Perle (molto impegnative) dal Web


Tratta da Alfredo da   Pagina di Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

§

“La visione dell’Uno è al di là del sapere.

L’anima, per raggiungerlo, deve volgersi alla sua interiorità.
In realtà, Egli è sempre presente, ma è presente soltanto a coloro che possono accoglierlo e che si sono preparati ad armonizzare e ad entrare in contatto con Lui.

.

A nessuno Egli è esteriore, ma a tutti, senza che lo sappiano, Egli è presente.
Ma essi fuggono da Lui, o meglio, da se stessi.
L’anima, quando si sia infiammata d’amore per Lui, si spoglia di qualsiasi forma che possieda, persino di quella intelligibile che sia in essa: poichè chi abbia qualche altro interesse e si dedichi ad esso, non può nè guardare a Lui nè accordarsi con Lui.
L’anima, per accoglierlo da sola a solo, non deve avere nulla per sè, nè di bene nè di male.

Quando l’anima riesca a raggiungerlo ed Egli venga a lei, o meglio le manifesti la sua presenza, ed essa si sia allontanata dalle cose presenti e si prepari ad essere tanto bella e simile a Lui quanto è possibile, allora essa lo vede apparire improvvisamente in sè; nulla c’è ormai fra l’anima e il Bene, nè essi sono più due ma una cosa sola; e nemmeno potresti distinguerli finchè Egli è presente; ne sono quaggiù un’immagine gli amanti che desiderano fondersi insieme nel loro amore.
Nè l’anima si accorge più di abitare in un corpo, nè sa di essere un’altra cosa come un uomo o un animale.

Allora essa non vorrebbe nient’altro in cambio, nemmeno le si donasse il cielo intero, poiché sa che non c’è nulla di migliore nè un bene maggiore: essa infatti non può salire più in alto e tutte le altre cose, per quanto elevate, la costringerebbero a discendere.
Ciò che essa dice, non lo dice mentre il corpo tripudia nel piacere, ma perché è tornata ad essere quello che era una volta.

.

Tutto ciò di cui prima godeva, vale a dire cariche, potere, ricchezza, bellezza e scienza, ora lo disprezza e riconosce che non avrebbe potuto chiamarli “beni” se non avesse incontrato qualcosa di migliore.
Essa non teme alcuna sofferenza, finché è in sua presenza, tutta presa dalla sua contemplazione.
E se pure ogni cosa perisse intorno a lei, ben volentieri l’accetterebbe, pur d’essere da sola a solo di fronte a Lui; a tal punto giunge la sua gioia.

Egli è ineffabile e indescrivibile.
E tuttavia noi parliamo e scriviamo per avviare verso di Lui, per destare dal sonno delle parole alla veglia della visione, come coloro che mostrano la strada a chi vuol vedere qualcosa.
L’insegnamento può riguardare soltanto la via e il cammino; ma la visione è tutta opera personale di colui che ha voluto contemplare.”

(Plotino)

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

in un certo qual senso questa foto dice la verità …

§

le foto (tranne la prima) le ho aggiunte io
e questo antico scritto mi convince sempre
più del fondamento del mio convincimento …
non sono depositario della verità assoluta
ma rimango convinto che l’unico Dio esistente
sia “dentro” …
dentro la Natura
dentro ognuno di noi
l’Anima e Dio solo una cosa sola

Claudio

§

Perle dal Web . n° 213


Tratta da   Pagina di Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

§

“Il Ribelle è uno che vive seguendo la propria luce, si muove seguendo la propria intelligenza.
Crea il proprio cammino passo dopo passo.
Non segue la folla in autostrada.
La sua vita è pericolosa, ma una vita non pericolosa, non è affatto una vita.”

(Osho)

§

Perle dal Web . n° 211


Tratta da   Pagina di Realtà, inganno e manipolazione  su  FB

§

“L’uomo è parte dell’esistenza, del divino, vibra all’interno del tutto.
Pertanto non si deve realizzare alcun Dio, già lo si è: occorre solo ricordarlo! Forse sei solo un raggio di luce, ma quel raggio contiene tutti i soli che possono esistere.
Se riesci a comprendere un singolo raggio di luce, avrai compreso l’intero fenomeno della luce.
Se riesci a conoscere una singola goccia d’acqua, avrai compreso tutti gli oceani: passati, presenti, futuri, di questa terra, di tutti gli altri pianeti.
Certo, l’uomo è un cosmo in miniatura, un mondo piccolissimo, ma che contiene ogni cosa.
La scoperta di sé è una grande avventura: immergersi in se stessi vuol dire scendere nell’essenza più intima del reale, nel cuore stesso della realtà.”

