NON DIVENTARE LORO COMPLICE


di Maria Pia Caporuscio

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NON DIVENTARE LORO COMPLICE

Lorenzo Cherubini, meglio noto come Jovanotti, si stupisce di essere stato invitato al meeting segreto del Bildemberg.
Non serve un genio per capirlo, sei stato invitato per plagiare i tuoi ammiratori (che sono tanti) facendoti dire esattamente quello che dici.
Dovresti invece interrogarti sul perché siano così segrete queste riunioni, domandarti per quale ragione vengono invitati giornalisti e gente dello spettacolo a partecipare ad un circolo privato, frequentato dai più grossi banchieri del pianeta.
Se queste riunioni fossero davvero innocenti come pensi tu, nate per sopperire a ciò che la politica trascura, si terrebbero alla luce del giorno, non nel buio della notte.
Ma sul serio pensi che sia cosa buona l’estromissione della politica? Per davvero sei convinto sia giusto che una oscura entità si arroghi il diritto di dettare ordini sostituendosi ai governi e senza il consenso dei cittadini?
Ma usa la testa, Cristo! Hai mai visto degli usurai aiutare chi si trova in difficoltà?
O i banchieri rinunciare ai profitti? Sveglia!
Abbiamo combattuto una terribile guerra per liberarci da due dittatori e dovremmo rassegnarci ad avere una dittatura globale?
Abbiamo versato fiumi di sangue per conquistarci un sistema democratico e dovremmo accettare un regime assai peggiore del nazismo?
Se le nazioni europee fossero state tutte sotto la dittatura nazista, in che modo avrebbero potuto combattere Mussolini e Hitler?
Rifletti: se l’intero pianeta è sotto dittatura come ci si ribella?
Questi capitalisti vogliono ergersi a padroni del mondo per saccheggiarlo e sottomettere la popolazione tutta, come avveniva all’epoca dei faraoni.
Questi nazi-capitalisti intendono arrogarsi il diritto di vita e di morte sugli esseri umani che (secondo la loro follia) sarebbero venuti in questo mondo per servirli.
Questi mostri non hanno nulla di umano e conoscono un solo dio: il denaro!
Non diventare loro complice Lorenzo, convinci i tuoi ammiratori a lottare contro questi killer seriali, che dopo aver rubato le chiavi della giustizia, stanno trasformando il mondo in una macelleria.
Macellai nascosti dietro incomprensibili sigle e intenzionati a realizzare l’apocalisse dell’umanità. Servono politici seri per governare, non capitalisti: un capitalismo che crea povertà è un capitalismo assassino!
Per realizzare lo sfascio della società seminano paura, perché la paura paralizza, neutralizza il coraggio e blocca le reazioni.
E la paura che più delle altre preoccupa i cittadini è quella di perdere il lavoro. Ecco perché si rende necessario distruggerlo!
La paura di perdere il lavoro rappresenta un doppio scopo per questi miserabili: sottomettere i lavoratori e cancellare agevolmente i diritti acquisiti.
Oggi un lavoratore vale meno della spazzatura, gli impresari decidono impunemente di farli lavorare sempre più guadagnando sempre meno.
Questo degenerato sistema è diventato una macchina di sterminio dell’umanità, oltre ad aver trasformato la classe lavoratrice in pezzenti, crea nemici per scatenare guerre a ripetizione, che generano terroristi e provocano un esodo biblico delle popolazioni.
Si arricchiscono sulle distruzioni delle città, sulla disperazione dei cittadini, sui rifugiati, sui morti.
Questi poveri disgraziati, che fuggono dall’inferno provocato da questi assassini, dopo mesi di atroci sofferenze si ritrovano circondati da muri e filo spinato, che ne impedisce l’entrata proprio in quei paesi dai quali sono stati invasi, bombardati e cacciati in queste vergognose guerre.

Maria Pia Caporuscio

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probabilmente hanno scelto proprio lui perché si sono accorti che era sufficientemente tonto e già indottrinato dal suo amico Pinocchio Renzi;
i fatti poi lo hanno confermato: uno sano di mente (ed informato) non direbbe mai le cose che lui dice …
la riprova ? Quello che altri artisti come lui hanno detto e non credo che sia successo solo per il fatto che siano più intelligenti … perché anche alla stupidità c’è un limite …

Claudio

Ora ascoltate come gli risponde a tono uno appena appena “informato” … :

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Direi che non serva aggiungere altro …

Psicanalisi & Psicoterapia


By Alfredo

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Oggi tento di chiudere l’ipotetico cerchio che ho disegnato con i miei ultimi contributi.

