CULTURA CONTRO NATURA?


By Alfredo

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Siamo sicuri che l’essere umano, nella migliore delle ipotesi, sia l’unico detentore, nel regno animale, della cosidettta intelligenza ?
La domanda è volutamente provocatoria, ma serve per introdurre un testo tratto da un libro ‘curioso’, scritto da un zoologo-etologo Frans de Waal che pubblicò LA SCIMMIA E L’ARTE DEL SUSHI.

Ve ne trascrivo alcune pagine del capitolo CULTURA CONTRO NATURA?

“Noi ci definiamo come l’unica specie dotata di cultura e crediamo generalmente che la cultura ci abbia permesso di rompere con la natura.
Di solito diciamo che la cultura è ciò che ci rende umani.
La vista di scimmie con parrucche e occhiali da sole che si comportano come se avessero compiuto lo stesso passo risulta quindi del tutto incongrua.
E se invece le scimmie avessero compiuto questo passo verso un comportamento culturale non soltanto per l’intrattenimento delle masse umane, ma anche nella vita reale, e senza il nostro aiuto? […]
Benché vi siano molte ragioni per le quali valga la pena intraprendere questa esplorazione, ne voglio sottolineare due.
In primo luogo, le prove sempre più numerose di una cultura animale – nascoste per lo più in resoconti tecnici o in studi sul campo – meritano di essere rese più univeralmente note.
Tuttavia, prima di poter prendere in considerazione questo materiale, dobbiamo abbandonare provvisoriamente alcune connotazioni della parola ‘cultura’ che ci sono care.
La parola ‘cultura’ evoca immagini legate all’arte e alla musica classica, ai simboli e al linguaggio, un patrimonio da preservare in opposizione alla società dei consumi di massa.

Una cosiddetta persona colta possiede gusti raffinati, un intelletto ben sviluppato e un insieme particolare di valori e principi morali.
Non è questo il senso in cui gli scienziati usano ‘cultura’ in rapporto agli animali.
Cultura significa semplicemente che conoscenza e comportamenti sono ‘acquisiti’ da altri – spesso, ma non sempre, dalla generazione più vecchia -, che è la ragione per cui due gruppi della stessa specie possono comportarsi diversamente.
Poiché la cultura implica un apprendimento da altri, prima di chiamare ‘culturale’ un certo tratto dobbiamo poter escludere che l’individuo lo abbia acquisito da solo. […]
La ragione per un libro sulla cultura animale è che ci permette di disfarci di un altro dualismo occidentale ormai antiquato: l’idea che la ‘cultura’ umana sia l’opposto della ‘natura’ umana.
Noi occidentali sembriamo avere un bisogno incontrollabile di dividere il mondo in due: buono contro cattivo, noi contro loro, femminile contro maschile, appreso contro innato, e così via.

Le dicotomie aiutano a organizzare il pensiero, ma al prezzo di trascurare le complessità e le sfumature di significato.
E’ il pensatore eccezionale che riesce a tenere insieme nella mente due pensieri contraddittori contemporaneamente; ma è di questo che c’è spesso bisogno per arrivare alla verità.
Così, mentre è corretto che l’apprendimento concerne ogni comportamento, la stessa cosa può essere detta del patrimonio genetico, così che nessun comportamento, umano o animale, è dettato puramente da una sola delle due influenze.
[…]
La cultura è un’ambiente che noi stessi creiamo.
Per questa ragione, e al contrario di quel che si pensa comunemente in certi circoli, la cultura non merita di essere trattata alla stessa stregua della natura.
Un’intera generazione di antropologi ha dato questa falsa impressione chiedendosi se sia la cultura o la natura a farci agire in un certo modo.
Tuttavia, è la selezione naturale che ha prodotto la nostra specie, ‘incluse’ le nostre capacità culturali.
La cultura è parte della natura umana.
Dire che ‘l’uomo è fatto dalla cultura’, come recitano molti manuali, è tanto esatto quanto dire che ‘il fiume segue il suo letto’.
Il che è vero, ma è altrettanto vero che lo forma: il corso attuale del fiume è il risultato dell’azione passata del fiume.
Allo stesso modo, la cultura non può essere separata dalla natura umana, e cioè una profonda circolarità nel dire che noi siamo il prodotto della cultura se la cultura è prodotta da noi. […]
Ciò non significa che la cultura non sia altro che la glassa sulla torta, come hanno suggerito alcuni.
La cultura è un modificatore estremamente potente – influenza qualsiasi cosa siamo e facciamo, penetra il nucleo dell’esistenza umana – , ma può funzionare solo in connessione con la natura umana.
La cultura prende la natura e la piega in questo o quel senso, facendo attenzione a non romperla.