(Osho)

§

LA SAGGEZZA DEL VIVERE


By Alfredo

§

§

Oggi, voglio trascrivervi un testo che necessita di una lettura attenta, perché affronta concetti che potrebbero esse mal interpretati a causa dello stravolgimento semantico che, certe parole, hanno subito per opera di retori, mestatori, con l’unico intento di illudere le masse circa i significati da dare a parole che, in passato, venivano usate per ben descrivere i vari aspetti umani.

Se la superbia viene scambiata per arroganza, se l’umiltà viene scambiata per cedevolezza di fronte al potente di turno, per cui segue immancabilmente la regola della modestia, diventa poi difficile comprendere/rsi.
Allora, leggete qui, una lucida e disincantata visione della questione, ad opera di un ‘grande’ filosofo, un po’ pessimista e misantropo.

Da: AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE – Arthur Scopenhauer –

“In effetti il valore che attribuiamo all’opinione altrui, e la nostra costante sollecitudine a questo riguardo, oltrepassano, di solito, pressoché ogni aspirazione ragionevole, sichhé possono essere visti come una sorta di mania universalmente diffusa, o piuttosto congenita.

.

.

.

In tutto quello che facciamo si prende per lo più in considerazione, prima di ogni altra cosa, l’opinione altrui, e se esaminiamo attentamente la questione vedremo che la quasi la metà degli affanni e delle angosce sofferti sono sorti dalla preoccupazione per l’opinione degli altri.

.

Esso è al fondo del nostro amor proprio così spesso offeso perché così morbosamente suscettibile, al fondo di tutte le nostre vanità e presunzioni, come pure dei nostri sfoggi e delle nostre ostentazioni.
[…]

.

.

Ora, è evidente che nulla potrebbe contribuire di più alla nostra felicità, che in massima parte si basa sulla tranquillità e l’appagamento dell’animo, della limitazione e riduzione di questa molla a una misura ragionevolmente giustificabile, diciamo a un cinquantesimo de quella attuale; nulla dunque contribuirebbe di più alla nostra felicità dell’estrazione di questa sempiterna tormentosa spina dalla nostra carne.
Ma è una cosa molto difficile, perché abbiamo a che fare con un’assurdità naturale e congenita.

*ETIAM SAPIENTIBUS CUPIDO GLORIAE NOVISSIMA EXUITUR*
(Anche per i saggi, la brama della gloria è l’ultima cosa di cui si liberano)
– Tacito –

Per liberarci di quella universale follia l’unico mezzo sarebbe il riconoscerla chiaramente per tale e il rendersi conto di quanto false, assurde ed errate siano di solito la maggior parte delle opinioni concepite dagli uomini che dunque, prese in se, non son degne di alcuna considerazione;

il rendersi conto anche di quanto scarso influsso reale può avere, nella maggior parte delle cose e delle circostanze, l’opinione altrui; inoltre come questa opinione sia, in linea di principio, quasi sempre sfavorevole, per cui pressoché ognuno si offenderebbe a morte se venisse a sapere tutto quello che si dice sul suo conto, e in che tono si parla di lui; infine che persino l’onore stesso è un valore indiretto e non diretto ecc.

.

Se ci riuscisse una simile redenzione dall’universale follia, ne conseguirebbe un incremento incredibilmente forte di tranquillità d’animo e di serenità, e anche un atteggiamento più fermo e sicuro, un comportamento sempre più disinvolto e naturale.
[…]

.

La stoltezza della nostra natura qui descritta produce in primo luogo tre rampolli:
ambizione, vanità, superbia.
La differenza tra queste ultime due consiste nel fatto che la ‘superbia’ e la già ferma convinzione del proprio superiore valore, sotto ogni riguardo; la vanità invece è il desiderio di suscitare negli altri tale convinzione, per lo più accompagnato dalla segreta speranza di farla diventare, in seguito, una convinzione propria.

Per questo la superbia è un alta valutazione di se che procede dal di dentro, quindi direttamente; invece la vanità è l’aspirazione a raggiungere quell’alta valutazione dal di fuori, dunque per via indiretta.
La vanità, per conseguenza, rende loquaci, la superbia silenziosi.
Ma il vanitoso dovrebbe sapere che l’alta opinioni degli altri, a cui egli aspira, sarebbe più facilmente e sicuramente raggiungibile con un sistematico silenzio, anziché col parlare, anche se avesse da dire le cose più belle.
Non è superbo chiunque lo voglia; al massimo chi vuole può affettare superbia, ma ben presto dovrà dovrà uscire da questo come da ogni altro ruolo assunto.
Perché solo la ferma, intima, incrollabile convinzione di superiori pregi e di speciali valori rende davvero superbi.
Tale convinzione può essre errata, e può basarsi su pregi soltanto esteriori e convenzionali – questo non infirma la superbia, purché quella convinzione sia ferma e reale.
Poiché dunque la superbia è radicata nella convinzione, al pari di ogni altra conoscenza essa dipende dal nostro arbitrio.

