Perle dal Web . n° 225


tratta dalla pagina di  Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

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“Come si è potuti riuscire a persuadere esseri ragionevoli che la cosa più incomprensibile era per essi la più essenziale? Perché sono stati fortemente terrorizzati; perché, quando si ha paura, si cessa di ragionare; perché sono stati esortati soprattutto a diffidare della loro ragione; perché, quando il cervello è turbato, si crede a tutto e non si esamina più niente.”

(Paul-Henri Thiry d’Holbach)

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Perle dal Web . n° 224


tratta dalla pagina di   Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

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“Tu, nel tuo dramma, non ti rendi conto del fatto che niente avviene se non per questo fine, quello di assicurare alla vita dell’universo permanenza e felicità, e che niente è fatto per il tuo vantaggio, ma che tu sei fatto per il vantaggio dell’universo.”

(Platone)

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Caducità


Caducità …

Il senso della fuga del tempo e della caducità delle cose percorre tutta l’opera di Seneca.
A questa realtà egli oppone una problematica saggezza, che invita a liberare lo spazio breve dell’esistenza dalle futili tensioni che lo consumano, vanificandone la potenziale ricchezza.
Il tempo è il bene più prezioso dell’uomo; ma è anche quello più facilmente dissipato.
Ecco l’impietoso spettacolo dell’alienazione umana, la massa frenetica degli affaccendati, il dramma delle vite consunte dalla brama di ricchezza e di potere; e, di contro, la figura del saggio, che nel dominio razionale di sé sa rendere intenso e fecondo ogni attimo dell’esistere e fa di ogni giorno che passa una vita.
(tratto da http://www.bur.eu)

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Glauco così risponde a Diomede:

« οἵη περ φύλλων γενεὴ τοίη δὲ καὶ ἀνδρῶν
φύλλα τὰ μέν τ’ ἄνεμος χαμάδις χέει, ἄλλα δέ θ’ ὕλη
τηλεθόωσα φύει, ἔαρος δ’ ἐπιγίγνεται ὥρη·
ὣς ἀνδρῶν γενεὴ ἣ μὲν φύει ἣ δ’ ἀπολήγει »

« “Come stirpi di foglie, così le stirpi degli uomini;
le foglie, alcune ne getta il vento a terra, altre la selva
fiorente le nutre al tempo di primavera;
così le stirpe degli uomini: nasce una, l’altra dilegua” »

(Omero, Iliade, VI, vv. 146-149; trad. Rosa Calzecchi Onesti)

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PRÉLUDE

un nomme j’avais gravé sur cette poussière qu’on
nomne mom coeur

un vent apassé sur ce dédert qu’on nomne ma vie

et la poussière s’est éparpillé en nuée

Giuseppe Ungaretti

La precarietà umana viene messa a nudo in tutta la sua crudezza.
Il «preludio» del titolo fa riferimento all’incontrovertibile sopraggiungere del nulla, dello sgretolarsi di ogni cosa come le parole scritte sulla polvere.
Tutto viene cancellato ed è passeggero, la caducità viene sottolineata con delle immagini di grande forza.
La polvere su cui Ungaretti scrive il proprio nome altro non è che la metafora della vita umana, di passaggio, sempre in balia del vento (la morte) che prima o poi la spazzerà via.
(tratto da http://www.patrialetteratura.com)

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Tre contributi di epoche e culture diverse che ci ricordano la caducità della vita umana, una realtà incontrovertibile che dovremmo tutti tenere sempre in considerazione nel momento di qualsiasi nostra scelta.
Dare sempre un senso alle nostre azioni nell’ottica di un risultato che sia coerente con il nostro animo e con il bene comune. Ognuno in rapporto alle proprie responsabilità nell’ambito della società ove (volenti o nolenti) siamo obbligati ad essere integrati.

Invece si può notare (e non occorre essere uno studioso) che l’essere umano ha stravolto ogni sua regola morale, ha relegato l’onestà a puro ricordo, ha creato un mostro ed ora lo ha eletto suo dio: il POTERE (con il suo “figlio”, il DENARO, in special modo quello VIRTUALE) … questo è divenuto il “centro del mondo” umano !!!

