasione.
Ricercano una vita semplice.

Ravvivano il fuoco primordiale della sopravvivenza, si riavvicinano alla natura,
E la natura, una volta che hanno fatto il primo passo, è pronta ad accoglierle; come se fosse una vecchia amica perduta e finalmente ritrovata, risveglia memorie e pulsioni ancestrali, e ricorda quanto sia importante la vita in sé, al di là e prima di ogni cosa.
Essere vicini alla natura significa essere vicini al Tao.

Ed essere vicini al Tao significa essere vicini alla felicità.
Come opera la natura?
Perché ci rende sereni?
Ci sono diverse ragioni, ecco le principali.

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Primo – risveglia i sensi.

In città, siamo obbligati a controllarli, dirigerli e smorzarli.
Siamo costretti ad isolarci e a ignorare ciò che ci circonda e potrebbe distrarci o darci fastidio, da un rumore molesto a una persona invadente.
In natura ci apriamo alla luce, al cielo, al paesaggio, alla flora, alla fauna.
Ci liberiamo dallo ‘strato isolante’ entrando in contatto con ciò che ci circonda, assorbendo bellezza e tranquillità da ogni poro.
Questo conduce a un rilassamento profondo, a un senso di pace, a una sensazione di appartenenza, a un’esperienza senza tempo che si rinnova a ogni minuto e a ogni ora.

Secondo – quando i sensi sono disposti in questo modo (in maniera ricettiva, non possessiva) accogliamo la maestosità della natura senza cercare di possederla.
Torniamo al Blocco Grezzo, ritrovando l’innocenza e la meraviglia di quando eravamo bambini.
L’apertura e la ricettività dei sensi consente un’apertura interiore, un ritorno al centro dell’essere, un libero flusso di energia vitale attraverso i chakra.
Il risultato è una trasformazione della coscienza, che ci consente di vedere, ascoltare, assaggiare, toccare e odorare con una consapevolezza diversa da quella
scontata e abituale. […]

ordine e caos

Terzo – il risveglio della coscienza naturale comporta una percezione più profonda dell’ordine e del caos, della loro complementarietà e della loro interazione perpetua.
Ne percepirai le dinamiche nel bosco, nel lago, nel cielo, in ciò che ti circonda e nelle cose che fai.
Se e quando tornerai nel caos cittadino, apprezzerai con più forza lo sforzo richiesto per mantenere l’ordine.
Perché?

Nelle città, migliaia di persone cercano di imporre la propria versione di ordine su tutto e su tutti, con risultati per forza di cose caotici.
In natura, ordine e caos sono liberi di danzare al proprio ritmo.
I loro passi sono sempre diversi e non richiedono sforzo.

Quarto – una consapevolezza maggiore di ordine e caos consente una percezione più chiara del cambiamento.
Se lo afferri, ne apprezzerai la bellezza e l’ineluttabilità.
Se ti allinei con esso, ti lascerai trasportare da una corrente di casualità e piacevoli scoperte.

Quinto – una volta immerso nel fiume del cambiamento, galleggiando sereno in balia della corrente, noterai momenti di pura poesia in movimento.
Quando sperimenti questi istanti di perfezione, sei trasportato fuori dalla coscienza ordinaria e straordinaria.
Il tuo ego si dissolve e si fonde con la natura.
I buddisti giapponesi chiamano questa esperienza ‘esho funi’, o unicità tra sé e mondo.
Questa unicità, che si ottiene grazie a un abbandono totale alla natura, produce una serenità profonda e lucida, che non si può ottenete con le droghe, alcol, psicoterapia, filosofia discorsiva o interminabili sedute di psicoanalisi.
[…]

Come Lao Tzu, anche Henry Thoreau e Ralph Waldo Emerson sperimentarono questa sensazione.
Lo fecero tornando alla natura, senza ricorrere a farmaci o complesse analisi psicologiche.
Emerson scrisse:
*La ragione per cui il mondo manca di unità e giace a pezzi e a mucchi è che l’uomo manca di unità con se stesso*. […]
Interno ed esterno sono collegati, come lo Yin e lo Yang.
Lo stesso vale per la mente e l’ambiente.
Stati mentali degradati contribuiscono a creare ambienti degradati; stati mentali avvelenati, ambienti avvelenati; stati mentali avviliti, ambienti avviliti; stati mentali dissociati, ambienti dissociati.
L’umanità del XXI secolo sta sperimentando ciò che Emerson aveva predetto con chiarezza e semplicità a metà del XIX secolo, la dissociazione dell’individuo da se stesso.

Il fatto, cioè, che l’ego sia dissociato dalla coscienza più elevata.
La dissociazione dalla natura accresce l’ego e produce altra disunità, riconnetersi dissolve l’ego e risolve la disunità nell’unità.
Allo stesso tempo, menti tranquille, belle e luminose contribuiscono a creare ambienti tranquilli, belli e luminosi.
In che modo ?
Sono tutt’uno con la natura, grazie al potere del Tao”.

Albert Einstein, oltre ad essere un grande scienziato che ‘studiava’ la natura nei suoi aspetti meno terreni, era anche un filosofo e coniò questo ‘famoso’ aforisma:

“Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima”.

Ora sta a noi decidere da che parte stare, ma poi starci…    🙂

Alfredo

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