Il suo acerrimo nemico, voglio dire il suo maggior ostacolo, è la vanità che corteggia il consenso altrui per fondarvi la propria alta opinione di sé, mentre il presupposto della superbia è che quell’occasione sia già ben salda.
Per quanto la superbia sia biasimata e vilipesa da tutti, io suppongo che ciò sia opera soprattutto di coloro che non hanno nulla per cui essere superbi.
Di fronte alla sfacciataggine e all’insolenza della maggior parte degli uomini, chiunque abbia qualche pregio fa benissimo a tenerlo in vista, per non lasciarlo cadere del tutto nell’oblio: infatti chi trascurando bonariamente tali meriti, si comporta come la maggioranza degli uomini come se fosse del tutto un loro pari, viene da quelli, in buona fede, considerato per tale.

Ma vorrei soprattutto dare questo consiglio a coloro che hanno pregi della qualità più alta, ossia pregi reali, e quindi autenticamente personali, dato che questi non si possono richiamare alla memoria con segni tangibili come le decorazioni e i titoli; in caso contrario essi vedranno applicato il SUS MINERVAM (il maiale istruisce Minerva).

*Scherza con lo schiavo: ben presto ti mostrerà il posteriore* dice un proverbio arabo assai indovinato; e anche l’oraziano *sume superbiam, quaesitam miritis* (sii tanto superbo quanto lo giustificano i tuoi meriti) non è da buttar via.

Certo le virtù della modestia è una non trascurabile invenzione per i pezzenti, perché per modestia ognuno deve parlare di sé come se fosse anch’egli un pezzente; ne consegue un grandioso livellamento (in basso ndr), come se la mondo non ci fossero altri che pezzenti”.

Ora vi chiederei di domandarvi come mai i francesi, di fronte a qualcosa di riconosciuto valore, esclamino:
SUPERBE !

Fatevi la domanda, datevi la risposta… :-)))

Alfredo

§ § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § § §

Un commento da leggere con attenzione e riflettere bene, senza superficialità.

Posto ora alcuni miei contributi (uno volutamente “provocatorio”, indovinate quale) non scritti ricordando che la scelta delle immagini (come sempre) nel commento di Alfredo è totalmente mia, quindi se non vi sembrano appropriate sapete con chi lamentarvi (  😉  )…

.

In aggiunta, considerando il discorso di Arthur Scopenhauer  anche atto a provocare una reazione di pensiero, il mio è che la modestia non sia da vedere SOLO in un’ottica negativa, anzi io la considero una virtù se non significa “VUOTO cioè assenza di pensiero, di valori e di ideali” … ed ora vorrei completare un commento anticipatovi con questa immagine :

La massima parte di ciò che veramente mi serve sapere su come vivere, cosa fare e in che modo comportarmi l’ho imparata all’asilo. La saggezza non si trova al vertice della montagna degli studi superiori, bensì nei castelli di sabbia del giardino dell’infanzia. Queste sono le cose che ho appreso:

Dividere tutto con gli altri.
Giocare correttamente.
Non fare male alla gente.
Rimettere le cose al posto.
Sistemare il disordine.
Non prendere ciò che non è mio.
Dire che mi dispiace quando faccio del male a qualcuno.
Lavarmi le mani prima di mangiare.
I biscotti caldi e il latte freddo fanno bene.
Condurre una vita equilibrata: imparare qualcosa, pensare un po’ e disegnare, dipingere, cantare, ballare, suonare e lavorare un tanto al giorno.
Fare un riposino ogni pomeriggio.
Nel mondo, badare al traffico, tenere per mano e stare vicino agli altri.
Essere consapevole del meraviglioso.

Ricordare il seme nel vaso: le radici scendono, la pianta sale e nessuno sa veramente come e perché, ma tutti noi siamo così. I pesci rossi, i criceti, i topolini bianchi e persino il seme nel suo recipiente: tutti muoiono e noi pure.

Non dimenticare, infine, la prima parola che ho imparato, la più importante di tutte: GUARDARE.
Tutto quello che mi serve sapere sta lì, da qualche parte: le regole Auree, l’amore, l’igiene alimentare, l’ecologia, la politica e il vivere assennatamente.

Basta scegliere uno qualsiasi tra questi precetti, elaborarlo in termini adulti e sofisticati e applicarlo alla famiglia, al lavoro, al governo, o al mondo in generale, e si dimostrerà vero, chiaro e incrollabile.

Pensate a come il mondo sarebbe migliore se noi tutti, l’intera umanità prendessimo latte e biscotti ogni pomeriggio alle tre e ci mettessimo poi sotto le coperte per un pisolino, o se tutti i governi si attenessero al principio basilare di rimettere ogni cosa dove l’hanno trovata e di ripulire il proprio disordine.