Invece occorrerebbe una grande e globale riflessione perché non occorre essere pessimisti per pronosticare un disastro globale, un ruzzolone dell’umanità giù da un ripido pendio che assumerà con il tempo la velocità e la distruttività di una valanga che si ingrossa man mano fino poi a schiantarsi a valle …

L’Uomo dovrebbe guardare maggiormente alla Natura, sia per rispettarla e sia per imparare, altrimenti con la sua cupidigia (associata all’ignoranza ed all’ignavia) non avrà un futuro ne roseo ne lungo.
Ma come per tutte le cose occorre pensarci per tempo perché, come recita un saggio detto popolare, chiudere la stalla dopo che i buoi son scappati non serve …

Claudio

elan vital


By Alfredo

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Oggi, vi voglio sottoporre un testo che, anticipo, non è di scorrevole lettura, ma che analizza e descrive il pensiero di un grande filosofo francese Henri Bergson (1859-1941),

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famoso per aver coniato il termine ‘elan vital’ (lo slancio vitale).

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Tratto da: LA FILOSOFIA DEL NOVECENTO – Remo Bodei –

Leggete con attenzione…

“E’ la necessità pratica dell’azione che seleziona i ricordi in vista delle difficoltà del momento, che chiama in aiuto la memoria per risolvere analogicamente le ‘impasses’ di volta in volta incontrate.

Il passato si conserva così virtualmente, in maniera automatica, e la memoria è paragonata a un cono rovesciato, il cui vertice condensa un numero di ricordi nel toccare il piano del presente, che sempre si allontana e sempre è inseguito, mentre i ricordi aumentano progressivamente quanto più si risale verso la base.
*Chinato sul presente*, il passato ci insegue e bussa alla porta della coscienza.

Questo tempo non trova ascolto se non quando è considerato utile, quantificabile.
Soltanto lo spazio, tuttavia, si può misurare, soltanto quello che è esattamente programmato e stabilito si può prevedere.
Succede però che questo paradigma di dominio e di controllo del reale venga impropriamente esteso anche al campo della coscienza e della cultura umana, spazializzando il tempo e pietrificando, omogeneizzando quanto si modifica e si sviluppa.
Ecco allora che i nuovi stati di coscienza, che sono *come gli esseri viventi, incessantemente in via di formazione*, vengono assimilati all’esteriorità reciproca delle cose inerti (al tempo cronologico suddiviso in parti uguali) e considerato stabili, malgrado la loro instabilità, distinti, malgrado la loro mutua compenetrazione.

Il tempo cronologico è sostanzialmente quel simbolo t, impiegato nelle equazioni della meccanica, che offre a Bergson, la prima occasione per riflettere sulla durata e per distinguere il carattere astratto del primo dal carattere concreto della seconda, che ha valore intensivo ed è *creazione continua, sgorgare ininterrotto di novità*.
E mentre il tempo cronologico è supposto unico e lineare, quello della durata è multiplo, elastico, complesso, privo di un unico ritmo.
Di contro alla coscienza diluita e segmentata dal tempo cronlogico, esteriorizzata e dipendente dalle cose, *occorre riappropriarsi individualmente dell’esistenza, riscoprire in se stessi la sorgente della spontaneità e della trasformazione, lo slancio ‘floreale’, antimeccanicistico.*
Se nella cornice del tempo spazializzato si assiste alla dissipazione dell’Io e alla sua diretta subordinazione a esigenze sociali spersonalizzanti, all’interno della *durata* ciascuno amministra e capitalizza il proprio sviluppo, facendo *valanga su se stesso*.

Su quale fulcro insistere per uscire dalla normale condizione di inerzia, dal frequente impoverimento e passività della coscienza?
Triste è infatti la condizione di chi si lascia semplicemente trascinare dall’abitudine.
*La maggior parte del nostro tempo, noi lo viviamo all’esterno di noi stessi, non percepiamo del nostro Io che un fantasma scolorito, ombra che la durata proietta sullo spazio omogeneo.
La nostra esistenza si svolge dunque nell spazio piuttosto che nel tempo; viviamo per il mondo esteriore piuttosto che per noi; parliamo piuttosto che pensare ‘siamo agiti’ piuttosto che agire noi stessi.
Agire lberamente è prendere possesso di sé, è rimettersi nella durata pura*.
Invertire la rotta però è difficile, in quanto il nostro senso comune, storicamente acquisito, deriva dal paradigma dello spazio omogeneo e inerte, su cui interviene, ritagliando e collegando, una intelligenza strumentale che non è né vera né falsa.

