Conflitto d’interesse …


Una mia riflessione sul “conflitto d’interesse” (che è palese) su Banca dell’Etruria (ma anche per le altre):

La sede storica di Banca Etruria 

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premesso che è scontato che i risparmiatori sono stati truffati, ingannati ed anche ricattati,
premesso che la azioni posti in essere dal Governo negli ultimi tempi sono “al di sotto” di ogni sospetto (ripeto … “al di SOTTO”), dal passaggio da cooperative a SpA (che ha fatto stranamente guadagnare qualcuno ben noto) fino al recento decreto ammazza risparmiatori,
premesso che anche negli altri casi le banche sono sempre state aiutate e favorite da questo Governo (come pure la lobby delle slot machine),
premesso che i controlli sono stati ridicoli e che ancora più ridicolo è che il controllato è nel contempo anche il controllore,

premesso tutto ciò io mi pongo una domanda cui non trovo una risposta;

le obbligazioni subordinate sono della carta straccia non buona neppure per essere usata come carta igienica ma …
ma sono state truffaldinamente vendute in contropartita di soldi più che buoni !!!
E sappiamo bene quale sia la pressione sui dipendenti per obbligarli a vendere qualsiasi cosa (budget da rispettare o posti di lavoro da mantenere) …

Ora la domanda è :

tutti quei soldi “buoni” dove sono finiti ???

Chi li ha fatti sparire, come li ha utilizzati ???

E pagherà per tutto questo ???

Per ora hanno solo preso dei gran premi per centinaia di migliaia di euro … sono loro, i dirigenti a dover pagare … non i risparmiatori !!!

Il conflitto d’interesse non riguarda l’inutile Ministro Boschi …
il conflitto d’interessi riguarda il Governo nel suo insieme !!!
un Governo che fa solo danni per il Paese, ogni giorno che passa sempre più …
quello che dovrebbe dimettersi è proprio lui !!!

E a compendio di tutto ciò vorrei far notare la coerenza di questi soggetti con le loro stesse dichiarazioni di alcuni mesi fa per casi analoghi …

Pinocchio era un dilettante al loro confronto …

Claudio

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Perle dal Web . n° 232


Tratta dalla pagina di   Realtà, inganno e manipolazione   su  FB

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“La cosa più difficile al mondo è assumere lo stato d’animo del guerriero.
Non serve a nulla provare tristezza, lamentarsi e sentirsi giustificati nel farlo, credendo che gli altri ci stiano sempre facendo qualcosa.
L’autocommiserazione è utile a chi ne fa uso perchè lo fa sentire importante e meritevole di condizioni migliori, di un trattamento migliore, oppure perchè è restio ad assumersi la responsabilità delle azioni che lo hanno messo nella condizione da cui l’autocommiserazione è scaturita.
Nessuno fa niente a nessuno, tanto meno a un guerriero.
Un guerriero accetta il suo destino, quale che sia, e lo fa in perfetta umiltà.
Accetta in umiltà quello che è, non come motivo di rammarico ma come una sfida vivente.
Un guerriero sceglie una strada, qualunque strada, con il cuore, e la segue; e poi si rallegra e ride.
Sa, perchè vede che la sua vita finirà anche troppo presto.
Vede che non c’è nulla che sia più importante di tutto il resto.”

(Carlos Castaneda)

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Perla (straziante) dal Web


tratta dalla pagina di  Enzo Liguoro  su  FB

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Non sta succedendo qui. Ma sta succedendo ora.

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Sulla coscienza di governanti guerrafondai ed affaristi senza scrupoli questa colpa rimarrà scolpita per l’eternità …

Se esiste una giustizia dovranno pagare per questo e per tutti gli altri innocenti ed io auguro loro che soffrano per l’eternità …

Claudio

le due vie


tratta dalla pagina di   Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

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“D’ora innanzi ci sono due vie: una strada sale verso i regni dei grandi sentimenti, verso chi sacrifica la propria vita per una nobile causa, verso il destino di chi cade con le armi in pugno; l’altra scende invece verso le bassure dei campi di schiavitù e dei mattatoi, dove esseri primitivi hanno stretto con la tecnica un patto omicida.
Qui non si parla più di destini, qui ciascuno è solamente un numero.

Se avere ancora un proprio destino o essere considerato un numero: è questa la decisione che oggi sta di fronte a tutti, ma che ciascuno deve prendere da solo.
Il singolo è sovrano oggi esattamente come in qualsiasi altro periodo della storia, e forse oggi è ancora più forte.
Giacchè più i poteri collettivi guadagnano terreno, più il singolo si rende autonomo dagli antichi organismi costituitisi nel tempo, e allora fa parte per se stesso. Diventa così l’antagonista del Leviatano, o addirittura il suo dominatore, il suo domatore.”