Rimane sempre vero, a qualsiasi età, che quando si esce nel mondo è meglio tenersi per mano e rimanere uniti.
Tutto quello che mi serve sapere l’ho imparato all’asilo …

Citazione di Robert Fulghum

§

Claudio

( PS – scusate la lunghezza complessiva )

Ma se leggete qui … grazie per esserci arrivati    😉

§

 

 

Two Friends … part two (integration)


By Alfredo

§

§

Ho letto su questo blog un post che intendeva chiarire, per l’ennesima volta, ai lettori, la mia presenza, oltretutto reiterata.
Repetita juvant !
E va bene, però, alla lunga, la cosa rischia di diventare una ‘giustificazione’, quando da giustificare non c’è nulla.

I miei scritti, condivisibili o no, introducono temi sui quali, ognuno e se vuole, può fare delle riflessioni e pervenire a un ‘risultato’ che lo fornisca di consapevolezza.

Inutile ribadirvi che troppi ragionamenti che si ascoltano, che si leggono, sono fatti in libertà, senza nessuna ‘base’ solida, e, nella peggiore delle ipotesi, sono sofismi spacciati per sillogismi che hanno l’unico intento di ‘manipolare’ le menti incerte e confuse dei più.

.

.

Vi faccio un esempio: da I VIZI CAPITALI E I NUOVI VIZI – Umberto Galimberti –

“Nella nostra società è già in corso il processo di eliminazione del pudore (la ‘Prima della Scala docet ndr), giunto quasi alla sua completezza perché il pudore può essere non solo sintomo di ‘insincerità’, ma addirittura (e qui gli psicologi danno una mano) di ‘introversione’ di ‘chiusura in se stessi’ quindi di ‘inibizione’ se non di ‘repressione’.
E inibizione e repressione – recitano i manuali di psicologia – sono sintomi di un ‘adattamento sociale frustrato’, quindi di una socializzazione fallita.
Vedete dove si può arrivare avviando una sequenza un po’ disinvolta di sillogismi?”.

Per tornare a Claudio e ringraziarlo per l’immeritato peana che mi ha indirizzato, scelgo un testo per ulteriormente chiarire il ‘concetto’ che ispira il mio impegno a favore di chi è interessato a cercare di capire e di tradurre la complessità.

.

da: PLATONE AMICO MIO – Ermanno Bencivenga –

“Le parole sono un veicolo ideale per una natura spirituale e attiva, capace di animare ciò che è inerte.

.

Non c’è esempio più vivido di come l’efficacia non abbia nulla da spartire con la massa, di come anzi massa ed efficacia, stolida occupazione dello spazio e genuina capacità di iniziare un movimento, appartengono a categorie totalmente opposte.
Il rapporto tra maestro e discepolo è asimmetrico.
Il maestro è lo spirito che anima l’inerte materia del discepolo.
In questo caso ci deve essere qualcosa di molto speciale nel processo di animazione di cui stiamo parlando.
Quel che c’è di diverso è che lo spirito del discepolo è già presente e ha già la forma prevista; il maestro non fa che dargli voce ed autorità.

Tu eri già a immagine e somiglianza del maestro prima di incontrarlo, anche se non te ne rendevi conto; è per questo che quando il maestro ti ha parlato ha potuto risvegliarti, per questo hai potuto cogliere la giustezza del suo punto di vista, senza bisogno di prove.

Talvolta le parole e i gesti di un altro hanno una inaspettata risonanza nel nostro spirito e allora amiamo quell’altro perché amiamo quanto c’è di più attivo e spirituale per noi stessi e ne riconosciamo la verità e il bene, perché li abbiamo sempre conosciuti, perché sono sempre stati parti di noi.
E’ così che un maestro ci ‘anima’, non piegandoci a una forma estranea, ma chiamando invece a raccolta l’Anima che già abbiamo, invitandola a farsi avanti e assumersi il ruolo di guida che le compete.

Possiamo imparare perché abbiamo sempre saputo tutto quel che c’è da sapere”.

E’ ovvio che il ‘requisito’ cioè l’anima non sia annichilita o alienata, e che in concorso con la ragione, abbia contribuito a formare una ‘coscienza’ di sé, di questo ‘sbertucciato’ paese, del mondo. Ma di e su questo ho scritto, e molto, in passato… :-)))

A bientot    -:)

Alfredo

§  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §  §

Grazie Alfredo

hai voluto integrare con il tuo commento quello che era il mio pensiero espresso con il post cui ti sei riferito;
non c’è nulla tra noi se non una simbiosi di concetti che tu mi stai aiutando a trovare dentro me stesso, e non essendo io egoista, li metto a disposizione di tutti coloro che vorranno qui venire a cercarli;

Claudio

§