Vuoto pneumatico


By Alfredo

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Avrete capito che tutti i miei contributi, alla fine, hanno come soggetto l’uomo o la donna, nei suoi ‘elementi’ costitutivi, i fondamentali – chiamiamoli così – che danno il diritto di considerarsi ‘umani’ che non è una categoria biologica o zoologica, ma piuttosto la base per poter creare e partecipare a una società di uomini liberi e pensanti.

Temo che, viceversa, i più si siano abituati a considerare la società come una SPA, e quindi molti, oserei dire i più, agiscono e si comportano seguendo solo e soltanto il loro tornaconto, il che presuppone una amoralità diffusa, e la capacità di mentire spudoratamente, come caratteristica indispensabile per poter galleggiare in questo mare di …
I corto circuito che si producono nella testa di molti, sono il regalo, non richiesto, di questa organizzazione sociale, falsa nei suoi presupposti e nutrita da una retorica stantia, se non ridicola, che quotidianamente ci viene vomitata addosso da una fanfara di trombettieri, tutti stonati, che producono una musica cacofonica assordante.

Se si tiene conto solo del ‘conveniente’ si perdono di vista una quantità di valori che dovrebbero essere alla base della nostra crescita ‘umana’: il bello, il buono, il giusto, l’armonioso, che sono poi alla base del concetto filosofico dell’estetica (oggi completamente stravolto, essendo diventato solo e soltanto un fatto esteriore, di apparenza).
In questo ‘vuoto pneumatico’ ci muoviamo facendo fatica a ritrovare il senso del vivere, quell’autentico spirito (i greci antichi avrebbero detto il pneuma, il soffio) che ci permetterebbe di riappropriarci delle nostre vite, assoggettandole alla regola dell’essenzialità, che è, appunto, essenza e non apparenza.

Oggi vi trascrivo una pagina di FILOSOFIA DEL NOVECENTO di Remo Bodei.
Non è di facilissima lettura, ma fido sulla vostra attenzione. 🙂

“L’Illuminismo è rimasto un ‘progetto incompiuto’ da riprendere dopo aver inglobato in esso tutti i successivi ‘teoremi anti-illuministici’ che hanno avuto il merito di segnalarne i limiti o i punti dolenti dell’impatto con le strutture sociali.
Lo storicismo e l’ermeneutica (metodologia della interpretazione ndr) sono, ad esempio, preziosi perché segnalano il quoziente di rallentamento, di distorsione e di relativizzazione subìto dalle tendenze universalistiche ed emancipative, e indicano indirettamente la strada per rafforzare adeguatamente le esigenze di universalità e di liberazione di tutti gli uomini.

Ponendo l’accento sulla specificità di situazioni determinate secondo parametri di spazio e di tempo e sulla circolarità del comprendere, storicismo e ermeneutica hanno però perduto di vista l’asse di avanzamento cumulativo della storia e il rispetto per l’universale.
Entrambe scontano la ‘desertizzazione’ del mondo della vita, a cui reagiscono mediante l’enfasi posta sulla fluidità della storia e sul movimento circolare infnito dell’attività ermeneutica. (In poche parole è il famoso: così è il mondo, con annessi argomenti interpretativi, tutti nelle mani di prezzolati figuri ndr).

Jurgen Habermas (scuola di Francoforte, e circolo ermeneutico con Hans Gadamer ndr), manifesta invece una solida fiducia nella diffusione di processi evolutivi di apprendimento di norme universali, sia di natura intellettuale che morale.
Essi appaiono l’unica via razionalmente percorribile in vista dell’emancipazione del genere umano dalle barriere particolaristiche che ne soffocano la potenzialità.

Le energie inceppate e compresse da una ‘modernità’ ridotta a mera ragione strumentale verrebbero pertanto nuovamente attivate dall’agire comunicativo, il solo capace di generare accordi razionalmente condivisibili.
Esso darebbe senso compiuto all’interrotto processo dell’ ‘Illuminismo’, facendone simultaneamente diminuire la virulenza causata dalla sua permanente instabilità e consentendogli inoltre di abbandonare quel lato di irrazionalità ‘mitologica’.
Secondo Habermas (che segue i risultati della psicologia evolutiva di Piaget e di Kohlberg) occorre tendere a un ‘Aufklarung’ (rischiaramento) che sia anche morale, a un rischiaramento non semplicemente cognitivo, ma pratico.
Come nell’educazione dell’individuo, così in quella delle società umane si possono percorrere successivi stadi di sviluppo.
Una volta giunti a un livello superiore, risulta poi irreversibile, soprattutto nelle società democratiche, il cammino verso uno inferiore: sarebbe come rispedire un adulto istruito, che ha frequentato l’università, in prima elementare, a imparare le aste e le quattro operazioni. […]
Le ripetute scosse telluriche della razionalizzazione pongono il problema di come istituire una forma di dialogo che renda nuovamente tra loro congruenti i dispersi tasselli del frammentato mondo della vita.
Questo rimane sullo sfondo, come se fosse di per sé privo di autonoma consistenza.
E, in effetti, costituisce *quella strana cosa che si sgretola e scompare dinanzi ai nostri occhi non appena ce lo vogliamo portare dinanzi pezzo per pezzo* (cfr. Dialettica della razionalizzazione, stesso autore ndr)
Bisognerebbe tuttavia abituarsi a viver – oltre che in oasi di razionalità comunicativa illesa e di intersoggettività risparmiata dalla distruzione – anche in una specie di California dei mondi vitali e dei sistemi simbolici.

Si dovrebbe cioè apprendere a far fronte non solo alle scosse di terremoto più violente (quelle che mettono allo scoperto elementi in precedenza non focalizzati del mondo della vita), ma anche ai movimenti sussultori di assestamento che, susseguendosi con frequenza, modificano impercettibilmente sia le cose, sia il modo di rivolgerci ad esse.
L’agire comunicativo svolge anche una funzione terapeutica nel ricostruire incessantemente il mondo comune, salvandolo dai disastri provocati dalla crescita ipertrofica della ragione strumentale.

Quest’ultima sostituisce alle ideologie globali (o ideali ndr) del passato la parcellizzazione della coscienza, defraudandola così della sua forza sintetica e innescando una crisi che si manifesta su diversi piani: culturalmente come emorragia di senso, socialmente come anomia e indebolimento dei rapporti di solidarietà; individualmente come una serie di disturbi che colpisce la personalità”.

Se i miei scritti e le mie trascrizioni sono state recepite e comprese, il mio impegno, che mi ‘costa’ diuturnamente tempo, è teso a ‘comunicare’, non certamente ad essere come una attività ‘narcisistica e/o saccente’.

Comunichiamo allora, usando, se possibile, le ‘famose’ parole in-audite
(ricordate… ?)

Alfredo

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