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Lo faccio trascrivendo alcune pagine di un libro:
CENT’ANNI DI PSICANALISI di James Hillman (filosofo e psico-terapeuta ribelle) che, dal suo punto di vista, fotografa uno ‘spaccato’ di una realtà (USA), esportata pari-pari da noi.
Hillman definisce questa società, ‘del pane bianco’… noi invece abbiamo inventato il ‘mulino’… bianco :-)))
Leggete please:

“Procediamo nel nostro tentativo di capire perché il mondo stia peggiorando – un peggioramento non soltanto nel senso consueto delle foreste amazzoniche o della morte dei delfini.
Questa è la parte più facile da vedere, anche se non facile da correggere.
Il nostro compito è quello di far vedere in che modo la ‘psicologia’ contribuisce a far peggiorare il mondo.
Proviamo a considerare l’idea che la psicologia renda la gente mediocre e che il mondo sia in extremis, che soffra di un disturbo acuto, forse fatale, al limite dell’estinzione.
In questo caso, io sosterrei che quello di cui il mondo ha soprattutto bisogno è di una intensità estrema di sentimento e di pensiero, che sia radicale e originale, perché la sua crisi venga affrontata con una pari intensità.

La psicoterapia concepita come appoggio e tolleranza non è all’altezza del suo compito; anzi produce controfobiche inclinazioni al caos, alla marginalità, agli estremi.
La terapia come sedazione: intorpidimento, anestesia, in modo da calmarsi, da alleggerire lo stress, da rilassarsi, in modo da trovare accettazione, equilibrio, sostegno, empatia.

La posizione di compromesso.
La mediocrità.
Secondo me, il compito della psicoterapia è aprire la mente, occuparsene; anzi, no, non occuparsene, ma incoraggiare, forse anche infiammare la ricca e folle mente,

quel meraviglioso ‘aviario’ (l’immagine è di Platone) di pensieri che volano sfrenati, di fantasie sature di sesso, di desideri incredibili, di ferite sanguinanti, e quei musei di frammenti arcaici che costituiscono la psiche.
[…]
Io ce l’ho con i freddi studi color verde,con le immagini rassicuranti e i diplomi incorniciati, perché calmano e raffreddano quella ‘preziosa’ follia della nostra società, al punto che la psicoterapia è entrata a far parte dell’INCUBO AD ARIA CONDIZIONATA, l’espressione con la quale Henry Miller indicava gli Stati Uniti.
Lo so che l’idea che si ha generalmente dell’America è che sia pericolosamente selvaggia e pazza; che dovremmo essere grati alla terapia per il contributo che può dare alla sedazione e alla ragionevolezza; che semmai ci sarebbe bisogno di ancor più terapia per prevenire il crimine, lo stupro, la violenza, per impedire che vengano agiti all’esterno l’odio, la gelosia, l’avidità.
Ma questo modo di vedere la terapia la fa associare alla sicurezza: lo studio dell’analista come una sezione della locale stazione di polizia.

Non abbiamo bisogno che venga repressa la follia americana, ma che piuttosto ‘le si dia un forma’.
E forma vuol dire arte.
L’arte come follia con una forma.
[…]
Sappiamo che questo è un paese ‘del pane bianco’.

I supermercati sono fatti di pane bianco, il pane è fatto di pane bianco, e la psicologia sta trasformando la gente in pane bianco.
Il lievito genuino, che può fermentare ed erompere attraverso la pasta molle e umida, è la psicopatologia americana: il sesso, il gioco d’azzardo. le tossicomanie,la violenza, le religioni folli, le mode e gli atteggiamenti adolescenziali. […]

La psicoterapia deve mettersi dalla parte della bestia, camminare insieme ad essa, a contatto col suo pelo ispido, ricordando che vive ai margini, e che chiede un posto al supermercato, così come alle Furie fu dato un posto in Atene.
E’ su questo ‘rapporto’ che la psicoterapia deve concentrare la propria attenzione.
Il rapporto con la bestia; altrimenti i clienti della psicoterapia diventano Barbie e Ken ‘che lavorano sul loro rapporto’, di bambole di plastica.
Questo può sembrare elitario, presuntuoso e anarchico, quasi che io volessi che si scatenasse il pandemonio e che i leoni vagassero per le strade. […]

Sostenendo la patologia, non intendo lasciare i leoni liberi per le strade, non sto diffondendo la permissività che produce senzatetto, povertà e disperazione, una permissività repubblicana chiamata ‘economia del libero mercato’.
La scelta, comunque, non è fra punitivo e permissivo, ma fra rimozione e arte, e in questa scelta le valenze sono rovesciate.
L’arte richiede una dolorosa disciplina; assomiglia a una punizione.
La rimozione, confezionando la sua negazione con la mediocrità del pane bianco e di sorridente ‘buona giornata’, diventa una universale licenza di illusoria felicità.
La mediocrità non è una risposta alla violenza.
In realtà, probabilmente incita alla violenza.