Le nostre difficoltà a dissipare questa falsa dicotomia sono dovute a un particolare principio di incertezza: siamo incapaci di toglierci le nostre lenti culturali, così che possiamo solo indovinare come apparirebbe il mondo senza di esse.
Per questo non possiamo discutere la cultura animale senza riflettere seriamente sulla nostra cultura e i punti ciechi che essa crea.
A domande apparentemente semplici, come: ‘c’è della cultura nella natura?’ o ‘c’è della natura nella cultura?’, non si può rispondere senza riflettere sul nostro posto nella natura, posto che è definito culturalmente.
E non sto giocando con le parole. […]
Anche se questa non è la prima volta che mi avventuro fuori dal mio ambito di competenza immediato, che è osservare i primati e indurli a svelare i loro segreti cognitivi, il mio compito qui è discutere i pregiudizi culturali, cosa che mi fa sentire come un cane che insegue la propria coda senza mai essere davvero capace di raggiungerla.
Inoltre ci si potrebbe chiedere se ciascuna cultura riesca a stare dentro a una sola casella, all’interno delle culture, infatti ci sono talvolta molti contrasti.

Spesso ho l’impressione di essere circondato da due tipi di persone: c’è chi non è preoccupato di essere paragonato agli animali, e c’è invece chi lo è.
Ho trovato questi atteggiamenti opposto nei grandi filosofi, nei miei insegnanti, nei miei amici e colleghi. e non ho idea di quale sia la ragione per cui si finisce in un campo o nell’altro.
Deve essere qualcosa a che fare con il livello di empatia che si prova verso gli animali, anche se ciò sposta semplicemente la questione sulla ragione per cui alcune persone sentono un legame con gli animali e altre no”.

Ora, a mio parere, ci si dovrebbe domandare come mai, con tutta la cultura che abbiamo accumulato, stiamo distruggendo la natura ?
E anche a quali mutazioni stiamo costringendo il mondo ‘animale’ per potersi adattare alle nostre ‘mostruosità’.
Pensate, per un momento, se, distruggendo gran parte del mondo vegetale, tutti gli animali, ma proprio tutti, si trasformassero in carnivori.
Siete sicuri che noi ‘umani’ sopravviveremmo??

E si ritorna a Baruch Spinoza:  “Deus sive natura”.    Ricordatelo !       🙂

Alfredo

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the car – Jeff Carson


Ci sarà sempre una parte di noi insieme in quella macchina

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Boy, I’d love to have that car, I whispered to my Dad.
I’ve always heard a Mustang flies.
We could fix it up and make it new again.
All it needs is just a little time.
Dad is hardly ever home since Momma passed away.
He’s always working overtime.
I know that he cannot afford to buy that car,
Even though he’d love to make it mine.
It’s not the car that I’m needing,
Just the chance to be with him.
I know that once these days roll past us,
They will never come again.
So little time and we spend way too much apart.
There would always be a part of us together in that car.

I finally let go of that dream and the time we could have shared.
It was a distant memory.
Until last fall a call came saying Dad was gone,
Could I come quick; he left a note for me.
Buried Dad right next to Mom up on Crowley’s Ridge,
And there I said my last goodbye.
I opened up the note and found a set of keys.
“Here’s your car, son, I hope it flies.”

It’s not the car that you’re needing,
But just the chance to be with him.
I hope you understand I always did,
The best that I could do.
So little time and we spent way too much apart.
An’ there will always be a part of us together in that car.
There will always be a part of us together in that car.

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Economia


tratto dalla pagina di   Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

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Parole su cui TUTTI dovrebbero riflettere

principalmente i governanti (che ovviamente non hanno alcuna intenzione di farlo)

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“Con la sua pretesa scientificità, l’economia si sta mangiando la nostra civiltà creando attorno a noi un deserto dal quale nessuno sa come uscire.
Meno di tutti gli economisti.
Ma il modo c’è, dico io.
Essendo fallite tutte le rivoluzioni, l’unico modo per non farsi consumare dal consumismo è quello di digiunare, digiunare da qualsiasi cosa che non sia assolutamente indispensabile, digiunare dal comprare il superfluo.

Se venissi ascoltato sarebbe la fine dell’economia.
Ma se l’economia continua a imperversare come fa, sarà la fine del mondo.

Per l’economia è una “buona notizia” che la gente compri di più, costruisca di più, consumi di più.
Ma l’idea degli economisti che solo consumando si progredisce è pura follia.
È così che si distrugge il mondo, perché alla fine dei conti consumare vuol dire consumare le risorse della Terra.
Già oggi usiamo il 120 per cento di quel che il globo produce.
Ci stiamo mangiando il capitale.
Che cosa resterà ai nostri nipoti?”

(Tiziano Terzani – Un Altro Giro di Giostra)

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SAGGEZZA ALLO STATO PURO !!!

CONDIVIDO TUTTO … ANCHE LA PUNTEGGIATURA

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