Ernst Junger – Trattato del Ribelle

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destinazione Uomo


tratta dalla pagina di   Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

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“La felicità, che doveva appartenere alla nostra specie, non si mostra più fra noi se non come un fenomeno e un prodigio.
Le nostre lacrime sono oggi i soli segni della nostra fraternità: non siamo più parenti che nella disgrazia.
Fra questo gran numero di uomini, a fatica ve n’è uno che non si svegli per altra cosa se non per essere la vittima o il carnefice di suo fratello.
Oh uomo!
Fermati al centro degli abissi in cui ti sei immerso, se non vuoi immergertici ancora di più.
Richiama un istante il tuo giudizio.

Voglio giustamente scusarti per un momento di misconoscere la sublime destinazione che avresti da adempire nell’universo; ma almeno non dovresti accecarti sul ruolo insignificante che vi adempi durante il breve intervallo dalla tua culla fino alla tua tomba.
Getta uno sguardo su quanto ti occupa durante questa tragitto.
Potresti credere che fosse per una destinazione così di poco conto, che ti troveresti dotato di facoltà e di proprietà tanto eminenti?
Non saresti nato così penetrante, così grande, così vasto nelle profondità dei tuoi desideri e del tuo pensiero, se non per consumare la tua esistenza in occupazioni tanto fastidiose per la loro periodicità; tanto tenebrose e tanto limitate nel loro scopo; infine tanto contrarie alla tua nobile energia, con il capriccio, che solo sembra tenerli nella sua dipendenza ed esserne l’arbitro sovrano?

Questo sublime privilegio della parola, soprattutto, credi tu che sia dato soltanto per intrattenere giornalmente i tuoi simili col racconto delle tue monotone occupazioni, e della storia della tua vita bestiale; per stordirli con la tua rumoreggiante eloquenza a giustificazione dei tuoi furori o dei tuoi deliri; o per ingannarli e fuorviarli, con le innumerevoli e abusive invenzioni favolose del tuo pensiero?

No, l’uomo non è nelle misure che gli sarebbero proprie; è evidentemente in una alterazione.
Si, un incantesimo dominatore sembra comporre l’atmosfera in cui siamo immersi. Siamo ridotti a respirare ininterrottamente e quasi esclusivamente questo vapore di illusione che ci circonda, e che ci trasmettiamo quindi gli uni agli altri, dopo averlo infettato ancora con la nostra propria corruzione.”

(Louis Claude de Saint-Martin)

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un pensiero che ha 250 anni ma talmente tanto attuale …
(le immagini sono una mia aggiunta)

Claudio

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Perle dal Web . n° 227


tratta dalla pagina di   Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

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“Non vi è errore più fatale di quello di credere che la verità prevalga per forza sua propria e che basti vederla per accoglierla.
In realtà il desiderio di una effettiva verità esiste solo in pochissime menti e la capacità di distinguerla in ancora più poche.
Quando gli uomini dicono di cercare la verità, intendono dire che stanno cercando la prova per sostenere qualche pregiudizio o qualche idea preconcetta.
Le loro credenze si modellano sui loro desideri.
Essi vedono tutto, e più ancora, quello che sembra parlare in favore dei loro desideri, ma sono ciechi per tutto ciò che parla contro di essi.
Gli scienziati non sono più esenti degli altri da questo errore comune.”

(Sergeant Cox)

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comunicazione decerebrata


By Alfredo

Dopo avervi intrattenuto con testi più o meno ‘ponderosi’, oggi scelgo una comunicazione più ‘leggera’, pur se, in se, puntuta e dissacrante, oltretutto ‘premonitrice’ ed ovviamente inascoltata, cancellata dalla inesorabile marcia di un gregge che non pensa, si limita a sopravvivere a se stesso, acriticamente, senza l’elan vital di cui vi ho scritto.
Mi rivolgo quindi alla ‘saggistica’ con due piccoli contributi:

“Prima abbiamo fabbricato con il diplomificio educativo una Lumpen-intelligencija, un proletariato intellettuale di nessuna consistenza intellettuale.
Questo proletariato del pensiero è stato a lungo tenuto ai margini, ma a forza di crescere e moltiplicarsi, ha penetrato man-mano la scuola, ha rotto tutti gli argini con la rivoluzione culturale (la nostra, non quella di Mao) e ha trovato il suo terreno di coltura ideale nella rivoluzione mass mediale.

