Il Tempo e lo Spazio


By Alfredo

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Ultimamente vi ho trascritto alcune pagine di un libro:
CENT’ANNI DI PSICANALISI
che è stato originato da un fitto scambio epistolare tra James Hillman (filosofo e psicoterapeuta) e Michael Ventura (giornalista e scrittore).

Lo scambio epistolare, oggi in imperdonabile disuso, è, a mio parere, la forma più nobile e generosa di comunicazione tra persone che hanno il bisogno di trasmettersi sensazioni, emozioni, sensibilità.
Le tecnologie del virtuale, hanno contribuito a relegare questa pratica, al ruolo delle cose obsolete (sapete la carta, la busta, il fracobollo, la penna, magari stilografica che i più non sanno usare, la cassetta postale…)
Piccolo mondo antico ? Mah, vedete voi… 🙂
Ritornando al testo: mentre vi ho trascritto i pensieri di Hillman, non l’ho fatto con quelli di Ventura che è poi l’interlocutore ‘neutro’ (nel senso di senza veste specialistica) nel dibattito.

Lo faccio oggi, sottoponendovi i pensieri di una persona ‘normale’, acculturata, e con una propria ed originale visione del mondo e delle società che lo compongono.

“Da quando mi è capitato di accennarle a quella che chiamo ‘la valanga’: massicci cambiamenti simultanei a ogni livello di vita, che hanno sviluppato un impeto inarrestabile via via che ci spingevano verso Dio solo sa dove.
La più chiara esposizione di quello che io intendo l’ho scritta circa tre anni fa.
La riscrivo adesso per lei, aggiungendo, via via, qualcosa sul nostro caro vecchio tema, la terapia, perché penso che c’entri con questo libro che noi stiamo non tanto scrivendo quanto improvvisando (nel senso migliore del termine, come suol dirsi). […]
Dunque: un inventario dell’eternità.

Un tempo gli esseri umani si svegliavano con il sole e generalmente andavano a dormire non molto dopo che si era fatto buio.
Secondo l’archeologo al quale prestiamo fede, questo comportamento andò avanti per un periodo che va da duecentocinquantamila fino a tre milioni di anni.
Negli ultimi cent’anni questo è completamente e drasticamente cambiato.
Nell’arco del tempo dell’umanità, cento anni sono una porzione talmente piccola che noi oggi ci troviamo nel primo secondo di questo cambiamento; abbiamo appena avuto il tempo di battere due volte le palpebre.
Diciamolo più lentamente: abbiamo fatto a meno di quello che il sistema nervoso umano conosceva come tempo; e, dato che sappiamo che spazio e tempo sono intimamente legati, essere spersi nel tempo significa anche essere spersi nello spazio.
La terapia vuol darci un orientamento ma, come disse una volta Bertolt Brecht: *E’ poco probabile concepire le leggi del moto se le si guarda dal punto di vista di una palla da tennis*.
[…]

Spazio e tempo sono diventati incerti, arbitrari.
E questo nel senso più concreto, personale.
In ogni casa ci sono strumenti che gradualmente riducono il tempo e lo spazio delle persone, che sono diventate dipendenti da quegli strumenti.
Coscientemente, sono persone che si considerano normali, rette e conservatrici, e che sostengono con forza di non volere che questo accada.
Eppure in esse agisce qualcos’altro, una sorta di fame che seguono senza pensarci e senza intenzione, e che le porta a indulgere in attività che minano impercettibilmente ma totalmente le convinzioni alle quali sono più affezionati.

Chiedono sempre più confini, eppure vivono sempre meno dentro quei confini.
Non è allora ragionevole pensare che qualcos’altro, qualcosa di più profondo dentro di loro, provochi questo bisogno sovversivo?
[…]
Un tempo la transitorietà umana era espressa quasi soltanto dalla morte.
Ora, tutta questa possibilità di scelta fa di ciascuno di noi un transitorio per tutto il tempo.
E per la maggior parte rende ogni singola scelta quasi insopportabilmente provvisoria.
Perché dovremmo essere dove siamo, chi siamo, quando con la stessa facilità potremmo essere da qualche altra parte, e comprtarci forse in maniera diversa?
Ancora una volta, questa è una domanda che anche la gente demograficamente più comune si pone spesso nella nostra società.

Come può, questo, non renderla sempre più incerta?
E quindi cercano la certezza in tutti i posti sbagliati: nella politica, che è sempre stata incerta; nell’amore e nel sesso, dove non c’è mai niente di certo; nella metafisica, che è incerta per sua stessa natura.
Molte di queste persone danno la colpa dell’incertezza, della provvisorietà della loro vita, al liberalismo, all’umanesimo. al relativismo e a tutti i comportamenti che a tali parole sono attribuiti, mentre quello che in realtà sta succedendo è che una volta erano prigionieri di tempo e spazio e ora non vogliono tornare in quella condizione, ma le pareti di quella prigione mancano loro terribilmente.