Quanto meno, il mediocre e il violento compaiono insieme, come nei vecchi film western – la banda dei cattivi fuorilegge che spara per la strada principale, e la chiesetta bianca con la maestrina bianca che si torce le mani.
PER RAFFREDDARE LA VIOLENZA CI VUOLE RITMO, HUMOUR, TEMPERAMENTO. NON COMPRENSIONE TERAPEUTICA.
(Scritto volutamente maiuscolo; tenetelo a mente ndr).
La terapia ha tentato di stare nel mezzo, né punitiva né permissiva.
Cerca autenticamente di lavorare con la psicopatologia in modo che questa non sia più distruttiva, per sé e per gli altri.
La sua posizione equilibrata di compromesso, vuole che sopravvivano tanto l’individuo che il sistema, facendo in modo di adattare quanto meglio l’individuo al sistema.

Il sistema in quanto tale, però, resta fuori dal suo campo.
Tuttavia, molti psicopatologi sembrano concentrare la loro attenzione sul sistema, come si i sintomi non fossero semplicemente dei disturbi personali ma delle affermazioni sociali, politiche perfino.
L’etilismo, l’assenteismo, l’analfabetismo e l’abbandono della scuola, la frode, il vandalismo a danno del patrimonio pubblico, la trasgressione delle regole, le truffe alle istituzioni, le tangenti, anche questi sono sintomi, anche se non vengono strombazzati come le violenze ai bambini o le tossicomanie.
E’ necessario leggere queste cose come sintomi che riguradano lo Stato e non soltanto il singolo paziente.
Altrimenti noi terapeuti continueremo nella nostra posizione di mediazione, a mettere in riga la gente in modo che, avendo una propria funzione all’interno del sistema, riesca ad adattarvisi.

Continuiamo a situare tutti i sintomi all’interno del paziente, invece di localizzarli anche nell’anima del mondo.
Forse dobbiamo far sì che il sistema si adegui ai sintomi, in modo che non abbia più quella funzione di repressione dell’anima che la costringe a ribellarsi perché ci si accorga di lei.
Posso anche pensare a una mediazione, ma non quella che cerca di operare la terapia, perché quella medizione, io credo, è mediocrità, sintomo e sistema di compromesso, tale che alla fine il sintomo scompare e il caso ‘riuscito’ rientra nella società. […]

La funzione primaria dell’essere umano è l’immaginare, non lo stare eretto, il produrre gli arnesi e il fuoco; non è il costruire comunità o il cacciare, il coltivare o l’addomesticare, ma ‘l’immaginare’ tutte queste possibilità. […]
*Io sto lavorando nella direzione di una psicologia dell’anima che sia basata su una psicologia dell’immagine.
Quello che sto ipotizzando è un fondo poetico della mente e una psicologia che prenda l’avvio non nella fisiologia del cervello, ma nella struttura del linguaggio, nell’organizzazione della società, o nell’analisi del comportamento, ma nei processi dell’immaginazione* (cfr. RE-VISIONE DELLA PSICOLOGIA – stesso autore).
Se il nostro inizio si trova nel fondo poetico della mente, allora gli psicologi dovrebbero trovarsi a loro agio nella poetica, innanzitutto, e questo significa niente pane bianco.

Se i nostri metodi devono affrontare la follia (in America), l’erompere della violenza, allora nei nostri metodi deve esserci la follia.
E dato che i nostri metodi sono le nostre stesse personalità che modellano il ‘paziente psicologico e al tempo stesso la persona che sta bene’, allora noi terapeuti dobbiamo riconoscere quella peculiare follia che è implicita nel fondo poetico della mente, la sua fonte di strane immaginazioni.

Il nostro dovere nei confronti dell’anima comporta l’offesa e l’essere offensivi, non un caldo sostenere la mediocrità del compromesso”.
Per vostra informazione: il libro è stato edito, negli USA, nel 1992 con il sottotitolo AND THE WORLD’S GETTING WORSE (e il mondo va sempre peggio… infatti !).
Questo ‘ponderoso’ contributo richiama, a mio parere, molti argomenti che ho cercato di trattare ultimamente, da un punto di vista ‘originale’ e anti sistema (quello che serve come il pane… non bianco però).
Poi, avendo la ‘citazione’ incorporata (sorry), aggiungo due contributi, dono della cultura passata e, purtroppo, inascoltata (salvo le sempre lodevoli eccezioni).

“Sono incantesimi i bei discorsi, nell’anima si genera la ‘temperanza’: una volta che questa sia nata e si sia radicata, allora è facile ridare salute alla testa e a tutte le altre parti del corpo”. – Platone –

ma anche:

“Cos’è pazzia se non la nobiltà dell’anima, in urto con le circostanze”
– Theodore Roethke – (poeta 1908-1963)

Ma allora tutto torna…. :-)))

Alfredo