Dal mondo dell’azione, ossia anche del lavoro, si può evadere verso il mondo della durata pura, della libertà, il cui regno comincia oltre la prassi, oltre il lavoro.
E chi potrà godere di questo privilegio?
Chi potrà ‘elitariamente’ sottrarsi all’ *essere agiti*?
Chi potrà evitare la degradazione – economica, emozionale, intellettuale – dell’esistenza?

Vi è (in Bergson) un’implicita protesta per il deterioramento di questo vivere, l’oscura impressione che la scienza sia diventata un’alleato dell’illibertà e della reificazione.
A ciò si reagisce sostanzialmente con due strategie.
In primo luogo, enfatizzando lo slancio in avanti, negando ogni datità immobile e ogni riduzione al presente o al già-stato, senza tuttavia promettere alcuna assicurazione di effettivo progresso: l’evoluzione è imprevedibile, si può solo nutrire fiducia nel cambiamento.
Questo perché la ‘durata’ viene garantita dall’analogia tra la coscienza umana e la vita della natura nel suo complesso.
Entrambe sono creazione continua, autoproduzione.
La vita psichica è uno zampillare costante di nuova, imprevedibile spontaneità.
Il suo ‘slancio’ è solidale con l’impulso unico che è la vita in generale, che si dissocia nelle sue varie forme animali e vegetali, subendo arresti, deviazioni e regressi, ma anche cicatrizzando le sue ferite e procedendo sempre in avanti.
[…]
La seconda strategia consiste nell’arroccarsi all’interno dell’ultima fortezza della coscienza individuale, dove si è accumulato quel che si è potuto salvare dalla reificazione, dove si celebra il corroborante rito di rammentarsi del proprio Io e da cui si spera, un giorno, di poter compiere una sortita per rendere appena più complesso e profondo lo spazio esterno.
All’efficacia delle scienze e contrapposta la verità della filosofia, custode di una vita più intensa.
La pratica della filosofia permette alla coscienza di individuale di ricostruirsi in unità dinamica, di ricongiungersi a se stessa, al di là della segmentazione e della dissipazione imposta da un’esperienza dissolvente e spersonalizzante.
[…]

Il conflitto tra l’individualità e la disgregazione che la minaccia è rappresentato, in forma drammatica, come agone tra fluidità e congelamento, tra tempo e spazio, tra neo-lamarckismo (per cui l’evoluzione è mossa da un bisogno interno) e darwinismo (per cui è mossa dalla lotta per la sopravvivenza). Fluidità, movimento, bisogno sono le categorie portanti del pensiero di Bergson, ma anche quelle che provocano più resistenze nella coscienza comune, ‘tolemaica’.
Dinanzi allo spettacolo di questa mobilità universale, alcuni di noi saranno presi da vertigini.
Il fatto è che sono abituati alla terra ferma; non possono avvezzarsi al rollio e al beccheggio.
Hanno bisogno di punti ‘fissi’ ai quali appendere il pensiero e l’esistenza.
Essi credono che se tutto passa, niente esista; e che, se il reale è mobilità, esso non è già più nel momento in cui lo si pensa, è sfuggito al pensiero.
Il mondo materiale, dicono, viene a dissolversi e lo spirito ad annegare nel flusso torrentizio delle cose.

Si tranquillizzino!
Se consentiranno a guardarlo direttamente, senza veli interposti, il cambiamento apparirà loro ben presto come ciò che può esservi al mondo di più sostanziale e di più durevole”.

Nel solco di questi ‘complicati’ pensieri, altri filosofi e pensatori, hanno elaborato le loro tesi e/o conclusioni.
Qui, due ‘esempi’ :

“Perché il tempo diventi storia, occorre immettervi il senso, il disegno, altrimenti è cronaca”
Umberto Galimberti

“La vita è fatta di storie.
E senza storie non c’è trama. non c’è comprensione, non c’è arte, non c’è carattere: soltanto abitudini, avvenimenti che scorrono davanti agli occhi di un osservatore ozioso, una vita che nessuno legge, una vita perduta nel viverla”.
James Hillman

Quindi ?

Move your mind !

Alfredo