Questa rivoluzione è, oramai, quasi interamente tecnologica, di innovazione tecnologica.
Non richiede sapienti, non sa che farsene di menti pensanti.
I media, e soprattutto la televisione, sono ormai gestiti dalla sottocultura, da persone senza cultura.
E siccome le comunicazioni sono un formidabile strumento di auto-promozione, comunicano ossessivamente e senza sosta, che dobbiamo comunicare.

Sono bastati pochi decenni per creare il pensiero brodaglia, un clima culturale di melassa mentale, e cresciute armate di azzerati mentali”.

da: HOMO VIDENS – Giovanni Sartori –

da questa disamina, deriva questa ulteriore, e direi spietata, analisi:

“Si pensa che le opere d’ingegno devono essere messe a disposizione di tutti gratuitamente o quasi.
Un moralista stupido, aggiungerà che ‘tutti’ sono in grado di trarne squisite soddisfazioni estetiche, arricchimenti intellettuali, durevoli ingentilimenti dell’anima e dei modi, nuovi appetiti culturali.

Se non è stupido, ammetterà che il godimento di un’opera d’arte richiede un lungo lavoro preparatorio e un’autentica passione, che non serve a niente prendere una massa di persone tirate su a immagini pubblicitarie, fumetti,fotoromanzi, prive di riferimenti, di curiosità, di disponibilità. di silenzio, e sbatterle per un paio di minuti davanti a Botticelli”.

da: IL CRETINO IN SINTESI – Il lucido senso delle priorità equivale a intelligenza –
– Carlo Fruttero – (1926-2012)

Si può essere d’accordo o meno, ma se si volesse rimanere nel politically correct oggi così in voga, queste ‘riflessioni’ suonerebbero come eretiche o blasfeme.
Siamo nell’epoca del ‘siamo tutti uguali’ anche se non è vero, e direi anche fortunatamente.
Dovremmo avere, e sottolineo dovremmo, gli stessi diritti, e questa è una conquista della civiltà, ed anche gli stessi doveri, e qui casca l’asino…
Allora proviamo a considerarla così: ci sono persone ‘responsabili’ e ‘irresponsabili’.

I primi si prendono l’onere (e solo questo) di far crescere il ‘mucchio’, i secondi vanno a cassetta…, e infatti c’è un arretramento generale del vivere civile, una specie di ‘involuzione della specie’, visto che quelli che tirano il carro sono sempre meno e sempre più stanchi e sfiduciati.

Per questo, forse, uno dei più noti sociologi viventi ha scritto questo:

” INTELLETTUALE: significa coloro che pensano e continuano a credere che il fine ultimo del pensiero sia rendere il mondo migliore di come l’hanno trovato”. – Zygmund Baumann –

Fatica da bestia far crescere il mucchio…    🙂

Alfredo

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l’onere della scelta


By Alfredo

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Cerco di chiudere il ‘cerchio’ aperto giorni fa, introducendo il tema dei rapporti e delle differenze tra le diverse filosofie-culture-atteggiamenti mentali, con un testo che, a mio parere, è esemplificativo, oltre che di facile lettura…

“Solo noi esseri umani possiamo scegliere ‘che tipo di persona’ vogliamo essere, in quanto solo noi siamo in grado di fare operazioni mentali complesse come il valutare e il confrontare, e quindi il preferire, che è alla base di ogni scelta.

Nel farlo operiamo con idee che immaginiamo assieme ai simboli per esprimerle, come ‘male’ e ‘bene’, e ‘meglio’, concetti astratti che hanno conseguenze concrete sulla nostra esistenza.
E trovo abbastanza stupefacente che non ce ne stupiamo.
Certo, se non ce ne accorgiamo, come stupirsene?
Possiamo accorgercene nell’assumere consapevolmente nella nostra vita quel ‘luogo privilegiato’ che solo gli esseri umani hanno a disposizione, e vivere coscientemente ‘eccentrici a noi stessi’, come dice l’antropologo Helmut Plessner: *osservandoci dall’esterno*.

Ciò è possibile grazie all’immaginazione e tutti i concetti che usiamo sono immaginazioni ereditate dalla nostra cultura: ‘i limiti della nostra immaginazione sono i limiti della nostra libertà’.
In passato l’antropologia studiava civiltà esotiche e lontane, per capire il comportamento dell’altro, del talmente diverso da essere chiamato ‘selvaggio’. L’atteggiamento caratteristico e che ci può aiutare nel nostro quotidiano è quello di sospendere intenzionalmente il giudizio e la nostra prospettiva sul mondo, per capire quella degli altri.
Ciò è possibile mettendo da parte ciò che ‘sappiamo’, le nostre rassicuranti costruzioni mentali, e accettando il conseguente disorientamento.
La procedura che mettiamo in atto e una ‘costruzione mentale di costruzioni mentali’, una scelta interpretativa di scelte interpretative.