Quanto tempo ci vorrà perché queste persone si abituino all’assenza del tempo? Questo è diventato un interrogativo storico d’importanza cruciale.
Infatti, fino a che non si saranno abituate, continueranno a pretendere soluzioni reazionarie che non faranno che aumentare il caos.
[…]
In tutti i secoli passati c’era sempre un’ovvia separazione tra conscio e quello che viene chiamato subconscio.
La vita quotidiana dell’individuo era più o meno ordinata, anche se disonesta e sgradevole, e si evitava di sentire la cacofonia degli scopi contrastanti relegandola nei sogni.

Ora invece viviamo in una cultura tecnologicamente ‘allucinogena’ che agisce con le dinamiche improvvise del sogno, che riproduce le condizioni del sognare.
La tecnologia proietta il subconscio su innumerevoli cose.
Quello che contraddistingue il XX secolo è che ogni singola vita è un quotidiano progredire attraverso un paesaggio concreto ma fluttuante de proiezioni della psiche.
Il surealismo, la simultaneità, la sessualità e il cambiamento istantaneo che si verifica nei nostri sogni, succedono anche intorno a noi.
E dunque la condizione del nostro subconscio adesso è la condizione dell’ambiente fisico che ci siamo costruiti.
E, come per primo fece notare Freud, *nel subconscio non esiste il tempo*.
Senza tempo, non può esserci spazio.
Senza tempo e spazio, si dissolvono i tradizionali filtri, e canali e i confini della coscienza umana.
[…]
E attraverso questo fatto risuona quello che può ancora essere il motto della nostra cultura:
*Dai inizio nei sogni alla responsabilità*.
Questo è quello che io considero il terreno sconosciuto che la psicoterapia deve esplorare se non vuol essere priva di senso.
Questo è lo spazio bianco sulla mappa, dove gli antichi navigatori scrivevano: * Qui sono i Mangiatori di Anime* “.

A ciò aggiungo un pensiero antico:

“C’è chi si logora in una volontaria schiavitù; i più privi di bussola, cambiano sempre idea, in balia di una leggerezza volubile, instabile e scontenta di sé. Tutto la spazio rimanente non è vita, ma tempo” (cronologico ndr).
Da: De BREVITATE VITAE – Seneca –

Concludo: mentre più o meno sappiamo da dove veniamo, non abbiamo ancora capito dove stiamo andando… 🙂

Alfredo

Sotto la pioggia


Tratto da  Pagina di Marazico  su  FB

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Sotto la pioggia

La vita va vissuta e non compresa.
Bisogna avecce l’occhi de un neonato
che nun ragiona in modo complicato
e vive stupefatto ogni sorpresa.

Dice – Magari fosse, ma se cresce –
E li stà er bello, che pure da vecchio
se vedi un po’ de rughe nello specchio,
l’accetti, te voi bene e ‘n te rincresce.

Chi è vecchio dentro zoppica e s’appoggia
pure a vent’anni, se c’ha er buio in testa.
Nun devi mai fuggì dalla tempesta,
devi imparà a ballà sotto la pioggia.

Marazico – 2015

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Il vero amore non è né fisico né romantico.
Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.
Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.

Kahlil Gibran

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A volte non basta una vita per capirlo.
io ci sono arrivato tardi, ma va bene così.

L’originale della poesia è sul mio blog al link:

http://www.marazico.it/wp/?p=240

Perla (molto esplicativa) dal Web


Tratta da  Alfredo  da   Pagina di Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

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“In questo momento della mia vita, al declinare degli anni, dopo aver avuto a sazietà tutto ciò che l’esistenza poteva offrire ad un essere umano e dopo essermi in tal modo completamente disilluso e divenuto imparziale riguardo a tutto, proclamo ora alle orecchie di tutti che: la causa fondamentale di tutte le incomprensioni che sorgono sia nel mondo interiore dell’uomo, sia nei processi di vita in comune tra le persone, è principalmente quel fattore psichico che si forma nell’essere dell’uomo durante il periodo dell’età preparatoria esclusivamente a causa di una cattiva educazione, e la cui stimolazione nel periodo dell’età responsabile fa nascere in lui gli impulsi di Vanità e Presunzione.

Affermo categoricamente che la felicità e la coscienza di sè, che dovrebbero esistere sia nell’uomo reale sia in una comune esistenza pacifica tra le persone dipendono dall’assenza in noi del sentimento della Vanità e Presunzione.

Il mio più sincero desiderio a questo proposito è che ogni uomo che si sforza di giustificare di fronte alla Grande Natura il suo destino in quanto uomo, e non solo in quanto animale, quel destino assegnato tra tutti gli Esseri della Terra proprio a lui che si comporta come dovrebbe, possa in seguito vedere, tramite i miei scritti, i mezzi che lo aiutino a sradicare dalla sua totalità l’insieme di quei dati in lui cristallizzati che generano ogni tipo di sentimenti di Vanità e di Presunzione.”

(G.I. Gurdjieff – Il Nunzio del Bene Venturo)

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