Osserviamo e monitoriamo in modo descrittivo le definizioni e le parole che usiamo, e se sappiamo che i risultati degli esperimenti hanno a che fare col punto di vista di chi li fa, che col modo del suo osservare influenza ciò che osserva, osserviamo anche questo, e con approccio sistemico teniamo conto della fondamentale autoreferenzialità di ogni sapere, compreso il nostro.
All’attenzione per i ‘fatti’ accostiamo quella per il modo con cu noi stessi ‘riusciamo a dare loro significati’.
Ci concentriamo sui processi, chiedendoci ‘come’ riusciamo a usare i concetti per produrre le interpretazioni in cui crediamo, e con quali conseguenze pratiche.

Chi ha bisogno di avere ragione con le proprie interpretazioni cerca di imporre il proprio punto di vista e le proprie assunzioni rispetto a ciò che definisce oggettivo, e muovendo dal forte bisogno di riconoscimento del proprio sé e delle proprie strategie per comprendere il mondo, vive una forma di radicale incomprensione dell’altro, che diventa un oppositore, un nemico in quanto porta avanti le sue opinioni.
Insistere sulle proprie interpretazioni può risultare un comportamento inadeguato allo scopo della comprensione di quelle dell’altro.
Se rinunciamo al concetto di oggettività, possiamo concentrarci sulla descrizione di ‘come’ siamo arrivato alle nostre reti di interpretazioni, e chiedere chiarimenti su come gli altri siano arrivati alle loro.

L’antropologia studia, oltre ai ‘comportamenti’ degli abitanti di un paese, la loro cultura intesa in quanto insieme di ‘pensieri’ intorno al ‘dover-essere’ di cose e persone: le loro intenzioni, ciò che considerano preferibile, bene, giusto.
E’ rispetto a questo sfondo di aspettative e preferenze, il filtro di ogni mente umana, che il mondo diventa significativo, in quanto solo se vi notiamo una ‘differenza’ una situazione ci comunica qualcosa, e ce ne accorgiamo.
Ad esempio: posso parlare di una giornata ‘storta’ nella misura in cui ho in mente parametri di come sia una giornata ‘normale’ (la famosa pietra di paragone di Platone, che vale per tutte le cose ndr).
Sono le nostre interpretazioni di noi stessi e del mondo che ci fanno sentire in un certo modo, dato che con esse assegniamo qualità alla realtà che viviamo, così ‘come’ la viviamo.
[…]
Nella nostra cultura si sa che l’inconscio ci condiziona, mentre curiosamente trascuriamo l’effetto su di noi del nostro pensare consapevole.
Occupiamoci qui di quest’ultimo, per fare dell’Illuminismo del cuore un illuminismo radicale che si ricollega all’eredità moderna dell’autonomia della persona, al valore di una cultura fondata sull’usare la propria intelligenza in modo empatico, razionale, imparziale, consapevole e appropriato.

Questo richiede una ‘disciplina mentale’ che possiamo allenare e che costituisce il cuore dell’antropologia dell’esperienza, la procedura pratica per rendere visibile l’appello illuminista di pensare con la propria testa.
Ci rendiamo conto della nostra autoreferenzialità creativa, eppure continuiamo a sentire il bisogno di oggettività, una base comune di conoscenze condivise: e la condivideremo a un altro livello di astrazione.

Ludovica-Scarpa

A partire dal prendere sul serio le caratteristiche dell’essere umano che possiamo studiare nella nostra esperienza: come noi stessi, ognuno per sé, minuto per minuto, ci sentiamo è sempre un’esperienza ‘autentica’, ed è un dato che fa parte della realtà naturale, che noi, come corpo fisico, ‘siamo’, e di quella antropologica, sociale e storica, di cui facciamo parte nel conoscerla e nel ‘pensarla’ “.
– Ludovica Scarpa –

Siamo giunti alla fine di questo ‘tortuoso’ (ma solo apparentemente) argomento. Credo di avervi lasciato numerosi contributi, estrapolati da pensieri e riflessioni di differenti ‘pensatori’, per epoca e per estrazione sociale.
Chi fosse interessato, ora può approfondire, con la speranza che con ciò possa progredire per una migliore comprensione di sé e degli altri.
Buon proseguimento… come si dice     🙂

Alfredo